Risultati immagini per «GESTA DELL’ANTICRISTO BABILONICO»L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Qualcuno mi dirà, ma con tanti gravi problemi vissuti oggi, devi sempre tornare a parlare del chierico mediocre ed equivoco Roncalli divenuto «papa santo»? Sì, lo devo, perché dalla prima menzogna nel massonica nel Luogo Santo deriva necessariamente tutta la confusione morale nel mondo, fino al dominio della «grande meretrice assisa su acque copiose destinata a perdizione»!

Il fatto è che tutti i problemi umani e sociali sono derivati da guai di segno religioso e soprattutto se riguardano la Chiesa di Dio e la rappresentanza della Sua Autorità in terra; essa è ordinata al bene del’uomo, se manca o peggio, se è alterata, allora il male e la menzogna si diffondono ovunque, senza la voce di un giudice moralmente superiore che le possa frenare; peggio, con la presenza di voci d’apparenza papale o superiore essi sono accelerati. Vedi Bergoglio e i birilli europei nel caso delle migrazioni forzate e molto altro che rovina l’Europa e il mondo!

Allora riprendo proprio dall’inizio: dalla banda dei quattro modernisti a Roma

Nel suo libro «I quattro del Gesù. Storia di una eresia», Giulio Andreotti racconta la saga di un gruppo di seminaristi, di cui è sorto uno che fu lo strumento per l’introduzione dell’eresia nella Sede Romana.

Ecco i nomi di tali deviati, di cui uno fu capace di realizzare tale sortilegio: Angelo Roncalli, Giulio Belvederi, zio della moglie di Andreotti, Alfonso Manaresi ed Ernesto Buonaiuti erano quattro seminaristi, stretti da amicizia e dalla comune visione religiosa modernistica.

Gli ultimi due hanno portato le loro idee eretiche così avanti da essere censurati e scomunicati (Manaresi e il Buonaiuti). Belvederi e Roncalli furono invece salvati dai loro protettori, nel caso di quest’ultimo dall’allora vescovo di Bergamo Giacomo Radini Tedeschi, in odore di modernismo. Un altro compagno di Roncalli a Bergamo fu Nicola Turchi, che tradusse in italiano lo storico Duchesne, anch’esso censurato.

Negli anni precedenti l’evento di Fatima, si diffondeva nei seminari cattolici la turpe deviazione modernistica, giustamente condannata dal Papa San Pio X. La sua natura eterodossa derivava dall’eresia consistente nel separare la Religione dalla Storia, che equivale pure a separare la Fede dalla vita civile e dal destino dell’uomo.

Un suo vettore futuro sarebbe il professor Roncalli, futuro Giovanni 23, quello che avrebbe archiviato nel 1959 la terza parte del Segreto della Madonna di Fatima come inopportuna; attitudine ostile allo spirito cristiano, che ritiene prezioso ogni segno celeste e molto grave la responsabilità di testimoniarlo appena esso è riconosciuto dalla Chiesa come un nuovo divino intervento nella storia della vita umana in terra.

Tali segni illuminarono la storia della Chiesa di Dio, fin dalla sua origine, aiutando a identificarla correttamente; confortando e sostenendo i fedeli nelle prove che essa sempre attraversò, Sì . Il cristiano legge la storia dell’umanità alla luce di Gesù Cristo, sua ragione e guida; ricordandosi innanzitutto che il mondo fu creato per essere l’impero dell’Uomo-Dio e della sua Chiesa, la cui missione è salvare gli uomini attraverso il culto del Bene, del Vero, del Bello – in Dio Uno e Trino.

Poiché la fede in Dio e l’amore per i Suoi disegni avveratisi nella storia sono intimamente legati, si sa che la visione storica modernista, per cui la religione va asservita alla mentalità e ai bisogni sociali ei tempi, come accusato nella «Pascendi», spegne il soprannaturale della Storia, e così anche la fede, facendo dimenticare il fine della vita dell’essere umano. È il tentatico di escludere Dio dalla Storia umana!

Poiché tutto ciò riguarda Roncalli, di cui è possibile dimostrare che era pervaso da una mentalità modernista, che da nunzio e patriarca non nascondeva e nemmeno più la sua vicinanza alla Massoneria, la conclusione è ovvia: l’apparato clericale del tempo di Pio XII era composto in buona parte da modernisti camuffati o da chierici ciechi di fronte ai veri pericoli.

