Archivio per la categoria Storia

La battaglia del Fascismo contro la Mafia

14067518_1439290236097841_6467948003388622642_ndi Edoardo Chiapino

“Signori, è tempo che io vi riveli la mafia. Ma prima di tutto voglio spogliare questa associazione brigantesca da tutta quella specie di fascino, di poesia, che non merita minimamente. Non si parli di nobiltà e di cavalleria della mafia, se non si vuole insultare tutta la Sicilia” (Benito Mussolini, Camera dei Deputati, 27 Maggio 1927)

CONTINUA LA LETTURA SU:

http://ordinefuturo.net/2017/01/12/5271/ Prosegui la lettura »

Michele di Portogallo: la guerra di un re contro la massoneria

File:Michael of Portugal.jpgIL GRAFFIO

di Raimondo Gatto

Vi sono personaggi che, pur avendo reso grandi servigi alla causa della Verità, della Religione, e dell’Ordine Cristiano  non hanno trovato posto nella storiografia materialista post-rivoluzionaria e contemporanea, specie ora che gli eroi sono Gandhi, Martin Luter King, Nelson Mandela. La figura del Re Michele I di Portogallo deve trovare il giusto posto tra gli eroi della Cristianità a fianco di Andreas Hofer, Chollet, Simone di Montfort, Ferdinando d’Asburgo e Don Carlos di Borbone. Michele di Portogallo, assieme a Re Sebastiano d’Avis, sono il simbolo di chi seppe  seppero anteporre gli agi di una vita tranquilla e oziosa, la difesa della verità, della tradizione, e del proprio onore.

D. Miguel nacque il 26 ottobre del 1802 a Queluz nel palazzo reale dell’ omonima cittadina portoghese, e fu, il settimo figlio di  Giovanni VI, Re di Portogallo ed Algarve,  poi Imperatore del Brasile, la madre Gioacchina Carlotta  fu la figlia primogenita di Carlo IV di Spagna. Egli regnò in Portogallo tra il 1828 e 1834, período nel quale esplose  la Guerra Civile portoghese (1831-1834) provocata dai liberali e dalla massoneria cosiddetta “azzurra”, dipendente da
Londra . La sua autorità fu osteggiata da quei monarchi che si erano venduti alla democrazia liberale iscrivendosi alle “logge”; essi, pur di conservare il Trono, accettarono le istituzioni rivoluzionarie nel periodo successivo al Congresso di Vienna. A fianco di D. Miguel fu soprattutto  il popolo portoghese incarnato dal partito legittimista detto “miguelista”; Prosegui la lettura »

L’azione di Jean Ousset, saggio pratico sulla Contro-Rivoluzione

copertina azione bozza.cdrdi Gianandrea de Antonellis

«Se a Pietroburgo, nel 1917, ci fossero state solo poche migliaia di uomini ben certi di quello che volevano, non avremmo avuto mai potuto prendere il potere in Russia». Questa frase di Lenin apre il saggio di Jean Ousset, L’azione. Manuale per una riconquista cattolica politica e sociale (Il Giglio, Napoli 2016, p. 232, € 15), per la prima volta proposta in italiano grazie alla traduzione di Guido Vignelli.

Lo scritto del pensatore francese, tuttora validissimo nonostante mezzo secolo di vita, indica come formare una élite che sappia opporsi al processo rivoluzionario. Gli uomini della controrivoluzione esistono, ma sono portati ad agire separatamente; manca cioè quasi totalmente una rete, cioè un ambiente organizzato, in grado di valorizzare e concretizzare i loro sforzi. Si va dalla magistratura al sindacato, da un club ad un gruppo di ex compagni di classe. Naturalmente, vi sono alcune reti più influenti di altre ed è bene vigilare affinché le prime non cadano in mano all’avversario.

Le principali reti sono quelle del clero, degli intellettuali (docenti, scrittori, giornalisti), dei politici, dei capi d’impresa e dei giovani. Ma in cosa consiste precisamente l’azione? Essa varia a seconda dei soggetti: in generale deve trasformare ogni singola attività da mero solipsismo in capacità di armonizzarsi con gli altri individui che operano in senso controrivoluzionario. All’azione personale e sulle reti, va affiancata quella verso la massa, l’opinione pubblica: in questo, sottolinea Ousset, la Chiesa può svolgere un ruolo fondamentale. Prosegui la lettura »

La prima insurrezione antigiacobina nella penisola italiana

viva_mariaE’ uscito il secondo libro nell’arco di un anno circa (l’altro è quello su Fatima di Arai Daniele) scritto da nostri collaboratori.  Stavolta l’autore è Raimondo Gatto, con “Zingari”, che sarà presentato prossimamente, ovviamente a Verona. Presto i dettagli.

