Risultati immagini per ingresso di chiesaL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Nel trattare la manifestazione della trascendenza nella Chiesa, si deve parlare dell’origine e della natura di questo potere supremo. Niente di meglio che farlo pubblicando un discorso specifico di Papa Pio XII sull’argomento, un discorso rivolto appunto alla Corte del Sacro Romano Rota. Seguono parti del testo originale in italiano, per evidenziare alcuni punti salienti della questione.

Il documento risale al 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, e quando la vittoria degli alleati, specialmente degli Stati Uniti d’America, aveva per slogan più diffuso la necessità di una democrazia all’immagine degli USA in tutto il mondo. Il Papa aveva già affrontato la questione nel suo messaggio di Natale del 1944,Radio messaggio “Benignitas et humanitas»: Chiesa Faro delle Nazioni.

·       Sarebbe bene notare che questo Papa che tratta con grande rispetto del futuro della democrazia, ha scritto su due democrazie; una possibile, l’altra inaccettabile. (Vedi il libro di Jean Madiran Les deux démocraties, 1977.

·       Nel discorso sull’origine e sulla natura del potere ecclesiastico, il Papa rende molto chiaro che, nonostante qualsiasi somiglianza con le potenze civili, esso differisce sostanzialmente nella sua origine e natura divina; direttamente dalla Volontà del Signore, dall’Alto verso il basso. Differisce anche nella sua fine di salvezza.

·       Oggi esistono molti che, per giustificare l’accettazione di un falso papa, pretendono il loro aspetto di “potere civile”, che deve sostenere per il governo dello Stato Vaticano. Il papa Pio XII spiega che il potere pontificio è uno e definito dalla sua missione dettata da Gesù Cristo, la sua unica Testa. Tutta la somiglianza con il potere civile è quindi secondaria e non deve essere dimenticata la sua profonda differenza di origine, natura e nell’oggetto.

·       «L’origine della Chiesa, all’opposto di quella dello Stato, non è di diritto naturale. La più ampia e accurata analisi della persona umana non offre alcun elemento per concludere che la Chiesa, al pari della società civile, avrebbe dovuto naturalmente nascere e svilupparsi. Essa deriva da un atto positivo di Dio, al di là e al di sopra della indole sociale dell’uomo, per quanto con questa in perfetta armonia; perciò la potestà ecclesiastica – e quindi anche il corrispondente potere giudiziario – è nata dalla volontà e dall’atto, con cui Cristo ha fondato la sua Chiesa.

·       In un punto tuttavia quella differenza fondamentale apparisce particolarmente manifesta. La fondazione della Chiesa come società si è effettuata, contrariamente all’origine dello Stato, non dal basso all’alto, ma dall’alto al basso; vale a dire che Cristo, il quale nella sua Chiesa ha attuato sulla terra il Regno di Dio da Lui annunziato e destinato per tutti gli uomini di tutti i tempi, non ha affidato alla comunità dei fedeli la missione di Maestro, di Sacerdote e di Pastore ricevuta dal Padre per la salute del genere umano, ma l’ha trasmessa e comunicata a un collegio di Apostoli o messi, da lui stesso eletti, affinché con la loro predicazione, col loro ministero sacerdotale e con la potestà sociale del loro ufficio facessero entrare nella Chiesa la moltitudine dei fedeli, per santificarli, illuminarli e condurli alla piena maturità dei seguaci di Cristo.

·       Da quanto abbiamo esposto derivano principalmente due conclusioni:

·       1o – Nella Chiesa, altrimenti che nello Stato, il soggetto primordiale del potere, il giudice supremo, la più alta istanza d’appello, non è mai la comunità dei fedeli. Non esiste dunque, né può esistere nella Chiesa, quale è stata fondata da Cristo, un tribunale popolare o una potestà giudiziaria promanante dal popolo.

