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Bergoglio il “luterano” protestantizza la Chiesa

Per chi non lo sapesse: i Titoli e i sottotitoli, nei quotidiani, vengono messi dalla redazione e non dall’autore dell’articolo. Così come, sul piano dei contenuti e della forma, la professionalità di un giornale è fatta anche di direttive che provengono, appunto, da chi ne ha la responsabilità. Nel caso specifico, va riconosciuto a “VenetoVox” di essere una testata che fa della generale libertà di espressione uno dei suoi punti di forza.

di Matteo Castagna (articolo pubblicato da ieri sera sul quotidiano on-line www.vvox.it)

Per chi crede, serve una scelta di campo. Contro quelle del papa

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E’ ancora oggi d’attualità mediatica la visita di Bergoglio in Svezia perché la portata dell’evento è storica: il compito iniziato prima del Concilio Vaticano II dai cosiddetti modernisti, come ad esempio Ernesto Bonaiuti, di protestantizzare la Chiesa è stato portato a compimento. Nel frattempo Norcia, simbolo dell’Europa cristiana, veniva devastata e crollava una delle Basiliche più importanti, intitolate a San Benedetto. La tradizione biblica e “La Summa Teologica” di S. Tommaso, in particolare, insegnano a guardare alle calamità naturali come a dei segni divini per i gravi peccati dell’uomo, affinché possa ravvedersi, senza fanatismi né beceri sciacallaggi sulle vittime ma semplicemente formulando ipotesi.

Quindi, osserviamo la singolare concomitanza tra i terremoti che hanno investito tutto quello che era lo stato Pontificio e la riabilitazione del “Porcus Saxoniae“, nell’ambito di un percorso che è stato lungo e non è finito, ma tutto in progressiva continuità teologica, da Roncalli alla dichiarazione comune di Bergoglio in Svezia. In tale dichiarazione congiunta del 31 Ottobre 2016 con la “vescovessa” protestante si dice: «facciamo appello a tutte le parrocchie e comunità luterane e cattoliche, perché siano coraggiose e creative, gioiose e piene di speranza nel loro impegno a continuare la grande avventura che ci aspetta. Piuttosto che i conflitti del passato, il dono divino dell’unità tra di noi guiderà la collaborazione e approfondirà la nostra solidarietà. Stringendoci nella fede a Cristo, pregando insieme, ascoltandoci a vicenda, vivendo l’amore di Cristo nelle nostre relazioni, noi, cattolici e luterani, ci apriamo alla potenza di Dio Uno e Trino. Radicati in Cristo e rendendo a Lui testimonianza, rinnoviamo la nostra determinazione ad essere fedeli araldi dell’amore infinito di Dio per tutta l’umanità».

Nella Bolla “Decet Romanum Pontificem” S.S. Leone X scomunicò Lutero: «…Ora viene solennemente dichiarato eretico, e così anche gli altri, qualunque sia la loro autorità e rango, che non hanno curato nulla della propria salvezza, ma pubblicamente e davanti gli occhi di tutti gli uomini diventano seguaci della perniciosa ed eretica setta di Martino, e coloro che hanno dato a lui apertamente e pubblicamente il loro aiuto, consiglio e favore, incoraggiandolo in mezzo a loro nella sua disobbedienza e ostinazione, o ostacolando la pubblicazione della nostra suddetta missiva: questi uomini sono incorsi nelle pene stabilite in tale missiva, e devono essere trattati legittimamente come eretici ed evitati da tutti fedeli cristiani, come dice l’Apostolo (…)».

Solennemente Papa Leone X concluse: «…Nessuno può, infrangere questa, o alcuna nostra decisione, scritto, dichiarazione, precetto, ingiunzione, assegnazione, volontà, decreto o avventatamente contravvenirli. Se qualcuno osa tentare una cosa del genere, sappia che incorrerà nella collera di Dio onnipotente e dei beati apostoli Pietro e Paolo. Noi abbiamo detto».

E’ evidente a tutti che esiste una enorme contraddizione, dalla quale dipendono due modelli ecclesiali diametralmente opposti e che implicano una scelta altrettanto netta per chi vuole conservare integra la Fede Cattolica: o con chi riabilita Lutero e le sue dottrine, in nome dell’unità nella diversità o con chi continua a ritenere Lutero e le sue dottrine eretiche e crede solo all’unità nella verità.

