ezra pound

Segnalazione del Centro Studi Federici

 

di don Francesco Ricossa (dalla rivista “Sodalitium”, n. 67, dicembre 2015)

 

Basta uno sguardo. La nobile figura del poeta Ezra Pound impone rispetto a chi ne mira i tratti. Ancor più meritano rispetto le sue catene. Il poeta che cantò la bellezza dell’Italia del medioevo e del rinascimento, e che condannò l’usura, l’uomo che rimase fedele pur sapendo di andare incontro alla umana sconfitta, non può che suscitare istintiva ammirazione.

Proprio per questo ho pensato fosse mio dovere mettere in guardia i cattolici fedeli alla tradizione, affinché il rispetto per l’uomo non si tramuti in adesione al pensiero di Ezra Pound.

Il militante cattolico ha da essere cattolico: né liberale, né socialista. E se alcuni – in materia economica – sono tentati dai principi del liberalismo, altri non evitano gli errori del socialismo, anche quando si illudono di seguire una “terza via” che non è, però, quella segnalata dal magistero della Chiesa (che non è terza, ma ben precedente le altre due). Tra costoro, sono moltissimi coloro che si rifanno esplicitamente o implicitamente, direttamente o indirettamente, al pensiero, o al nome di Ezra Pound. Non è mia intenzione, in questa sede, esaminare questo pensiero. Mi limiterò esclusivamente a informare i nostri lettori sugli ambienti nei quali questo pensiero trovò la sua origine culturale, in modo tale che dalla fonte si possa meglio valutare il corso d’acqua dal quale dovremmo – secondo alcuni – abbeverarci. 

A questo scopo, mi farà da guida il volume di Luca Gallese, Le origini del Fascismo di Ezra Pound (Edizioni Ares, Milano, 2005), che può essere completato da Il Dio di Ezra Pound. Cattolicesimo & religioni del mistero (Edizioni Ares, Milano, 2011), di Andrea Colombo. La casa editrice Ares è, come si usa dire, “vicina all’Opus Dei”, e ha una collana “poundiana”. E gli autori sono entrambi estimatori di Ezra Pound, tanto che il volume di Gallese si onora di una prefazione di Giano Accame, e quello di Colombo di una introduzione di Mary de Rachewiltz, la figlia del poeta. Quanto risulta dai due volumi citati, particolarmente da quello di Gallese, non viene quindi da fonti ostili al cattolicesimo, e neppure da fonti ostili a Pound. Eppure, è evidente il debito culturale che Pound ha nei confronti del movimento Teosofico del colonnello Olcott e di Madame Blavatski, e quindi con il mondo massonico e occultistico. Da qui il titolo del nostro articolo.

 

La religione di Pound

Ezra Pound non è mai stato cattolico. Nato negli Stati Uniti, il 30 ottobre 1885, da famiglia protestante (“una stirpe di pionieri, puritani e quaccheri” Colombo, p. 17), madre presbiteriana, padre quacchero per motivi sociali attivo nella chiesa battista (p. 127), Pound morì a Venezia il 1 novembre 1972 senza aderire ad alcuna confessione religiosa, anche se si considerava confuciano. La figlia testimonia: “non l’ho mai visto farsi il segno della croce” (Colombo, p. 121). Il libro di Colombo insiste molto sui punti di contatto tra Pound e il cattolicesimo, ma malgrado tutti i suoi sforzi deve concludere: “nel prendere in considerazione l’ipotesi di un Pound ‘cattolico’ bisogna precisare che il poeta è attratto più dagli elementi estetici, filosofici e di politica sociale del cristianesimo, che dal messaggio religioso in sé” (p. 119).