·       2o – La questione dell’estensione e della grandezza della potestà ecclesiastica si presenta anch’essa in un modo del tutto differente da quella riguardante lo Stato. Per la Chiesa vale in primo luogo la espressa volontà di Cristo 

Il Discorso sull’ ORIGINE DEL POTERE ECCLESIASTICO – «Dacché piacque al Signore», è quello ai Membri del Tribunale della Sacra Romana Rota — del 2 ottobre 1945.

Il «problema» della Messa «UNA CUM»

In verità, se problema c’è, questo riguarda la fede del chierico tenuto come Vicario del Signore per guidare la Chiesa nella Fede, ma che devia guidando con dottrine condannate.

Il problema dell’una cum sarebbe risolto [secondo Bañez, Billuart e Garrigou-Lagrange e ora, Nitoglia: poiché «L’eminente teologo domenicano Domingo Bañez, commentando la Somma Teologica dell’Aquinate (In IIam-IIae, q. 1, a. 10) e riprendendo l’ipotesi del suo confratello il cardinal Tommaso de Vio detto il Gaetano (De comparatione auctoritatis Papae et Concilii, Roma, Angelicum… se, per pura ipotesi investigativa, il Papa cadesse in eresia, resterebbe Papa. Infatti la mancanza della grazia santificante lo separerebbe dall’anima della Chiesa e la mancanza di fede dal corpo di essa, ma la giurisdizione visibile del Pontefice romano non ne verrebbe scalfita poiché essa riguarda il governo visibile della Chiesa, che è una società visibile e non può essere privata dell’autorità visibile che la governa a motivo della mancanza di grazia o di fede, i quali sono abiti soprannaturali invisibili.»

L’«eminente» soluzione non regge per semplici ragioni di Fede: prima di tutto perché contraddice quanto stabilito dalla Bolla infallibile di Papa Paolo IV, sulla perdita ipso facto della cariche ecclesiastiche. Iniziava allora il tentativo di occultamento di questa Costituzione Apostolica dell’«eletto papa» scoperto in eresia. «Infatti la mancanza della grazia santificante lo separerebbe dall’anima della Chiesa e la mancanza di fede dal corpo di essa»!

Si noti: il corpo e l’anima della Chiesa sarebbero equivalenti per compensarsi! «il Papa (ipoteticamente) eretico non sarebbe membro vivo della Chiesa per mancanza di grazia, non farebbe più parte del corpo della Chiesa per errore contro la fede, ma ne sarebbe Capo visibile in atto quanto al governo o alla giurisdizione: “Il Papa non è Capo della Chiesa in ragione della santità o della fede perché non è così che può governare i membri della Chiesa, ma è Capo di essa in ragione dell’ufficio ministeriale, che lo rende atto a dirigere e governare la Chiesa mediante il governo esterno e visibile tramite la gerarchia ecclesiastica, che è visibile e palpabile. Quindi, costui, secondo l’influsso spirituale della grazia e della fede non è membro della Chiesa di Cristo, se non le ha; invece secondo il potere di governare e dirigere la Chiesa ne è il Capo visibile in atto” (In IIam-IIae, q. 1, a. 10, Venezia, 1587, coll. 194-196).

Charles-René Billuart

Il Billuart (1685-1757) nel suo De Incarnatione (dissert. IX, a. II, § 2, obiez. 2) riprende la tesi del Bañez e insegna che “il capo governa e il membro riceve la vita della grazia. Quindi (?!), se il Papa cadesse in eresia, manterrebbe ancora la giurisdizione con la quale governerebbe la Chiesa, ma non riceverebbe più l’influsso della grazia santificante e della fede da Cristo Capo invisibile della Chiesa e dunque non sarebbe membro di Cristo e della Chiesa. Ora in un corpo fisico chi non è membro fisico non può esserne capo fisico, ma in un corpo morale o in una società la testa morale può sussistere senza essere membro morale di essa. Infatti un corpo fisico senza vita non sussiste e un capo fisico morto non governa il corpo fisico, mentre il capo morale di una società o corpo morale lo governa anche senza la vita spirituale o la fede” (cfr. Ch.-R. Billuart, Cursus theologiae, III pars, Venezia, 1787, pp. 66; II-II pars, Brescia, 1838, pp. 33-34, 123 e 125).

