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Aria di Restaurazione

Aria di Restaurazione

LA VITTORIA DEL SI’ AL REFERENDUM SERVIVA A FAVORIRE LA NASCITA DELLA “TERZA POSIZIONE”. MA C’E’ PUZZA DI PRIMA REPUBBLICA.  (n.d.r.)

Fonte: Mario Bozzi Sentieri

A.A.A. TERZA REPUBBLICA OFFRESI

Messo da parte Matteo Renzi, silenziata la Ministra delle Riforme (fallite) Maria Elena Boschi, reso innocuo Angelino Alfano, il Governo Gentiloni, ad un mese dal suo insediamento, mostra di  essere, a tutti gli effetti, il governo della Restaurazione. Lo è per i tratti del Presidente del Consiglio, per volontà del Quirinale, per il contesto politico.

Andiamo con ordine. Paolo Gentiloni, un over sessanta, in contro tendenza rispetto all’ostentato  giovanilismo  del suo predecessore, rappresenta caratterialmente e politicamente l’anima democristiana del Pd, confermando  ,  nei  fatti,  di essere uomo di mediazione, come nella migliore tradizione scudocrociata. Toni felpati, tratti rassicuranti, Gentiloni ricuce con i sindaci ed i governatori delle regioni, con cui Renzi aveva rotto. Si preannunciano tavoli istituzionali con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris (sulla  bonifica di Bagnoli),  con la Puglia di Michele Emiliano (a cui sono stati promessi i 50 milioni per Taranto, negati dalla finanziaria renziana) e con il Presidente della Sicilia Rosario Crocetta. Sul versante sociale, il confronto con i sindacati sulle pensioni, così come previsto  a settembre, sarà un ottimo viatico – parole di Gentiloni –  per  realizzare nuovi accordi  sia sulle norme attuative dell’Ape, l’anticipo pensionistico, sia sulla riforma del jobs act che dei voucher. La parola d’ordine ?  Mediare, mediare, mediare. Prosegui la lettura »

Michele di Portogallo: la guerra di un re contro la massoneria

File:Michael of Portugal.jpgIL GRAFFIO

di Raimondo Gatto

Vi sono personaggi che, pur avendo reso grandi servigi alla causa della Verità, della Religione, e dell’Ordine Cristiano  non hanno trovato posto nella storiografia materialista post-rivoluzionaria e contemporanea, specie ora che gli eroi sono Gandhi, Martin Luter King, Nelson Mandela. La figura del Re Michele I di Portogallo deve trovare il giusto posto tra gli eroi della Cristianità a fianco di Andreas Hofer, Chollet, Simone di Montfort, Ferdinando d’Asburgo e Don Carlos di Borbone. Michele di Portogallo, assieme a Re Sebastiano d’Avis, sono il simbolo di chi seppe  seppero anteporre gli agi di una vita tranquilla e oziosa, la difesa della verità, della tradizione, e del proprio onore.

D. Miguel nacque il 26 ottobre del 1802 a Queluz nel palazzo reale dell’ omonima cittadina portoghese, e fu, il settimo figlio di  Giovanni VI, Re di Portogallo ed Algarve,  poi Imperatore del Brasile, la madre Gioacchina Carlotta  fu la figlia primogenita di Carlo IV di Spagna. Egli regnò in Portogallo tra il 1828 e 1834, período nel quale esplose  la Guerra Civile portoghese (1831-1834) provocata dai liberali e dalla massoneria cosiddetta “azzurra”, dipendente da
Londra . La sua autorità fu osteggiata da quei monarchi che si erano venduti alla democrazia liberale iscrivendosi alle “logge”; essi, pur di conservare il Trono, accettarono le istituzioni rivoluzionarie nel periodo successivo al Congresso di Vienna. A fianco di D. Miguel fu soprattutto  il popolo portoghese incarnato dal partito legittimista detto “miguelista”; Prosegui la lettura »

Saluto a Matteo Renzi, eroe, martire e kamikaze

img_20161205_065556di Maurizio Blondet

Lì per lì mi son chiesto: come mai Matteo Renzi  se l’è giocata così male? Come mai le “riforme”  che ha proposto agli italiani  erano talmente fetenti  che anche chi le riforme le voleva (come il sottoscritto) ha dovuto votare no?

