Archivio per la categoria MANI PULITE

Un inferno chiamato droga!

ImageSegnalazione di Interris, quotidiano internazionale on-line

di Luca La Mantia

Cannabis, cocaina, stimolanti e allucinogeni. Questa la classifica delle preferenze, in fatto di droghe, degli studenti italiani, riportata nella “Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia“, relativa al 2015 e al primo semestre del 2016, depositata lo scorso dicembre in Parlamento ma pubblicata solo a gennaio 2017. Il tutto mentre alle Camere è fermo il ddl sulla legalizzazione delle cosiddette “droghe leggere”, di cui, complice la tragedia di Lavagna, si è tornato a parlare negli ultimi giorni.

I dati

Il quadro è preoccupante: il 34% degli scolari tra i 15 e i 19 anni ha ammesso di aver consumato stupefacenti almeno una volta nella vita e il 27% ha detto di averlo fatto nell’anno antecedente allo svolgimento della rilevazione. L’85% è monoconsumatore (cioè ha fatto uso di un solo psicoattivo), mentre il 15% è policonsumatore, vale a dire che ha assunto almeno due sostanze diverse. Prosegui la lettura »

UNAR: dopo i libretti gender, orge e sesso LGBTQIA(…)?

UNAR_IENE_sesso_LGBT-mindi Notizie ProVita

Le Iene hanno mandato in onda ieri sera un servizio che contiene accuse pesanti: l’UNAR, che è un ente del Governo italiano, finanzia con i nostri soldi un’associazione LGBTQIA(…) che, dietro la facciata della sauna e del centro massaggi, organizza orge e sesso a pagamento: prostituzione. Anche prostituzione minorile.

Secondo Le Iene,  l’UNAR – l’Ufficio Nazionale anti-discriminazioni razziali del Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio – le avrebbe dato 55mila euro.

La notizia è stata riportata da diverse testate come il Giornale, Libero, Il Resto del Carlino.

La bufera ha investito Francesco Spano (nella foto), direttore dell’UNAR. Che conclude l’intervista delle Iene, in cui dice che non ne sapeva niente (i bandi le associazioni li vincono in base ai documenti cartacei che presentano): «Chiederò se c’è una difformità rispetto a quello che è dichiarato nello statuto e quella che è la loro attività svolta. Nel caso, annulleremo questa assegnazione». Prosegui la lettura »

Rito Massonico nella Chiesa-Madre, il giorno in cui l’Inghilterra si consacra alla Vergine di Fatima

di Maurizio Blondet

Un rito  massonico nella cattedrale anglicana di Canterbury è stato permesso dall’arcivescovo anglicano Justin Welby,  nello stesso giorno in cui, nella cattedrale cattolica di Westminster,   l’arcivescovo Nichols riconsacrava l’Inghilterra e il Galles al cuore Immacolato di Maria, nel centenario della apparizioni di Fatima (17  febbraio  1917. La liturgia è avvenuta davanti ad una statua della Vergine di Fatima, che è stata incoronata durante la cerimonia, alla presenza di quattromila fedeli commossi.

La folla nella cattedrale cattolica

La coincidenza non è sicuramente casuale. I massoni hanno chiesto ed ottenuto la cattedrale di Canterbury per  il trecentesimo anniversario della Gran Loggia di Londra,  dietro pagamento di 300 mila sterline,  donazione che l’arcivescovo ha accettato, dice, perché la  chiesa ha bisogno di riparazioni.  Canterbury, oggi  chiesa primaziale  anglicana, è stata la chiesa madre d’Inghilterra dal tempo della prima evangelizzazione dei sassoni – 597  dopo Cristo, quando  vi giunse  il missionario monaco Agostino inviato da Gregorio Magno,    fino al  1558,  data della morte dell’ultimo metropolita cattolico. L’attuale edificio,  in grandioso stile gotico-romanico,  che risale a poco dopo il 1170 , resta uno dei grandi monumenti del  Cristianesimo, anche perché vi è sepolto san Thomas Becket, ucciso  all’altare  della stessa  cattedrale  mentre diceva Messa il 29 dicembre 1170, da quattro gentiluomini che si ritenne mandati da  re Enrico II.

 

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Pronta la “legge bavaglio” che vuole uccidere la libertà di pensiero e d’espressione sul web

Il “ministero della verità” è alle porte! Imperativo categorico: tacitare il dissenso non conforme

La Costituzione

Blog di diritto ed economia di Giuseppe PALMA

Eccovi un estratto del disegno di legge di iniziativa parlamentare che pone fine alla libertà di pensiero e d’espressione sul web.

