Il caso Mortara

Edgardo-MortaraSegnalazione del Centro Studi Federici

Il regista ebreo Steven Spielberg sta preparando un “colossal” sulla vita di don Pio Egardo Mortara, che si preannuncia come l’ennesima pellicola di propaganda ebraica prodotta a Hollywood. 
Per ristabilire la verità storica contro la propaganda dei nemici della Chiesa, segnaliamo il presente articolo sulla vicenda Mortara.
 
La vita di don Pio Edgardo Mortara, ebreo convertito
 
INTRODUZIONE
Verso la fine del XIX secolo scoppiava il “caso Mortara”. Nel presente articolo non mi dilungherò tanto sul “caso” (1), quanto sulla conversione miracolosa del fanciullo ebreo così come ci è stata raccontata da lui stesso (2).
 
“IL CASO”
Il fanciullo venne battezzato in pericolo di morte dalla bàlia cristiana, poi sopravvisse inaspettatamente; la Chiesa non lo restituì ai genitori; il giovane divenne poi sacerdote e morì in odore di santità.
La patria potestà del genitore ebreo non venne violata, poiché in caso di conflitto tra i diritti della Chiesa (di ordine soprannaturale) e quelli pretesi dei genitori (di ordine naturale), prevalgono quelli superiori.
Ora il battesimo conferito validamente ha reso il neonato soggetto alla Chiesa (questa è una verità di Fede); se la Chiesa rinunciasse a questo articolo di Fede rinuncerebbe a tutta la Fede, poiché essa è indivisibile, e se violata su un solo articolo, è completamente persa.
La Chiesa proibisce di battezzare i figli dei non cattolici contro la volontà dei genitori, ma una volta che il battesimo è stato conferito, essa pur punendo il trasgressore degli ordini (tranne il caso in cui il neonato fosse in pericolo di vita, come accadde al Mortara), non può negare la realtà e la verità di Fede: che il bimbo battezzato è un cristiano! Il Codice di diritto canonico del 1917 al comma 750 paragrafo 1° insegna che: «Se prudentemente si prevede che il bambino morirà prima di raggiungere l’età di ragione, si può lecitamente battezzare il bambino, anche contro la volontà dei genitori. Se la morte è certa, lo si deve battezzare, purché lo si possa fare senza grave danno alla religione. Se la morte è solo probabile è lecito battezzarlo». 
Perciò la proibizione di battezzare vale solo per i neonati di genitori acattolici che non vogliono il battesimo, e per quelli non che non si trovano in pericolo certo o anche soltanto probabile di morte. Il battesimo del piccolo Mortara fu non soltanto valido ma anche lecito, anzi dovuto, data la gravità della sua malattia che non lasciava più speranze.
 
LA VITA
Secondo quanto dichiarò lo stesso Canonico Regolare Lateranense don Pio Edgardo Mortara al processo per la beatificazione di Pio IX (3), attorno al 1912: «Nato da genitori israeliti (a Bologna il 21 agosto 1851 n.d.r.), all’età di circa 17 mesi fui sorpreso da una grave malattia, neurite, che mi ridusse all’estremo… Accortasi del pericolo la fantesca, Anna Morisi, cristiana ed ottima giovane di 16-18 anni (abitante in Persiceto n.d.r.) che i miei genitori, malgrado le leggi allora vigenti nello Stato Pontificio ritenevano al loro servizio (4), prese la determinazione di amministrarmi il S. Battesimo. Colto il momento in cui mia madre mi aveva lasciato solo nella culla, si avvicinò …e mi battezzò… Il fatto fu mantenuto nel più assoluto segreto dalla Morisi, sorpresa della mia pronta guarigione. Sei anni dopo, un mio fratellino di nome Aristide, cadde gravemente ammalato. Sollecitata, …la Morisi da una sua amica, a battezzare il bambino in extremis, essa si ricusò di farlo (il bimbo poi morirà n.d.r.) allegando per ragione la mia sopravvivenza al Battesimo, e così fu rivelato il segreto. Giunta in tal modo la notizia del mio Battesimo a conoscenza dell’autorità ecclesiastica ordinaria, questa giudicando che il caso era troppo grave per essere della sua competenza, ne riferì direttamente alla Curia Romana. …Il S. Padre per mezzo di una Congregazione Romana, incaricò il Feletti (Padre domenicano e inquisitore in Bologna n.d.r.) della mia separazione dalla famiglia, la quale ebbe luogo, cum auxilio brachii secularis, cioè intervenendo i gendarmi dell’Inquisizione (i gendarmi ovviamente non erano della S. Inquisizione, ma della Legione Gendarmi Pontifici di Bologna n.d.r.) …il 24 giugno 1858. Fui condotto dai gendarmi a Roma (a Fossombrone il fanciullo desiderò, miracolosamente, seguire i carabinieri alla Messa n.d.r.) e presentato a Sua Santità Pio IX, il quale mi accolse con la più grande bontà, e si dichiarò mio padre adottivo, come di fatto lo fu, finché visse incaricandosi della mia carriera e assicurando il mio avvenire. …Pochi giorni dopo il mio arrivo a Roma, ricevuta l’istruzione religiosa, mi furono supplite le cerimonie del Battesimo dal cardinal Ferretti…
Otto giorni dopo si presentarono i miei genitori all’Istituto dei Neofiti per iniziare le pratiche onde riavermi in famiglia. Essendo stata data loro piena facoltà di vedermi e trattenersi con me, prolungarono la loro residenza in Roma per un mese venendo tutti i giorni a visitarmi. …Adoperarono tutti i mezzi per riavermi… Ad onta di tutto ciò io non mostrai mai la più lieve velleità di ritornare in famiglia, del che io stesso non so rendermi ragione, se non mirando alla forza soprannaturale della Grazia. A questo proposito citerò un aneddoto, nel quale si rivela questa potenza della Grazia. Avendo io servito la Messa in Alatri… tornando in sacrestia col Sacerdote, repentinamente si presentarono i miei genitori sulla porta. Io invece di gettarmi nelle loro braccia, come sarebbe stato ben naturale, mi ritrassi sorpreso rifugiandomi sotto la pianeta del Sacerdote. (…) Il Sommo Pontefice… aveva l’intenzione di affidarmi ai Padri Gesuiti… ma riflettendovi meglio, per non porgere pretesti alle polemiche… mi collocò nel Collegio di San Pietro in Vincoli… diretto dai Canonici Regolari Lateranensi.
(Il Papa n.d.r.) mi prodigava sempre le più paterne dimostrazioni d’affetto, e… ripeteva spesso che gli ero costato molte pene e lacrime. Incontrandomi a passeggio mi chiamava e come buon papà si divertiva con me nascondendomi sotto il suo mantello rosso…. Intanto nella stampa …di tutto il mondo si manteneva gran chiasso sul ratto del fanciullo Mortara» (5).
 