Ho dovuto ricorrere alle risorse di fantasia del mio complottismo professionale per ipotizzare:  Renzi si è sacrificato per noi.  Che sia stato obbligato dai poteri forti a “fare le riforme” non c’è dubbio. JP Morgan  gliele aveva dettate nel 2013, a nome dei “Mercati”:   le costituzioni dei paesi sud-europei,   nate come reazione ai fascismi, sono inadatte all’integraziuone nella UE   e nel mondialismo.  “Forte influenza delle idee socialiste”,  i “diritti dei lavoratori”   iscritti nella costituzione;   governi deboli  di fronte alle regioni,  e creazione del consenso mediante clientelismo”.  Quindi: cambiare, il mercato globale ve lo chiede.

https://culturaliberta.files.wordpress.com/2013/06/jpm-the-euro-area-adjustment-about-halfway-there.pdf

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Renzi, eroico ha capito che doveva obbedire. Ma ha trovato la soluzione per la nostra salvezza nazionale:  le riforme le ha fatte, ma rappezzate malissimo. Anzitutto,  non ha fatto quelle che davvero servono, come la disciplina del sistema giudiziario e la licenziabilità dei parassiti statali  e regionali; doveva abolire le Regioni, ha abolito le provincie – e anche loro così malamente, che le province sono ancora lì.

Ha concepito  cambiamenti per cui ha insieme prestato il fianco all’accusa di accentramento statalista, e potenziamento politico delle regioni – attraverso la incredibile ‘riforma del Senato’,  consistente nel riempirlo di assessori regionali non eletti, ossia (come ha scritto Economist) “il personale più corrotto della politica italiota”.   Per di più, la “riforma” ha esentato quelle che ne avevano più bisogno, le regioni autonome, in primo luogo la Sicilia –  che andrebbe commissariata affidandola a SS lituane. Ha consegnato il Senato al suo partito in eterno, dal momento che il PD parte con avvantaggiato  dalla presenza delle cinque regioni eternamente rosse. Prosegui la lettura »

Referendum: se andrete alle urne, votate NO!

di Eugenio Orso 

Il solito ricatto: No = spread, Sì = “crescita”

Fonte: Pauperclass

Il solito ricatto: No = spread, Sì = “crescita”

Le élite i loro camerieri sanno soltanto ricattare e impaurire la popolazione, per ottenere i risultati elettorali sperati.

Così fanno Renzi, il Financial Times e tanti altri attori dello schieramento egemone elitista, in occasione del voto referendario sulla materia costituzionale in Italia. J.P. Morgan ha ammonito che “la costituzione più bella del mondo” (secondo quel giuda di Benigni, schierato con il Sì al referendum), è troppo “socialista”, troppo sbilanciata verso la tutela del popolo italiano e – si sottintende – poco protettiva nei confronti dei grandi interessi finanziari privati globalisti (leggi classe dominante neocapitalista), perciò deve essere cambiata. Il Mercato über alles. E’ proprio quello che sta facendo l’obbediente Renzi, mascherato da innovatore, alfiere del cambiamento e del rinnovamento, che ha chiamato il paese al voto referendario.

L’ha detto Renzi, come velata minaccia a coloro che si recheranno alle urne: se vince il No sale lo spread, se vince il Sì sale il Pil. La minaccia è chiara, e trova conforto nelle fosche previsioni di Bankitalia, secondo la quale a ridosso del voto referendario saliranno le turbolenze finanziarie, i mercati saranno perturbati e crescente la volatilità. Il Financial Times – attraverso la penna del crucco Wolfgang Munchau – dal canto suo, ammonisce che la vittoria del No metterebbe in dubbio l’appartenenza dell’Italia all’eurozona. Il Munchau è quello che aveva criticato qualche annetto fa anche lo stesso Monti, valletto della troika e della Germania, poiché incapace di guidare il paese … Per non dire della Deutsche Bank, i cui vertici intimano all’Italia la solita “svalutazione interna” alla greca (taglio pensioni, spesa sanitaria e scolastica) o l’uscita dall’euro.