Chiunque diffonde o comunica voci o notizie false, esagerate o tendenziose […] è punito con la reclusione non inferiore a dodici mesi o con l’immenda fino a euro 5.000,00.

E chi decide se una notizia è esagerata o tendenziosa? Quale è il metro di misura del concetto di voce o notizia esagerata o tendenziosa? Chi lo stabilisce? Il Governo? Un’autorità filo-governativa? Una multinazionale dell’informazione su delega del Governo? Il MINISTERO DELLA VERITÀ di orwelliana memoria?

Ancora una volta la Costituzione, e nello specifico il primo commadell’art. 21, è stuprata con violenza! Nella totale indifferenza generale…

Ci stanno togliendo la libertà, ma credo che – all’ultimo metro – falliranno inesorabilmente. Una mia zia, che purtroppo ora non c’è più, diceva sempre: “Cercare di reprimere la libertà è come mettere Gesù Cristo in carcere: scompare per poi riapparire da quest’altra parte delle sbarre“!

Giuseppe PALMA

Fonte: http://lacostituzioneblog.com/2017/02/17/arrivano-i-nazisti-la-legge-bavaglio-che-vuole-uccidere-la-liberta-di-pensiero-e-despressione-sul-web-il-ministero-della-verita-e-alle-porte/ Prosegui la lettura »

In arrivo la legalizzazione dell’eutanasia in Italia

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Potrebbe essere presto legge il modello adottato con Eluana Englaro, fatta morire di fame e di sete per la decisione del padre, fingendo che si trattasse di scelta della vittima
da Verità e Vita

La soppressione di Eluana Englaro diventa il modello adottato dalla legge: il tutore potrà far morire il soggetto incosciente negandogli, oltre che le terapie, anche il cibo e l’acqua.
Il progetto di legge in materia di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento che sta per giungere all’Aula della Camera dei Deputati legalizza esplicitamente l’uccisione dei minori e degli incapaci per decisione dei loro genitori e dei loro tutori.
Il modello adottato è quello della soppressione di Eluana Englaro, fatta morire di fame e di sete per la decisione del padre/tutore, fingendo che si trattasse di scelta della vittima. Quello che i Giudici decisero in quello sciagurato caso, la proposta di legge vuole rendere legale e normale.

I MEDICI NON POTRANNO RIFIUTARSI
Il testo dell’art. 2 (Minori e incapaci) è chiarissimo: “Il consenso informato (…) è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno”. Quindi, il minore o l’incapace (se potranno: ma ovviamente non potranno farlo né i neonati né le persone in stato di incoscienza) potranno esprimere la loro volontà rispetto alle scelte terapeutiche, ma saranno genitori, tutori ed amministratori di sostegno a manifestare il consenso informato, l’unico ad essere efficace dal punto di vista giuridico, quello sulla base del quale potranno essere iniziate o interrotte terapie. Prosegui la lettura »

Di nuovo Castellucci ed ecco S. Giovanna d’Arco “transgender”

Nel gennaio 2012 il nostro Circolo Christus Rex organizzò una Messa riparatrice allo spettacolo blasfemo di Milano, in cui veniva lanciato dello sterco sul volto di Cristo. Ma a Castellucci piace attaccare la Religione e ci riprova:

Segnalazione di Corrispondenza Romana

Duole che gli Italiani vengano conosciuti all’estero per la loro blasfemia. Ancor più duole che il nome del nostro Paese sia associato a quello dei suoi “figli” degeneri.

Di Romeo Castellucci (nella foto) ci eravamo già occupati. Anzi, se n’era occupata la stampa internazionale per la sua oscena rappresentazione dal titolo Sul concetto di volto di Dio, la cui scena centrale consiste in una gigantografia del Cristo raffigurato da Antonello da Messina nel Salvator Mundi, letteralmente inondato di liquami ed escrementi. Siamo purtroppo costretti a parlar di nuovo di questa sorta d’impenitente iconoclasta, acclamato dalla grancassa mediatica, per denunciare l’ennesima sua opera blasfema, opera che ha massacrato l’oratorio drammatico scritto da Paul Claudel e composto da Arthur Honegger, Giovanna al rogo, evidentemente dedicato a Santa Giovanna d’Arco. Prosegui la lettura »

Fraternità, addio!