VARIE POLEMICHE
Infatti dopo l’allontanamento del fanciullo da Bologna, la prima reazione la si ebbe in ambiente liberale, poi del caso s’impadronì la stampa. Il punto di vista cattolico fu difeso da La Civiltà Cattolica, in una serie di articoli dovuti alla penna del Padre Curci (6). Anche il Veuillot e dom Gueranger si schierarono a battaglia per difendere Pio IX. Per sei mesi questa polemica, divampò nel mondo intero. Le Comunità Israelitiche piemontesi avevano interessato frattanto i Concistori di Francia ed Inghilterra. Quest’ultima, cui Roma rimproverava l’educazione coatta in asili anglicani agli orfani dei caduti cattolici Irlandesi in Crimea, aveva chiesto la chiusura del collegio ove era stato posto il Mortara. Pio IX capì che occorreva dare una risposta categorica e autorevole, basata sul principio che lo spirituale deve preferirsi al temporale e che la Chiesa deve curare la salvezza dell’anima di un fanciullo diventato cristiano anche senza il suo ­diretto intervento, e i genitori Mortara devono imputare questo fatto spiacevole e straziante a se stessi, in quanto avevano preso a loro servizio una serva cristiana, violando così le leggi dello Stato Pontificio in cui abitavano quando successe il “caso”. Il Papa chiedeva soltanto che nel suo Stato si osservasse esattamente quello che egli stesso avrebbe osservato in tutti gli altri e asseriva: “Si perda ogni cosa piuttosto che togliere a Cristo un’anima che Egli ha comprato col suo Sangue”. Il Papa essendosi persuaso, dopo opportune ricerche fatte fare, della validità del Battesimo, non poteva permettere che un cristiano venisse educato nella religione giudaica, nonostante il caso fosse umanamente straziante! 
La questione si riaprì in Bologna nel 1859, con la costituzione del Governo Provvisorio che avrebbe preparato i plebisciti e l’annessione del marzo 1860. Pio IX era irremovibile sulla decisione di non restituire il fanciullo a chicchessia. Il 14 novembre 1859 venne abolito in Romagna il Tribunale della S. Inquisizione, i ministri di culto vennero assoggettati alla legge sarda e venne abolito il Foro ecclesiastico. Padre Feletti fu la prima vittima di queste disposizioni; egli non s’era mosso da Bologna, dal suo Convento di S. Domenico, benché prevedesse quanto stava per succedergli. Il suo atteggiamento semper idem fu improntato a grande dignità, mai giunse a compromesso, ripetendo sempre d’aver agito in modo conforme a quanto la carica che ricopriva esigeva da lui. Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 1860 il Direttore Generale di Polizia Piemontese, cav. Curletti arrestò il P. Feletti domenicano inquisitore del S. Uffizio. Il domenicano fu condotto alle carceri del Torrone e dopo due mesi di detenzione ebbe inizio il processo. Fin dal suo primo interrogatorio rispose che: “I giudizi della Chiesa non vanno soggetti a nes­sun’altra autorità a lei inferiore… non essendo lecito a nessuno  farsi giudice delle decisioni emanate dalla Sede Apostolica nella materia di fede e di costumi… La coscienza mi vieta assolutamente di dare alcuna risposta” (7). Fu anche preso di mira l’Arci­vescovo di Bologna cardinale Michele Viale Prelà.
Il Padre Feletti fu assolto il 16 aprile 1860; il reverendo domenicano aveva dichiarato circa il giovane Mortara: “Io non posso fare a meno di manifestare quello che concerne la misericordia di Dio verso questo fanciullo, e i prodigi della sua Grazia per mantenerlo buon cristiano. Fin dai primi momenti che … venne annunziato al padre … e dallo stesso Edgardo che questi essendo stato battezzato doveva consegnarsi alla Chiesa cattolica e quindi separarsi dalla famiglia, il suddetto fanciullo rimase, come impassibile e nel mentre che gli altri suoi fratelli e sorelle piangevano… quieto e tranquillo egli rimaneva. ….Il Sommo Pontefice ebbe la benignità di far chiamare in Roma il padre e la madre del fanciullo… affinché si accertassero della volontà del loro figlio Edgardo di rimanere nella Religione Cristiana. …I genitori… ebbero il permesso di parlare col figlio assieme col rabbino di Roma, i quali si adoperarono… di persuadere il ragazzo di ritornare tra loro. Ma egli solo, creatura di nove anni circa, seppe schermirsi dalle tentazioni del padre, della madre e del rabbino rispondendo loro che egli era cristiano, e voleva vivere e morire da cristiano, che anzi avrebbe pregato Iddio per la loro conversione» (8).
Ma la polemica non si calmò. Il Cavour, nell’ottobre 1860 assicurava L’Alliance Israelite Universelle che il governo sabaudo avrebbe fatto il possibile affinché il bimbo fosse reso alla sua famiglia.
 