Fonte: http://www.vvox.it/2016/11/07/bergoglio-il-luterano-protestantizza-la-chiesa/ Prosegui la lettura »

IMMIGRAZIONE: Il risveglio dal torpore borghese

verona-ai-veronesi-castel-d-azzano-2-jpg_1728446027di Matteo Castagna per www.vvox.it (quotidiano on-line) http://www.vvox.it/2016/10/29/goro-e-castel-dazzano-dove-sono-le-soluzioni-dei-buonisti/ ARTICOLO PIU’ LETTO DELLA SETTIMANA SU VVOX.IT

Nell’ultimo periodo assistiamo ad una sorta di risveglio di buona parte della popolazione dal torpore borghese nel quale la nostra società dei consumi è sprofondata da decenni, e vediamo famiglie con bambini nel passeggino, pensionati e lavoratori, dall’operaio al professionista, dallo studente al professore universitario, scendere in piazza a gridare la propria protesta contro il governo, che impone un’immigrazione fuori controllo, che desta timori, non solo per d’ordine pubblico, ma per vere e proprie incompatibilità culturali e religiose, che potrebbero sfociare in un ingestibile caos.

Questa fetta di popolazione, prima abituata a protestare in casa o al bar, oggi sfila a centinaia tra le vie di Pescantina, di Legnago, di Castel d’Azzano, attraverso comitati spontanei, iniziati con qualche decina di partecipanti un anno fa, ma che oggi spaventano l’establischment, i media controllati dai soliti noti, la Chiesa di Bergoglio da un lato e le cooperative rosse dall’altro, che sui migranti hanno creato un business.

Requisire l’Hotel Cristallo a Castel d’Azzano è stato un grave errore, che ricorda l’esproprio proletario dei regimi comunisti e che ha visto la vigorosa risposta del paese, sceso in piazza a protestare e a vincere la prima battaglia, inducendo il prefetto a sospendere il provvedimento. Goro e Gorino sono andati oltre, passando alle vie di fatto, cacciando gli immigrati. I radical chic che bollano questi fenomeni come forme di razzismo sono gli stessi o gli amici di coloro che non volevano i “profughi” a Capalbio perché gli disturbavano la villeggiatura, non sanno interpretare e fornire soluzioni concrete all’esasperazione della gente, che non ne può più di una palese disparità di trattamento tra gli italiani disoccupati a fronte di stranieri nullafacenti ospitati a spese del contribuente negli alberghi, del buonismo soffocante e dell’ ipocrisia di chi guarda allo straniero in cambio di denaro, ma snobba il vicino di casa che non ha nulla. Si vergogni certa satira maleodorante, che mette alla gogna la disperazione e l’ansia del nostro popolo! Prosegui la lettura »

Se non c’è Eucarestia, non c’è Messa. Non c’è Papa, c’è “Contro-Chiesa”

imagesdi Matteo Castagna

La presenza di Cristo nell’Eucaristia, per noi Cattolici, non è simbolica ma reale. Sempre più fedeli della Chiesa ufficiale, però, ignorano i fondamenti di fede e in una parrocchia romana queste lacune sono emerse quando l’ostia è caduta a terra ad una ragazza.

E’ il caso dell’episodio avvenuto la scorsa settimana nella chiesa di Santa Francesca Cabrini, a Roma, cui dà notevole spazio e fa osservazioni intelligenti e pertinenti un pubblicista a-cattolico de “L’intellettuale dissidente”.  Questo dovrebbe dire molto, almeno sulla preparazione religiosa, che pare maggiore tra alcuni atei rispetto alla massa del cosiddetto “popolo di Dio” (termine declinato dai conciliari verso tutti, in nome di un malcelato sacerdozio universale, dal tanfo di protestantesimo, così caro a Bergoglio).

