g23 + p6 (1)L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

È visione generale consolidata e di buon senso che se tutta la Chiesa accetta l’elezione di un papa senza fiatare, senza sollevare sospetti sul conclave elettore, l’elezione è da ritenersi valida. Ma non è nessun dogma.

Infatti, la Bolla «Cum ex apostolatus», di Papa Paolo IV, definisce che non vale questo generale riconoscimento se si scopre che il «papa eletto» era deviato dalla fede prima di tale elezione. Allora il conclave che lo ha eletto, anche se avesse avuto l’unanimità dei cardinali, va ritenuto nullo, non avvenuto, con la conseguente nullità dell’eletto alla carica. Si trattava, perciò, di un chierico deviato occulto, che riuscì ad ingannare i cardinali sulle sue condizione di uomo fedele e lucido, non deviato da eresie (come il modernismo, né da sette massoniche).

Tale tipo di «papa» poteva e può ingannare i cardinali e la moltitudine per qualsiasi durata di tempo, ma non il Signore, da Chi proviene immediatamente l’autorità pontificale, mai da loro avuta. Basta considerare la loro opera di continua e crescente demolizione della Chiesa.

È appena uscito a Roma un libro che tratta dei «papi» eletti in questo modo. Un libro «sui generis» perché è una raccolta di scritti contrari alla certezza generale della legittimità dei «papi conciliari»: «La Chiesa Tradita – scempio della Fede Latina, di Michele Arcangelo, pubblicato da BastogiLibri (Esoterica-massonica). In esso sono riprodotte pagine di altri libri, come sia del noto «Nichitaroncalli – Controvita di un papa», di Franco Bellegrandi.

Poiché il tema del nuovo libro è il grande tradimento alla Chiesa, che si perpetua nell’apatia generale, ne parliamo qui, ritornando sulla spaventosa realtà dello scempio per corrompere la fede, in atto in Vaticano dall’elezione di Roncalli a quella ancora più bislacca di Bergoglio.pio per corrompere la fede, in atto in Vaticano dall’elezione di Roncalli a quella ancora più stramba di Bergoglio.

 