FINE DELL’AUTOBIOGRAFIA
«La Comunità Israelitica di Alessandria in Piemonte, fece appello a tutte le sinagoghe del mondo ed organizzò una vera campagna contro il Papa e contro la Chiesa…, interpellando le potenze e supplicandole di intervenire e protestare diplomaticamente. Di fatto furono inviate proteste; insomma per quasi sei mesi durò questa polemica violenta… nella quale si davano convegno tutti i nemici del Papato e della Chiesa romana. …Pio IX, come diceva egli stesso in mezzo a quella furiosa tempesta, ad esempio del Divin Redentore tranquillamente dormiva: “ipse vero dormiebat ”.
L’11 marzo 1868… trovandomi a S. Gregorio in Monte Celio… si annunziò la visita di Sua Santità. Mi prostrai… sulla soglia della Basilica, e al passaggio del S. Padre, volendo baciare il piede, con giovanile precipitazione con la fronte detti di cozzo nel suo ginocchio con tal forza, che il S. Padre perdette l’equilibrio, e fu sul punto di cadere… Sul momento il Papa si contentò di fissare l’occhio su di me. Arrivato poi nel cosiddetto triclinio, …mi interpellò soavemente: “Ma che hai fatto oggi? Sarebbe bella che si andasse in giro dicendo che Mortara ha voluto ammazzare il Papa…”.
La paterna sollecitudine del S. Padre si palesò soprattutto ad occasione degli sconvolgimenti politici del 1870. Dopo l’entrata delle truppe piemontesi in Roma, in quei giorni d’anarchia… la ciurmaglia che la polizia era incapace di raffrenare, dopo aver strappato a viva forza dal Collegio degli Scolopi il neofito Coen (il Coen volle poi rientrare in Convento dai Padri Carmelitani, dove nel 1833 si fece Sacerdote e morì nel 1939, un anno prima del Mortara ndr) (9) e si dirigeva a S. Pietro in Vincoli per rapire anche me… Pio IX informato della mia evasione, disse queste precise parole: “Ringraziamo il Signore che il Mortara è partito”.
La benedizione di Pio IX mi accompagnò dappertutto. Anzitutto mi ottenne la forza… per non cedere alle ingiunzioni e minacce delle autorità liberali che volevano costringermi… a tornare in famiglia. (Dopo aver lasciato Roma n.d.r.) proseguii fino a Bressanone (Tirolo Austriaco), ove trovai la più calorosa ospitalità presso i  confratelli della Canonica di Nova Cella.
Si vorrà sapere quali furono i miei rapporti con i miei genitori dopo la loro partenza da Alatri. Io non ebbi più notizie di loro. Scrissi più volte delle lettere parenetiche, trattando di religione e adoperandomi di convincerli della verità della Fede Cattolica. …Tali lettere restavano senza risposta.
La paterna affezione di Pio IX a mio riguardo fu inalterabile fino alla morte. Egli dopo la soppressione delle Case Religiose, mi raccomandò al santo vescovo di Poitiers, Mons. Pie. …Soffrendo di debolezza di nervi a motivo di un eccesso di lavoro, fui costretto di smettere ogni sorta di applicazione e di dedicarmi ad esercizi manuali. Nel fausto giorno della mia prima Messa mi onorò di una lettera firmata da lui… Io non rividi più Pio IX. Dal 1870, più volte nel ritornare nell’eterna Città mi sono recato nel Campo Verano e profondamente commosso mi sono prostrato sulla sua tomba. …Egli, nel suo epitaffio, invitava i fedeli a pregare per lui: Orate pro eo. Io confesso che, quante volte ho letto quelle parole, altrettanto dissi nel mio cuore: Sancte Pie, ora pro me» (10).
In seguito il Mortara rimase per due anni a Nova Cella presso Bressanone, dai Canonici Regolari Lateranensi, sotto il falso nome di Pie Pillon; il 2 agosto 1872 passò in Francia nella nuova fondazione di Beauchesne ove ricevette gli ordini religiosi: suddiaconato il 1 settembre, diaconato il 28 ottobre 1873, sacerdozio il 20 dicembre.
La deposizione del Mortara termina con il 1878 (anno della morte di Pio IX); ma da vari altri suoi scritti è possibile ricostruire il seguito della sua vita: «Da sacerdote egli si distinse non soltanto per zelo, pietà e coerenza di vita, ma altresì per le eccezionali doti di predicatore poliglotta e per la cultura biblica. Capace di predicare in nove lingue, don Pio Mortara tenne il suo primo discorso, il 25 novembre 1874 nella Cattedrale di Poitiers per il giubileo episcopale di Mons. Pie. …Nel frattempo essendogli morto il padre, don Pio rivide sua madre a Perpignan e poi a Parigi, pregandola perché si convertisse e ritirasse in un convento… (ma invano n.d.r.). Altri dolori lo avevano colpito in quegli anni: la morte di Pio IX e del cardinal Pie… infine una nuova malattia che lo portò a due passi dalla morte, dalla quale uscì, egli afferma, miracolosamente guarito, dopo la visita di don Bosco e un’invocazione a Pio IX. Il 19 agosto 1878, partiva per l’Italia, da dove raggiunse la Spagna fino al 1888… nel 1894 sbarcò in America… Nel 1899 è a Cracovia, quindi in Oriente… Il 13 novembre 1906 aveva fissato la sua residenza all’Abbazia di Bouhay (da cui si recò due volte in Italia nel 1908 e 1912), dove celebrò il 50° e 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. In tale circostanza ricevette la benedizione di Pio XI. Non poté esaudirsi il suo ultimo desiderio, quello di morire in Italia. …La guerra impedì la realizzazione del progetto e, quasi novantenne, don Pio Mortara cristianamente spirava l’11 marzo 1940 nell’Abbazia di Bouhay in Belgio (l’Abbazia è stata venduta recentemente e il corpo del Mortara riposa nel cimitero di Bressaux Liege, nella tomba dei Canonici Regolari Late­ranensi n.d.r.)» (11).
 
Note
1) Deutch, Mortara case, in “The Jewish Ency­clopedia, vol. IX, New York London, Funk and Wagnalls Comp., 1905, pagg. 35-36.
Shmidt, Mortara, in Lexicon fur Theologie und Kirche, VII, Freiburg in Breisgau, 1935, p. 33.
A. Navarotto, L’affare Mortara nell’incubazione della guerra austro-franco-italiana, Vita e Pensiero, n. s. XXVI (1940), pag. 269-273.
S. Furlani, Mortara, in Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, pag. 1427.
2) P. M. Mortara C. R. L., Une page de ma vie dédiée aux personnes pieuses, Strasburgo, 1893.
G. L. Masetti Zannini, Nuovi documenti sul “caso Mortara“, in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 1959, pp. 239-259.
Don P E. Mortara, El nino Mortara y Pio nono. Narraciòn autografa, sine loco et data.
V. Messori, Le cose della vita, S. Paolo, Milano, 1995, pagg. 322-326.
3) S. R. C. Summarium super introductionem Causae Beatificationis et Canonizationis Servus Dei. Pii IX Summi  Pontificis, Roma, 1954, pagg. 511-523. 
4) N. L. Ferraris, Bibliotheca canonica juridica moralis theologica, n° 69, tomo IV, Venetiis, 1772, pag. 294: Inquisitores libere procedere possunt contra judeos si nutrices christianas retinuerint  (Nicola IV). 
5) Deposizione di don Pio Edgardo Mortara C.R.L. al processo per la beatificazione e canonizzazione del S. D.  Pio IX, Roma 1954, pagg. 511-516. 
6) Il piccolo neofito Edgardo Mortara, “La Civiltà Cattolica”, IX, serie III, vol. 12, 1858, pag. 387.
7) Atti Processo… f. 22, in F. Jussi, Studi e ricordi del foro criminale, Bologna, 1884, pagg. 282. 
8) Archivio di Stato di Bologna, Atti del processo… fogli 36-41.
9) F. Ceccarelli, 1870 – La riconsegna del giovinetto Coen alla famiglia, L’Urbe, XII, 1949, n° 5.
10) Deposizione di don Pio Edgardo Mortara C.R.L. al processo…, pagg. 516-523. 
11) G. L. Masetti Zannini, op. cit., pagg. 258-259.
 
Articolo di don Curzio Nitoglia, Sodalitium n. 44, novembre 1996.
 

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Isis, in carcere le voci dell’odio: “Deve scoppiare tutta l’Italia”

Risultati immagini per isis deve scoppiare tutta l'italiaSegnalazione di Raimondo Gatto

Rapporto dell’intelligence su imam e detenuti radicalizzati La gioia dopo gli attentati in Europa: “Facciamoli fuori”

di Gian Micalessin

«Se dovesse passare un agente di custodia, una donna, un medico, questi non sono nulla davanti a Dio. L’agente di custodia è un cane infedele e
finirà all’inferno».

Sono le voci dell’odio. Voci che riecheggiano quotidianamente dietro le sbarre delle nostre prigioni. Incoraggiate da alcuni dei 148 sedicenti imam che predicano nelle carceri e vengono identificati nel documento segreto del Dipartimento amministrazione carceraria di cui il Giornale pubblica alcuni stralci. Ma quelle voci non sono vacue esternazioni.
Come spiega l’«Analisi di contesto e scenario 2016» sul fenomeno della radicalizzazione nelle carceri, quelle parole e quelle tesi servono a manipolare i detenuti musulmani «convincendoli a odiare coloro che professano altre fedi religiose». Prosegui la lettura »

L’Amore Cristiano

Segnalazione di Pietro Ferrari

Ama tua moglie

Ama tuo marito

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Silvana De Mari al contrattacco della fatwa sodomita

di Davide Vairani

Silvana De Mari contrattacca. “Non aspettavo altro, ci sono cascati in pieno e adesso vediamo come va a finire” – ci dice al telefono. Di cosa stiamo parlando? Della fatwa che le lobby Lgtb hanno lanciato contro di lei nei giorni scorsi. L’accusa? Omofobia. “Gay Lex” – una rete di legali e attivisti per la tutela dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisex e trans – ha infatti chiesto la sua testa al presidente dell’Ordine dei medici. Una rete – guarda un po’ che strano – capitanata dal ‘compagno’ di Sergio Lo Giudice, parlamentare del Pd. Sì, Lo Giudice, colui che si è comprato un bambino con la pratica dell’utero in affitto, colui che sta dietro a tutte le manovre in Parlamento per demolire la famiglia ed arrivare equiparare le unioni civili al matrimonio.