Nella parrocchia capitolina, quartiere Nomentano, al momento della distribuzione delle ostie, ad una ragazza le cade di mano. Incerta sul da farsi, la ragazza decide di raccoglierla ed infilarla nella sua borsetta. La scena, però, non sfugge all’occhio vigile di una fedele che si precipita al banco della ragazza e le intima di restituire la particola. Ne nasce un diverbio, poi sfociato in lite, tra i familiari della ragazza e l’attenta parrocchiana. I parenti, seccati per quella che ritengono un’invasione di campo inopportuna e, molto probabilmente, impreparati di fronte alla sollecitudine della fedele rimproverante, non ci stanno ad incassare la correzione e trincerano la figlia dietro ad un non richiesto giustificazionismo. Poi, sentendosi accusati, si trasformano in accusatori lamentando la reazione esagerata della donna per quello che ritengono essere un futile motivo. Nel suo piccolo, questa vicenda racconta di come il virus relativista da un lato e la desacralizzazione della Santa Messa, divenuta con il Novus Ordo Missae di Montini e le successive revisioni un “pranzo sociale”, abbiano contaminato la maggioranza dei battezzati italiani, negandogli la capacità di percepire l’esistenza di una distinzione tra bene e male oggettivi. Nel caso specifico, non ci risultano prese di posizione specifiche del “Presidente dell’Assemblea” (come oggi si usa chiamare il celebrante delle funzioni figlie della riforma liturgica post-conciliare). Prosegui la lettura »

L’Arena col “cappello”? «Una follia» | Vvox

L’ARTICOLO DELLA SCORSA SETTIMANA SUI TERREMOTI E L’IRA DI DIO DEL NOSTRO MATTEO CASTAGNA E’ STATO TRA I PRIMI 4 PIU’ LETTI DELLA SETTIMANA SU www.vvox.it

Verona è in campagna elettorale permanente. E il sindaco Tosi pensa a lasciare monumenti alla sua memoria

arena-cappello

Il clima che si respira a Verona è, almeno dal 2014, quello della campagna elettorale permanente. Il periodo agostano non dà tregua e le scaramucce mediatiche tra gli uni e gli altri, soprattutto tra ex amici ed ex compagni di partito e di amministrazione tengono banco, forse per tener desta l’attenzione, anche dei più sonnacchiosi, sul versante delle elezioni amministrative di primavera o per risvegliare quella di coloro che, nel frattempo, si sono addormentati del tutto, in attesa delle grandi opere, rimaste, per ora, tutte al palo.

In questi giorni tiene banco il bando indetto dal Comune di Verona per un concorso di idee finalizzato alla realizzazione di una copertura dell’Arena, monumento simbolo della città e, da sempre chiodo fisso del primo cittadino. Del resto, il buon Flavio è uomo ambizioso e certamente desidera che i suoi dieci anni di “impero” siano ricordati per qualcosa che non siano solo gli scandali e i pettegolezzi. Così, il generoso patron di Calzedonia ha donato ben 100 mila euro per questo concorso, che scade il 9 Settembre e che vede architetti e ingegneri impegnatissimi nell’escogitare qualcosa che piaccia a tal punto da vincere il primo premio e che abbia la speranza di rimanere come punto di inizio per l’autentica realizzazione di quest’opera. La struttura – dice il Comune – si deve intendere come “permanentemente presente“, tramite soluzioni progettuali “totalmente reversibili“, per aumentare la fruibilità dell’anfiteatro e proteggerlo dalle intemperie. L’interrogativo più grande resta quello relativo alla fattibilità, poiché secondo numerosi esperti, una soluzione funzionale e fattibile costerebbe un patrimonio, che andrebbe stimato con precisione, in base alla scelta operativa definitiva.

Vien da chiedersi se in tempi di vacche magre, di problematiche sociali e infrastrutturali in aumento o rimaste nei cassetti, mentre il sindaco è impegnatissimo nel girare l’Italia per accreditarsi come politico nazionale, sia così necessario pensare ad un “cappello” per l’Arena, che da ben venti secoli gode di buona salute così com’è, poiché staticamente struttura compatta, che potrebbe avere, eventualmente, la necessità di opere di manutenzione delle gradinate (molto meno costose).

L’architetto di fama internazionale Mario Botta non ha dubbi in merito e lo confida al Corsera (11/06/2016): «Sto lavorando a Verona e l’ho detto al sindaco Tosi: io non mi metterei in un progetto del genere, per me è una follia. Le strutture statiche necessarie per reggere una copertura sarebbero come quelle della metropolitane di Tokio e graverebbero sull’intorno dell’Arena. E’ già difficile conservare il centro storico con i suoi materiali lapidei; se inserisci dei carichi pesanti si stravolge. Se l’Arena fosse in un prato si potrebbe realizzare una copertura; ma qui intorno c’è una piazza, un vicolo, le canalizzazioni, le fogne, la città storica… Penso che verranno proposti grandi “gesti architettonici” non realizzabili dal punto di vista del buon senso. La magia dell’Arena sono i suoi muri, l’intorno, l’essere dentro duemila anni di storia. L’Arena è sempre stata aperta».