Così la Chiesa Cattolica in breve tempo è rimasta alla mercé dei modernisti, che hanno provveduto ad occupare i suoi ruoli gerarchici, i centri di governo, di studio e di insegnamento, e tutti i suoi possedimenti e beni esteriori, quindi a demolirla dall’interno con un processo volutamente graduale, durato oltre quarant’anni affinché non si levassero reazioni pericolose, per edificare al suo posto la loro chiesa conciliare con la loro dottrina, il loro diritto canonico, i loro riti,  il loro calendario, il loro clero, e finalmente i loro «santi papi»!

È tale chiesa conciliare, ed essa soltanto, che ha potuto “beatificare” colui che iniziò la trasmutazione clericale, il gran demolitore della Fede, Angelo Roncalli! Il fatto che Andreotti parli apertamente del recupero di tale eresia prova come la sua scalata nella Cristianità fosse devastante; essa sostituì la Chiesa tradizionale con un’altra, conciliare e modernista.

Potrebbe Andreotti, modernista di prima leva, legato al nuovo potere, non festeggiare la vittoria dei suoi correligionari? Questo corso è da allora in atto attraverso l’apertura effettuata dai loro «pontefici» sostenuti dai poteri delle legge e delle sinagoghe!

Come si è detto, si tratta della perversa vittoria della chiesa conciliare ed ecumenista, che ha preso possesso si una maestosa e impressionante struttura religiosa che lascia emozionati per i suoi tesori artistici  e capacità di apostolato gli abitanti della terra. Eppure, tutto ciò oggi è miseramente svuotato di spiritualità, come un castello di carte esposto all’intemperie.

LA GRANDE MERETRICE (Ap 17)

  • 1 Poi uno dei sette angeli dalle sette coppe s’avvicinò a me e mi disse: «Orsù, voglio mostrarti il castigo della grande meretrice, che sta assisa su acque copiose;   2 con essa i re della terra hanno fornicato e col vino della sua prostituzione si sono inebriati gli abitanti della terra».   3 Mi trasportò quindi in spirito nel deserto, dove vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, piena di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. 4 La donna era vestita di porpora e di scarlatto, tutta adorna di gioielli d’oro, pietre preziose e perle; teneva in mano una coppa d’oro, ricolma di abominazioni e impurità della sua prostituzione.   5 Sulla fronte portava scritto un nome simbolico: «La grande Babilonia, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra».   6 E potei scorgere come la donna fosse ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla io fui preso da grande meraviglia. 7 Ma l’angelo mi disse: «Perché ti meravigli? Ora ti spiego il mistero della donna e della bestia dalle sette teste e dieci corna, sulla quale ella siede.   8 La bestia, che hai vista, era e non è più; sta per risalire dall’Abisso, per poi andarsene in perdizione. Al vedere la bestia che era e non è più e che riapparirà, rimarranno stupiti gli abitanti della terra, il cui nome non si trova scritto, sin dall’origine del mondo, sul libro della vita.  9 Qui occorre la mente che ha sapienza: le sette teste sono sette colli su cui è adagiata la donna;

10 sono anche sette re, dei quali i primi cinque sono passati, uno c’è e l’altro non è venuto ancora; ma quando apparirà, rimarrà per poco tempo. 11 La bestia che era e non è più è l’ottavo; anch’essa è del numero dei sette, ed è destinata alla perdizione. 12 Le corna che hai viste sono dieci re, i quali non hanno ricevuto ancora un regno;  riceveranno la regalità insieme alla bestia per una sola ora. 13 Di comune accordo trasmetteranno la loro potenza e autorità alla bestia. 14 Faranno guerra all’Agnello, ma l’Agnello li sconfiggerà, poiché egli è il Signore dei signori e Re dei re, e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli». 15 E aggiunse: «Le acque su cui hai visto assisa la meretrice sono popoli, folle, nazioni e lingue.  16 Le dieci corna che hai visto e la bestia prenderanno in odio la meretrice, la renderanno desolata e nuda, ne divoreranno le carni e la daranno alle fiamme.  17 Dio infatti guiderà le loro menti a portare a compimento il suo piano col far trasmettere di comune accordo alla bestia la loro potestà regale, in modo che si compiano le parole di Dio.  18 La donna che hai vista è la grande città che esercita il suo potere regale sui re della terra».