Silvana De Mari, medico, classe 1953, ha preso la sua prima specializzazione in Chirurgia Generale ed Endoscopia con 110 e lode e successivamente si è anche specializzata in psicoterapia. Ha scoperto Il Signore degli Anelli quando si è laureata e lo portava con sé durante le guardie in ospedale per darsi forza. È stato allora che si è resa conto della funzione del poema epico e quindi del Fantasy: dare coraggio. Così ha deciso, venti anni dopo, di far parte di questo mondo. E è così diventata l’autrice Fantasy più conosciuta, al punto da essere l’autore italiano più venduto nel mondo dopo Camilleri. Ma torniamo alla fatwa lgtb.

“Pubblicamente asserisce che l’omosessualità è un disturbo possibile da curare, a partire dalla castità. E aggiunge che nelle endoscopie anali effettuate sugli omosessuali ha visto condizioni ‘spaventose’ malattie ‘devastanti’. Rammentiamo alla dottoressa De Mari che il giuramento di ‘Ippocrate’ che lei ha pronunciato diventando medico recita testualmente: ‘… di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario’. Ci pare evidente che la dott.ssa abbia bisogno di un periodo di ‘riposo’. Immediato, forzato, a tempo indeterminato. Dopo le vostre segnalazioni, ‘Gay Lex scriverà all’Ordine dei Medici per chiedere l’IMMEDIATA SOSPENSIONE del titolo che la De Mari esercita contro quel giuramento e contro i diritti dei pazienti omosessuali. Vi avevamo promesso battaglia e niente più sconti agli omofobi, e stiamo mantenendo la parola”. Ispe dixit.

Perché ce l’hanno con lei?, le domandiamo.

“Semplicemente perché mi limito a dire la verità. Non ho fatto altro che dare delle spiegazioni medico-cliniche al fenomeno dell’omosessualità – anche se si dovrebbe parlare di omoerotismo. E loro lo sanno bene. Ma ora li sfido e voglio vedere se davanti ad un tribunale medico saranno capaci di sostenere le loro tesi contro-natura, mostrando evidenze scientifiche e non chiacchiere puramente ideologiche”.

Dalla loro parte ci sono numerosi studi scientifici che dicono il contrario…

“Non diciamo fesserie, per cortesia – risponde-. Non esiste alcun studio scientifico serio che dimostri che in natura si nasca uomo, donna e qualcos’altro. Queste sono le barzellette che ci vogliono propinare, ma non hanno alcun fondamento”.

In che senso?

“Vede, la cosa è molto semplice La sessualità è un modo studiato dalla biologia per creare la generazione successiva con l’incontro di maschile e femminile. Dove non c’è incontro, non c’è sessualità. L’omosessualità non esiste. Esiste invece un odio – sì odio, lo scriva – da parte delle lobby lgt nei confronti di chi sostiene la verità. Le loro cosiddette fondamenta scientifiche si basano sulla psichiatria. La psichiatria non si sa bene che cosa sia, forse a malapena può conoscere la psiche. Ma si basa su affermazioni non verificabili sul piano scientifico. Pretende di stabilire cosa è normale e cosa non lo sia in base a congetture. Con questo non sto dicendo che non esistano psichiatri intelligenti e capaci di fare il loro mestiere. Dico un’altra cosa: è dagli anni ’70 che assistiamo a livello globale ad un potere assoluto della psichiatria. Potere che non si basa su alcun fondamento, se non su convenzioni che rispondono ad altre logiche: la distruzione di tutto ciò che ha a che fare con l’umano. L’APA, l’Associazione Psichiatri Americani, regna sul mondo mediante un manuale diagnostico statistico senza il quale non è possibile fare una diagnosi ufficiale o una perizia. Il DSM (Diagnostic Statistico Manuale) costa una valangata di soldi ed ha lo stesso valore etico e scientifico che avevano i vari manifesti sulla razza”.

Affermazioni pesanti le sue …

“No, è la verità – risponde decisa-. Ci pensi un attimo. Che cosa puoi dire di reale sulla natura dell’umano se non hai mai fatto una rettoscopia? Voglio dire che il pensiero unico di una minoranza di persone ci ha messo in testa che tutto è lecito e tutto si può fare se uno lo desidera. Questo può avere un significato sul piano delle convinzioni personali, ma è tutto tranne che fondato sulla evidenza della natura. Vogliamo parlare delle malattie infettive? Lo ha scritto anche ‘Repubblica’ qualche giorno fa: ‘Aids, allarme Oms: malattia dilaga tra omosessuali, serve prevenzione’. Le nuove linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliano agli omosessuali di sesso maschile di prendere farmaci antiretrovirali in via preventiva. Tra gli uomini gay il rischio di contagio è 19 volte più alto rispetto al resto della popolazione. Nel mondo 35,3 milioni di sieropositivi. E tutto questo vi sembra naturale? A me no. Per nulla”.

L’accusa che le muovono è di essere discriminatoria…

“Guardi – sorride – . Io amo profondamente gli esseri umani, tutti, e so che è mio dovere agire e parlare perché ogni essere umano viva con pienezza la sua vita. Perché questo succeda, è necessario salvare la libertà e il coraggio. La libertà e il coraggio sono oggi sotto attacco, un attacco globale, mai avvenuto prima. Questo attacco è il politicamente corretto: qualcuno stabilisce prima cosa è giusto e cosa sbagliato, cosa è buono dire e cosa cattivo. Che sia vero o che sia falso è irrilevante. Quindi è necessario che voci rimangano libere.

Il mio scopo, il nemico da abbattere e che abbatterò (o morirò nel tentativo) è la pedofilia”.

Che c’entra adesso la pedofilia?

“La pedofilia si è espansa come non mai, mentre si sta abbassando l’età delle vittime. Ed è una pedofilia sessuale, che si accompagna cioè a un qualche orgasmo del carnefice, che si accompagna con il piacere delle torture. Ne sa qualcosa Don Fortunato Di Noto che da trent’anni si batte contro la pedofilia con l’Associazione ‘Mater’ nel silenzio assordante dei benpensanti. Il sadismo è stato sdoganato ad un’attitudine come un altra, la pedofilia è stata sdoganata. Da chi? L’umanità è passata dal dogma dell’infallibilità del Papa al dogma dell’infallibilità dell’APA. Se si stabilisce che l’omosessualità non è un disordine di natura, allora anche la pedofilia lo può essere altrettanto. La si maschera come ‘attrazione per il bello dei bambini’. Piccole aperture sempre più ufficiali del movimento lgbt statunitense alla pedofilia. I pedofili si chiamano ‘map’, persone attratte da minori. Il circolo lgbt di Roma è intitolato a Mario Mieli, cantore di pedofilia, necrofilia e coprofagia. Posso assumere che tutti gli iscritti provino simpatia per queste pratiche? O che almeno non ne provino nausea? Posso? E così tutto diventa lecito in quanto non è patologico, non è una malattia. Capite che cosa sta accadendo oggi nell’indifferenza quasi generale?”.