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C3 International, la Calabria nel mondo (e a Verona)

Scorrendo la lista dei componenti di un’associazione di promozione culturale, si scoprono tanti nomi molto ben posizionati

Peppino Accroglianò

di Matteo Castagna

La Calabria è una terra bellissima del Mezzogiorno d’Italia, e i calabresi un popolo che, come tutti, ha i suoi difetti e pregi. C’è chi si é organizzato per fare da punto di riferimento per le comunità sparse nel Nord Italia e nel mondo. Smanettando su internet, si incappa nel sito della “C3 International – Centro Culturale Calabrese” (www.c3international.it), che quest’anno compie trent’anni. In alto, cliccando su “Comitato d’Onore”, si trovano uomini pubblici e delle istituzioni di vario livello. Una lista politicamente molto interessante.

Il primo nome che salta all’occhio è quello del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Ex Alleanza Nazionale ed ex delfino di Gianfranco Fini. E per tanti anni amico e compagno di partito dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno (inabissatosi politicamente dopo l’inchiesta su Mafia Capitale), il quale, dal maggio 2011, aveva come vicecapo di gabinetto la dottoressa Anna Bottiglieri. A quel tempo la Bottiglieri, oggi vicecapo di gabinetto del Ministero dei beni Culturali, era anche giudice della prima sezione del Tar del Lazio.

Nome di spicco é quello del calabresissimo Corrado Calabrò, già presidente del Tar del Lazio, poi presidente dell’Autorità per le Comunicazioni (Agcom) e quindi Presidente Onorario del Consiglio di Stato dal 2009, organo importantissimo, addirittura il «vero governo ombra di questa Repubblica», secondo il magistrato Alessio Liberati (Il Fatto Quotidiano, 28 maggio 2012). Ne sa qualcosa l’avvocato Fabio Salvadori, veronese ma vicentino di nascita, già nella segreteria del sindaco veronese Flavio Tosi nel primo mandato Tosi (2007-2012), che era stato fatto decadere da ogni ruolo in Agcom con firma del presidente Calabrò nel 2006. Il provvedimento, impugnato davanti al Tar del Lazio, vi rimase fermo per 8 anni. All’appello, il Consiglio di Stato emette una sentenza di “manifesta infondatezza” in soli 20 giorni, fatto alquanto raro. (Fra l’altro, vicesindaco di Tosi dal 2007 al 2008 è stato un ex commissario Agcom, dal 1998 al 2005: Alfredo Meocci).

Ma la vera passione della pattuglia calabrese va alla comunicazione. Scorrendo la lista della C3 International troviamo il cosentino Francesco Posteraro, avvocato, pure lui consigliere di Agcom. Dal punto di vista politico, risulta un fedelissimo dell’onorevole Lorenzo Cesa, segretario Udc, già delfino di Pierferdinando Casini (improvvidamente divorziatosi da Azzurra Caltagirone), con una fedina penale piuttosto opaca. Posteraro in Agcom è competente a controllare anche il settore poste. Le cronache recenti mettono in risalto la stretta vicinanza tra la cosiddetta “area popolare” (Udc, Ncd e altri) e le Poste, se consideriamo quanto già emerso in merito alle assunzioni dei parenti del segretario Ncd (e ministro degli Interni), Angelino Alfano.

Riccardo Capecchi, certamente professionista capace, è divenuto dall’aprile scorso segretario generale di Agcom, giungendo da Poste Italiane. Sempre in Agcom è arrivato da pochi mesi, come responsabile del servizio giuridico, Claudio Contessa, già consigliere di Stato, ex capo-ufficio legislativo dell’ex ministro più amato dagli esodati e pensionati italiani, la lacrimosa Elsa Fornero.

Il calabrese (ma da tanti anni a Verona) Giovanni Pompei Forte, politico di vecchia data, si è occupato, tra l’altro, di invitare il 12 gennaio 2011 l’allora dirigente alla segreteria del sindaco Tosi per una serata di presentazione di un libro di Calabrò al teatro Camploy, con la presenza di altri illustrissimi membri della C3 International (presidente in testa). La figlia di Pompei Forte, Katia Maria, è consigliere comunale della Lista Tosi, ora partito del “Fare!”. La ricordiamo citata nel corso della puntata Report su Rai3 del 7 aprile 2014, che dava conto di una cena a cui era presente in un ristorante di Crotone (ne scrisse anche il quotidiano veronese L’Arena), col sindaco scaligero all’epoca in campagna elettorale. Presenziavano anche l’imprenditore crotonese Raffaele Vrenna (su cui ha gli occhi addosso la Direzione antimafia di Catanzaro) e l’ex presidente della Provincia di Crotone, Stanislao Zurlo.