 

Pound in Inghilterra (1908-1920)

È sul periodo che Pound passa in Inghilterra – dal 1908 al 1920 – che si concentrano le ricerche di Gallesi. È lì, nell’ambiente della rivista The New Age che Pound aderisce alle teorie economiche del guild socialism (socialismo delle gilde) del direttore A. R. Orage, e poi al Social credit del maggiore C. H. Douglas. Pound stesso riconobbe nel pensiero di Proudhon, Orage e Douglas i filoni che più hanno contribuito alla sua formazione (Gallesi, p. 28). Pound arriva a Londra nel 1908 con delle lettere di presentazione “fornitegli dalla sua amica Katherine Ruth Heyman, pianista e appassionata occultista” e desidera conoscere quello che considera il maggior poeta vivente, William Butler Yeats, come avvenne l’anno dopo (p. 29). Demetres Tryphonopoulos (Pound e l’occulto. Le radici esoteriche dei Cantos. Mediterranee, 1998) fa risalire (pp. 83 ss) l’interesse di Pound per l’occulto al 1903-1904, quando il giovanissimo poeta incontrò la sua “Beatrice” nella persona appunto della musicista Katherine Ruth Heyman (1874-1944), figlia del violinista ebreo Arnold Heyman e di una madre cristiana. La Heyman era teosofa, astrologa, occultista, appassionata di Zen e I Ching, nonché “alta sacerdotessa del culto di Scriabin”, ovverosia del compositore russo Alexandr Scriabin (1872-1915) altro adepto delle teorie di Madame Blavatski. Già negli Usa, quindi, Pound si appassionò ad un mondo che poi frequentò da vicino a Londra. 

 

Yeats e le due Shakespear

Pound vuol conoscere William Butler Yeats (1865-1939): ma Yeats non era solo “il maggior poeta vivente” e futuro premio Nobel, cantore del nazionalismo irlandese e dei miti celtici. Yeats, che nel 1888 aveva aderito alla Società Teosofica, era anche, almeno dal 1890, un adepto dell’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata (The Hermetic Order of the Golden Dawn) dove nel 1898 fu iniziato il mago Aleister Crowley. Nel 1900, Yeats era Magister Templi della Golden Dawn con il nome iniziatico di Frater D.E.D.I. (Daemon est Deus Inversus): tutt’un programma! Yeats non fu, per Pound, una conoscenza superficiale o passeggera. Pound è introdotto presso Yeats da Olivia Shakespear (1863-1938, nata Tucker), che di Yeats era stata amante e che per Pound era “la donna più affascinante di Londra”. Anche Olivia è una occultista iniziata alla Golden Dawn, e di Pound diventerà la suocera, in quanto il giovane americano sposò sua figlia Dorothy (anch’essa appassionata di chiromanzia e astrologia). Dopo il loro incontro in Inghilterra nel 1909, Yeats e Pound stringono sempre di più un sodalizio che culminò negli anni 1913-1916, durante i quali i due poeti vissero assieme a Stone Cottage. Sappiamo che Pound non condivideva le pratiche teurgiche di Yeats; ma è difficile pensare che una così stretta vicinanza non abbia avuto una profonda influenza su Pound.

 

