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Quasi non si parla dell’Apostasia e del Katéchon e si capisce perché, dato che questi termini rappresentano questioni spazzate via dalla libertà di coscienza e delle religione. Apostatare da cosa, quando fu dichiarato nella stessa Roma il diritto alla scelta di qualsiasi idea e credenza.

Lasciamo allora il termine ai mussulmani, resistenti ad aderire all’illuminismo, come aveva spesso predicato a loro Ratzinger, Benedetto 16, affinché aderissero alla filosofia delle luci come loro hanno fatto con il Vaticano 2.

Il «katéchon» allora, ma come si può ammettere uno che vorrebbe impedire questa libertà basilare? Ma vi è ancora chi di fronte a tale liberalità senza limiti parli dell’attuale grande alienazione dopo che l’argomento è stato reso tabù e rimosso dai «padroni del mondo», civili e religiosi; potrebbe aver diritto a parlare alle genti?

Eppure, la questione riesce ancora a disturbare quando nel affrontarla si infrangono i divieti risalendo a testi che puntano alle cause di quest’ora cruciale per l’umanità. E meno male che ci siano scritti da leggere che riguardano l’attuale mentalità alienata dal reale e dal vero, perciò dalla legge naturale e da quella divina.

Tali questioni, clamorose quanto invise, possono essere riassunte in due: l’aborto, nell’ordine civile; il ripudio velato del Verbo divino nell’ordine religioso. Tanto l’ordine secolare come quello religioso cristiano furono stravolti da queste deleterie insidie, perché il «katéchon»  il potere previsto da Dio per impedire queste iniquità, rappresentato dal Papa cattolico, è stato tolto di mezzo.

Si noti, non dall’inizio del Cristianesimo si poteva vedere San Pietro a trattenere allora le iniquità civili, anzi ne era vittima, poiché ancora non aveva alcun «potere civile» per farlo e, al contrario, l’hanno fatto frequentare prigioni e umiliazioni.

San Pietro era d’ostacolo all’Anticristo solo nell’ordine spirituale. Secondo alcuni Padri della Chiesa, ripresi da monsignor Francesco Spadafora, si poteva riconoscere allora il Katéchon nell’autorità e potere dell’Impero Romano, che frenava il crimine e anche della persecuzione dei cristiani da parte dei giudei. Persecuzione mortale, basta pensare a Santo Stefano lapidato.

Solo tre secoli dopo la questione parve definita da un potere civile riverente, non solo ai princìpi della legge naturale, ma a quella cristiana e divina. E il Kathécon dell’era cristiana divenne prima o poi, bene o male il Pontefice romano per diciassette secoli.  Fino all’interregno iniziato con la spuria elezione del modernista e massone Angelo Roncalli.

Allora, come profetizzato nella profezia di Fatima, per poco prima del 1960: poiché i Papi non avevano consacrato la Russia al Cuore Immacolato di Maria, avvenne la virtuale «soppressione» del Kathécon cattolico, svelata solo ai cattolici nella visione del Terzo Segreto.

Essa sarebbe ancora misteriosa se non corrispondesse al fatto storico oggettivo della demolizione dell’autorità cattolica a cui corrisponde la scristianizzazione e l’apostasia generali. O si vuole negare anche questo? A questo punto era da aspettarsi ogni confusione riguardante, sia sulla realtà presente, sia sulla stessa Profezia.

Il potere d’ostacolo all’Anticristo è ormai assente e i poteri anticristi fanno da padrone nel mondo e nel Vaticano, ormai ecumenista e massonico. Non c’è da essere «apparizionista» nel senso che ci siano visioni che riprendono momenti del Vangelo, ma se esse rivelano la storia che viviamo oggettivamente – in modo simbolico, c’è da farne tesoro. Infatti i messaggi profetici che annunciarono la palpabile realtà che si vive, possono entrare nei disegni divini;negare il loro valore profetico sarebbe negare la realtà.