E’ un addio che noi abbiamo detto da tempo, constatando quello che lo stesso Mons. Fellay ha ammesso, ovvero che oramai, di fatto, da anni ci sono rapporti normali con il Vaticano, che però è occupato dai modernisti. Se ne aggiungono altri. Motivati e seri, sebbene ancora incompleti, a nostro giudizio. (IL CIRCOLO CULTURALE CHRISTUS REX)

Segnalazione di F.A.

Articolo pubblicato sul sito spagnolo Syllabus

Tutto sembra indicare che stiamo assistendo alla lenta e penosa morte della Fraternità Sacerdotale San Pio X, per mano degli astuti modernisti romani e dei liberali oggettivamente traditori della Fraternità, forse soggettivamente ingenui, Dio lo sa.
Tutta una serie di interviste a Mons. Fellay e a Mons. Pozzo stanno preparando l’opinione pubblica a dare il benvenuto alla notizia dell’erezione della prelatura San Pio X.

A quel punto, dopo molti anni di persistente lavoro, il diavolo avrà raggiunto il suo scopo: demolire il gran baluardo creato da Mons. Lefebvre in difesa della Tradizione e per combattere il modernismo scatenatosi nel concilio Vaticano II.

Mons. Fellay, in tutte queste interviste e nei suoi discorsi, basa la sua argomentazione su due temi fondamentali.

Il primo è che oggi Roma accetta di discutere quello che ieri era l’indiscutibile Vaticano II.
Per Mons. Fellay, questo sarebbe un segno che a Roma sarebbero disposti a correggere gli errori del Vaticano II. Ma discutere qualcosa significa solo due cose: o riprovare e condannare quello che si discute o approvarlo ed accettarlo. Discutere non equivale necessariamente a condannare.
Per Mons. Fellay, discutere significa anche mettere in dubbio. Ma non è così che l’intendono i modernisti a Roma. Loro, infatti, sapendo esattamente cosa significa il Concilio, intendono applicarlo fino alle sue ultime conseguenze, e ne hanno il potere, nonostante ci sia un piccolo gruppo che osa dire qualcosa contro.

L’unica cosa che dovrebbe dire la Fraternità a Roma è: rigettiamo categoricamente il Concilio.
Com’è possibile discutere qualcosa che tanti seri studi teologici – anche da parte della Fraternità – hanno abbondantemente dimostrato che debba condannarsi e che non ha valore come magistero della Chiesa?
Com’è possibile discutere e non rigettare decisamente ciò che Mons. Lefebvre indicò come il male peggiore di tutta la storia della Chiesa?

Lo stesso Segretario dell’Ecclesia Dei, Mons. Pozzo, ha appena detto, senza discussioni: “Un buon cattolico non può rifiutare il Concilio”. Pertanto il Concilio, in sé, continua ad essere inamovibile e indiscutibile.

La Fraternità ha accettato di entrare nella logica della ratzingeriana “ermeneutica della continuità”, per “interpretare cattolicamente” ciò che è premeditatamente infestato di errori. A questo modo essa condivide il machiavellismo dei liberali romani, per imporre il soggettivismo invece della dottrina oggettiva.

Qualche volta, Mons. Fellay, seguendo Mons. Williamson,  ha detto che il Vaticano II è una torta in cui qualcuno ha messo e mescolato del veleno, e che quindi è tutto da buttare. Ma poi, dimenticando quelle parole, ha affermato che il 95% del Vaticano II è buono e accettabile. Oggi dice di essere disposto a discuterlo, che non significa certo che bisogna rifiutarlo.
Il fatto è che Mons. Fellay, come Eva, si è messo a discutere col diavolo, e il diavolo è così astuto che ha saputo intrappolare questi orgogliosi liberali della Fraternità nelle sue scenografie seduttrici, con la famosa promessa: “non morirete”.

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“Le foibe non esistono”. Nell’Emilia che da 70 anni odia gli esuli istriani

http://m.ilgiornale.it/news/2017/02/15/le-foibe-non-esistono-nellemilia-che-da-70-anni-odia-gli-esuli-istrian/1364298/

Volantini negazionisti dove nel ’47 i partigiani buttarono il latte pur di non darlo ai profughi

di Stefano Zurlo

Sembrano pezzi da museo. Fossili di un’ altra epoca. Zavorra delle ideologie. E invece no: quei fogli in vista sulla bacheca del Comune sono cronaca.