Ma le lobby lgtb prendono di difendere i diritti delle persone omosessuali…

“Anche questa è una affermazione totalmente errata e falsa. Sa che cosa lo dimostra? L’indifferenza del movimento lgbt per le persecuzioni subite da omosessuali sotto l’Islam. Se ci fa caso non troverà mai una dichiarazione, un attacco pesante contro l’Islam. Perché? Il benessere degli omosessuali non è la loro battaglia. Quale è la loro battaglia? Una sola, ed è il motivo per cui i poteri forti li appoggiano. Distruggere il Cristianesimo, questa è la loro ossessione – sì, scriva ossessione -. Mosè, Cristo e San Paolo condannano la sodomia. Quando Cristo afferma che coloro che non credono saranno puniti ancora più duramente degli abitanti di Sodoma, sta condannando la Sodomia. Se è vero che l’omosessualità è buona e giusta, allora è giusto condannare il Cristianesimo come falso. Podesta – il vice della Clinton ha ufficialmente dichiarato che avrebbero chiuso le Chiese, ree di rifiutare i matrimoni gay. Sacerdoti sono già stati inquisiti per avere letto San Paolo. Hanno ragione loro: se accettiamo l’affermazione (falsa) fatta dall’APA che la cosiddetta omosessualità sia una forma alternativa di normalità , allora Mosè, Cristo e San Paolo avevano torto, ed è giusto che le chiese siano chiuse. Perché sono scesa in campo? Il movimento lgbt vuol distruggere il Cristianesimo. Il movimento lgbt è il grimaldello con cui alcuni poteri forti stanno finalmente vietando il Cristianesimo, lo stanno spazzando via, così da lasciare lo spazio all’Islam”.

Ne è convinta?

“Assolutamente sì. I due fenomeni sono collegati. Che nell’islam gli omosessuali siano atrocemente perseguitati è indifferente a queste persone. Il 20% della campagna della omofila Clinton è stata finanziata dall’Arabia Saudita, dove le persone ritenute omosessuali vengono uccise, tanto per farle un esempio”.

E allora, se le cose stanno come dice lei, che fare?

“Chiedo a coloro che si ritengono omosessuali di aiutarmi, di aiutarmi contro il movimento lgbt che non li rappresenta e che non li protegge. E di aiutarmi a difendere la libertà. Avevo deciso di essere tollerante, tutto sommato, in effetti, perché attaccare c’è il rischio di destabilizzare qualcuno già fragile. Non ho mai creduta vera l’affermazione sulla normalità dell’omosessualità, ma ho creduta vera l’affermazione sulla inevitabilità per alcuni di questi comportamenti, e mi sembrava corretto lasciare che ognuno vivesse come vuole senza critiche. Perché ho cambiato idea? La persecuzione religiosa del movimento lgbt contro il Cristianesimo. La persecuzione del movimento lgbt contro la libertà di parola. Le scuole cattoliche inglesi costrette a parlare a favore dei matrimoni omosessuali. La parola matrimonio nasce da madre, il matrimonio serve perché un uomo protegga la donna che porta la maternità dei suoi figli così che lei possa diventare madre. Il matrimonio omosessuale non ha questa funzione, quindi è senza funzione, ed apre al matrimonio islamico poligamo. Se va bene tra due uomini, perché non tra tre uomini? E perché non tra un uomo e quattro donne? Love is love. Le mute di centinaia di migliaia di dollari ai pasticcieri che rifiutano di fare ridicole torte con sopra due ometti o due donnine, i sindaci francesi condannati per essersi rifiutati di celebrare cerimonie che trovano insensate. Le mostruose trasmissioni fatte da Rai 3. La legge Cirinnà, la pensione di reversibilità garantita a omosessuali e a chi finge di esserlo, in una nazione dove non c’è più denaro per nulla, una nazione alla fame. L’indottrinamento fatto nelle scuole da attivisti lgbt pagati con denaro pubblico che parlano di omosessualità senza nominare le parole aids e sifilide e se le nominano affermano che sono stereotipi. L’orrendo spettacolo ‘Io sono Alex e sono un dinosauro’, dove un processo di psicosi a personalità multiple viene presentato ai ragazzi come positivo. Non si costruisce sulla menzogna”.

“Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”, scriveva George Orwell nel romanzo “1984”. E ogni atto rivoluzionario esige di mettere a rischio anche la propria vita, il proprio lavoro, le proprie amicizie.

Non credo di esagerare. Affatto. Il “caso De Mari” non è il primo e non sarà l’ultimo. Le lobby lgtb non si fermano. Attaccano chiunque osi sfidare il pensiero unico, diffamandolo fino a renderlo un pubblico nemico. Non si fanno prigionieri. Solo bersagli. Lo sa bene Benedetta Frigerio, giornalista di “Tempi” e collaboratrice di “La Nuova Bussola Quotidiano”. È notizia di ieri, infatti, la giornalista Frigerio sia oggetto di una petizione su chiane.org per chiedere nientemeno all’ordine dei giornalisti di radiare la giornalista. Lo segnala proprio “La Nuova Bussola Quotidiano” (“Vietato parlare dei drammi trans: cronista alla gogna” di Andrea Zambiano). “L’articolo firmato dalla nostra Benedetta Frigerio “Il dramma dietro i lustrini: ecco come vive un trans” – si legge – non era altro che una riflessione su dati pubblicati ‘National center for transgender equality’ sul tenore di vita dei transessuali. L’indagine parlava di molestie, tentativi di suicidio, Aids, disagio psicologico con percentuali altissime. Questi i fatti. Ma a qualcuno evidentemente non sta bene che si parli di certe ‘controindicazioni’ per non infrangere il falso mito che gay è bello e che la colpa è della società che non accettandoli li costringe a questa vita. Così si è pensato di organizzare una petizione per dare una lezione a quell’impertinente della Frigerio, la quale non ha fatto altro che il suo lavoro. La petizione parte così: ‘Le persone transgender sono sempre più al centro di un continuo tiro al bersaglio da parte di alcuni media. Scorrettezza lessicale, forma stereotipate, narrazioni pruderistiche sono segno di un’inadeguatezza di taluni giornalisti a trattare vicende e istanze di donne e uomini, di cui si stenta a riconoscere (o non si vuole riconoscere) l’identità di genere’. Circa l’articolo della Nuova BQ si parla addirittura di violenza verbale e si accusa la cronista di ‘contravvenire alle norme più elementari di rispetto verso la persona nonché di corretta informazione e incita al disprezzo verso donne e uomini transgender’. Quindi ‘si chiede che siano avviate le normali procedure perché Benedetta Frigerio sia radiata dall’Ordine dei Giornalisti’”.