I cristiani sanno di dover accogliere la verità con amore per non essere travolti nella menzogna di quel potere che leva di mezzo il Kathécon (confronta 2Tessalonicesi2 ). Certo, messaggi che rinviano i devastanti pericoli spirituali presenti a tempi remoti non sono al servizio della verità, ma del mentitore di sempre, che vuole rimuovere l’idea del giudizio di Dio.

E’ vero, la visione di Dio che fa vedere l’inferno produce un vero e proprio brivido lungo la schiena, una stretta allo stomaco a chi respira nell’atmosfera spirituale del Signore. E chi vive l’ora presente può ben intravvedere «la scena apocalittica di separazione tra chi accetta il ‘segno di Satana’ sulla fronte o sulla mano e chi no»; la percepisce vicina; nel tempo presente.

Molti pensatori in diversi momenti della storia, sia consacrati sia laici, hanno avuto la percezione di tale momento cruciale che si avverava all’insegna del contrasto tra il Buon Pastore, il Pontefice cattolico e il mostruoso Anticristo. Ma tale distinzione tra il bene e il male nelle diverse epoche può essere intravista da molti, anche da non fedeli.

Qui voglio ricordare Albert Camus, con il quale non c’è sempre molto con cui concordare. Eppure, dal suo pensiero, all’insegna di una vita difficile, per volte tragica e aperta all’assurdo, spuntano temi di una coraggiosa lucidità che colgono in pieno le assurdità attuali

Albert Camus nel suo «L’Homme Révolté» del 1951, parla della crisi più seria a cui ci ha portato la ribellione metafisica dell’intelligenza umana che ha voltato le spalle a Dio, individuando la sua causa nella «forza corrosiva di un niilismo attivo» del nostro tempo.

Si tratta dell’ossessione patologica di dominare la vita in tutte le sue forme e dimensioni; della rivoluzione filosofica che pretende di ridurre a zero «le correnti metafisiche aristotelico-tomista e (perfino) kantiana». Camus indica, a causa di tale ossessione, una complicità con il male.

Oggi ciò è vero anche a livello di leggi e di giustizia; quanto ieri era classificato come crimine diviene obbligatorio oggi. E’ il caso dell’aborto. In Italia e ovunque, oggi in Brasile con la sentenza del ministro della Suprema Corte Costituzionale per cui la legge deve solo proteggere la «persona nata, residente e naturalizzata», e «non vi è persona umana senza l’apparato neurale che dà accesso alle complesse funzioni del sentire e del pensare».

Ciò conferma quanto scritto lucidamente da Camus: «Ci sono crimini di passione e crimini di logica (…) che, con l’alibi irremovibile di una certa filosofia, può servire a tutto, perfino a trasformare giudici in assassini». Si, tale «filosofia – o ideologia -, serve a tutto», anche a legittimare l’assassinio dei bambini nel ventre materno con un’apologia sofistica di quanto, non solo per Camus, è un «crimine della lo gica» e oltre.

Continua Camus: «Il sentimento dell’assurdo, quando di esso si pretende estrarre, in primis una regola d’azione, rende l’omicidio almeno indifferente e, in conseguenza, possibile».

Ecco come la dignità umana è liquidata in nome della libertà e dignità del pensiero. Eppure, non vi è uomo onesto che non sia convinto che: «la dignità dell’essere umano o è integrale o non è niente». Ragion per cui la «giurisprudenza per i crimini di logica», a cui si riferisce Camus, non gode neppure del consenso democratico.

Infatti, l’aborto continuerà ad essere crimine per le maggioranze, come lo è per la legge naturale. E’ pratica considerata molto grave dalla maggioranza della popolazione brasiliana, portoghese, polacca e di tanti paesi secondo regolari inchieste, con un indice anche crescente negli anni in molte parti. Lo sano i politici.

Non sarà la prima volta che il popolo dimostra più buon senso dei suoi capi e più fede dei suoi prelati, come è successo dai tempi dell’eresia ariana ad oggi.

di Arai Daniele