Un altro uomo importante della C3 International è il commendator Gerardo Smurra. Chi é Gerardo Smurra? Il patron di un gruppo di auto-pullman composto dalla Simet di Rossano Calabro e dalla ditta veronese Autoservizi Pasqualini, quest’ultima un «un ottimo rapporto» con Aptv (controllata di Comune e Provincia di Verona del settore trasporti, oggi Atv). Amministratore unico di Aptv è stata Patrizia Dusi, già compagna del fido autista di Tosi, tal Idelmo Benedetti (patente ritirata da qualche mese per eccesso di velocità). A proposito: Flavio Tosi da tempo sta cercando di aggregare un polo moderato centrista, si veda ad esempio l’ultimissima liason con Alfano sul Sì al referendum costituzionale.

Altro pezzo da novanta della C3 International è Andrea Monorchio, per una vita Ragioniere Generale dello Stato, ex vicepresidente della Banca Popolare di Vicenza con Zonin. Dimenticavamo: presidente della C3 International é l’onorevole Peppino Accroglianò (nella foto da www.c3international.it), ex deputato democristiano (e zio di Antonella Accroglianò, la “dama nera” dell’Anas, a suo tempo arrestata per questioni di tangenti). Completano la lista dei nomi eccellenti Vicenza Busa, presidente del Gruppo Equitalia, Ernesto Carbone deputato Pd (quello del “ciaone”), Antonio Catricalà (ex presidente dell’Autorità per la Concorrenza e prima ancora segretario generale Agcom), il famoso produttore cinematografico Fulvio Lucisano e niente meno che Leon Panetta, segretario alla Difesa degli Usa. (ex capo della C.I.A., n.d.r.)

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Don Curzio Nitoglia e Matteo Castagna: “Dal Piano Kalergi all’accoglienza business”

DON CURZIO  - M CASTAGNA

CONFERENZA IN VERSIONE INTEGRALE:

https://www.youtube.com/watch?v=LL700m2A6ko

INTERVENTO DI DON CURZIO NITOGLIA (SUL PIANO KALERGI):

https://www.youtube.com/watch?v=B1T6nP-nvfU

INTERVENTO DI MATTEO CASTAGNA (SULL’ACCOGLIENZA BUSINESS):

https://www.youtube.com/watch?v=KMzOvTC4YXc

Il 17 Giugno 2016, su invito del Sig. Sabino Debonis (moderatore), don Curzio Nitoglia, sacerdote residente a Velletri (Roma) presso il convento delle suore Discepole del Cenacolo e Matteo Castagna, Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico “Christus Rex” hanno parlato all’Hotel Reggio Emilia dell’omonima città del tema: DECADENZA: DAL PIANO KALERGI ALL’ACCOGLIENZA BUSINESS. SEGNI DEI TEMPI O AZIONI PREORDINATE?”

Un’ottima organizzazione ha riempito la sala con un pubblico eterogeneo, particolarmente attento. La serata è stata definita da tutti i presenti un autentico successo sia per la qualità degli interventi che per la partecipazione. Si tratta del primo incontro di un ciclo di conferenze che Debonis ha intenzione di organizzare sulle tematiche di maggiore attualità, ove non si mancherà di parlare di sovranità monetaria e signoraggio bancario, di sovranità politica e crisi ecclesiale, di gender e questione morale, di agricoltura e autarchia. Presto verranno forniti i dettagli. Intanto, buona visione e, soprattutto, buon ascolto.

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Vvox: Nizza, retroscena sul kamikaze che non voleva morire

 

di Matteo Castagna

Nizza, retroscena sul kamikaze che non voleva morire

Vari indizi farebbero pensare che «il killer non ha agito da martire». E che potrebbe non essere neppure Bouhlel

bouhlel

Nell’articolo sui fatti di Nizza del 15 luglio scorso avevo detto che avrei fornito un’analisi più completa, dopo alcune indagini. Le promesse si mantengono. La fonte che utilizzo è un noto giornalista libero e, per questo, più affidabile di altri, che conosco personalmente: Maurizio Blondet, che riporta sul suo maurizioblondet.it questi ed ulteriori contenuti.