di Raimondo Gatto

Vi è una data che segnala l’inizio dell’espansione rivoluzionaria in Italia, ed è il 5 aprile 1794, quando l’esercito francese entrò nel territorio della Repubblica di Genova per aggredire il Regno di Sardegna passando il confine di Ventimiglia, territorio della Serenissima.
Gli eserciti dell’Assemblea nazionale avevano già occupato la Savoia e la Contea di Nizza, in omaggio al risibile pretesto dei “sacri confini stabiliti dalla natura”, e della “lingua comune”.  Ci volle
molto tempo perché il “principio di nazionalità” entrasse nel bagaglio della rivoluzione; fu Napoleone III nel 1856, a consacrarlo alla vigilia dell’intervento a fianco del Piemonte, per giustificare la guerra contro l’Austria, distruggendo quello di legittimità.
Utilizzando questi motivi i rivoluzionari entrarono nella penisola italiana allo scopo di sconfiggere l’esercito piemontese che unitosi agli austriaci dopo la dichiarazione di Pilnitz tentò di erigere una diga per fermare gli aggressori; al Regno di Sardegna e all’Austria si uni la Prussia, che però si tirò fuori dalla mischia poco tempo dopo.
Il fratello di Robespierre, Agostino aveva tentato di fermare il Piemonte, chiedendo in cambio di Nizza Savoia e della Sardegna, mano libera sulla Lombardia e sugli ottantasette feudi imperiali del tortonese che dipendevano da Vienna. Vittorio Amedeo III rifiutò lo scambio e si accinse a consolidare la sua alleanza con l’Austria.
Per entrare in Piemonte bisognava passare per il territorio della Repubblica di Genova, poiché il piano prevedeva di transitare attraverso la valle del Tanaro e della Bormida, attaccando l’esercito austriaco che vigilava sulla Lombardia; chiave di volta era la fortezza sabauda di Saorgio, che una volta occupata non avrebbe trovato altra resistenza a guardia della pianura padana; nel giugno del 1793, i piemontesi riuscirono a bloccare i francesi sul colle dell’Authion e del Raus; un altro obiettivo dei francesi era di occupare il porto sabaudo di Oneglia, dove le navi del regno contrastavano
quelle dei rivoluzionari. Prosegui la lettura »

Norma Cossetto: la stuprata era fascista, le femministe non piangono, 4 ottobre 1943, violenze dei partigiani, stupri dei partigiani

image: http://www.ilprimatonazionale.it/wp-content/uploads/2016/10/08_57_gdv_f1_1224_a.jpg

Norma Cossettodi Federico Savastano

Sono trascorsi settantatré anni dalla morte di Norma Cossetto, ventitreenne studentessa italiana d’Istria, uccisa barbaramente da un nucleo di partigiani. La Storia degli ultimi anni di guerra in Italia, all’indomani dell’8 Settembre 1943, è costellata di episodi di violenza e di odio senza precedenti. Nella nostra penisola furono infatti registrati fatti di singolare efferatezza non soltanto da parte dei “Liberators” ma anche dei partigiani, che assai di frequente si lasciarono andare a mattanze sanguinarie nei confronti di fascisti e collaborazionisti (spesso solamente ritenuti tali).

Ci troviamo in Istria e sono trascorse appena tre settimane dall’Armistizio di Cassibile. Norma Cossetto è la figlia del dirigente locale del Pnf, laureanda in lettere e filosofia presso l’Università di Padova. E’ in questo brevissimo lasso di tempo che la famiglia Cossetto inizia a ricevere minacce e intimidazioni da parte dei partigiani jugoslavi e italiani presenti nell’area, finchè il 26 Settembre la ragazza viene convocata presso il comando partigiano. Dopo un interrogatorio e pressanti richieste di abiurare la propria fede fascista (richieste respinte da parte della ragazza) Norma viene rilasciata e ricondotta a casa, soltanto per esserne nuovamente prelevata il giorno successivo e ricondotta nella ex-caserma dei Carabinieri di Visignano, poi nella scuola di Antignana, trasformata in prigione. Prosegui la lettura »

Splendori d’ancien Régime. L’altare portatile del Cardinal Francesco Maria de’ Medici (1660-1711) e la devozione religiosa della famiglia medicea

imagePer non dimenticare cosa fu la Tradizione

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

http://www.prolocosigna.it/notizie/2016/il-granducato-mediceo-fra-storia-arte-e-devozione

http://www.prolocosigna.it/notizie/2016/il-granducato-mediceo-fra-storia-arte-e-devozione/image/image_view_fullscreen

L’Altare da viaggio del Cardinale Francesco Maria de’ Medici

Il Comune di Signa e l’Associazione Scambi Internazionali hanno organizzato a Signa presso la Sala dell’Affresco del Palazzo comunale una mostra dal titolo Il Granducato mediceo tra storia, arte e devozione. L’Altare da viaggio del Cardinal Francesco Maria [1660-1711].