 Non un frammento di storia, ma materia incandescente di polemiche ancora attualissime. Sarà che a San Cesario sul Panaro, nella pianura piatta che corre da Modena a Bologna, la macchina del tempo è andata in tilt. Chissà. Certo, fa impressione leggere quel che i compagni di Rifondazione comunista hanno attaccato al muro. «Le foibe – è l’ incipit – sono una menzogna fascista».

Cosi, bastano poche parole per oltraggiare dopo settanta anni i profughi sopravvissuti alle carneficine lungo il confine orientale e costretti poi a lasciare le loro terre. Altro che giornata del ricordo: il 10 febbraio diventa l’occasione per ribaltare la storia, anzi per seppellirla di nuovo sotto i dogmi del negazionismo più sfrenato. «Nella foiba di Basovizza – si legge in questo stupefacente documento – quando si è scavato alla ricerca di corpi sono stati trovati i resti di alcuni soldati tedeschi e alcune carcasse di animali». Prosegui la lettura »

Alinsky: l’ideologo della Clinton e di Obama che adorava Satana e Marx

 

Alinsky ideologo di ObamaRoma, 8 feb – “I miei critici hanno ragione quando mi chiamano un “Outside Agitator”. Quando una comunità è disperata c’è bisogno di qualcuno che venga ad agitare le acque. Questo è il mio compito” (S.Alinsky). Saul Alinsky fu uno dei più influenti capiscuola dell’estrema sinistra americana, ideologo di Barack Obama e di Hillary Clinton, attivista e scrittore statunitense, teorico della rivoluzione radicale di massa finalizzata alla distruzione dei valori della società occidentale. “Per operare un concreto cambiamento, demoliremo la comune visione morale umana degli ultimi millenni”. Egli concepì un modello organizzativo modulato sul concetto Gramsciano della “lunga marcia attraverso le istituzioni, per cambiare la cultura Occidentale”. Sostenne come orizzonte valoriale un assoluto relativismo etico, sconvolgendo le masse affinché rinuncino all’autodeterminazione e all’indipendenza per subire il controllo in una società plasmata secondo la visione delle elite. Teorico delle “nobili bugie”, atto a ottenere il successo tramite disinformazione e depistaggio, segretezza e inganno al fine di garantire l’egemonia culturale di un “Globalismo Elitarista”. “Stiamo lavorando con discrezione, E per tutto il tempo neghiamo con la voce ciò che facciamo con le mani.”  A suo avviso i cittadini non avrebbero capacità di comprensione, ignorando il quadro globale politico e sociale, così da ritenere necessario “non dare alla gente ciò che vuole, ma ciò che noi decidiamo che debba volere”, attraverso “l’uso della bugia per raggiungere un fine elevato.”Alinsky fu uno dei guru più influenti del Sessantotto, un profeta di quella “controcultura” che influenzò tutti i dirigenti del Partito Democratico e i leader dei movimenti di sinistra. Il suo obiettivo fu di addestrare “agitprop” o “agitatori-propagandisti”, sobillatori sociali che incitassero a compiere azioni di rivolta e di ribellione “In particolare – sottolinea – in quartieri poveri, nei quartieri urbani più degradati e nelle comunità più difficili” Tra loro molti nomi noti oltre, come vedremo, Barack Obama e Hillary Clinton.

BIOGRAFIA
Saul Alinsky, figlio di immigrati ebrei russi, sostenne l’unione sovietica collaborando col Partito Comunista e raccolse fondi per le Brigate Internazionali durante la Guerra Civile Spagnola. Dopo il patto russo-tedesco del 1939, si disse disponibile ad entrare nei servizi segreti americani. Laureato in criminologia, psicologo del Joliet State Prison dell’Illinois, studiò la vita carceraria avvicinandosi alla banda di Al Capone, in modo particolare al luogotenente Frank Nitti. Le sue idee vennero adottate negli anni ’60 da alcuni universitari americani e da altri giovani appartenenti alla Controcultura di quegli anni, che le usarono come fondamento delle loro strategie di organizzazione dei campus Universitari. Gli attivisti qui addestrati vennero in seguito inviati nei luoghi caldi delle lotte sociali americane. Sono stati all’origine del sindacato dei braccianti agricoli in California, quello di Cesar Chavez, hanno collaborato con il Civil rights movement e con il Black Power, nei ghetti neri di New York e nei barrios messicano-americani Californiani.

