quattro-cavalieri-dellapocalisseL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Dopo il Brexit potrà sembrare strano ripetere, come ho fatto in recenti articoli, che nessuno meglio dello storico cattolico inglese Christopher DAWSON può parlare dell’Europa. Basta leggere i titoli dei suoi molti libri: The Age of Gods (1928). Reissued by the Catholic University of America Press (2012); Christianity and the New Age (1931); The Making of Europe: An Introduction to the History of European Unity; The Spirit of the Oxford Movement (1933); Enquiries into Religion and Culture (1933). Medieval Religion and Other Essays (1935); Religion and the Modern State (1936); The Judgment of the Nations (1942); Religion and Culture (1948);  Religion and the Rise of Western Culture (1950); Understanding Europe (1952); Dynamics of World History (1957); The Movement of World Revolution (1959); Progress and Religion: An Historical Enquiry (1960); The Historic Reality of Christian Culture (1960); The Crisis of Western Education: With Specific Programs for the Study of Christian Culture (1961); The Dividing of Christendom (1965); The Formation of Christendom (1967); The Gods of Revolution (1972); Christianity and European Culture: Selections from the Work of Christopher Dawson edited by Gerald J. Russello, reissued by the Catholic University of America Press (1998).

Nel suo celebre «The Making of Europe» (1932), prima dell’ultimo mezzo secolo affermava, senza rischio di grandi controversie, che l’Europa deve la sua esistenza politica all’Impero Romano e la sua cultura e unità spirituale alla Chiesa cattolica. Affermazione accompagnata da una nota d’implicito riconoscimento che la politica, la cultura e l’unità che animavano tanti, se non tutti i popoli dell’Occidente, erano le stesse dell’Europa, la cui forza espansiva era nelle sue idee sul palcoscenico globale. Allora l’eurocentrismo associato al Cristianesimo era un modello quasi inevitabile in scala planetaria; modello abortito? Ecco la realtà attuale.

Certo che per approfondire tale questione storica c’è semplicemente da ignorare quasi tutta la classe dirigente europea recente. Anzi, nell’azione di questi, e includo quelli del Vaticano da Giovanni 23 in poi, si può individuare la matrice del modello abortito e consegnato ai poteri apolidi degli SU per l’industria cosmetica delle liberazioni globaliste … Sì, delle guerre contro ogni interesse europeo e umanitario, innescate per durare, come i movimenti migratori, che suscitano per cambiare il tessuto nazionale, identitario della vecchia Europa.

Dawson non poteva immaginare a che punto questa generazione sarebbe arrivata, ma ne ha dato gli elementi alla base della crisi e del suo collasso: una guasta nuova mentalità. È tema del libro «The Crisis of Western education» (Sheed and Ward – NY, 1961) da cui qui è tradotto qualche brano dal Capitolo XIII. THE RELIGIOUS VACUUM IN MODERN CULTURE:

«La difficile situazione in cui il mondo si trova oggi è dovuta essenzialmente a due fattori: in primo luogo alla secolarizzazione acuta della cultura occidentale e in secondo luogo alla rivolta del resto del mondo contro di esso. Per più di due secoli la civiltà occidentale ha perso il contatto con le tradizioni religiose su cui era originariamente fondata e dedicando tutte le sue energie alla conquista e organizzazione del mondo con tecniche economiche e scientifiche; e per gli ultimi cinquant’anni c’è stata una crescente resistenza a questo sfruttamento da parte del resto del mondo – resistenza che ora ha culminato in una rivolta che minaccia l’esistenza stessa della società occidentale.

«Tuttavia questa rivolta non è diretta contro il processo di secolarizzazione in sé. Non si tratta di un conflitto tra il materialismo occidentale e la spiritualità orientale. Al contrario, l’Oriente sta seguendo l’esempio del Occidente nella sua rivolta contro la tradizione religiosa e sta andando ancora più lontano nella direzione della laicizzazione totale della cultura. Si può attaccare l’Occidente come l’incarnazione di sfruttamento economico, ma non accusare il suo materialismo, dal momento che la base della sua contestazione si basa sulla dottrina del materialismo economico che ha preso in prestito dall’Occidente.

«Dove, allora, il cattolicesimo si situa in relazione a questa situazione? Nella misura in cui entrambe le parti rappresentano forme rivali di secolarizzazione, potrebbe sembrare come se il cattolicesimo non fosse interessato da nessuna di esse, in modo da poter guardare il conflitto con lo stesso spirito con cui i profeti ebrei consideravano la distruzione reciproca degli imperi mondiali nell’era di Nabucodonosor [Dawson scrive prima del bando dei profeti di sventura da parte di G23!].

