Archivio per la categoria CONFLITTI MONDIALI

US spy aircraft flew between Russian bases in Syria during drone attack

Segnalazione di F.F.

The Russian military in Syria has disrupted a massive attack with the use of battle drones on its facilities in the country on January 6, intercepting six and shooting down seven more UAVs launched by militants.

The US Navy’s Boeing P-8 Poseidon was on a patrol mission in the area between the Russian Hmeimim airbase and Tartus naval base in Syria when militants attempted to attack the facilities using 13 drones, the ministry revealed on Tuesday. Prosegui la lettura »

L’Iran brucia, ma il velo non c’entra nulla (e nemmeno l’Occidente)

Segnalazione Linkiesta

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L’Iran brucia, ma il velo non c’entra nulla (e nemmeno l’Occidente)

I veri motivi della protesta in Iran non hanno nulla a che vedere con la libertà di espressione all’occidentale. Né con i complotti internazionali. C’entra invece il fatto che la Persia è giovane, in crescita (e con molte donne nei posti dirigenziali). E vorrebbe crescere di più e meglio. (di Fulvio Scaglione, LEGGI)

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L’Onu, Gerusalemme e il randello del dollaro

Segnalazione del Centro Studi Federici

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha fatto il vuoto intorno agli Usa (e ad Israele) per la decisione di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Senza, però, alcuna conseguenza pratica.
 
E così, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato la decisione di Donald Trump, che ha deciso di spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo questa città come capitale di Israele, con una larghissima maggioranza: 128 Paesi favorevoli alla mozione di censura, 35 astenuti, solo 9 contrari. Il voto ha valore meramente consultivo e il risultato era prevedibile, perché la mossa di Trump (che riconosce come israeliana anche Gerusalemme Est, che l’Onu invece considera “territorio occupato”) sconvolge settant’anni di diplomazia internazionale.

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Altri soldati USA in Afghanistan. Contro Russia e Cina?

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L’ultimo attentato-strage a Kabul,  almeno 40 morti  in un’agenzia di stampa e in un circolo culturale sciita, reca impronte digitali alquanto riconoscibili. Lo ha rivendicato l’ISIS Khorasan, una sigla multi-uso …

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Pericolo russo nel Baltico? Una bufala per coprire il fallimento politico occidentale

Segnalazione Linkiesta

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Pericolo russo nel Baltico? Una bufala per coprire il fallimento politico occidentale

Il pericolo guerra fredda serve alla Nato a ottenere nuovi finanziamenti. Ma è la politica occidentale nel confronti dell’orso ex sovietico che fa acqua. E fomenta estremismi e populismi. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

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Dalle armi di distruzione di massa dell’Iraq a Biden. Ecco chi ha inventato la madre di tutte le bufale

di Alberto Negri

Dalle armi di distruzione di massa dell'Iraq a Biden. Ecco chi ha inventato la madre di tutte le bufale

Fonte: Alberto Negri

Dagli Stati Uniti arrivano, con una certa regolarità, “bufale” con il marchio di fabbrica. Ma la madre di tutte le “fake news” fu certamente la storia delle presunte armi di distruzione di massa del dittatore iracheno Saddam Hussein. Quelle armi, che dovevano giustificare la guerra del 2003, non furono mai trovate e hanno continuato a fare vittime molti anni dopo.
Come nascono le “bufale” americane compresa probabilmente quella dell’ex vicepresidente Joe Biden sulle interferenze russe in Italia? È il novembre 2015 quando France 5, canale pubblico di informazione, invia una giornalista a intervistare Ahmad Chalabi, l’uomo politico scelto da Washington per guidare l’Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003: Time gli dedicò allora una cover story intitolata al “George Washington iracheno”. La parabola politica di Chalabi è nota, un po’ meno chiaro è come contribuì alla guerra e persino la sua fine lascia più di qualche dubbio.  Prosegui la lettura »

All’ONU, l’incapacità degli Stati Uniti di ammettere la realtà

di Thierry Meyssan

All’ONU, l’incapacità degli Stati Uniti di ammettere la realtà

Fonte: Voltairenet

Nell’illustrazione in apertura: Adottando lo stesso atteggiamento del suo lontano predecessore, Adlai Stevenson, durante la crisi dei missili cubani, Nikki Haley ha denunciato l’incidente di Khan Shaykhun mostrando come prova fotografie raccapriccianti. “Prove” la cui autenticità il Meccanismo d’inchiesta congiunto Onu-OPAC [Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, ndt] si è tuttavia rifiutato di certificare. Si noti che il falco Jeffrey Feltman è seduto accanto all’ambasciatrice.

Indubbiamente poche cose sono cambiate dall’11 settembre 2001. Gli Stati Uniti continuano a manipolare l’opinione pubblica internazionale e gli organismi delle Nazioni Unite, sicuramente per ragioni diverse, mostrando però il medesimo disprezzo per la verità.

Nel 2001 i rappresentanti di Stati Uniti e Regno Unito, John Negroponte e Stewart Eldon, garantivano che i rispettivi Paesi avevano attaccato l’Afghanistan per legittima difesa, in seguito agli attentati di New York e Washinton [1].