Alinsky, accusato di essere rivoluzionario e “marxista”, venne comunque invitato a Milano dall’arcivescovo Montini, futuro Papa Paolo VI, per tenere dei seminari sulle sue “tecniche organizzative”. Le idee di Alinsky sono contenute fondamentalmente in due libri: “Reveille for Radicals” (1946) e “Rules for Radicals” (1971), quest’ultimo dedicato nientepopodimeno che a: “Satana – primo rivoluzionario della storia”: «the first radical known to man who rebelled against the establishment and did it so effectively that he at least won his own kingdom —Lucifer».
Il Time scrisse nel 1970: “Non è esagerato sostenere che la democrazia americana è stata cambiata dalle idee di Alinsky”

HILLARY CLINTON
La Tesi di laurea di Hillary Rodham Clinton al Wellesley College fu proprio su Alinsky, nel 1968, dal titolo “C’è solo la lotta: un’analisi del modello di Alinsky “. Hillary Clinton si considera una vera discepola di Alinsky, con cui lei stessa ha intrattenuto rapporti epistolari per molti anni. Hillary collaborò diverse volte con la IAF Industrial Areas Foundation (IAF), fondata da Alinksy nel 1940 per addestrare quelli che chiamava “Outside Agitators”, gli agitatori, definiti anche “Community Organizers“. In due occasioni Hillary fece da testimonial per la Washington Interfaith Network, affiliata alla IAF. In una lettera, datata 8 luglio 1971, Berkeley, Hillary chiedeva ad Alinsky: “Quando esce il suo nuovo libro [«Rules for Radicals»]? O forse è già uscito e io ho mancato il compimento della Rivelazione? Ho bisogno di nuovo materiale per spronare le persone. Lei adesso è rivalutato dai politici della Nuova Sinistra. Sono sopravvissuta alla scuola di Giurisprudenza, mantenendo intatto il mio zelo come “organizer”.

Una volta arrivata alla Casa Bianca, però, durante la presidenza del marito, le esigenze della sua immagine la costrinsero a nascondere i suoi legami con Alinsky. I Clinton addirittura imposero al Wellesley College di sigillare la tesi di laurea della First Lady. Un veto durato fino al 2001. Attualmente ne esiste un solo esemplare, consultabile presso la biblioteca di Wellesley in condizioni molto restrittive: non si può portare una penna, non si possono fare più di due fotocopie e via di seguito. Zelante adepta di Alinsky, nel voler “demolire la comune visione morale degli ultimi millenni”, Hillary Clinton parla di svellere “I codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose, e i condizionamenti strutturali sociali”. “Deep-seated cultural codes, religious beliefs, and structural biases have to be changed” (Hillary Clinton – “2015 Women in the world summit”). Ed ancora: “Le leggi non contano molto se non sono imposte con la forza non solo sulla carta ma in pratica, e le decisioni devono essere messe in atto con risorse e volontà politica”. Il termine usato è “enforced”: imposto con la forza.

BARACK OBAMA
Anche Obama è stata influenzato dal sistema di Alinsky. Negli anni ottanta il giovane Barack seguì un corso nazionale di training sui suoi metodi organizzativi “per la conquista del potere” alla Industrial Areas Foundation (IAF), e trascorse con Alinsky i suoi anni “più formativi”. “Gli anni con Alinsky come community organizer mi diedero la miglior educazione della mia vita”(B. Obama). Nel 1985, la Industrial Areas Foundation fece un’offerta di lavoro a Barack Hussein Obama. Si trattava di arruolarlo per organizzare le rivolte afroamericane del South Side (una carica simile fu offerta anche alla giovane Clinton, che però rifiutò). Obama accettò e seguì il corso di addestramento come “Community Organizer”, passando poi a lavorare per il Developing Communities Project, della IAF. Il suo istruttore, Mike Kruglik, lo riteneva “un maestro dell’agitazione”. Il biografo di Alinsky, Sanford Horwitt sostiene che non solo Obama ha seguito scrupolosamente gli insegnamenti di Alinsky come organizzatore di comunità, ma che tutta la sua campagna presidenziale del 2008 fosse stata influenzata dal sistema di Alinsky. Lo slogan della campagna politica di Obama, “Change!” (Cambiamento), è lo slogan del libro di Alinsky, “Rules for Radicals”.