«Ma questo è una vista troppo semplificata della situazione. Il Cattolicesimo è stato così profondamente coinvolto nella storia della civiltà occidentale negli ultimi millecinquecento anni che i cattolici non possono considerare l’Europa nello stesso modo come gli ebrei consideravano il mondo pagano. Ancora oggi dopo la Riforma, la Rivoluzione, la secolarizzazione dello stato moderno e della cultura moderna, la nostra società rimane in un certo senso cristiana … I più dettagliati studi individuali e storici di casi nel sondaggio danno l’impressione che la vera causa d’irreligione moderna non è intellettuale, né dovuta all’influenza del comunismo o di un dogmatico anti-cristianesimo. Si tratta di pura e semplice indifferenza: il paganesimo pratico di persone che non hanno mai pensato a fondo su questo argomento, o forse su qualsiasi altro argomento, e che non possono pensare che il cristianesimo abbia alcuna rilevanza per la loro vita reale.»

Ecco la mentalità di quelli che oggi disgraziatamente governano l’Europa. Se il conforto e il benessere della società edonista e consumista è la principale ragione dell’indifferenza generale davanti alla Religione, questi ne fanno una politica. Ciò deriva da quel «vacuo religioso» che deriva da una educazione, da una formazione che la Chiesa dava in ogni epoca e oggi non si trova più. Il problema è che grande parte del clero non vive senza tale benessere, per cui perde parimenti l’impulso spirituale formato su questioni profonde riguardanti la vita di tutti.

Il senso cristiano della vita e della storia

Il nostro Autore parla della «metastoria», La metastoria “si occupa della natura della storia, il significato della storia e la causa e il significato dei cambiamenti storici”, proclamava. “Gli storici, ad esempio quelli che mi hanno a laureato nella scuola-professionale, si impegnarono principalmente nello studio del passato. Non si domandavano perché il passato è diverso dal presente o qual è il significato della storia nel suo complesso. Quello che si voleva sapere è quanto fosse realmente accaduto in un determinato momento e luogo e quale effetto abbia avuto sul futuro immediato. Tali metodi e tecniche storiche non produrranno la grande storia, non più di quanto una padronanza della tecnica metrica produrrà grande poesia “.

«Il vero storico, oppure il «metahistorian», Dawson continua, riconosceranno che “qualcosa di più è necessario”; l’intuitiva comprensione, l’immaginazione creativa, e, infine, una visione universale che trascende la limitazione relativa del particolare campo di studi storici.”

  • Metahistory “is concerned with the nature of history, the meaning of history and the cause and significance of historical change,” he claimed. The professional historian—such as those who licensed me in graduate school—“is primarily engaged in the study of the past. He does not ask himself why the past is different from the present or what is the meaning of history as a whole. What he wants to know is what actually happened at a particular time and place and what effect it had on the immediate future.” Such historical methods and “techniques will not produce great history, any more than a mastery of metrical technique will produce great poetry.”
  • The true historian, or the metahistorian, Dawson continued, will recognize that “something more is necessary—intuitive understanding, creative imagination, and finally a universal vision transcending the relative limitation of the particular field of historical study.”

A questo punto, la lettura di Dawson mi suscita l’interesse di paragonare la mentalità delle generazioni precedenti con l’attuale, visto che personalmente ho avuto il contatto con alcune forti personalità del passato recente, pienamente coscienti del senso cristiano della Storia. Vivendo immerso nell’atmosfera dell’attuale decadenza, viene da descrivere alcuni di questi deperimenti visibili della fibra caratteriale in ogni campo, principalmente quello religioso, del calo nella fermezza riguardo alla buona dottrina. Non parto dai Papi del XX secolo fino a Pio XII, perché quelli che hanno occupato il loro posto in Vaticano in seguito sono davvero di una altra specie. Ma si può cominciare per citare il passaggio discendente da San Pio X a Benedetto XV.

Dal contatto diretto, trago subito il paragone tra Monsignor Antonio de Castro Mayer, e il gruppo clericale succedutogli a Campos con a capo mgr Rifan. Mentre l’illustre Vescovo aveva suscitato una viva reazione alle inaudite innovazioni conciliari, il secondo, anche se fu suo discepolo, giocosamente s’impegna a giustificarle e imprime ai suoi il dovere di conformarsi al V2.

Segue naturalmente il clamoroso paragone tra la persona e l’opera di Mgr Marcel Lefebvre e il superiore attuale della sua Fraternità sacerdotale, che la conduce, con una parlantina fellone, proprio ai pascoli infetti evitati dal gran Fondatore.