Il segretario di Stato, Colin Powell, prometteva che avrebbe fatto avere al Consiglio di Sicurezza un dossier completo contenente le prove delle responsabilità afghane. Dopo sedici anni siamo ancora in attesa del documento. Prosegui la lettura »

L’inganno di Israele contro Assad: soldi e supporto a Isis e al Qaeda

golanSegnalazione del Centro Studi Federici

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è irritato per la crescente presenza di iraniana in Siria. Perciò si riserva il diritto di “effettuare bombardamenti nel sud della Siria per costringere a osservare gli interessi israeliani”. La richiesta israeliana — comunicata la settimana scorsa dal ministro della Difesa Avigdor Lieberman — è la creazione di una zona cuscinetto di 50 km di larghezza, dove le truppe iraniane e i loro alleati non possano accedere. Ciò però confligge con l’accordo sottoscritto tra Stati Uniti, Russia e Giordania che prevede una zona cuscinetto di soli 30 km a ridosso dei confini. 
Detto così — come del resto è riportato dalla maggior parte dei media — il dissidio sembrerebbe solo di natura tecnica, quindi superabile, magari dietro reciproche concessioni. Ma così non è. La questione nasconde un comportamento assai ambiguo e contorto: da una parte Israele reclama la propria sicurezza, ma dall’altra mantiene a ridosso del confine del Golan forze irregolari ostili a Damasco. Le varie forze ivi presenti sono quelle appartenenti al Free Syrian Army (Fsa), ma soprattutto al gruppo Hay’at Tahrir al-Sham (Hts, affiliato ad al Qaeda e inserito nelle lista delle formazioni terroristiche) e infine al gruppo “Jaish Khalid Ibn Walid”, affiliato ad Isis. 

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L’incontro Putin – Assad cementa la fine del dominio degli Stati Uniti in Medio Oriente

di Tom Luongo

L’incontro Putin – Assad cementa la fine del dominio degli Stati Uniti in Medio Oriente

Fonte: Aurora sito

Non sono un uomo molto religioso. Ma, mi piacerebbe credere che ci sia un angolo speciale nell’inferno riservato a chi ha fomentato la guerra civile siriana. Dagli inizi in Libia passando dal cannoneggiamento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Bengasi fino all’incontro di ieri tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Bashar al-Assad, questa vicenda sarà ricordata come uno dei periodi più cinici e brutali della storia. La “Guerra civile” siriana doveva essere il coronamento della politica statunitense/israeliana/saudita in Medio Oriente, l’apoteosi del neoconservatorismo. Se fosse riuscita, avrebbe trasformato il mondo nell’inferno governato da elementi come Hillary Clinton, George Soros, Angela Merkel e il cartello bancario USA/Regno Unito. La Siria sarebbe stata il cuneo che spaccava non solo il Medio Oriente, ma anche l’Asia centrale, bloccando la rinascita della Russia a potenza mondiale, soggiogando l’Europa nell’incubo infinito dell’assimilazione culturale forzata e completato la bancarotta degli Stati Uniti allineandoli al fallimentare piano dell’integrazione europea. Trattati sovranazionali come TPP, TTIP e Accordo di Parigi furono progettati per creare una sovrastruttura che sostituisse la sovranità nazionale senza alcun contributo da parte dei popoli maggiormente colpiti.

La svolta di Putin
Con il discorso cruciale di Vladimir Putin alle Nazioni Unite del 28 settembre 2015, l’opposizione a tale visione venne espressa nei termini più netti e francamente umanistici che si possano immaginare. Vi ricorderò il passaggio più importante relativo alla Siria. “In queste circostanze, è ipocrita ed irresponsabile fare dichiarazioni rumorose sulla minaccia del terrorismo internazionale mentre si chiude un occhio sul finanziamento e sostegno ai terroristi, incluso traffico e contrabbando di petrolio e armi. Sarebbe ugualmente irresponsabile cercare di manipolare gruppi estremisti e metterli al proprio servizio per raggiungere obiettivi politici nella speranza di affrontarli successivamente o, in altre parole, liquidarli. A chi lo fa vorrei dire, cari signori, senza dubbio avete a che fare con persone brutali e crudeli, ma non sono affatto primitivi o sciocchi. Sono intelligenti come voi, e non saprete mai chi sta manipolando chi. E i recenti dati sulle armi trasferite a tale opposizione moderata ne sono la prova migliore. Crediamo che qualsiasi tentativo di giocare coi terroristi, per non parlare di armarli, non sia solo miope, ma pericoloso. Ciò potrebbe comportare l’aumento drammatico della minaccia terroristica globale inghiottendo nuove regioni, soprattutto considerando che i campi dello Stato islamico addestrano terroristi di molti Paesi, anche europei”. In verità, va rivisitato tutto il discorso. È un duro promemoria con cui Putin, normalmente molto riservato, ha posto tutte le carte sul tavolo accusando direttamente gli Stati Uniti di dichiarare guerra al mondo. E in 48 ore i Sukhoj giunsero in Siria per bombardare gli obiettivi dei nemici del governo siriano, permettendo una vittoria militare dopo l’altra all’assediato Esercito arabo siriano. Poco dopo fu formata una coalizione attorno al governo di Assad, tra cui Guardia Rivoluzionaria dell’Iran, l’ala militare di Hezbollah e il tacito appoggio finanziario e morale della Cina. Putin disse “Ora basta” all’ONU, quindi sostenne le parole con le azioni. La guerra è sempre deplorevole. Non è quasi mai giustificabile. Ma di fronte a un nemico implacabile, c’era poco altro da fare. E sostengo che le forze neoconservatrici che dettano le decisioni politiche anti-Assad sono quel nemico implacabile. Prosegui la lettura »

Armi, jihad, migranti: la Libia è un inferno (e qualsiasi accordo è inutile)

Segnalazione Linkiesta

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Armi, jihad, migranti: la Libia è un inferno (e qualsiasi accordo è inutile)

In un report del Consiglio di Sicurezza Onu si spiega che la Libia è un caos ingovernabile. Ecco perché qualsiasi accordo con loro, a cominciare dalla questione migranti, è destinato al fallimento. (di Cristina GiudiciLEGGI)

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