18 LA ROVINA DI BABILONIA

  • 1 Dopo ciò vidi un altro angelo scendere dal cielo con grande potestà; la terra fu illuminata al suo splendore.   2 Gridò con voce possente: «E’ caduta, è caduta Babilonia, la grande! E’ diventata rifugio di demòni, carcere di ogni spirito immondo, carcere di ogni uccello impuro,carcere di ogni animale immondo e detestabile. 3 Ché dal vino provocante della sua fornicazione bevvero tutte le genti; con essa i re della terra fornicarono, con il lusso sfarzoso di lei arricchirono i mercanti della terra». 4 Udii ancora un’altra voce dal cielo che disse:
  • «Uscite da essa, o popolo mio, affinché non vi associate ai suoi stessi peccati e non siate colpiti dai suoi stessi flagelli. 5 Ché sono giunti fino al cielo i peccati di lei; si è ricordato Dio delle sue iniquità. 6 Come essa v’ha dato, così ripagatela; rendetele il doppio in proporzione delle sue opere; nella coppa in cui lei ha versato mescete doppia misura per lei.  7 Per quanto di gloria e di sfarzo s’è data, altrettanto a lei date di lutto e tormento. Poiché dice in cuor suo: “Io siedo regina e vedova non sono e lutto non vedrò giammai”, 8 per questo in un sol giorno verranno i suoi flagelli: morte, lutto e fame; dalle fiamme sarà divorata. Sì, forte è il Signore Dio, è Lui che l’ha giudicata».

LAMENTI SU BABILONIA

  • 9 Allora i re della terra che, abbandonandosi ai piaceri, avranno fornicato con essa, piangeranno e faranno lamento per lei, al contemplare il fumo del suo incendio;  10 e da lontano, perché presi dal terrore del suo supplizio, diranno: «Guai, guai, o città grande, o Babilonia, città potente, ché in un momento è giunto il tuo castigo!». 11 E i mercanti della terra piangono e fanno lamento su di lei, perché nessuno compra più la loro merce:  12 merce d’oro e d’argento, di pietre preziose e perle, di bisso e di porpora, di seta e di scarlatto; ogni specie di legno odorifero, ogni specie di oggetti d’avorio, di oggetti di legno prezioso, di bronzo, ferro e marmo;  13 cinnamomo e spezie; profumi, mirra e incenso; vino e olio;  semola e frumento; bestiame e pecore, cavalli e cocchi; schiavi e vite umane. 14 «I frutti, anelito della tua anima, sono fuggiti lontano da te; e ogni segno di opulenza e fasto è scomparso lontano da te; queste cose nessuno più troverà». 15 I mercanti, dunque, che essa aveva arricchito in tale commercio, da lontano, perché presi dal terrore del suo supplizio, piangeranno e faranno lamento dicendo: 16 «Guai, guai, o città grande, tu che vestivi di bisso, di porpora e di scarlatto, tu che ti ornavi di gioielli d’oro, di pietre preziose e perle; 17 ecco: in un sol momento è andata in fumo tanta ricchezza!». 18 E ogni nocchiero e tutti quelli che viaggiano in mare, i marinai e quanti trafficano nel mare, lontano si fermarono e al vedere il fumo del suo incendio gridano: «Chi uguagliava la grande città?».  19 E gettandosi polvere sulle loro teste gridano piangendo e facendo lamenti: «Guai, guai, o città grande! Della sua opulenza si arricchirono quanti in mare possedevano navi. Sì, in un sol momento s’è compiuta la sua rovina!».  20 «Rallegrati per essa, o cielo, e voi, santi, apostoli e profeti, perché Dio ha preso la vostra vendetta su lei!». 21 Poi un angelo possente sollevò una pietra grande come una mola e la gettò nel mare dicendo: «Con tale impeto sarà sommersa Babilonia, la grande città, e più non apparirà.»

Quello che volevo dire è che se quei chierici pervertiti dal modernismo si ritenevano capaci, nell’importanza che attribuivano alla loro misera cultura naturalista, di separare la storia dell’uomo dal suo senso cristiano e soprannaturale, è perché alienarono nella loro anima il senso dei «novissimi». Quale spavento mortale sarà per loro poi doversi confrontare con la «realtà» dei «guai apocalittici». Ma per qualche grande capo in Vaticano sarà troppo tardi, già in questo mondo. Per noi vale che siamo usciti da essa, per non essere «una cum» i suoi peccati e non essere colpiti dai suoi stessi flagelli.

«Sic transit gloria mundi»!