I due Bergson

Con Moina Bergson, sorella del più famoso filosofo Henri Bergson, restiamo nell’ambito della Golden Dawn. Anzi, nel cuore di quella società magica ed esoterica. Mina Bergson (1865-1928), detta Moina, infatti, fu iniziata alla Golden Dawn nel 1888 e ne sposò uno dei fondatori, il massone rosicruciano Samuel Liddell “McGregor” Mathers (1854-1918) nel 1890, diventando Moina Mathers. Moina era una artista e una attrice, ma anche una maga, al punto che venne sospettata di sortilegi ad mortem contro delle colleghe. Più prosaicamente si travestiva da sacerdotessa di Iside per le messe egizie del marito, autore dell’opera La Cabala svelata. Moina e il fratello filosofo appartenevano alla famiglia ebraica polacca dei Bereksohn (prima che il cognome fosse trasformato in Bergson). Apparentemente, niente di comune tra la vita della sorella e quella del fratello Henri Bergson (1859-1941), l’austero filosofo dell’“evoluzione creatrice” e dello “slancio vitale” che dichiarò la sua conversione al cattolicesimo (in versione modernista) rinunciando al battesimo solo per solidarietà col suo popolo perseguitato. Eppure Gallesi (pp. 31- 34) questo qualcosa in comune lo vede. E anche con Pound: poiché è il comune amico Thomas Ernest Hulme (1883-1917) – comune a Bergson e a Pound – che introduce Pound nella rivista The New Age, che gli fa conoscere Orage, e gli ispira il nome del suo movimento letterario, l’Imagismo. Hulme è bergsoniano, e le teorie del filosofo francese “erano molto di moda in quegli anni negli ambienti intellettuali, radicali ed esoterici. (…) E ancora alla filosofia bergsoniana, secondo G.D. H. Cole, si deve l’ispirazione al sorgere e diffondersi di femminismo, sindacalismo, unionismo industriale e socialismo delle gilde”. Pound e Hulme frequentano la Quest Society di G. R. S. Mead (1863-1933), altro occultista, appassionato studioso dello gnosticismo, del neoplatonismo e dell’ermetismo, membro fin dal 1884 della Società Teosofica. Mead lasciò la Società Teosofica, ma non le sue teorie, per fondare appunto la Quest Society, che riuniva tra gli altri due premi Nobel, Tagore e Yeats, e il noto cabalista Gershom Scholem (p. 36). Recensendo una conferenza di Hulme alla Quest Society, Pound scrive: “L’introduzione di spiriti, divinità tribali, feticci etc. nelle arti è quindi un lieto presagio… Ci voltiamo addietro, noi artisti, verso i poteri dell’aria, gli spiriti che erano i nostri alleati, agli spiriti dei nostri avi. È attraverso di loro che abbiamo governato e governeremo ancora (…). La civiltà moderna ha allevato una razza con cervelli di coniglio e noi, che siamo gli eredi degli stregoni e del vudu, noi artisti che siamo stati a lungo disprezzati stiamo per prendere il potere” (pp. 36-37).

 