La Repubblica, che non è certo un giornale “border-line”, ha inviato a Nizza Carlo Bonini, uno dei più sperimentati cronisti di nera in Italia. E lui scrive: «Il killer non ha agito da martire». Riporta «una testimonianza che rende faticoso credere che Mohamed si stesse preparando a morire». Quella del fratello Jabeur, che dalla Tunisia dice: «mi ha telefonato il pomeriggio di giovedì 14 luglio. Sembrava molto contento. Non faceva che ridere. Negli ultimi tempi non faceva che chiedermi dei nostri genitori. Mi aveva detto che sarebbe tornato presto a vivere a Msaken. E aveva anche cominciato a spedire telefoni cellulari e del denaro. Piccole somme. Trecento, quattrocento euro alla volta».

Era stranamente contento, euforico, dice il fratello. Infine, la corsa del camion. «Lenta, in principio. Poi, dopo una breve sosta, improvvisamente furiosa nel suo ultimo tratto, dove si concentrerà per altro il massimo numero di vittime. Come se a metà di quel tragitto fosse accaduto qualcosa. Un qualcosa che andrà compreso presto se si vuole arrivare alla verità sulla notte del 14 luglio».

Poi: per raggiungere il camion che ha noleggiato e parcheggiato in anticipo di giorni, ci arriva in bicicletta. «Una bicicletta – dice Bonini — che, curiosamente, non abbandona, ma carica diligentemente nel cassone del camion. Come se a un certo punto di quella notte gli dovesse servire. Come se ci debba essere un dopo», appunto. E poi: le armi. Una granata, un kalashnikov, un fucile e una pistola. Solo questa è vera, le altre sono repliche innocue. A che dovevano servire? A un “dopo” che non prevedeva la sua morte. L’ultimo sms che scrive ad uno dei suoi interlocutori, mentre già il camion è in moto, dice: «Manda altre armi».

Non certo a lui, che già è al volante e in marcia. Armi, poi, del tipo finto? «E lo scrive cinque minuti prima di forzare il blocco che immetterà il tir bianco sulla Promenade. Dunque, quelle “altre armi” vanno “mandate” in un punto di consegna che non può essere certo il camion già in movimento». La marcia dapprima lenta. Poi, la breve sosta. Da quel momento, la corsa assassina a 90 all’ora.

Bonini non lo dice chiaro, ma lascia che il dubbio affiori nella nostra mente: dopo la breve sosta, era ancora Mohamed Lahouaiej Bouhlel al volante? O un’altra persona, magari? Di Bouhlel sono rimasti sul cruscotto, accuratamente in vista, la carta d’identità e persino la carta di credito.

E’ il noto classico di queste stragi: anche gli assassini della redazione di Charlie Hebdo sono stati identificati come i fratelli Kouachi perché, nell’auto che avevano abbandonato nella fuga, c’era un documento di uno dei due. Dimenticato, s’è detto: come fosse logico. I Kouachi non li abbiamo mai visti davvero, e sono morti; anche Bouhlel è morto; sarà lui? O solo i suoi documenti?

Perché a Francois Molins, procuratore della repubblica di Parigi, è scappato detto il seguente particolare: il corpo dell’assassino è stato “trovato morto sul sedile passeggeri” del camion. Qualcun altro guidava? Una giornalista del Telegraph intervista un sopravvissuto, Damien Zamon, 25 anni, che era a Nizza quel giorno. Ci abita. «Mio padre, quando al telefono gli ho detto che sarei andato a vedere i fuochi artificiali, mi ha supplicato di non andarci, perché poteva avvenire un attentato».

Il padre si chiama Israel Zamon. Lo ha “supplicato”… Non è affatto insolito: fin dai tempi della Bibbia, ci sono profeti in Israele. E già che ci siamo, poniamo la domanda: come mai lo Stato Islamico è così feroce con la Francia? Tre attentati in 18 mesi, e uno più sterminatore dell’altro. Tutti sotto la presidenza Hollande: eppure Hollande è uno dei più accaniti nemici di Assad in Siria; vuole rovesciarlo da anni.

