banchiere

 

Segnalazione di Arianna Editrice

di Emanuele Porcelluzzi 

Fonte: Emanuele Porcelluzzi

Le vecchie oligarchie erano connotate da legittimazioni, sostenute dalla cultura, dalla tradizione e dal merito mentre quelle attuali non ne hanno bisogno, perché il loro rapporto di dominio è indiscusso, per cui non partecipano al discorso pubblico ma operano tramite media o agenzie di rating o per alleanze interistituzionali come nel caso molto frequente di oligarchie tecnocratiche. Si radunano in parlamenti “privati”, dove predominano l’accordo tacito e magari forme contrattuali, perché, solo tenendo in essere reti, pur se allentate, riescono a ridurre i conflitti interni, che esistono e moltiplicano il proprio peso decisionale. Si parla di oligarchie come concentrazione del denaro e del potere al vertice in gruppi ristretti, caratterizzati da un’estrema indifferenza per le forme democratiche, che, però , sono tollerate come soluzione ancora preferibile ad altri tipologie di regimi.

Tanto è vero che la politica è del tutto dipendente dalla finanza, in particolare modo in Occidente, per cui le oligarchie, in cui la finanza e la ricchezza sono componenti abbastanza prevalenti, si fregiano del titolo di plutocrazie e nei rapporti di forza prevalgono poche decine di persone in forza di quanto possiedono. Aristotele, uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, intende l’oligarchia, come una forma degenerata dell’aristocrazia e come un passaggio da un’élite del valore a un gruppo di estrattori di risorse, non democratico e non teso al bene comune. Si assiste al nascere dell’oligarchia dal seno della democrazia bensì come deperimento del processo democratico, utilizzato per selezionare nuovi potentati o magnati. Infatti, quando un secolo fa si faceva riferimento alle oligarchie, si pensava a gruppi ristretti apicali delle istituzioni politiche. Oggi invece ci si riferisce a gruppi ristretti di ricchi e super ricchi e, poi, a elite tecnocratiche, dominanti nei luoghi decisionali dei processi politici, amministrativi e imprenditoriali. Tra i ricchi la componente finanziaria è preponderante mentre in quella tecnocratica prevale la componente gestionale, si fa sentire il peso crescente di minoranze di competenti tecnici, molto utili per il controllo delle grandi strutture reticolari. Ciò che colpisce di questi gruppi ristretti è l’estremo oligopolio sia del denaro che del potere politico, tant’è che in essi sono concentrati grandi poteri sia economici sia politici ed essi sono corazzati, perché devono essere in grado di difendere il processo di accumulazione da ogni interferenza. Accade che la democrazia diviene sempre più impotente quanto più le oligarchie si sentono ben protette da istituti, regole di gioco e privilegi, continuamente concessi, per cui risulta difficile correggere tali e vistose devianze.