Due donne, due professioniste e – guarda caso – due cattoliche. La verità divide, perché ci vuole coraggio ad affermarla. Ecco perché i cattolici – oggi più che mai – hanno un compito e una responsabilità in più: rendere ragione della verità fino in fondo. Con la ragione, i dati, le evidenze. Solo chi ha la coscienza di riconoscere l’evidenza che non ci siamo fatti da soli – uomini e donne – può difendere senza armi e senza paura la verità. Se tutto è riducibile a ciò che provo, desidero e voglio, il rischio sempre più evidente è che l’umanità sia destinata all’auto-distruggimento. Salta il patto sociale su cui si fonda il vivere comune. Salta l’idea stessa di futuro. Futuro di un popolo, di una comunità e di un Paese. La gente – quella comune – è stanca e stufa di essere presa in giro. E sono convinto che qualcosa stia cambiando. La gente pare accorgersi piano piano e finalmente svegliare le proprie coscienze. La famiglia è – e lo è sempre stato – il vero antidoto contro le ideologie perverse che vogliono smontare a pezzi l’umano. Contro l’evidenza. E di fronte ad attacchi concentrici di gittata sempre più pericolosa, è ora di reagire.

“Madre natura è un’arcigna megera (che noi uomini siamo tanto cattivi, mentre gli animali sono angelici è una delle ennesime fesserie di questa epoca)- scrive Silvana De Mari su https://ontologismi.wordpress.com di Alessandro Benigni – e per spiegare che la violenza fa parte della vita. Ci vogliono i leoni maschi per proteggere i cuccioli, e questo vale anche per noi. Io ho sempre saputo che se qualcuno mi avesse toccato, mio padre lo avrebbe fatto a pezzi, anche a costo di morire nell’impresa, e questo era il suo compito. Ora immaginiamo che Marisa sia un’ottima cacciatrice, e dica ‘Io sono mia’ io non ho bisogno di nessuno, io sono stufa, io il territorio me lo difendo da sola, e manda via Marco: i suoi figli non hanno più difesa. Quando non c’è più un uomo, quando il padre è morto, o se ne è andato, o è stato mandato via, in una di queste disastrose evenienze aumenta il livello di ansia dei figli, a volte cominciano gli attacchi di panico. Noi femmine il territorio non lo sappiamo difendere, non lo sappiamo difendere perché non è compito nostro, e quando il padre non c’è più i figli stanno svegli di notte, perché gli orchi esistono, non è vero che non esistono, non è vero che si fermano a parole. I popoli dove il maschile ha travolto il femminile e lo ha azzittito, il mito della guerra di conquista domina ogni pensiero. I popoli dove il femminile prevale sul maschile non hanno più la capacità di difendere il territorio e credono che la libertà e la vita siano possibili senza combattere. Perché se un uomo ha tutta la sua potenza, se la sua donna non gliela ha tolta col disprezzo, ma anzi l’ha aumentata, stando dalla sua parte sempre facendo il tifo per lui, un uomo è in grado di difendere il figlio. Un uomo è in grado di dare un pugno sul tavolo e dire no, al figlio che vuole farsi di spinelli che vuole andare al rave party. Dove non c’è un uomo, un padre è più facile a un sedicenne con gli attacchi di idiozia che a 16 anni sono la norma dire la fesseria del secolo che è ‘smetto di andare a scuola, che sono stufo’, ‘smetto di lavarmi’, ‘smetto di uscire dalla mia stanza’. Per favore non mi scrivete che a casa vostra è zia Carmela che la mette giù dura e Zio Ugo è un mollaccione. Stiamo parlando di statistica: il 90% delle donne è più accogliente del 90% degli uomini. Il 90% degli uomini ha più coraggio e senso dell’autorità del 90% delle donne. Voi siete un’eccezione? Fate parte del 10%. Una minoranza. Dove c’è un uomo e tutta la sua potenza il compagno della madre dell’amichetta non entra nella casa dove c’è la bambina di sei anni e lei non volerà dalla finestra. I pedofili hanno la capacità incredibile di localizzare il bambino che non ha un padre che lo difenda con tutta la sua ferocia. In effetti i grandi paladini della pedofilia hanno avuto come primo scopo l’abbattimento dell’autorità paterna, prima bisogna levare di torno Marco”.

“Non è vero che la violenza è sempre sbagliata – prosegue-. C’è un tempo per la pace e un tempo per la guerra. La violenza del padre per proteggere il figlio è un punto essenziale della sua sicurezza e della sua educazione. Io ho sempre saputo se qualcuno mi avesse fatto del mare, i carabinieri sarebbero stati l’ultimo dei suoi problemi: mio padre lo avrebbe massacrato. Se qualcuno avesse fatto del male a mio figlio, se si fosse fatto “toccare” da lui, mio marito lo avrebbe massacrato. Comunque la pedofilia ha segnato due anni fa un punto importante. L’associazione psichiatri americani, APA, che da 60 anni regna sul mondo controllando e dirigendo tutti gli ordini di psicologi , ha dichiarato che la pedofilia non è una perversione sessuale, ma un normale orientamento sessuale. Il primo gradino, quindi, per affermare la pedofilia è stato l’uccisione del maschio occidentale. Sempre più filosofi e pensatori, Pasqal Bukner, Claudio Risè, i primi si sono accorti che è stato assassinato il padre. Quindi cominciamo a darci da fare per riportarlo in vita, perché ci serve”.

Non ci lasceremo abbattere. Un affettuoso abbraccio di solidarietà a Silvana De Mari e Benedetta Frigerio.

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Il “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro (1981)

DEDICATO AI LIBERISTI CHE CREDONO L’ITALIA UNO “STATO SOCIALISTA”

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Vicenza, dopo 5 anni il tribunale é ancora fuorilegge


nuovo_tribunale[2012][1]A prescindere dalla grandezza e dal valore dell’abuso, il principio di legalità non prevede abusivismi. Se compiuti consapevolmente sono annoverabili tra i peccati contro il Comandamento “non rubare” e, talvolta, “non dire falsa testimonianza”…(N.d.R.)

di Alessio Mannino, Direttore del quotidiano on-line www.vvox.it

Manca il certificato anti-incendio. Il Comune amministrato da Variati (Pd) si era mosso non prima, ma dopo l’apertura nel 2012

A Vicenza il tribunale, sede principe della legge, è fuori legge. O almeno così sembrerebbe sotto il profilo della sicurezza anti-incendio: manca, infatti, il certificato di prevenzione. «Non ancora rilasciato» dai Vigili del Fuoco, ha scritto il 30 dicembre 2016 il dirigente comunale alle infrastrutture Diego Galiazzo a Legambiente e al Comitato Anti-abusi, che gliene chiedevano copia.

In pratica, dopo cinque anni dall’inaugurazione del 28 dicembre 2012, il Palazzo di Giustizia (per altro nella lente degli stessi giudici come parte di una presunta lottizzazione abusiva nell’intera area ex Cotorossi, con Borgo Berga sotto accusa anche per permesso scaduto) non ha mai ricevuto il via libera per cui possa essere considerato un edificio in regola con la normativa contro gli incendi. Il Comune di Vicenza, con Scia (segnalazione) firmata dal sindaco Achille Variati (Pd) il 3 maggio 2013 e girata al comando dei pompieri il 4 ottobre 2013, aveva chiesto conto dello stato di prevenzione anti-incendio mesi dopo l’apertura del tribunale. Prosegui la lettura »

Il chirurgo Silvana De Mari: “Curo gli omossessuali da 40 anni. La loro condizione non è normale”

Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2017/01/14/il-chirurgo-silvana-de-mari-curo-gli-omossessuali-da-40-anni-la-loro-c/1351450/

di Rachele Nenzi

Silvana De Mari, noto chirurgo, endoscopista, psicoterapeuta è intervenuta a La Zanzara per dire la sua sui gay e l’omosessualità e i danni che creerebbe all’organismo

L’omosessualità non è una condizione normale. Sono 40 anni che curo le persone omosessuali, e le amo. Moltissimo.”, parole di Silvana De Mari (chirurgo, endoscopista, psicoterapeuta) a La Zanzara su Radio 24.