SAUL ALINSKY, “UN MODELLO PER I SATANISTI AMERICANI DI SINISTRA
Alinsky vedeva in Lucifero “il primo vero radical–comunista della storia”, dedicò quindi il suo famoso libro “Regole per i radicali” a Lucifero:
“Lest we forget at least an over-the-shoulder acknowledgment to the very

first radical: from all our legends, mythology, and history (and who is to

know where mythology leaves off and history begins—or which is which),

the first radical known to man who rebelled against the establishment and did it so effectively that he at least won his own kingdom—Lucifer.”

SAUL ALINSKY

I satanisti americani lo considerano “Un modello per i satanisti”, legati alla sinistra politica.

Federico De Feral

Bibliografia e citazioni:

“Saul D.Alinsky, un modello per i Satanisti di sinistra” (A role model for left-wing Satanists: http://theisticsatanism.com/politics/Alinsky.html

“CONSIDERIAMO SAUL D. ALINSKY UN MODELLO PER I SATANISTI DI SINISTRA”: lo ha scritto nel 2005 Diane Vera (leader “satanista teista” di New York) : “Alinsky è un modello eccellente per i satanisti politici di sinistra, sia teisti sia razionalisti. Ha sposato un sacco di valori che sono familiari ai satanisti di oggi, come la sua enfasi sul potere e l’interesse personale”.

“Se esiste una vita dopo la morte, io sceglierei risolutamente di andare all’inferno. L’inferno sarebbe il paradiso per me. I dannati sono la mia gente” (S.Alinsky)

“Le qualità che stavamo cercando di sviluppare negli organizzatori non possono essere insegnate. Loro possono ottenerle solo tramite un miracolo dall’alto…o dal basso” (S.Alinsky)

Rules for Radicals: https://archive.org/stream/RulesForRadicals/RulesForRadicals_djvu.txt

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Predicare alla Curia romana tra Martin Lutero e gli ebrei

ECUMANIA BERGOGLIONA

Il francescano Giulio Michelini guiderà gli Esercizi spirituali di Bergoglio dal 5 al 10 marzo ad Ariccia. Pubblichiamo un’analisi di “padre” Messa sui predicatori “pontifici”

Gli Esercizi spirituali del “Papa” e della Curia romana del 2016 (Foto LAPRESSE)

PIETRO MESSA*

Ogni anno a inizio Quaresima si svolge una settimana di Esercizi per la Curia romana; con papa Francesco essi si svolgono fuori dalle mura vaticane così da favorire il raccoglimento e in questo si può cogliere un tratto del suo essere gesuita. Ma l’influenza ignaziana fu determinante fin nell’istituzionalizzazione di tale momento; infatti Pio XI nel 1239 con l’enciclica Mens nostra oltre a evidenziare l’importanza degli esercizi spirituali annunciò che diede «le opportune disposizioni affinché un corso di santi spirituali Esercizi abbia luogo ogni anno in questa Nostra Sede Vaticana». E così da allora, eccetto alcune sporadiche eccezioni dovute a celebrazioni giubilari o conciliari, ogni anno qualcuno è chiamato a tenere un ritiro al papa e ai suoi collaboratori e la scelta dei predicatori è simultaneamente rivelatrice dell’orientamento di ogni pontificato e nel frattempo una indicazione per la Chiesa tutta.

C’è anche da segnalare che in alcuni anni la scelta del predicatore è motivata da determinate ricorrenze e celebrazioni: così in prospettiva del Sinodo del 2008 inerente a «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa» è stato invitato un biblista di fama internazionale ossia il gesuita Albert Vanhoye mentre nel 2015 a motivo dell’Anno della Vita consacrata è chiamato il carmelitano Bruno Secondin. Ma non secondario nella scelta dei predicatori è il Concilio Vaticano II e la sua recezione; infatti quasi come conseguenza della costituzione Dei verbum – che secondo una certa vulgata avrebbe riconsegnato alla Chiesa la Sacra Scrittura – negli ultimi decenni, oltre al già ricordato Albert Vanoye, vi sono altri biblisti di primo livello che predicano. Così nel 1978 è lo stesso rettore del Pontificio Istituto Biblico, ossia il gesuita Carlo Maria Martini; nel 1982 tocca al biblista francese Stalislas Lyonnet; poi al cardinale Giovanni Saldarini, pure lui biblista; non poteva mancare Gianfranco Ravasi che nel 2013 li predicò subito dopo l’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI; e nel 2016 Ermes Ronchi.