Insomma, gli organi di stampa delle élite, le loro banche e i loro camerieri sub-politici – a cominciare da Renzi – minacciano il popolo italiano, affinché voti secondo i loro desiderata mettendo la croce sul Sì. E’ come se costoro dicessero “dopo di noi, il diluvio”, con malcelato disprezzo per gli italiani che finiranno male, in caso di trionfo del No.

Forse non si vedranno le cavallette, se vincerà il No quel fatidico 4 di dicembre, ma di sicuro questi bastardi si vendicheranno con le “turbolenze finanziarie” e lo spread, mentre non è detto che il buffone di Firenze si dimetta …

Comunque, se andrete alle urne, votate No, perché la ribellione a un potere vile e criminale, la libertà di scelta, la vostra stessa dignità personale, da preservare anche davanti a ricatti e minacce, non hanno prezzo, sono già una vittoria … anche se dovesse vincere il Sì, grazie ai brogli. Prosegui la lettura »

Brogli all’estero

#ioVotoNo!

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Berlusconi incorona Salvini e ammazza la destra

io-credo-e1450388591707Con la liquidazione di Parisi il Cav consegna la destra a Salvini. Che mai potrà avere ambizioni di governo, e decide che il suo solo interlocutore possibile è Renzi (e se vincerà il No al referendum costituzionale non sarà per il particolare impegno profuso da Forza Italia…N.d.r.)

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Trump l’europeista (e più “socialista” di Hillary). Ecco perché ha vinto e ora?

facebook_1478713319638Abbiamo voluto aspettare un giorno a commentare la vittoria di Donald Trump per due motivi: 1) Su queste cose, i commenti a caldo si rischiano di pagare cari nel tempo. Abbiamo suscitato la curiosità dei lettori che per tutto ieri hanno visitato il sito, con migliaia di ritorni di visita degli stessi utenti, favorendo, dati alla mano, la lettura di altri articoli, soprattutto di tematica religiosa. 2) Abbiamo preferito star fuori dalla sbornia dei commenti e, quindi, differenziarci, raccogliendo maggiori elementi di giudizio, per fornirvi oggi un’analisi più completa. Opinabilissibila, perché la politica è l’arte del possibile. L’ articolo è di Alessio Mannino, Direttore del quotidiano on-line www.vvox.it cui collabora anche il nostro Responsabile Matteo Castagna, che qui scrive la sua opinione e la vignetta, sagace e azzeccatissima, è dell’amico Alfio Krancic. 

di Alessio Mannino

5 motivi per cui la vittoria dell’inaffidabile miliardario istrione donnaiolo è una buona notizia per noi. sempre che mantenga le promesse

Ogni buon europeo non dovrebbe essere scontento della vittoria di Donald Trump. Perché all’Europa, e dunque anche all’Italia, conviene. Almeno stando alle idee di politica internazionale esposte da “The Donald”, che ora come ora non possiamo sapere se saranno le classiche, elettorali, promesse da marinaio. Dandole per buone con scettica riserva (l’uomo non è esattamente un campione di affidabilità), passiamole in rassegna e vediamo cosa potrebbe comportare la presidenza Trump per noi.

NO GLOBAL
1. «L’americanismo, non il globalismo, sarà il nostro credo». Prima vengono gli Americani («America First»), poi tutto il resto. Il miliardario statunitense è un no global. Sembra paradossale, ma è così. All’origine delle cause sociali che l’hanno portato a battere l’odiosa Hillary Clinton (il tasso reale di disoccupazione più alto dei numeri statistici, l’aumento da 28 a 45 milioni dal 2008 a oggi degli americani che per mangiare ricorrono ai buoni alimentari, il divario fra ricchi e poveri aumentato, tutto questo in barba alle magnifiche sorti progressive del bluff Obama, che sarà ricordato in positivo solo per l’insufficiente Obamacare) c’è proprio la globalizzazione. Prosegui la lettura »

Che disastro Hillary, Trump ce la fa?

di Marcello Foa 

Che disastro Hillary, Trump ce la fa?