La mostra, curata da Maurizio Catolfi, che si svolgerà dal 26 novembre al 18 dicembre 2016, è incentrata sull’altare da viaggio appartenuto alla famiglia Medici,attualmente giacente nei depositi delle Gallerie degli Uffizi. Attraverso le storie dei personaggi del Granducato mediceo, la mostra racconta quel periodo straordinario nel quale Firenze era centro di potere politico ed economico ma anche culturale e artistico, e porta  una riflessione e un approfondimento su un tema caro alla famiglia granducale: la devozione. Per questo motivo è stato scelto di esporre un oggetto significativo e allo stesso tempo di raro interesse artistico e storico anche per la unicità del pezzo: un altare portatile che testimonia i viaggi devoti della  famiglia Medici, in questo caso appartenuto al Cardinal Francesco Maria, fratello del Granduca Cosimo III e figlio di Vittoria della Rovere e Ferdinando II. Verranno esposti  anche alcuni ritratti della Famiglia Medici in modo da ricreare una semplice ma suggestiva contestualizzazione. La mostra mette in evidenza anche il forte legame fra Cosimo III e Signa, e come la Beata Giovanna abbia avuto un ruolo importante nella devozione della famiglia Medici.

Orario di apertura al pubblico. Mattino: tutti i giorni (compresi sabato e festivi) dalle 9.30 alle 12.30.Pomeriggio: martedì, giovedì e sabato dalle 15.00 alle 17.00 – Ingresso libero-

La presentazione della mostra e del relativo catalogo è fissata alle ore 15.00 di sabato 26 novembre presso la vicina Pieve di San Lorenzo. Prosegui la lettura »

Veneto 1866: da Lissa all’Unità: resistenza, plebiscito, emigrazione

Per informazioni: christusrex@libero.it 

Segnalazione Edizioni Il Cerchio

Acquisizione diretta: http://www.ilcerchio.it/veneto-1866-da-lissa-all-unita-resistenza-plebiscito-emigrazione.html

A centocinquant’anni di distanza dall’unità del Veneto al Regno d’Italia, seguita alla cosiddetta “Terza Guerra d’Indipendenza”, questo volume pone l’attenzione agli eventi che caratterizzarono l’adesione della terra di San Marco al neonato Stato unitario; dalla “paradossale” battaglia di Lissa, dove una flotta di veneti vinse quella italiana, al discusso plebiscito per l’annessione sino alla seguente diaspora veneta nelle grandi emigrazioni di della seconda metà dell’Ottocento e del primo Novecento. Per comprendere al meglio una parte meno nota della storia veneta.
FRANCESCO MARIO AGNOLI è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 1986 al 1990 e Presidente della II sezione della Corte d’Appello di Bologna; con Il Cerchio ha pubblicato, fra gli altri, Le insorgenze anti-giacobine in Italia 1796-1815 (2003); Il giacobino pentito. Vita, morte e battaglie del generale Giuseppe La Hoz (2009); Scristianizzare l’Italia (2011); fra gli autori del testo Grande Guerra: le radici e gli sconfitti (2015).

ETTORE BEGGIATO è stato Consigliere regionale dal 1985 al 2000 e Assessore dal 1993 al 1995; promotore della legge regionale 8/07 per la “Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto”. Per Il Cerchio ha pubblicato 1809: l’insorgenza veneta. La lotta contro Napoleone nella terra di San Marco (2009); Lissa. L’ultima vittoria della Serenissima (2012).

NICOLÒ DAL GRANDE, storico e saggista. Dal 2012 segretario nazionale dell’Associazione Culturale Identità Europea e collaboratore dal 2015 della rivista online Domus Europa (www.domus-europa.eu). Per il Cerchio ha pubblicato Il Risorgimento italiano (2013) ed è fra gli autori del testo Grande Guerra: le radici e gli sconfitti (2015).

Prosegui la lettura »

Il card. Fossati e la propaganda ebraica

img342L’antigiudaismo teologico è uno dei fondamenti della bimillenaria Tradizione Cattolica, che S. Pio X definiva “nemico numero uno”. Nulla ha a che vedere con l’antisemitismo che condanniamo, con la Chiesa, assieme a tutte le forme di razzismo biologico.