Non è che prima ne fossero mancati quali per esempio il gesuita Giuseppe Filograssi, professore di Sacra Scrittura, che predicò per ben due volte gli Esercizi in Vaticano, ossia nel 1939 e nel 1944; interessante è considerare che nel frammezzo di tale predicazione nel 1943 fu pubblicata l’enciclica Divino afflante spiritu di Pio XII «sul modo più opportuno di promuovere gli studi biblici» in occasione del cinquantesimo anniversario della pubblicazione da parte di Leone XIII dell’enciclica Providentissimus Deus sullo «studio delle Sacre Scritture».

Significativo che anche nel 2017 venga invitato un biblista ossia il padre Giulio Michelini; infatti è il quinto centenario della riforma protestante che si fa iniziare convenzionalmente con l’affissione nel 1517 alle porte della chiesa di Wittenberg da parte di Martin Lutero delle celebri tesi. E quale tratto caratterizzante del protestantesimo è indicata la preminenza data alla Sacra Scrittura; quindi la scelta di un biblista ha un significativo valore ecumenico. Tuttavia in Martin Lutero, come in altri che in quei secoli fecero propria l’ansia di riforma, vi fu un non marginale pensiero e azione antigiudaica – al riguardo importante l’introduzione di Adriano Prosperi al volume di Martin Lutero, «Degli ebrei e delle loro menzogne» (Torino 2008) – tanto che quando a Norimberga fu condannato a morte Julius Streicher, direttore della rivista antisemita nazista Der Stürmer, egli disse che al suo posto doveva esserci proprio Martin Lutero. Per esempio tra i Frati Minori osservanti spesso la predicazione era accompagnata da una ostilità verso gli ebrei come nel caso di Bernardino da Feltre – una sua predica a Firenze ebbe come esito l’aggressione della casa di un ebreo che stava per essere ucciso (cfr. Let. Pellegrini, «Tra la piazza e il Palazzo. Predicazione e pratiche di governo nell’Italia del Quattrocento», in «I frati osservanti e la società in Italia nel secolo XV», Spoleto 2013, pp. 120-121 – o Giovanni da Capestrano. Nel tentativo di comprensione di quest’ultimo il professore Giacomo Todeschini ha sintetizzato il tutto con l’espressione «guardiano della soglia» (cfr. F. Sedda, Giovanni da Capestrano un antisemita?, in L. Pezzuto, Giovanni da Capestrano. Iconografia di un predicatore osservante dalle origini alla canonizzazione, Roma 2016, pp. 279-287).

Considerando tutto ciò significativo è che in questo 2017 il predicatore degli esercizi alla Curia romana non solo sia un biblista ma anche un appassionato degli studi ebraici (cfr. per esempio il suo contributo «Nicola da Lira e l’esegesi giudaica», in «I Francescani e gli Ebrei», Firenze 2013, p. 277-296) che ha fatto ricerca e coltiva relazioni con centri di cultura ebraici. Tutto questo potrebbe contribuire a che unitamente le diverse confessioni cristiane giungano non tanto a una «richiesta di perdono» per il passato, ma ad avere un’onestà intellettuale come fece Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Operosam diem indirizzata nel 1996 al cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, in occasione del XVI centenario della morte di sant’Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa.

In questo Documento, Giovanni Paolo II, pur elogiando il pensiero del Santo, afferma che «inadeguato si rivelò» l’atteggiamento avuto da Ambrogio riguardo agli ebrei. Infatti il Pontefice parlando del rapporto di Ambrogio con le autorità civili scrive: «Era una strada difficile da percorrere, tutta da inventare; ed Ambrogio dovette di volta in volta precisare meglio modalità e stile. Se gli riuscì di coniugare fermezza ed equilibrio negli interventi già menzionati — nella questione cioè dell’altare della Vittoria e quando fu richiesta una basilica per gli ariani — inadeguato si rivelò invece il suo giudizio nell’affare di Callinico, quando nel 388 venne distrutta la sinagoga di quel lontano borgo sull’Eufrate. Ritenendo infatti che l’imperatore cristiano non dovesse punire i colpevoli e neppure obbligarli a porre rimedio al danno arrecato (Cfr. S. Ambrosii, Ep. extra coll. I, 27-28) andava ben oltre la rivendicazione della libertà ecclesiale, pregiudicando l’altrui diritto alla libertà e alla giustizia».

* Pontificia Università Antonianum. Confratello di padre Michelini

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