Il martirio di Sergio Ramelli ora diventa anche fumetto

«Allora fascio, ancora da queste parti? Probabilmente ti piace prenderle». «Probabilmente non sapete darle così forte», è la coraggiosa risposta, chiusa in una nuvola parlante.

A 42 anni dal brutale assassinio di Sergio Ramelli, il diciottenne del Fronte della Gioventù massacrato sotto casa da militanti di Avanguardia operaia, lo scomodo compito di alzare il velo di tanti ipocriti imbarazzi è affidato a un fumetto.

Prosegui la lettura »

Venezia, sul portone della chiesa spunta un cartello: “Niente messa, mancano i fedeli”

Don Mario, parroco di una frazione dell’isola di Sant’Erasmo, nella Laguna, spiega: “A volte non ci sono più di due persone a messa, inutile tenere aperto”. Alle Vignole abitano solo 40 persone

Venezia e le isole della laguna Venezia, sul portone della chiesa spunta un cartello: "Niente messa, mancano i fedeli"sono una delle mete preferite a Pasqua, ma chi ci va, evidentemente, non ha la messa del giorno della Resurrezione in cima ai pensieri. E così, don Mario Sgorlon, 60 anni, parroco di Sant’Erasmo, la grande e fuori dal tempo “isola giardino” davanti al Lido di Venezia, in questi giorni ha attaccato al portone della sua chiesa, nella frazione de Le Vignole, un cartello mesto ma eloquente sullo stato della fede: “La messa è sospesa per mancanza di fedeli”. E poi la chiosa: “Don Mario è disponibile su richiesta”, con tanto di numero di telefono.

Prosegui la lettura »

“Armate Daesh”. Il suggerimento del New York Times

Segnalazione di Federico Prati
Leggere per credere.
Risultati immagini per DAESH
Ecco una traduzione dall’inglese di un estratto dell’articolo che troverete di seguito. Resterete senza parole.“Potremmo aumentare (noi USA, ndr) drasticamente il nostro aiuto militare ai ribelli anti-Assad, dando loro sufficiente missili anticarro ed antiaerei da combattimento così da minacciare gli elicotteri e gli aerei russi, iraniani, di Hezbollah e siriani e farli sanguinare, abbastanza forse da voler avviare negoziati […] Trump dovrebbe voler sconfiggere l’ISIS in Iraq. Ma in Siria? Non gratis e non ora. In Siria, Trump dovrebbe lasciare che l’ISIS sia il mal di testa di Assad, Iran, Hezbollah e Russia, così come  ha incoraggiato i combattenti mujaheddin a far sanguinare la Russia in Afghanistan”.

Why Is Trump Fighting ISIS in Syria?

di Thomas Friedman

The Trump foreign policy team has been all over the map on what to do next in Syria — topple the regime, intensify aid to rebels, respond to any new attacks on innocent civilians. But when pressed, there is one idea everyone on the team seems to agree on: “The defeat ofISIS,” as Secretary of State Rex Tillerson put it.

Prosegui la lettura »

TRE “CARDINALI” ENTUSIASTI DEL LIBRO OMO-ERETICO

E’ la solita confusione tra il rispetto per i gay e l’accettazione della loro vita come normale, con tanto di nozze e adozioni
di Ermes Dovico

Due cardinali, di cui uno ai vertici della Curia, e un vescovo appoggiano apertamente il nuovo libro di un noto sacerdote statunitense, che da anni si batte per la normalizzazione dell’omosessualità. L’autore è il gesuita James Martin, e il titolo della sua ultima opera è già tutto un programma: Building A Bridge: How the Catholic Church and the LGBT Community Can Enter into a Relationship of Respect, Compassion, and Sensitivity (“Costruire un ponte: come la Chiesa Cattolica e la comunità Lgbt possono instaurare una relazione di rispetto, compassione e sensibilità”).

APPLAUSI A SCENA APERTA
Il volume ha il sostegno del neo cardinale Kevin Farrell, prefetto del nuovo Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, istituito da papa Francesco il 15 agosto scorso con la lettera apostolica Sedula Mater. Nella fascetta pubblicitaria, Farrell definisce il libro di Martin “benvenuto e davvero necessario”, aggiungendo che “aiuterà vescovi, sacerdoti, collaboratori pastorali e tutti i leader della chiesa ad assistere più compassionevolmente la comunità Lgbt. Aiuterà anche i cattolici Lgbt a sentirsi più a casa in quella che, dopotutto, è la loro Chiesa”.
Ancora più elogiativi i toni di un altro porporato, Joseph Tobin, creato cardinale – assieme a Farrell – nell’ultimo concistoro di novembre e noto per aver manifestato appoggio alle suore progressiste della Lcwr (oggetto di un vasto piano di riforma della Congregazione per la dottrina della fede, a causa delle varie posizioni contrarie al Magistero): “In troppe parti della nostra chiesa le persone Lgbt sono state fatte sentire non benvenute, escluse e perfino biasimate. Il coraggioso, profetico e stimolante nuovo libro di padre Martin segna un passo essenziale nell’invitare i leader della chiesa ad accompagnare con più compassione e nel ricordare ai cattolici Lgbt che sono parte della nostra chiesa come ogni altro cattolico”.