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il quotidiano “La Stampa”, diretto da Maurizio Molinari, molto attento alle questioni ebraiche, ha pubblicato un attacco alla memoria del card. Maurilio Fossati (Arona, 24 maggio 1876 – Torino, 30 marzo 1965), Arcivescovo di Torino dal 1930 sino alla morte. 
L’accusa si riferisce a un giudizio attribuito al card. Fossati da Giulietta Weisz, dell’Associazione Italia-Israele, relativo ad alcuni ebrei reduci dalla Germania, definiti “in massima parte soggetti turbolenti, trattati troppo bene e che abusano vendendo al mercato nero quello che sovrabbonda, che lasciano molto a desiderare quanto a moralità”. 
Dimenticando per un attimo la difesa della libertà di espressione (“Je suis Charlie”!), il quotidiano ha fatto dell’eventuale opinione del prelato un perentorio atto di accusa.  Nella vicenda è intervenuto  l’Osservatore Romano per smentire la Wiesz quanto alle frasi incriminate e per negare il fatto che la signora abbia consultato l’archivio vaticano, contrariamente a quanto affermato nell’articolo.
 
L’Osservatore difende la memoria del cardinale Fossati dalle accuse di antisemitismo

Prosegui la lettura »

La mafia in Sicilia tornò con lo sbarco alleato: Pif lo racconta tra risate e verità

di Annalisa Terranova

La mafia in Sicilia tornò con lo sbarco alleato: Pif lo racconta tra risate e verità

Fonte: Il Secolo d’Italia

Dopo La mafia uccide solo d’estate, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, torna sul grande schermo con un film ancora incentrato su Cosa Nostra, un film coraggioso nell’affrontare una pagina scomoda della storia italiana del Novecento e cioè il supporto da parte dei capimafia allo sbarco americano in Sicilia nel 1943. Prima, il tema era stato portato al cinema da Francesco Rosi con il film Lucky Luciano del 1973. Nel caso del film di Pif, però, siamo dinanzi a una commedia agrodolce che si incardina sulla storia d’amore di Arturo e Flora. Lei è promessa sposa al figlio di un capoclan a New York, lui cerca di mandare in frantumi il matrimonio combinato viaggiando al seguito delle truppe Usa che stanno preparando appunto l’offensiva in Sicilia. Scopo della sua missione: ottenere dal padre di Flora la mano della figlia. Accanto alla cornice quasi fiabesca del racconto si dipana la denuncia sugli accordi tra americani e mafiosi nell’isola grazie alla regia del potente boss Lucky Luciano, tornato in Sicilia nel 1946. Non un film “impegnato”, dunque, destinato ad un pubblico informato e interessato all’argomento, dunque ristretto. Ma un film popolare, per tutti, con al suo interno una verità forte, che rimette in discussione la condotta degli alleati oltre la retorica sulla Liberazione.

Il libro di Augello sullo sbarco alleato

Prosegui la lettura »

Ricostruzione, a Verona, di un seggio del plebiscito-truffa del 1866 – esito

LEGITTIMISMO

SIMG-20161015-WA0013(1)egnalazione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi

di Maurizio-G. Ruggiero

La ricostruzione del seggio del plebiscito-truffa di annessione del Veneto all’Italia, a Verona, in Piazza Bra (nei giorni 15-16 ottobre 2016) e in Piazza delle Erbe (nei giorni 21-22-23 ottobre 2016) ha avuto luogo ed è stata condotta con le medesime modalità di voto del 21-22 ottobre 1866.

Vale a dire: suffragio palese; urne e registri dei votanti separati per il SÌ e per il NO; schede differenziate e di diverso colore per il SÌ e per il NO; bandiere tricolorate e scritte in favore dell’unità nazionalista sabauda; sagoma di un reale carabiniere a vigilare sulle operazioni, quale garanzia del regime liberal-massonico d’allora e in rappresentanza delle truppe piemontesi, occupanti militarmente il Veneto e Verona già diversi giorni prima che si celebrasse il referendum-truffa.

Da notare che tutti i votanti di questi giorni dovevano vincere la naturale ritrosia ad annotarsi nei registri o del SÌ o del NO col proprio nome, cognome, indirizzo e firma, dichiarandosi in forma palese per l’annessione al Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II o contro. Mentre le persone con cui si è potuto parlare e spiegare i fatti di 150 anni fa sono state diverse migliaia. Prosegui la lettura »