 Il sesso anale e i danni all’organismo

La dottoressa inoltre spiega come “in realtà l’omosessualità non esiste. La sessualità è il modo della biologia per creare le generazioni successive attraverso l’incontro tra gameti femminili e maschili. A Madre Natura non interessa nulla del piacere personale, a Madre Natura interessano solo i piccoli, le generazioni successive“. E ancora: “Dove non c’è incontro di gameti non c’è sessualità. Se io mi masturbo è autoerotismo non sesso. Dunque queste persone, i gay, sono asessuate e omoerotiche. La sessualità è solo tra maschi e femmine, mettere il pene in una donna è sesso“. Prosegui la lettura »

La Chiesa Ucraina tuona contro il gender

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI

Sono scesi in campo con una dura presa di posizione (mediante enciclica) contro la teoria gender i vescovi greco-cattolici ucraini. Prima c’era il regime sovietico, che imponeva una visione “ateistica” del mondo, presentata come “l’unica scientifica” e che privava gli uomini del diritto di professare liberamente la loro fede religiosa”. Oggi, le sfide sono simili, “modi ideologici di distruggere la fede cattolica” mettendo in discussione in maniera subdola “la fede e la moralità cristiana”, e tra queste sfide ci sono in particolare le teorie del gender.

I vescovi greco-cattolici di Ucraina chiamano con nome e cognome una delle radici dei problemi del mondo e dei suoi valori e racchiudono tutte le sfide nel rispondere al tema gender in una “lettera enciclica” firmata a nome del sinodo dall’Arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk e rivolta a tutti, sacerdoti e fedeli, perché comprendano i termini della sfida.

Si tratta di ben undici pagine di parole forti e chiare, quelle destinate alla Chiesa greco-cattolica ucraina. Le teorie del gender – si legge nella lettera – “tentano di distruggere la percezione della sessualità umana come dono di Dio naturalmente connesso alla differenze biologiche tra uomo e donna” e allo stesso tempo “introducono un pericoloso disordine nelle relazioni umane”.

Il pericolo per la società ucraina è di “accettare come verità, senza pensare, teorie di stampo ateistico che trovano fondamento nei tentativi di affermare la dignità umana, di raggiungere l’eguaglianza tra le persone e difendere il diritto umano alla libertà”.

Nell’enciclica si rammenta il modo in cui il piano di Dio delinea la dignità umana, mette in luce i passi della Bibbia che sottolineano e valorizzano le differenze tra maschile e femminile, ricorda come la sessualità “come dono di essere uomo e donna” copre in “maniera integrale tutte le dimensioni dell’esistenza della persona umana: corpo, anima e spirito”; mette in luce che la persona umana, creata ad immagine di Dio, è “chiamata all’eterna comunione con il creatore”; e mette in luce che “la libera volontà” – tanto brandita da quanti promuovono il gender – permette all’uomo di scegliere sia il bene che il male.

Se la sessualità umana è “un dono naturale di Dio”, attraverso il quale l’uomo “scopre la gioia di essere co-creatore”, è anche vero che proprio questo aspetto, includendo la famiglia, è sempre messo in discussione. Si tratta di un lascito della “costante tentazione di violare gli statuti di Dio in questa area” che viene dalla “caduta dei nostri progenitori”. Dal peccato originale in poi l’uomo “abusa della possibilità di una libera scelta quando cerca di diventare libero dei valori tradizionali nell’area della sessualità e della vita matrimoniale, trattando questi in maniera falsa come un arcaismo e un ostacolo all’eguaglianza, alla dignità e alla libertà”. La “differenza tra i sessi” viene definita come “una precondizione per la violenza sessuale in famiglia o fuori dalla famiglia”, mentre la causa di questi problemi “non è la sessualità, ma proprio la sua distorta percezione”.

Il documento sottolinea che nel corso dei millenni gli esseri umani si sono sempre definiti sulla base di due sessi biologici, maschio e femmina, e che solo recentemente “vedute del mondo contrarie alla fede cristiana, alla realtà scientifica obiettiva e alla legge naturale sono diventati diffusi e influenti”, facendo sì che l’identità di genere “non è più un dono di Dio”, ma è “una scelta individuale della persona”, facendo così in modo che la persona “non comprenda più la sua profonda chiamata all’amore eterno”, ma piuttosto la considera “come una diversione temporanea dell’esistenza”.

Come è mutato il concetto di gender nel corso degli anni? Prima era “costruito in opposizione al sesso biologico”, ora si reclama “che non solo il sesso biologico non influenza la scelta del ruolo sociale, ma che il ruolo pubblico dell’uomo e della donna non è più necessario. La persona umana è compresa come una specie di “libertà incorporea” di cui è creatore e della quale costruisce l’identità. E così tutti possono scegliere il sesso che vuole, perché alla persona “è offerto di non limitare il proprio sesso biologico al concetto di uomo o donna, o anche al ruolo sociale di uomo e donna, ma piuttosto di scegliere il proprio gender da una pluralità di possibilità”. Non si è più determinati “dall’essere qualcosa”, ma piuttosto dall’ “agire nel ruolo di qualcuno”.

Il problema non è solo nella teoria, scrive l’enciclica. È che queste teorie sono “impose in maniera aggressiva all’opinione pubblica, introdotte in maniera graduale nella legislazione, e rese ancora più forzatamente visibili in sfere differenti della vita umana, specialmente nell’educazione e nella crescita.

Così “le teorie di gender cominciano ad acquisire le caratteristiche di una ideologia totalitaria e sono simili a quelle ideologie utopiche che nel ventesimo secolo non solo promisero di creare il paradiso in terra, ma cercarono allo stesso tempo di introdurre con la forza il loro modo di pensare, sradicando ogni possibile punto di vista alternativo”.

“Supportando il gender, una persona rifiuta l’idea che il suo genere sessuale è creato da Dio e mette in dubbio il fatto che Dio abbia creato l’uomo maschio e femmina”; reclamando l’eguaglianza, i sistemi gender in realtà portano all’uniformità, e invece “la diversità è la base dell’eguaglianza, mentre l’uniformità è la base pe la formazione di unici e specifici tratti e segni naturali che sono attraenti per i sessi”; con l’ideologia gender si nega “l’esistenza di un creatore” e si nega “la verità degli uomini fatti a sua immagine”, mettendo in discussione la complementarietà degli uomini fino all’istituto del matrimonio; in più, l’ideologia gender “non corrisponde nemmeno a dati scientifici oggettivi”, ma si basa piuttosto su “ipotesi soggettive e asserzioni pseudoscientifico fatte dalle parti interessate”, e promuove molte forme di “identità sessuale o comportamento che non corrispondono del tutto alla natura umana” e portano piuttosto “alla promiscuità e alla progressiva demoralizzazione della società”.