Prosegui la lettura »

LA RISURREZIONE PER IL MATEMATICO JACOB BERNOULLI

Un nuovo libro svela che la maggior parte dei grandi matematici crede in Dio (il che è ovvio, visto che la matematica è il linguaggio usato da Dio nella natura)

Tutti abbiamo in mente qualche frattale, quegli oggetti matematici autosimili tanto studiati dal matematico Benoît Mandelbrot (1924-2010), per il quale è straordinario capire come “meraviglie inesauribili zampillano da regole semplici… ripetute all’infinito”.

Penso ad esempio al cavolfiore o broccolo romano, un semplice ortaggio, così affascinante, in verità, per la sua forma globale che si ripete allo stesso modo su scale diverse (infatti ogni piccola cima del broccolo romanesco ha la forma di un piccolo broccolo).

JAKOB BERNOULLI
Il primo a scoprire un frattale fu il matematico svizzero Jakob Bernoulli (1654-1705), iniziatore di una stirpe di matematici, i Bernoulli, che nel giro di tre generazioni ha dato ben otto matematici di fama mondiale.
Come è accaduto per molti dei grandi scienziati del passato, Jakob cominciò studiando filosofia e teologia, presso l’Università di Basilea. Si laureò così in filosofia nel 1671 e in teologia nel 1676, per poi dedicarsi alla matematica e contribuire “allo sviluppo della teoria delle probabilità, alla fondazione del calcolo e allo sviluppo delle sue applicazioni nella fisica e nella geometria” (Gustavo Ernesto Piñero, Bernoulli. Alla ricerca della legge dei grandi numeri, Milano, 2017).

Prosegui la lettura »

La sinistra ha perso il popolo. La destra ha perso.

Un recente interessante saggio di Luca Ricolfi ha come titolo Sinistra e popolo; la tesi di fondo è l’abbandono, da parte della sinistra politica e culturale, dei ceti e degli interessi che in altre stagioni si chiamavano popolari. Il professore torinese è di formazione filosofica ma insegna Analisi dei dati. L’intreccio di due conoscenze tanto diverse rende il suo approccio sociologico particolarmente suggestivo. Esponente della sinistra liberalriformista, il suo libro più conosciuto “Perché siamo antipatici?” aveva già sollevato il velo, da “insider”, sulla supponenza, il compiacimento narcisistico, il senso di superiorità etico-culturale della sinistra occidentale dopo, e nonostante, la fine del comunismo reale novecentesco.

Con l’ultimo saggio va più a fondo, riflettendo sull’abisso che si è scavato tra la “sinistra” ed il popolo. Usiamo le virgolette per sottolineare l’ormai scarsa capacità di certe parole a rappresentare concretamente dei concetti. Destra e sinistra, lo riconosce anche Ricolfi, sono inadatti a descrivere il mondo del XXI secolo, neppure esiste un uso condiviso della coppia oppositiva. Ciononostante, conservano una capacità evocativa che ha improntato un secolo, l’intero Novecento, ed un significato segnaletico non ancora tramontato.

Rinviamo una riflessione organica sull’argomento, a partire da un’articolata liquidazione dei due termini, da rimuovere come inservibili dalla cassetta degli attrezzi di un XXI secolo giunto al suo quarto lustro. Accettiamo tuttavia per comodità il linguaggio corrente, stante l’urgenza di dire qualcosa sull’altro polo in questione, ovvero la Destra. La sinistra, anzi le sinistre, hanno perso il contatto con il loro popolo, o meglio hanno profondamente mutato ceti, interessi ed ambienti sociali di riferimento. La destra, lo sosteniamo con convinzione, semplicemente ha perso.

Prosegui la lettura »

LA BESTEMMIA DI PASQUA

L’autore scrive un articolo condivisibile, fornendo una notizia indiscutibilmente orrenda, che va ad aggiungersi a molte altre in questi 50 anni di Conciliabolo Vaticano II. Lo riportiamo testuale. Ma il lettore tenga presente che ogni “titolo” attribuito a Bergoglio non ha valore.

di Francesco Lamendola

 Dacci oggi la tua bestemmia quotidiana, potremmo dire di papa Francesco. E così neanche oggi, il giorno della santa Pasqua 2017, il sommo pontefice ha voluto smentirsi: nemmeno oggi ha voluto risparmiarci la sua bestemmia quotidiana.

Speravamo che lo spettacolo della lavanda dei piedi, diventato ormai la saga della falsa modestia di questo pontefice, con tanto di bacio che nemmeno Gesù Cristo ha dato ai suoi apostoli (ma lui lo ha fatto, e non per gli apostoli, ma per i detenuti, gli stranieri, i musulmani e le musulmane), potesse bastare; ci pareva che bastasse e avanzasse lo sguardo eloquente con cui il papa ha cercato la telecamera, per essere ben certo di venire inquadrato a puntino, mentre si prostrava ad asciugare e baciare i piedi, lui che non si prostra e non s’inginocchia mai, specialmente davanti al Corpo del Nostro Signore Gesù Cristo.