UNA TESTIMONIANZA DI VITALE IMPORTANZA SUL GRAN DELITTO

“Qualche mese dopo la morte di papa Pacelli, incontrai a Palazzo Farnese, sfolgorante per un ricevimento del l’ambasciatore di Francia, il cardinale Eugenio Tisserant, che mi onorò della sua confidenza. Il vecchio cardinale che aveva conservato sotto la porpora il coraggio e la schiettezza dell’antico ufficiale degli Spahis, mi raccontò, sdegnato, camminando a scatti sotto ai soffitti dorali del più bel palazzo rinascimentale di Roma, come già nelle ultime settimane di malattia di Pio XII alcuni esponenti del vertice vaticano avevano cominciato ad apertamente disobbedire. E mi narrò ancora, arrotando quel suo italiano gallico pronunciato con spigliatezza militaresca, nella gran barba bianca che gli scendeva a lambire la croce pettorale, come la suora tedesca addetta alla persona del Papa, l’indimenticabile Suor Pasqualina, al secolo Josephine Lenhert di Einsberg, ebbe a subire l’estremo affronto dei nemici di Pacelli. Pio XII agonizzava. Alla suora che era corsa in Vaticano per rifornirsi di biancheria per il Papa, fu negata l’automobile di servizio per ritornare al più presto a Castel Gandolfo, al capezzale del Pontefice morente. L’eruditissimo porporato francese. Decano del Sacro Collegio, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa, si distingueva fra i cardinali, per una personalità “tutta d’un pezzo”. Era rispettato e temuto in Vaticano per due precise ragioni: il suo coraggio rude e senza mezzi termini che gli faceva esporre chiaramente le sue opinioni davanti a chiunque, e il fatto di essere a conoscenza di una quantità di segreti “scomodi”, legati al passato di molte personalità vaticane. Possedeva infatti, l’ex-ufficiale cardinale francese, un suo archivio, vasto e continuamente aggiornato e arricchito, contenente documenti di grande valore storico e spesso di delicatezza esplosiva, messo insieme, con competenza e metodo, in quasi mezzo secolo di attività al servizio della Santa Sede. Conosceva, quindi, uno per uno, l’eminentissimo cardinale dalla gran barba, i nemici di Pio XII e del “Pacellismo”. In quell’archivio era documentato, per esempio, il “credo” marxista dell’allora monsignor Giovanbattista Montini, sostituto della Segreteria dì Stato di Pio XII. Che nel 1945 si era legato in amicizia con il segretario del partito comunista italiano, Palmiro Togliatti, appena rientrato in Italia dall’Unione Sovietica. L’ignaro monsignor Giuseppe De Luca, insigne; latinista, intimo del leader marxista di cui condivideva l’amore per i classici italiani, aveva tenuto a battesimo quella pericolosa amicizia che per Togliatti fu il primo, insperato successo, conquistato senza muovere un dito, sul territorio italiano, appena liquidato il fascismo. Presto, quel segretissimo connubio fra il diavolo e l’acqua santa aveva maturato i suoi frutti. Attraverso circoli protestanti dell’Università di Uppsala e loro legami con l’ortodossia russa, il Sostituto della Segreteria di Stato di Pio XII fece sapere al Cremlino che non tutta la Chiesa e non tutto il Vaticano approvavano per il futuro gli indirizzi politici di papa Pacelli”. Queste iniziative segretissime di Giovanbattista Montini non sfuggirono però all’allora monsignor Tardini. Non a caso fra i due prelati contraddistinti da temperamenti opposti – tanto razionalmente ambiguo il primo, quanto aperto ed estroverso il secondo – non corsero mai buoni rapporti. E nell’archivio del cardinale Tisserant, insieme ad altri importanti documenti del delicato “affaire”, finirono i rapporti segreti dell’arcivescovo di Riga a Pio XII, nei quali sono descritti, con dovizia di documentazione, i contatti che Giovanni Battista Montini ebbe, all’insaputa del Papa, con emissari dell’Unione Sovietica e degli Stati satelliti, e gli esiti scottanti dell’inchiesta segreta che Pio XII aveva subito affidata a un ufficiale dei Servizi Segreti francesi. Coslui era riuscito a impossessarsi di una raccolta di lettere attribuite a Montini che segnalavano alla K.G.B. – la polizia politica sovietica – i nomi e i movimenti dei sacerdoti, in gran parte gesuiti, che, in quegli anni esercitavano clandestinamente il loro ministero fra le popolazioni dei paesi comunisti oppresse dalla persecuzione religiosa.

“Quell’ufficiale racconterà più tardi allo scrittore francese Pierre Virion che “…trasecolò quando gettò gli occhi su quelle lettere delatorie, vergate su carta intestata della Segreteria di Stato di Sua Santità” (2). Peraltro, non appena Pio XII lesse quelle carte ebbe un collasso. Costretto a Ietto per molti giorni dispose l’immediata partenza di Montini per Milano, la prima diocesi vacante che in quel momento di terribile angoscia si trovò sottomano. Il futuro Paolo VI lasciò così da un’ora all’altra il suo ufficio in Vaticano che lo equiparava, di fatto, a Segretario di Stato. Infatti Pio XII aveva lasciato vacante quella carica, dopo la morte, nei 1944, del cardinale Maglione.

  • (2) Pierre Virion confiderà l’episodio alla vaticanista Gabriella de Montemayor incontrata a Roma nel giugno 1974 che ne riceverà conferma da un alto magistrato romano, il dottor Giulio Lenti, a sua volta informato da mons. Domenico Tardini cui era legato da antica amicizia. Infatti mons. Tardini era stato subito convocato da papa Pacelli sconvolto da quella rivelazione. Il segretario del cardinal Tisserant, monsignor Georges Roche, annota l’episodio nel suo libro “Pie XII devant l’histoire”, edito da Laffont di Parigi.