Era pronto a intervenire militarmente se l’avesse ordinato Obama. Eppure, lo Stato Islamico ce l’ha con Hollande. Precisamente, quello Stato Islamico o Daesh i cui comunicati vengono diffusi dal Site di Rita Katz, rivendica tutte le stragi che hanno costellato la presidenza del Beduino – il più sanguinoso abitante dell’Eliseo.

Come mai? C’è qualche vendetta da consumare fra Hollande e, diciamo, “Rita Katz”? Qualcosa di inconfessabile? Forse può aiutare una vecchia nota di Thierry Meyssan, di Voltairenet. E’ del 2014: «Nel gennaio 2014, Francia e Turchia hanno armato Al Qaeda per attaccare l’”Emirato Islamico in Iraq e Levante” (EEIL, Daesh). Si trattava allora di silurare il piano americano di creazione di un Kurdistan indipendente in Iraq e nel Nord della Siria. Ma a seguito di un accordo con gli USA, nel maggio 2014, la Francia cessava le ostilità contro lo EEIL».

Più che un piano americano, era una promessa israeliana: il governo israeliano ha promesso ai curdi di Mossul che nella risistemazione del Medio Oriente, sarebbe stato dato finalmente loro uno stato nazionale – ritagliandolo fra Irak, Siria e Turchi. Il che può spiegare anche come mai Erdogan sia impazzito e si sente tradito dagli “americani”.

Quanto all’accordo raggiunto da Hollande con “gli americani”, di non impedire più la formazione di uno stato curdo, va aggiunto che è avvenuto dopo alcuni ammazzamenti dalle due parti: un drone americano uccide il comandante di Al Nusra che rispondeva al nome di David Drugeon, militare francese; e un “terrorista islamico” professionale, di nome Mehdi Nemmouche al museo dell’Olocausto di Bruxelles, fulmina due coniugi lì abitanti, che i giornali israeliani diranno agenti del Mossad. Poi Nemmouche salì sul pulmann e si consegnò, con tutto il suo armamento e la telecamera che s’era appuntato sul petto per documentare la sua esecuzione, ai suoi superiori – volevo dire alla polizia francese – a Marsiglia, dopo 800 chilometri.

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…Ma l’immigrazionismo non è cristiano

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di Matteo Castagna

Ciò che è accaduto in questi anni ha dimostrato che le politiche inerenti l’immigrazione condotte dall’Europa e volte all’accoglienza indiscriminata sono fallimentari. Persino gli USA stanno rivivendo il periodo del fallimento della società multirazziale. Il vecchio motto “ad ogni popolo la sua terra e ad ogni terra il suo popolo viene spacciato per uno slogan xenofobo, come se tutti coloro che sono costretti a lasciare la loro Patria, con tutto ciò che questo determina a livello affettivo e culturale, fossero felicissimi di un salto nel buio, che spesso diviene un salto nell’abisso delle organizzazioni criminali, del disagio, dell’emarginazione, della disoccupazione, della disperazione. Il cosiddetto buonismo fa male, in primis ai migranti perché si creano loro false aspettative, determinando evidenti problemi sociali e troppo spesso il malcelato arricchimento di associazioni, cooperative e personaggi senza scrupoli. Altrettanto spesso, lo Stato è complice nell’assegnazione di oltre 3 milioni di euro (dato del 2015) per una gestione allucinante della cosiddetta emergenza immigrazione, con denari pubblici che finiscono per arricchire papponi nostrani come stranieri. Ma anche la Chiesa ufficiale ha le sue enormi responsabilità.

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«La nemesi dell’Occidente debosciato»

di Matteo Castagna (pubblicato su www.vvox.it – oltre 2.300 letture sul quotidiano on-line VVOX (e 3.751 qui su agerecontra.it) col quale Matteo inizia oggi la collaborazione. Non male come inizio…)

Quest’Europa debosciata, secolarizzata, mediocre, priva di una politica autonoma è stata creata nel tempo e molti se ne accorgono solo ora, davanti agli attentati