Padre Garrigou-Lagrange

Recentemente anche uno dei più grandi teologi del Novecento, padre Reginaldo Garrigou-Lagrange, nel suo trattato De Christo Salvatore (Torino, Marietti, 1946, p. 232), commentando San Tommaso (S. Th., III, qq. 1-90) e riprendendo la dottrina dei due Dottori domenicani controriformistici citati sopra, specifica che un Papa (ipoteticamente) eretico occulto resterebbe membro della Chiesa in potenza, ma non in atto, e manterrebbe la giurisdizione tramite la quale governa visibilmente la Chiesa. L’eretico pubblico invece, non sarebbe più membro della Chiesa neppure in potenza, come insegna il Bañez, ma manterrebbe il governo visibile della Chiesa. «Quindi è pacifico (?!)per la sana e la più alta teologia della prima, seconda e terza scolastica (S. Tommaso, Gaetano, Bañez e Garrigou-Lagrange) che, ammesso e non concesso che il Papa cada in eresia, manterrebbe egualmente la giurisdizione e resterebbe Capo della Chiesa, pur cessando di esserne membro. Se si trattasse di una testa fisica ciò sarebbe impossibile, ma è possibile se si tratta di un Capo morale e per di più secondario, ossia del Vicario visibile di Cristo invisibile asceso in Cielo e Capo principale della Chiesa. Quindi …

La ragione è che la testa fisica di un corpo non può influire e comandare i membri del suo corpo, se ne viene separata fisicamente non ricevendo più la vita dall’anima separata dal suo capo e dal suo corpo (per esempio Tizio viene decapitato e muore, la sua anima lascia il suo corpo e la sua testa non ne dirige più, tramite il cervello, tutti gli organi), mentre un Capo morale di una società o di un ente morale (temporale come lo Stato o spirituale come la Chiesa) può esercitare la giurisdizione sull’ente morale anche se è separato per l’errore contro la fede o per il peccato dalla Chiesa e dall’influsso vitale interno e soprannaturale di Cristo. Ciò, pur essendo anormale ed eccezionale, è possibile.

Il sedevacantismo e la questione della Messa “una cum”, secondo Nitoglia

Si risolve così la famosa e spinosa questione della Messa celebrata “una cum Pontifice nostro N.” (Paulo VI-Francisco I). Infatti siccome il Papa ipoteticamente eretico non sarebbe membro vivo della Chiesa per mancanza di grazia, non farebbe parte del corpo della Chiesa per errore contro la fede, ma ne sarebbe Capo visibile quanto al governo o alla giurisdizione, secondo la migliore teologia tomistica dall’Aquinate († 1274), passando per i teologi controriformistici (XVI secolo) e per il Billuart (XVIII secolo) sino a padre Garrigou-Lagrange († 1964), allora è del tutto lecito citare nel Canone della Messa il Papa (eventualmente) eretico, che non è membro della Chiesa, ma che quanto al potere di giurisdizione ne è il Capo, dicendo, come recita il Canone: “In primis, quae tibi offerimus pro Ecclesia tua sancta catholica: quam pacificare, custodire, adunare et regere digneris toto orbe terrarum: una cum famulo tuo Papa nostro N. et Antistite nostro N./ In primo luogo ti offriamo questi doni per la tua santa Chiesa cattolica affinché ti degni pacificarla, custodirla, riunirla e governarla in tutto il mondo insieme con [una cum] il tuo servo il nostro Papa N., e con il nostro Vescovo N.”. In breve si chiede di pacificare, custodire… la Chiesa assieme al Papa e al Vescovo del luogo ove si celebra.