A. R. Orage e il “Socialismo delle Gilde”

Il pensiero economico di Ezra Pound è debitore del “Guild Socialism” di Orage, e del “Social credit” di Douglas. La tribuna di queste teorie fu il giornale The New Age. Cerchiamo di saperne di più, incominiciando da Alfred Richard Orage (1873-1934). Nel 1894 diventa socialista, aderendo al Partito Laburista Indipendente. Nel 1896 sposa Jeanne Walzer, grazie alla quale si affilia alla Loggia di Leeds della Società Teosofica e si avvicina alla spiritualità indù: il poema epico Mahabharata diventa per lui “uno dei testi fondamentali – assieme all’opera di Platone e di Nietzsche – di tutta la sua vita” (Gallesi, p. 117). Negli stessi anni stringe amicizia con A. J. Penty († 1937) e Holbroock Jackson, anche loro teosofi e socialisti. I tre fondano il Leeds Art Club, che ospita contemporaneamente la Fabian Society e la Società Teosofica (p. 77). È Jackson che introduce Orage al pensiero di Nietzsche, mentre Penty sogna di un ritorno alle Gilde e alle corporazioni medioevali, che interessano i Teosofi (e i massoni, che delle antiche corporazioni si dicono eredi) (pp. 7 e 118). Nel 1906, a Londra, Penty e Orage fondano la Guild Restoration League e nel 1907, Orage con Jackson, fonda il Fabian Arts Group. È il momento il cui i due nietzschiani, Jackson e Orage, rilevano il giornale socialista The New Age. I finanziatori sono lo scrittore George Bernard Shaw e il banchiere Lewis Fallace, anche lui affiliato alla Società Teosofica. Non è l’unico: collaborano altri teosofi come Florence Farr (1860-1917, adepta della Golden Dawn dal 1890 al seguito di Yeats), P. D. Ouspensky (corrispondente dalla Russia e dal 1915 discepolo di Gurdjieff), L. Haden Guest, “Beatrice Hastings” (Emily Haig 1879-1943), amante di Modigliani e di Katherine Mansfield, ma anche di Orage, del quale denuncerà in seguito le pratiche di magia nera (pp. 128-129) e la sua dipendenza da Aleister Crowley. La stessa Katherine Mansfield scrisse su The New Age: per lei Orage è colui che le “insegnò a scrivere e a pensare” e “le mostrò cosa si doveva fare e cosa andava evitato” (p. 161). La Mansfield, anche lei famosa scrittrice, conobbe Crowley – sperimentando le sue droghe – come attesta John Symonds (Aleister Crowley. La Bestia 666. Ed. Mediterranee, p. 258), ma, soprattutto, seguì il Mago Gurdjieff, morendo nel 1928 al Priorato di Avon, presso Fontainebleau, sede del suo Istituto per lo sviluppo armonioso dell’Uomo nel 1928. Anche Orage, dopo l’esperienza di The New Age, divenne a lungo discepolo dichiarato ed entusiasta di Gurdjieff (1872-1949), conosciuto tramite il già citato Piotr D. Ouspensky (cf Paul Beekman Taylor, Gurdjieff e Orage, Fratelli in Elisio, ed. Mediterranee), trasferendosi appositamente in Francia. “Pound aveva una buona opinione di Gurdjieff, che sarebbe diventato il Maestro spirituale di Orage” (p. 129). Gianfranco De Turris, nell’introduzione italiana al libro di Taylor (p. 10), scrive: “Orage, attraverso le teorie del Credito Sociale del Maggiore Douglas, fu una specie di cerniera tra le idee economiche di Pound e l’esoterismo di Gurdjieff. (…) Taylor dimostra come in quell’ambiente intellettuale fossero assai diffuse la ricerca di una ‘terza via’ economica e la propensione all’esoterismo…”. Non a caso, ancora ai nostri giorni, il giornalista e saggista Maurizio Blondet, che attualizza il pensiero di Pound, non nasconde il ruolo degli scritti di Ouspensky e Gurdjieff nella sua “conversione” (Gurgjieff e la luna). Così, dalla Teosofia a Gurdjieff, tutta la vita e il pensiero di Orage passarono sotto la stella dell’esoterismo e dell’occultismo. Pound collaborò alla rivista di Orage, The New Age, per dieci anni, dal 1911 al 1921, pubblicandovi quasi 300 articoli (p. 159). 

 

C. H. Douglas e il Credito Sociale

Clifford Hugh Douglas (1879-1952) è il principale esponente della teorie economiche sul “Credito Sociale”, che furono rese pubbliche per la prima volta, nel 1919, proprio sulla rivista di A. R. Orage, The New Age. Sia Orage, sia Pound, aderiscono alle teorie economiche del Maggiore Douglas, che Pound ricorderà più volte nei Cantos. Ma nella figura di Douglas essi scorgevano e ammiravano solo l’economista, o non piuttosto il “riformatore religioso e politico” (p. 246)? Anche il Maggiore Douglas era un occultista. Scrive Demetres Tryphonopoulos in Pound e l’occulto. Le radici esoteriche dei Cantos (Edizioni Mediterranee, 1998, introduzione di Luca Gallesi) : “Anche se Pound non sarà stato interessato, qualcun altro, il cui nome è strettamente legato a quello di Pound e Orage, era attratto dalla forma di occultismo di Mitrinovic. Mi riferisco al Maggiore Douglas. Quando, all’inizio degli anni Trenta, Mitrinovic fondò il movimento New Britain (“impegnato per una società funzionale, gilde, credito sociale, sistema assistenziale, una federazione europea, il triplice Commonwealth di Rudolph Steiner, e una restaurazione del Cristianesimo”) il Maggiore Douglas era una delle persone coinvolte” (p. 123, nota 99). Il riferimento è all’esoterista bosniaco Demetrio Mitrinovic (1887-1953), anche lui, tra l’altro, collaboratore di The New Age.