“Montini, il futuro Paolo VI …  “Si lasciò alle spalle Roma e il gran dolore inferto al cuore del Papa, e raggiunse Milano in ossequio all’antica norma vaticana ‘‘promoveatur ut removeatur”. Era il tardo autunno del 1954. Per ottenere l’ambito “Galero»” cardinalizio, l’amletico monsignore di Concesio dovrà attendere, da quel giorno, l’elezione al Soglio di Pietro del suo “precursore” Roncalli. (3).

  • (3) – Trentotto anni dopo scriverà Antonio Spinola in “Pio XII, l’ultimo papa” (le Scie Mondadori, ottobre 1992, p.357, 358): “Allo spirare di quello stesso 1954, il papa nominava Montini arcivescovo di Milano. Aveva voluto allontanarlo da se? Nell’agosto era morto nella capitale lombarda il benedettino cardinale Schuster, titolare dell’arcidiocesi ambrosiana, e già all’inizio del novembre successivo il pontefice lo aveva sostituito proprio con Montini… Felice non era Montini anzi appariva come smarrito a un amico, il camaldolese padre Anselmo Giabbani che lo incontrò in quei giorni, “Il suo volto” testimoniò il frate, “era cambiato. Perfino il tono della voce era diverso, e i gesti meno espressivi”. Si parla di un vero e proprio esilio inflitto al monsignore che aveva osato “tradire” – il termine era molto forte – la battaglia antisocialista oltre che anticomunista di Pacelli. Suor Pasqualina aveva visto piangere il papa, deluso per l’atteggiamento aperturista di Montini. Il Monsignore aveva già attirato l’attenzione del prosegretario del Sant’Uffizio, cardinale Ottaviani, un capofila, insieme a Gedda. di quanti accusavano Montini di trescare con Fanfani e di aspirare a una democrazia cristiana autonoma dal Vaticano. Si andava oltre volendo far credere che il monsignore avesse perfino assistito a certe messe nere. Fu padre Lombardi a darne notizia al papa”.

MILIONI PER FAR SPARIRE LA TESTIMONIANZA DI VITALE IMPORTANZA

“Il Vaticano del nuovo corso tentò ogni mezzo, naturalmente, per entrare in possesso di quella raccolta di documenti. Messo alle strette, il cardinale Tisserant dovette congegnare il suo prezioso archivio, non prima però di averlo fatto fotocopiare dal suo segretario, l’abate Georges Roche. Per anni, dopo la morte di Tisserant, il Vaticano tallonò invano il Roche e la nipote del defunto cardinale por poter acquistare, a peso d’oro, quello scomodo doppione in giro per il mondo. Finalmente, il cementiere Carlo Pesenti, che era riuscito a comprare dal Roche per 450 milioni di lire il prezioso archivio, lo cedette al Vaticano, nella persona di Mons. Benelli, in cambio di un prestito agevolato di 50 miliardi in franchi svizzeri. Infatti Pesenti aveva bisogno, all’epoca, per il suo gruppo di banche e per l’acquisto di due, istituti di credito, a Monaco di Baviera e a Montecarlo, di prestiti in valuta dall’Istituto per le Opere di Religione (Mons. Marcinkus, Mons. De Bonis, Dott. Strobel). L’interesse del Pesenti era quello di poter disporre di quell’istituto vaticano sia come mallevadore o cofideiussore di questo credito e di lucrare sulla differenza fra il cambio ufficiale e il cambio “nero”. Dunque, il fronte antipacelliano, progressista e fautore del “dialogo” e delle “aperture”, era già una consistente, sconcertante realtà, alcuni anni prima della morte di Pio XII.»