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Nel giorno della presa della Bastiglia, i nuovi giacobini hanno colpito la Francia per colpire proprio quell’ Occidente dei “valori” rivoluzionari del 1789. Potremo parlare di nemesi storica? E’ presto per dirlo, ma la scelta di un attentato durante i festeggiamenti dell’ Europa che rompe con la tradizione, fa pensare che non sia casuale. Già da una settimana, l’intelligence d’Oltralpe aveva messo in allerta dall’eventualità di un attacco terroristico. Addirittura, la polizia riteneva plausibile che potesse svolgersi attraverso un automezzo. E’ stato un camion. I morti almeno 84, oltre 100 i feriti. Molti i bambini coinvolti. Una carneficina orrenda. Sempre il Paese di Hollande l’obiettivo. La prevenzione annunciata non ha prodotto alcunché e, questo, non mancherà di farci indagare. Forse, sarebbe meglio lasciar stare per un po’ chi si tira due schiaffi fuori da uno stadio per pensare a cose più importanti e dirompenti. Non sappiamo ancora molto sul folle omicida, se non che si trattava di un tunisino. Non un “vu cumprà”, ma uno di quelli che la Boldrini definirebbe “integrati”, di seconda generazione. La matrice islamica è il copione che ci viene proposto, come al solito, dai soloni del politicamente corretto. Non possiamo escluderlo a priori né affermarlo perché abbiamo bisogno di tempo per studiare le dinamiche e commentare dati oggettivi, non congetture di propaganda o complottismi visionari.

Da tempo, però, siamo in guerra, inerti, con governi che si prodigano in summit anti-terrorismo “ex post”, ossia a cadaveri ancora caldi, che sanno da contentino per i familiari delle vittime e da tentativo rassicurante per la gente comune. Qualcuno, però, inizia a stancarsi di queste chiacchiere e di ricevere una medaglia e una bandiera. Qualcuno non ha voglia di vedere i social tempestati di “je suis” e neppure giovani rasta che accomodano la loro strana coscienza replicando ai proiettili coi gessetti colorati. Chi è dotato di raziocinio e buon senso vorrebbe vedere un Occidente forte dell’identità che ha iniziato a distruggere con la presa della Bastiglia, che non abbia un atteggiamento attendista del prossimo attentato per dar solidarietà e comprare fiori e lumini, ma che convogliasse le forze nell’identificazione del nemico, ovvero dei mandanti delle stragi e li combattesse con scelte politiche nette e definitive, con la diplomazia, ma anche con le armi, se necessario. Se il problema europeo di fondo è l’Alleanza Atlantica, si abbia il coraggio di scioglierla. Putin è lì a fare da alternativa. Rimetterebbe in discussione tutto? Certo. Ma, forse, salverebbe molte vite. Il problema è che questa UE a stelle e strisce non ha la volontà di cambiare e affronta, quindi, con ipocrisia, il rischio della sua distruzione o implosione con ridicole marcette e inutili assemblee generali.

Quest’Europa debosciata, secolarizzata, mediocre, priva di una politica autonoma è stata creata nel tempo e molti se ne accorgono solo ora, davanti agli attentati. Gli eroi da tastiera, purtroppo non si rendono conto che è sciocca una chiamata alla difesa personale scoordinata e “fai da te”, perché l’uomo moderno è quello ben descritto da Massimo Fini: «l’uomo Hugo Boss, profumato, deodorato, azzimato, sbarbato, levigato, depilato, completamente svirilizzato. Non è un uomo, ma la sua parodia. Noi non siamo più in grado di fare la guerra. Usiamo droni, dardo, predator, bombardieri, satelliti dagli occhi acutissimi ma non abbiamo più il coraggio di scendere sul terreno. Tant’è che nella guerra all’Isis siamo costretti a farci difendere dai peshmerga curdi e dai pasdaran iraniani che certamente non si profumano Hugo Boss. E nonostante tutto questo apparato tecnologico non riusciamo a sconfiggere un pugno di poche migliaia di guerriglieri, così come non siamo riusciti a piegare i resistenti afgani, che non si deodorano anzi puzzano, con bombardamenti assassini che durano da più di quattordici anni. Vecchi, azzimati, esangui, spossati, infiacchiti dal benessere, privi di passione e di entusiasmi quanto di coraggio, come faremo ad affrontare questi altri che saranno anche ‘brutti, sporchi e cattivi’ ma han dalla loro la giovinezza, l’ardimento e una fiducia forsennata nel loro Dio? La Rivoluzione Francese, da noi, ha fatto “morire” il nostro Dio. Conclude ironicamente, quanto sagacemente, sempre Massimo Fini: «Le cose sono due. O la smettiamo con queste stronzate-Hugo Boss e torniamo a essere degli uomini o invece di bombardare inutilmente i nostri nemici li innaffiamo con una tal quantità di profumi in modo da renderli simili a noi».

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