Per fare un altro esempio all’infuori di quello dei vescovi vediamo quello del noto accusatore delle eresie conciliari, l’Abbé Georges de Nantes, venuto tre volte a Roma col gruppo della Contro Riforma Cattolica per portare dei «Liber accusationis» contro, prima Paolo 6 e poi Giovanni Paolo 2º, per eresia, scisma e scandalo pubblico, oggi è succeduto da chi esalta Bergoglio che non solo professa ma va oltre quanto detto da quelli accusati «anticristi in Vaticano», superando il «prophète de bonheur», Giovanni 23, che il sacerdote francese accusa di otto principali eresie del discorso con cui aprì il suo ciclo ereticale e il Vaticano 2 (http://crc-resurrection.org/toute-notre-doctrine/contre-reforme-catholique/concile-vatican-ii/discours-ouverture/le-discours-douverture-du-concile-les-huit-heresies-de-jean-xxiii/).

Ma si può essere tranquilli che le nuove generazioni – dei successori – non dirà mai di scostarsi dei loro maestri. No, diranno che li continuano, così come sul Vaticano 2 si dice che continua il Concilio Vaticano primo e unico e Trento. Sì, secondo la loro ermeneutica della continuità … del relativismo ecumenista. E tutto sta a dimostrare, non un casuale e passeggero calo tra le generazioni, ma una visibile, tragica «involuzione» spirituale dell’uomo come Dio lo creò.

Oserei dire che in generale quello che si può capire come un’involuzione umana e europea è fenomeno recente perché vi fu epoche in cui i figli superavano e padri, Alessandro a Filippo, Annibale ad Amilcare, e o stesso Scipione giovane al Senior, e cosò via. Quindi, l’ipotesi non riguarda una tendenza regolare.

Tuttavia la tesi, serve per un richiamo a reagire in vista della preservazione dello spirito cattolico che deve pervadere per continuare fermi nella secolare eredità umana dei cristiani di sempre, pronti pure alla persecuzione e martirio. Chiaramente, è il Signore della Storia che dosa divinamente la fibra dei suoi per metterci alla prova in ogni tempo sulla fedeltà a quel senso cristiano della Storia che qualifica gli eventi degli imperi vecchi e nuovi. E qui si può ricordare la Cristianità che ci ha preceduto in confronto alla rovina del suo cemento che era la spiritualità dei fedeli con la visione universale della vita e della Storia, che dirige l’azione. Oggi è diffusa un’artificiale idea globalista ispiratrice di tutt’altri pensieri, insieme a un’avversione sviscerata al senso cristiano della Storia. Questo, avendo l’occhio rivolto all’eternità, pensa al bene in terra in quel modo amorevole che mai nessuna orgogliosa ideologia deperibile riuscirà a sostituire, avendo l’occhio fisso nella chimera di qualche provvisorio progressismo.

Che queste considerazioni possano far rivivere la coscienza di come decade inesorabilmente un mondo umano dimentico della questione cardine della metastoria:  il significato della virtuale presenza della Parola di Dio in terra per il bene e l’ordine degli uomini. Se ci fosse tale coscienza, almeno i veri cattolici sarebbero sgomenti della Sua radicale lunga assenza attuale, terribilmente ferita dalla presente occupazione dei deturpanti «papi conciliari»!

Solo allora sarà possibile capire, per reagire, con gli occhi della fede, al più abissale degrado umano rappresentato dal vuoto spaventoso riguardante il Soglio di San Pietro, causa del sommo inganno del nostro tempo e d’ogni altro perfido inganno instaurato nel mondo: sì perché tramite loro: «Le orde astuziosissime hanno riempito di amarezza la Chiesa, Sposa Immacolata dell’Agnello, e l’hanno inebriata con l’assenzio; si sono messi in opera per realizzare tutti i loro empi disegni. Là, dove è costituita la Sede del Beatissimo Pietro e Cattedra della Verità per illuminare i popoli, là, hanno collocato il trono dell’abominazione della loro empietà, affinché, ferito il Pastore, le pecore fossero disperse!»… dove fu istituito la Cattedra della Verità ora c’è Jorge Bergoglio, per il quale anche gli atei sono redenti, malgrado loro stessi!

Ecco la necessità dell’esorcismo di Papa Leone XIII invocando San Michele Arcangelo contro i poteri di Satana il cui brano fu soppresso … da loro stessi! nelle edizioni correnti.

Resta che l’Arcangelo è apparso a Fatima per preparare all’ascolto della Profezia sulla figura centrale in causa, che è il Papa, sommo rappresentante di Cristo nel mondo. Il suo «eccidio virtuale» fa ormai capire la «liquidazione» del Papato per un tempo, come sarebbe «più chiaro» già nel 1960. La Chiesa e l’umanità hanno quindi urgente bisogno d’esorcizzare il malefico ciclo iniziato da Giovanni 23, divenuto ragione della nuova santità! più involuti di così si muore.