Prosegui la lettura »

LA PANZANA DELLO ”IUS PRIMAE NOCTIS’.

E’ totalmente falso il mito (inventato da uno scozzese nel 1526) secondo cui nel medioevo i feudatari avevano il diritto di portarsi a letto le spose dei loro sudditi nella prima notte di matrimonio

di Rino Cammilleri

Risultati immagini per IUS PRIMAE NOCTIS

«Che nel medioevo, particolarmente nei secc. dall’XI al XIII, ma anche molto prima e molto dopo, i signori feudali avessero ed esercitassero un diritto di trascorrere con le mogli dei loro sudditi la prima notte di matrimonio (ius primae noctis o più crudamente ius cunnatici), è un’opinione non ben fondata, che il fantasioso storico scozzese Ettore Boece (1526) mise per primo in circolazione, e che poi, accolta da scrittori anche seri, fu diffusa oltre i limiti dell’onesto da un’abbondante e per lo più scadente letteratura. (…) Un costume di far deflorare la sposa da un personaggio autorevole della sua tribù, o della stessa sua famiglia, è attestato presso popoli primitivi, e le sue origini sono variamente spiegate dagli etnologi. E non è meno sicuro che abusi senza nome, in luoghi e tempi disparati, furon perpetrati da feudatari in danno delle spose dei loro sudditi.Non è invece provato che quel costume pagano si continuasse presso i popoli cristiani del medioevo, né che quegli abusi feudali assurgessero in alcun luogo o tempo a vero e proprio diritto. Provato è soltanto che molti signori feudali, in Italia e fuori, imposero ai loro sudditi tasse matrimoniali (…). In esse non è da vedere il prezzo del riscatto di un ipotetico ius primae noctis, e forse neppure una trasformazione della compra germanica della sposa; ma piuttosto, e più semplicemente, il compenso per l’assentimento dato dal signore alle nozze» (cfr. Enciclopedia Cattolica, vol. VII).

Fonte: La Bussola
Quotidiana, 12-03-2011
Pubblicato su BastaBugie n. 190

Segnalazione di Raimondo Gatto

Maroni: “Nel 2018 mi ritiro. Non mi ricandido governatore”

Roberto Maroni ha rivelato che intende lasciare la politica nel 2018, al termine del suo primo mandato da governatore lombardo: “Voglio fare altro nella mia vita”

“Non ho niente da aggiungere a quanto e’ stato detto e scritto”. Cosi’ Roberto Maroni ha risposto, in conferenza stampa a Palazzo Lombardia, alle domande di spiegare il senso del suo annunciato ritiro dalla politica nel 2018. “Non ci sono retroscena, io sono trasparente e limpido come l’acqua”, ha continuato il governatore lombardo. “Questo rende piu’ impegnativo il lavoro che deve concentrarsi in pochi anni”, ha aggiunto. “Il futuro riposa sulle ginocchia di Giove”, ha poi scherzato, con i cronisti.

Roberto Maroni ha rivelato che intende lasciare la politica nel 2018, al termine del suo primo mandato da governatore lombardo. L’ex segretario federale della Lega Nord ed ex ministro dell’Interno lo ha detto pubblicamente venerdi’ sera a Trento e confermato in un colloquio con ‘Repubblica’. “L’avevo gia’ detto che non mi sarei ricandidato” per un secondo mandato, ha sostenuto, “del resto avevo gia’ deciso di chiudere con il Parlamento quando mi sono candidato a governare la Lombardia, fare il presidente ha solo allungato di cinque anni il mio impegno nella cosa pubblica: ma dopo il 2018 basta, ho chiuso. La mia e’ una scelta di vita”.

Nell’intervista a ‘Repubblica’, il governatore lombardo ha spiegato che il suo obiettivo e’ di “far crescere un gruppo di persone che dovranno essere pronte a prendere il testimone”. “Largo ai giovani, io nella vita voglio fare altro – ha affermato Maroni, che, nel 2018, avra’ 63 anni – l’esperienza in Regione e’ molto impegnativa, e penso che ci sara’ l’occasione per dedicarmi a qualcosa di utile e interessante, non necessariamente collegato all’attivita’ politica”. “Il mio sogno – ha concluso – e’ consegnare a chi verra’ dopo di me una Lombardia a statuto speciale”.

Fonte: http://www.affaritaliani.it/milano/maroni-nel-2018-070414.html

Manovra, umiliati i terremotati: più soldi agli immigrati che a loro

Le spese per gli immigrati ci costano più della manovra. E nel Def vengono stanziati più fondi che ai terremotati e ai poveri

 La levata di scudi del centrodestra contro il governo Gentiloni è durissima. Perché, come fa notare il capogruppo di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli, queste diventano “un vero e proprio scandalo se rapportate con quanto previsto per i terremotati e i poveri”. Nel 2017 agli oltre 12 milioni di terremotati sarà riservato meno della metà di quanto finirà nelle tasche di poche centinaia di migliaia di immigrati.