 

La Società Teosofica

A questo punto, per chi non ha la minima idea di cosa sia la Società Teosofica che abbiamo visto apparire ovunque nell’ambiente frequentato da Pound è inevitabile dire due parole sulla suddetta. La Società Teosofica fu fondata a New York, nel 1875, da 17 soci fondatori, tutti legati in qualche modo alla Massoneria e agli studi esoterici. Tra di essi due statunitensi, il primo presidente della Società, il colonnello Henri Steel Olcott (1832-1907) e William Quan Judge (1851-1896), e la nobildonna russa Helena Petrovna von Hahn, nota – dal nome del marito – col nome di Madame Blavatsky (1831-1891). Alla guida della sezione esoterica, succede alla Blavatsky, nel 1891, l’inglese Annie Besant (1847-1933) che, alla morte di Olcott, divenne secondo presidente della Società. La “papessa” dei Teosofi, Annie Besant, era stata membro della Fabian Society, ed è uno dei principali esponenti del movimento femminista. Dalla Società Teosofica si separò il presidente della sezione tedesca, Rudolf Steiner (1861-1925), fondatore dell’Antroposofia. La Teosofia si richiama nel nome alla filosofia neoplatonica e allo gnosticismo, nonché alle antiche religioni misteriche; ma fin dall’inizio si orientò verso le religioni orientali, diffondendo la mania per l’India ed il Tibet. Olcott e Blavatsky si dissero buddisti ma, come ricorda la Besant, ‘Il vincolo d’unione tra i membri della Società Teosofica non è una credenza comune, bensì una comune ricerca della verità” (sembra il programma della ratzingeriana riunione di Assisi ‘pellegrini della verità’!). Importante, nella Teosofia, il ruolo femminile e l’impronta anglo-indiana. L’idea di fondo è quella dell’unità esoterica di tutte le religioni, appannaggio degli iniziati. Questa, almeno, la facciata. La realtà, la si trova, ad esempio, in queste parole della Blavatsky: “Il grande Ingannatore” non è il “tanto calunniato Satana” ma “il Demiurgo antropomorfizzato, il Creatore del Cielo e della Terra” (cit. da Roberto Hack – il padre teosofo di Margherita Hack – Le origine del movimento Teosofico, Trieste, 1971, pp. 216-217).

 

Teosofia, Fascismo e Antifascismo

L’adesione di Ezra Pound al Fascismo è successiva alle sue frequentazioni negli ambienti teosofici. A prima vista, potrebbe sembrare contraddittorio il sostegno al Fascismo da parte di chi ha frequentato così da vicino gli ambienti esoterici.