·       Santo Tommaso tirato per la manica a 180º di quel che insegna  in  (In IIam-IIae, q. 1, a. 10):

la Chiesa deve avere un’unica fede, secondo l’ammonimento di S. Paolo : « Dite tutti la stessa cosa, e non ci siano tra voi degli scismi ». Ma questo non si può osservare se, quando sorge una questione di fede, non viene determinata da chi presiede su tutta la Chiesa, in modo che la sua decisione sia accettata dalla Chiesa intera con fermo consenso. Perciò spetta alla sola autorità del Sommo Pontefice la promulga­zione di un nuovo simbolo: come del resto ogni altra funzione che interessa tutta la Chiesa: adunare, p. es., il concilio generale e altre cose del genere.

Soluzione delle difficoltà :

1. Nell’ insegnamento di Cristo e de­gli Apostoli le verità di fede sono spiegate a sufficienza. Siccome però gli uomini perversi «pervertono per loro perdizione», secondo l’espressione di S. Pietro, l’insegnamento apostolico come le altre Scritture, è necessario che nel corso del tempo ci sia un’esposizione della fede contro gli errori che insorgono.

2.   Le proibizioni e le decisioni di un concilio riguardano le per­sone private, che non hanno il compito di determinare le cose di fede. Infatti tali decisioni di un concilio ecumenico non tolgono il potere al concilio ecumenico successivo di fare una nuova redazione del simbolo, la quale non conterrà mai una fede diversa, ma la stessa in termini più chiari. Infatti in tutti i concili si osservò que­sta prassi; che il concilio successivo chiariva quanto aveva deter­minato il concilio precedente, sotto la spinta di una nuova eresia. Perciò si tratta di un compito del Sommo Pontefice, alla cui au­torità spetta adunare i concili, e confermarne le decisioni.

S. Atanasio compose una esposizione della fede non come sim­bolo, ma piuttosto come trattato : il che è evidente anche dalle espres­sioni di cui si serve. Ma poiché la sua esposizione conteneva in breve tutte le verità della fede, fu accettata dall’autorità del Sommo Pontefice, perché fosse considerata come regola di fede.

Ma nei nostri tempi c’e sempre una squadretta di «eminenti teologi d’accatto» per provare che è possibile avere «una chiesa, due dottrine» (sì sì no no). Chi lo dimostra? Proprio quelli che « Siccome però gli uomini perversi «pervertono per loro perdizione», secondo l’espressione di S. Pietro, l’insegnamento apostolico come le altre Scritture, è necessario che nel corso del tempo ci sia un’esposizione della fede contro gli errori che insorgono.

«Un battezzato scellerato per vita immorale o mancanza di fede, «ma eletto canonicamente Papa» non è più membro vivo o tout court della Chiesa, però ne resta il Capo (anche se indegno) quanto al potere di giurisdizione.»

San Tommaso afferma la necessità del Vicario che possa correggere errori apparsi contro la Fede rinforzandola ne i Simboli Cattolici.

Quelli della scaletta escolastica manualistica, ripomgono la necessità di credere che ci sia sempre un tale Vicario, anche se caduto dal Cielo in terra., per assicurare una giurisdizione che governi l’aspetto materiale della Chiesa, Tale «potere» sopperisce, perché visibile, quello sopprannaturale, tanto, credono che si equivalgono!

Tutto al contrario di quanto insegnano i Papi e San Roberto Bellarmino: chi non è membro non può esserne capo. Quindi se resta per colpa la governa della visibile passividade apostatica della moltitudine guidata da chi ha perso l’intelligenza della fede, vanno incontro a un’altra chiesa, quell’altra di due dottrine e di un altro Vangelo, ma va accolto come guida e lo si deve nominare nel Canone della Messa.

Niente panico! Costoro governano per l’erezione di una chiesa più apostolica e modernista aperta al mondo, ma conserverebbero tale potere assoluto concesso da Dio, da quasi sessant’anni. L’importante è dare continuità a una giurisdizione per continuare, tanto se quella che ha origine nella Fede voluta dal Signore manca, quella «visibile» la compensa per i prossimo centenario; parola di teologo!