Fonte: Marcello Foa

Vuoi vedere che Trump ce la fa? Come sa chi segue cdt.ch, chi scrive non ho mai dato per spacciato il candidato repubblicano, anche quando la maggior parte dei sondaggi attribuiva a Hillary un vantaggio abissale. La maggior parte ma non tutti. E, in genere, di dubbia affidabilità: pronosticare un risultato su scala nazionale consultando 1300 persone non è convincente, tanto più dopo il fiasco del Brexit e di altre elezioni. Avendo seguito dal vivo due campagne presidenziali – nel 2004 e nel 2008 – durante le quali avevo percorso l’America profonda, quella che di solito decide le presidenziali, avevo – e ho tutt’ora – l’impressione che un candidato come Trump potesse essere molto più popolare di quanto l’establishment, di cui i grandi media sono la voce, fosse disposto ad ammettere.

Nell’ultima settimana anche i sondaggi hanno iniziato a segnalare la rapidissima discesa di Hillary e la risalita del repubblicano, che oggi vengono dati praticamente alla pari. Anzi, ieri venivano dati alla pari, prima che esplodesse il nuovo emailgate con la riapertura dell’inchiesta da parte dell’Fbi sui messaggi di posta elettronica cancellati da Hillary. Tra qualche giorno sapremo quale effetto la notizia ha avuto sugli elettori, ma di certo non sarà positivo per la candidata democratica.

Attenzione, si profila uno scenario imprevedibile fino a poche ore fa: il sorpasso di Trump su Hillary nell’ultima settimana della campagna elettorale. L’emailgate è devastante per l’immagine della Clinton, perché alimenta il sospetto che non sia affidabile, che abbia qualcosa da nascondere, che sia una mentitrice seriale ovvero rafforza la diffidenza nei confronti della sua persona che è stato il suo principale handicap in questi mesi. Prosegui la lettura »

Un NO al referendum per rifondare la Repubblica

di Luigi Tedeschi 

Un NO al referendum per rifondare la Repubblica

Fonte: Italicum

Ripristinare la costituzione italiana: una rivoluzione possibile

L’Italia ha veramente necessità di riforme costituzionali?

Il referendum del 4 dicembre renderà la costituzione più moderna ed adeguata al mondo globalizzato? In realtà tale riforma, rafforzando i poteri dell’esecutivo ed istituendo un senato non elettivo, è coerente con la struttura oligarchica assunta dalle istituzioni tecnocratico – finanziarie europee e conforme alla progressiva estraneazione della partecipazione popolare al governo delle istituzioni politiche. Nell’attuale referendum il SI e il NO non sono rappresentativi di contrapposizioni ormai obsolete, quali rinnovamento/conservazione, progresso/tradizione, sinistra/destra ecc.. e non si configurano come un plebiscito pro o contro Renzi. La propaganda mediatica induce gli elettori ad aderire alla innovazione rappresentata dal SI dinanzi all’immobilismo istituzionale protrattosi per oltre mezzo secolo. Ma votare NO significa comunque opporre un rifiuto alla deriva antidemocratica ed oligarchica assunta dalla politica con l’avvento della UE e dell’euro.

Una eventuale vittoria del NO non comporterebbe il ripristino delle forme di partecipazione politica popolare già venute meno negli ultimi decenni. Il NO infatti non è sinonimo di patriottismo costituzionale, ma di conservazione dello status quo esistente, della sussistenza cioè di una costituzione formalmente vigente, ma violata ed abrogata materialmente nei suoi principi fondamentali. Nessuna forza politica, anche di opposizione, si è posta il problema della riconquista della sovranità nazionale espropriata dalla UE e del misconoscimento del valore etico – politico del lavoro quale fondamento della vita sociale e comunitaria dello stato italiano enunciato nell’art. 1 della costituzione stessa. Prosegui la lettura »

Il generale Aoun è il nuovo presidente del Libano

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UN’ALTRA NOTIZIA CHE CI RALLEGRA:

Michel Aoun è il famoso comandante dell’esercito libanese negli anni Ottanta e Novanta: cristiano maronita (come è previsto dalla prassi per la nomina del presidente della Repubblica libanese), gode dell’appoggio del principale partito sciita, Hezbollah, e del leader sunnita Saad Hariri.

Fiero oppositore delle ingerenze israeliane e statunitensi, erede di una amicizia rinnovata con Siria e Iran, conservatore e uomo d’ordine. Questo potrebbe essere un estremo riassunto delle caratteristiche di Aoun. (Fonte Radio Spada) Prosegui la lettura »