Viene sottolineato con cura che le teorie gender “distruggono il concetto di famiglia come comunità fatta da padre e madre nel quale i bambini nascono e crescono”, perché questa è presentata solo come “una possibile forma di famiglia”, mentre viene piuttosto suggerito di definire le unioni di persone tra persone di sesso differente come unioni in cui “essere un genitore significa solo mettere in scena un certo ruolo, equivalente a quelli della famiglia tradizionale”.

Cosa possono e devono fare i fedeli per combattere contro questo scempio? L’ultimo paragrafo dell’enciclica chiede soprattutto educazione e studio, perché la società “non è fino in fondo a conoscenza delle questioni gender”, e c’è invece bisogno di non soccombere alla pressione sociale, e di lavorare “insieme per difendere la dignità di ogni persona, di riaffermare le proprie caratteristiche naturali e donate da Dio, e di proteggere fino in fondo lo sviluppo della comunità della famiglia come fondamento della rivelazione divina”.

È necessario informarsi e comprendere “il vero scopo di alcune proposte o appelli”, perché “l’essere umano non può tradire la sua vocazione e distruggere la dignità umana in favore di dubbi progetti politici e sociali, anche se questi progetti sono presentati come un segno di progresso e modernità”.

Per questo, l’appello dei vescovi greco cattolici è rivolto non solo all’educazione dei figli, ma anche agli operatori dell’informazione e dei curricula educativi, nonché agli scienziati, di operare per dare una informazione vera e completa sull’essenza stessa dell’essere umano.

A tal proposito come non ricordare le chiare e strumentalizzate parole di Papa Francesco sulla teoria gender: “C’è oggi una guerra mondiale per distruggere il matrimonio”, fatta non con le armi, ma “con le idee” e il “grande nemico” del matrimonio è la teoria del gender ha dichiarato il Pontefice a Tbilisi, in Georgia durante l’incontro con sacerdoti, religiosi e religiose. “Il matrimonio – ha detto – è la cosa più bella che Dio ha creato. La Bibbia ci dice che Dio ha creato ‘uomo e donna li ha creati, a Sua immagine’. Cioè, l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio”. Nel matrimonio ci sono difficoltà, incomprensioni, tentazioni. Spesso si vuole risolvere queste difficoltà con il divorzio. Ma “chi paga le spese del divorzio? Due persone pagano” ma “di più! Paga Dio, perché quando si divorzia una sola carne, sporca l’immagine di Dio. E pagano i bambini, i figli. Voi non sapete, cari fratelli e sorelle, voi non sapete quanto soffrono i bambini, i figli piccoli, quando vedono le liti e la separazione dei genitori. Si deve fare di tutto per salvare il matrimonio. Ma è normale che nel matrimonio si litighi: sì, è normale. È normale. Succede. Alle volte volano i piatti. Ma se è vero amore, lì, si fa la pace subito. Io consiglio alle coppie: litigate tutto quello che volete; litigate tutto quello che volete. Ma non finire la giornata senza fare la pace. Sapete perché? Perché la guerra fredda del giorno dopo è pericolosissima”. “Quanti matrimoni – ha proseguito – si salvano se hanno il coraggio, alla fine della giornata, non di fare un discorso, ma una carezza, ed è fatta la pace. Ma è vero, ci sono situazioni più complesse, quando il diavolo si immischia e mette una donna davanti all’uomo che gli sembra più bella della sua o quando mette un uomo davanti ad una donna che sembra più bravo del suo. Chiedete aiuto subito. Quando viene questa tentazione, chiedete aiuto subito. E come si aiutano le coppie? Si aiutano con l’accoglienza, la vicinanza, l’accompagnamento, il discernimento e l’integrazione nel corpo della Chiesa. Accogliere, accompagnare, discernere e integrare. Accogliere. Accompagnare. Discernere. Integrare. Nella comunità cattolica si deve aiutare a salvare i matrimoni”.

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Scola delira: “Grazie ai migranti e al mescolamento nascerà una grande Italia”

http://www.riscattonazionale.it/2016/05/16/cardinal-scola-delira-grazie-ai-migranti-al-mescolamento-nascera-grande-italia/

Il cardinale Scola come tutti i rappresentanti cattolici nell’era Borgoglio, ha completamente perso la bussola e il controllo, sparando cazzate e piegando il Vangelo alla pericolosissima ideologia dell’accoglienza e del meticciato, prendo la morte agli islamici che come insegna il Corano, vogliono la sottomissione o l’uccisione dei cristiani ed ebrei.

MILANO – “Qui nasce la nuova Milano, la nuova Italia e, speriamo, la nuova Europa”. Lo ha detto l’Arcivescovo di Milano Angelo Scola, che ieri ha presieduto a Rho presso il Santuario della Beata Vergine Addolorata la Festa diocesana delle Genti in occasione della Pentecoste.

Presenti nella grande chiesa molte etnie in rappresentanza di tutti i popoli che abitano Milano, immigrati nel capoluogo ambrosiano recentemente o da maggior tempo. Prosegui la lettura »

Budapest, Orban va alla guerra contro le Ong di Soros

di Luca Veronese

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Alla continua ricerca di nemici, insistendo nella propria deriva autoritaria, l’Ungheria di Viktor Orban ha deciso di mettere al bando le organizzazioni non governative che si occupano di diritti civili, accusando direttamente il finanziere George Soros di essere al servizio dei poteri forti globali e di tramare contro il governo. «Useremo tutti i mezzi necessari per spazzare via» le organizzazioni sostenute da Soros nel Paese, ha detto pochi giorni fa, Szilard Nemeth, numero due di Orban nel Fidesz, il partito che governa l’Ungheria dal 2010.

E non si è trattato di un’incomprensione o di una dichiarazione estemporanea, perché lo stesso Nemeth, ha confermato tutto in un’intervista televisiva riferendosi in modo specifico a tre organizzazioni: Hungarian civil liberties, Transparency international e Hungarian Helsinki commitee. «Sento che è il momento buono per fare pulizia», ha ribadito Nemeth per il quale l’elezioni di Donald Trump negli Stati Uniti è un’opportunità da cogliere per cambiare molte cose.

E Orban sembra non voler perdere l’occasione di realizzare in Ungheria quello che lui stesso ha definito uno «uno Stato illiberale» disegnato, in opposizione alle democrazie liberali occidentali, sui modelli della Russia di Vladimir Putin, della Turchia e ora prendendo ad esempio anche gli Usa di Trump. Senza considerare che l’Ungheria è tutt’ora membro dell’Unione europea e della Nato.

Più caute ma non meno preoccupanti le parole di Janos Lazar, ministro che ha la responsabilità dell’ufficio del premier. «Non vogliamo spazzare via nessuno ma è evidente che dobbiamo avere maggiori informazioni sui bilanci e sui finanziamenti di queste organizzazioni», ha detto Lazar. «Soros è un cittadino americano che ha deciso di opporsi a Viktor Orban nella politica ungherese e per questo – ha spiegato ancora Lazar – pensiamo che ogni cittadino ungherese abbia il diritto di sapere attraverso quali organizzazioni agisce».

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