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L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Dunque, mai più l’idea dell’Italiano come «popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori»; il criterio di sopravvivenza etnica è aggiornata e passa ormai ad essere soprattutto fondato sulla ricerca del nº sufficiente di contribuenti INPS. Si viveva con l’idea di edificare una nazione; ora si edifica l’idea di un ammasso di contribuente per farla sopravvivere!

Come si possa raggiungere tale nuova popolazione, aggregando etnie africane varie approdate dall’Africa, sarebbe, secondo una nuova intellighenzia venuta dal vuoto la grande «occasione dell´ora presente!» Non importa chi siano: quel che conta è mantenere la priorità di estendere il nuovo «principio contributivo» vitale ai nuovi arrivati.

Si tratta un po’ di una inversione dei fini; per un sistema pensionistico in crisi, perché troppo generoso e ora alle prese con un sensibile aumento di vecchi, a pari della decrescita parimenti sensibile delle nascite, si prevede un futuro nero per il mantenimento delle pensioni… e perciò della nazione con i suoi valori pensionistici.

Dati più che prevedibili, a causa del calo demografico dovuto alle poche nascite e all’aumento dell’aspettativa di vita della popolazione inattiva. Ma la notizia attuale è il «provvidenziale» arrivo a diecina di migliaia di «rifugiati» che verrebbero finalmente a arricchire il mondo lavorativo in deficit. Non si sa ancora come sarà possibile, ma in democrazia tutto si spera!  E la soluzione è alle porte: sostituire parte della popolazione con giovani africani volontari, anche a formare nuove famiglie con delle italiane educate coi catechismi delle aperture all’«altro»!

Certo, fra i tanti eventi che hanno caratterizzato e caratterizzano la storia, l’immigrazione è uno dei più importanti. Le persone si trasferiscono in paesi stranieri per molteplici motivi: situazione economica, politica, religiosa. Lo sapevano i circa 27 milioni di italiani che hanno lasciato l’Italia tra il 1870 ed il 1970, per vivere soprattutto in America Latina e Stati Uniti.

L’immigrazione è un fenomeno che incide nella formazione dei popoli, influenzandone la vita sociale. Riguardo all’Italia, negli ultimi decenni si è assistito ad un riflusso, anche dovuto a situazioni di guerre e fame. Oggi, il forte aumento dell’immigrazione di persone che chiedono asilo politico e protezione, fuggendo dai Paesi devastati dalla guerra, pone l’interrogativo sull’operazione pilotata, anche tramite guerre canaglie come quella in Siria. Ora si parla di un indicibile patto perverso di modo che tutto il traffico di clandestini mediterranei converga verso l’Italia. Non c’è perché dubitare, dato che più idiota e indicibile non potrebbero essere le decisioni italiote. E, se non era del tutto idiota, era per l’interesse alle solite contropartite.

Infatti, l’Italia è vittima di un flusso di sbarchi clandestini che arrivano per cercare lavoro in un paese con alto tasso di disoccupati. Ma come s’è visto, «alto locati» politici leggono l’evento in un’altra chiave, anche perché non sapendo che fare si adeguano ai fatti. Se poi c’è bisogno di una chiave, ricorrono a quella fasulla dell’illuminato anticristo Bergoglio. Se ci cercano ragioni per identificarlo tale, ecco subito una: mettere l’Italia alle prese con migrazione rovinosa.

Il fenomeno dell’immigrazione clandestina sarebbe semplicemente riconducibile al differente grado di benessere tra popoli sviluppati o meno. Del resto i clandestini disperati non hanno nulla da perdere se provenienti dall’Africa sub sahariana. S’imbarcano su decrepite battelli che, basta che siano portati al largo della Libia per far arrivare per caso dei suoi buoni salvatori. Sì, perché mai prima nella Storia tanti socialisti, agnostici, atei e quant’altro si son messi d’accordo con Bergoglio per operare un’accoglienza «cristiana» senza limiti; forse per riparare gli anni di colonialismo europeo, di cui adesso sono i «rifugiati» a cercare i possibili benefici.

Da un lato lo spettacolo dei barconi: miseria, degrado e varie mafie, dall’altro il benessere che hanno visto in TV. Una massa di disperati «pionieri» all’avanguardia di milioni di altri che sognano di venire da quest’altra parte. Un’accoglienza quasi sempre illusoria, ma sempre dannosa. Fondata su principi cristiani? Per cominciare, tra cristiani, chi governa si dovrebbe preoccupare prima dei suoi, poi, se è il caso nell’abbondanza, degli altri. Qui no. I migranti sono ripuliti, rivestiti, col cellulare in mano hanno una discreta paga e sono alloggiati, hanno un reddito di non-cittadinanza che molti cittadini italiani si possono solo sognare. Cosa fanno? Nulla. E in futuro? Nessuno sa se troveranno sistemazione. Ma intanto il flusso continua. È l’importazione della miseria, con quale scopo? Se questo è indefinito oggi, domani lo sarà.

Le sinistre non perdono di vista la lotta di classe, perciò cercano sempre nuovi proletari da agitare per rivendicare nuovi diritti in ogni campo e le nuove cause non mancano mai. Ma arriva l’ora in cui gli apprendisti stregoni della politica finiscono per imbattersi nelle realtà dell’ora presente, col sorgere di problemi ingestibili: sarà l’ora che i cittadini capiranno la dimensione dell’irreversibile problema importato: la perdita dei loro spazi vitali, la perdita della loro identità nazionale, l’insicurezza diffusa, le violenze sistematiche, il fanatismo islamico e il terrorismo accanto, sempre in agguato. Su questo si scriverà la storia europea futura, perciò è tutto un’altro tremendo problema apertissimo, su cui il disastro conciliare a dato il via.

Quindi, ragioni non mancano per sapere che è già troppo tardi allora per ripristinare la convivenza civile normale. Almeno sapranno a chi ringraziare in nome della politica dei contributi INPS. Ma questa idiozia è solo un pezzetino del gran castigo meritato dal mondo cattolico per il disprezzo della Civiltà Cristiana della Profezia di Fatima per il nostro tempo.