Mussolini, in effetti, sostenne prima l’incompatibilità tra l’appartenenza alla Massoneria e quella al Partito Socialista. In seguito, nel 1923, il Gran Consiglio del Fascismo – sulla spinta dei Nazionalisti – decretò l’incompatibilità tra l’appartenenza alla Massoneria e quella al Partito Fascista. Nel 1925 la legge sulle Associazioni (che proibiva le società segrete) portò di fatto alla dissoluzione delle due principali obbedienze massoniche: quella di Palazzo Giustiniani, che organizzò all’estero, specie in Francia, l’antifascismo e quella di Piazza del Gesù (che dichiarò che il Fascismo, realizzando i propri fini, aveva reso inutile la loro società). In Italia, la Massoneria potè riorganizzarsi solo alla caduta del Fascismo, favorita dai vincitori inglesi e americani. Tra il 1925 e 1926 vi furono quattro attentati alla vita di Mussolini: quello di Zaniboni, nel quale fu coinvolto il massone generale Capello, quello dell’antroposofa inglese Violet Gibson, e quelli di Lucetti e Zamboni; in tutti vi è una traccia esoterica e, pare che in quello della Gibson fosse coinvolto l’antroposofo ex-ministro Duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò (figlio di Emmelina Sonnino De Renzis, anch’essa teosofa, sorella di Sidney Sonnino, e membro del Gruppo di Ur di Evola e Reghini). Colonna di Cesarò fu uno dei protagonisti dell’Aventino. D’altra parte, squadre fasciste colpirono nel 1925 l’uomo politico antifascista Giovanni Amendola – teosofo e massone – che morì l’anno dopo in seguito alle percosse. Né ebbe certo rispetto per il Mago Crowley il governo italiano quando, nel 1923, lo espulse da Cefalù e lo rispedì in patria. Quella patria, l’Inghilterra, dove la ‘papessa’ della Teosofia, Annie Besant, attaccava il regime mussoliniano nemico della democrazia. Eppure, esiste anche l’altro aspetto, per il quale rinvio il lettore a due opere significative: Massoneria, Fascismo e Chiesa Cattolica di Gianni Vannoni (ed. Laterza, 1980) ed Esoterismo e Fascismo, a cura di Gianfranco de Turris (ed. Mediterranee, 2006). Lo storico della Massoneria, Aldo Alessandro Mola, vi elenca i nomi di fratelli muratori che furono anche esponenti fascisti: Giacomo Acerbo, Michele Bianchi, Alessandro Dudan, Italo Balbo, Achille Starace, Giovanni Marinelli e probabilmente Emilio De Bono (che si servì del massone Dùmini per il delitto Matteotti), Cesare Rossi, Edmondo Rossoni, Roberto Farinacci, forse Dino Grandi (ne è certo Vannoni, come pure per De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Giuseppe Bottai), Massimo Rocca, Alberto Beneduce et alibi aliorum plurimorum. Tutti costoro rimasero – in sonno – ai vertici del nuovo regime, per poi scegliere chi la caduta del Duce, nel ’43 (come Grandi, De Bono, Marinelli, De Vecchi), chi l’avventura della RSI, come Farinacci. E non parliamo dei militari… Abbondantissimi i massoni tra i sindacalisti rivoluzionari e i dannunziani fiumani (incluso il “Vate”) che prepararono sia il Fascismo sia l’antifascismo (come nel caso del massone Alceste De Ambris), come pure tra i futuristi (non ultimo il massone teosofo pitagorico Arturo Reghini, appartenente all’O.T.O.). L’autoscioglimento delle Logge massoniche non coinvolse i club di servizio, come il Rotary, né le Società Teosofiche (fino al 1939), né l’Antroposofia (fino al 1941). La lotta alla Massoneria fu quindi superficiale, senza risalire ai principi, e questo pure nel caso dell’ex sacerdote Giovanni Preziosi – il più ostile alla massoneria – che però alla sua rivista Vita italiana faceva collaborare gli esoteristi René Guénon, Julius Evola, Massimo Scaligero (alias Antonio Massimo Sgabelloni, antroposofo, discepolo di Giovanni Colazza, che frequentava la stessa Loggia teosofica di Amendola e Colonna di Cesarò) e Guido De Giorgio. L’antimassonismo di Preziosi, quindi, non può essere confuso con quello dei cattolici integrali, come Mons. Benigni, che sempre si oppose a ogni tipo di setta e di esoterismo. 

 

In guisa di conclusione

Con questo articoletto non intendo certo schierarmi coi carcerieri di Ezra Pound… Ritengo però – come detto in apertura – che il cattolico militante non deve lasciarsi trascinare da pericolosi sincretismi dottrinali. C’è chi pensa che i “liberi pensatori” di Casa Pound (ai quali forse, come diceva il massone Reghini degli altri massoni, manca l’esser liberi e l’esser pensatori) si gloriano abusivamente del nome di Pound; forse, invece, non sono loro che su questo punto si sbagliano, ma i cattolici poundiani! In materia sociale (e Pound non avrebbe obiettato) una buona formazione di base si può trovare nelle encicliche pontificie, come – tra le altre – Rerum novarum di Leone XIII e Quadragesimo anno di Pio XI; per chi ha le capacità e l’interesse di una formazione più approfondita, la Chiesa indica la strada di San Tommaso: Ite ad Thomam. Guardiamoci invece da dottori che si sono abbeverati alle fonti incantatrici del torbido mondo delle sètte iniziatiche (siano esse anglosassoni – come nel nostro caso – o indigene).

 

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