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Il libro di Bellegrandi aggiunge a pagina 56-7 un’informazione dello stesso Cardinale, di capitale  importanza per chiarire il dubbio posto all’inizio dell’articolo, determinante per riconoscere l’invalidità dell’elezione di Roncalli, perché massone:

“Per lo meno a Roma, in circoli bene informati si conoscono i nomi dei cardinali massoni. Un mio amico sacerdote, Don Enrico Pompilio, cappellano militare col grado di maggiore dell’arma dei Carabinieri, mi confidò di aver avuto da un monsignore francese, celebre conferenziere incontrato in un congresso, una gravissima rivelazione circa l’improvvisa e tragica e scandalosa morte del cardinale Jean Danielou. Come si ricorderà quel cardinale di Francia, famoso per la sua erudizione, fu trovato morto a Parigi, nell’appartamento di una giovane ballerina. Non si chiarirono mai i retroscena di quella morte. Ebbene, quel Monsignore francese rivelò a Don Pompilio a cui era legato da antica amicizia, che il cardinale Danielou fu soppresso, fisicamente e moralmente, dalla massoneria perché stava per render noto l’elenco di tutti gli eminentissimi cardinali affiliati alla setta.

“Roncalli per la massoneria doveva essere un mezzo, una pedina. Non appare un caso che due anni dopo la sua elezione al pontificato, nel 1960, promuoverà una serie di studi sulle società esoteriche e iniziatiche e i loro rapporti con la Chiesa. Iniziando quel processo che avrebbe portato al superamento della scomunica contro la Massoneria. Alcuni avvenimenti, noti e meno noti, conferiscono credibilità al presupposto di Roncalli-massone. Per esempio, il fatto che si sapeva in anticipo dell’elezione del patriarca di Venezia nel Conclave del 1958. Oggi, a distanza di anni da quel Conclave, in presenza dello scollamento in accelerazione progressiva delle strutture millenarie della Chiesa impresso dal Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, qualcuno ha deciso di rivelare importanti e probanti documenti. Uno di questi è la lettera del cardinale Eugenio Tisserant a un abate docente di diritto canonico, in cui il cardinale francese dichiara illegittima l’elezione di Giovanni XXIII, appunto perché “voluta” e “preparata” da forze “estranee” allo Spirito Santo. (Cfr. “Vita” del 18 settembre 1977 pag. 4 “Le profezie sui papi nell’elenco di San Malachia”, de “Il Minutante”).

“Qua e là, nel lungo itinerario dell’attività diremmo così pre-papale di Roncalli, traspariscono a volte riflessi illuminanti, che ci fanno apparire Angelo Giuseppe Roncalli la pedina “Rosa-Croce” dei fratelli-muratori.»

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Roncalli eletto, non si preoccupò nemmeno più di nascondere le sue spurie amicizie. Al massimo è andato agli archivi vaticani per ricuperare il dossier col suo nome e quello di Montini; lo avrebbe confessato scherzando più tardi!

In questo libro, sulla sua controvita, ben poco sfugge della condizione di Roncalli come non eleggibile. Ma tant’è, il «conclavismo», dei conclavi di apparenza canonica che prendono per molti un valore «assoluto», vige nella contro chiesa per la somma disgrazia dei popoli.

Eppure la Costituzione Apostolica di Papa Paolo IV, definisce infallibilmente la non applicabilità di questo criterio generale di fronte alla scoperta, tardiva quanto si vuole, della deviazione del «papa eletto» già da prima di tale elezione. Tale conclave che lo ha eletto, anche fosse col voto unanime dei cardinali, è nullo, non avvenuto, col conseguente «decadimento» del presunto eletto.

La ragione è che la Chiesa riconosce che, mancando le condizioni di fede del chierico così eletto, costui non può aver mai ricevuto il potere delle chiavi da Dio.

Ma nel mezzo dell’apostasia che impera, non c’è documento che possa bucare la spessa cappa di menzogne alleata alla più completa indifferenza generale, per ristabilire la verità … ciò, almeno fino ad ora.