Archivio per la categoria Economia Mondiale

Europa: prospettive nel 2018, tre possibilità per il cambiamento

L'outlook per l'Europa di ArtemisSegnalazione Wall Street italia

di Paul Casson (Artemis)

Nel 2017 ha cominciato a manifestarsi un mutamento dei fondamentali a livello globale. La crescita è accelerata in tutte le regioni dell’economia globale. I segnali di inflazione nell’eurozona erano tali da indurre la BCE a considerare la possibilità di ridurre gradatamente gli acquisti di titoli.

In molti casi però è parso che gli investitori avessero passato buona parte del 2017 a rimanere ancorati ai timori deflazionistici del passato anziché prendere atto della nuova realtà economica. Infatti, ci sono stati lunghi periodi in cui il valore delle azioni costose con una crescita più lenta (ma meno sensibile al ciclo economico) degli utili è salito più di quello di azioni con prezzi convenienti ma con una crescita più rapida degli utili.

Quando i tassi di interesse scendevano, l’acquisto di azioni di crescita secolare o simil-obbligazionarie funzionava, grazie appunto a bassi tassi di interesse e ad un basso tasso di inflazione. Tali azioni in genere non rendono bene quando i tassi di interesse invece salgono. Quindi, se il 2017 è stato l’anno in cui le condizioni economiche hanno cominciato a cambiare, è possibile che il 2018 sia l’anno in cui gli investitori in Europa cominciano a adeguarsi alla nuova realtà macroeconomica? E quali altri cambiamentipotrebbe avere in serbo il 2018? Prosegui la lettura »

Riserve auree Cina e Russia: una minaccia per dominio Usa

oroSegnalazione Wall Street Italia

La montagna di oro accumulata da Cina e Russia fa parte della strategia dei due paesi di prendere le distanze dal commercio internazionale denominato in dollari USA. È l’opinione dell’esperto di metalli preziosi Ronan Manly di BullionStar, che in un’intervista al sito RT ha spiegato che è possibile che i due paesi stiano accumulando oro per legare le loro monete al metallo prezioso e quindi indebolire il dominio globale del dollaro USA.

“La Cina e la Russia hanno accumulatin maniera aggressiva le loro riserve auree negli ultimi 10 – 15 anni“, ha detto, aggiungendo che solo un decennio fa le riserve di ciascuno dei due paesi si aggiravano intorno alle 400 tonnellate. “Ora entrambi i paesi detengono complessivamente  3.670 tonnellate di oro” ha spiegato Manly, aggiungendo che “è interessante notare come sia la Russia che la Cina rendono pubbliche le loro riserve di oro e fanno riferimento al metallo prezioso come risorsa monetaria strategica. Sul fronte opposto, invece, gli Stati Uniti minimizzano costantemente il ruolo strategico dell’oro. “

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Dalio: “Recessione fomenterebbe rivolte in Usa”

Dalio: Segnalazione di Wall Street Italia
di Daniele Chicca

In caso di recessione economica negli Stati Uniti, si rischia un aggravamento delle tensioni sociali, con la prima potenza economica e geopolitica al mondo che potrebbe assistere a sommosse e rivolte. È quanto teme Ray Dalio, gestore del grande fondo da 150 miliardi di dollari Bridgewater Associates.

In un paese che è stato teatro delle proteste di Occupy Wall Street contro il cosiddetto 1% della popolazione privilegiata, in un contesto di stipendi stagnanti e tagli alle tasse per multinazionali e ricconi, alcune fette della popolazione si sentirebbero infatti relegate ai margini.

Il paese non è mai stato tanto polarizzato come lo è da quando è stato eletto un presidente controverso come Donald Trump. Inoltre, come sottolinea il gestore del fondo hedge più grande al mondo, il 60% delle famiglie non esce avvantaggiato dalla maxi riforma fiscale che aumenta il deficit e premia i più benestanti. Se l’economia frena saranno guai.

Se gli Stati Uniti piombano in una fase di recessione i problemi non si limiterebbero infatti soltanto al campo economico: “Se subiremo un rallentamento della fase di espansione dell’economia”, dice Dalio in un’intervista al Wall Street Journal, “temo che salteremo gli uni addosso agli altri“.

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/fondo-hedge-recessione-causerebbe-rivolte-in-usa/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+WallStreetItalia&utm_content=04-01-2018+dalio-recessione-fomenterebbe-rivolte-in-usa+primo-piano

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Mercati emergenti: chi spiccherà il volo nel 2018

Borse: Tokyo sfiora i massimi di quasi due anniSegnalazione Wall Street italia

di Mariangela Tessa

Singapore e Taiwan sono probabilmente le opportunità di investimento più interessanti nel 2018. Ne è convinto Jason Pidcockgestore del fondo Jupiter Asia Pacific Income (SICAV), che in una nota odierna mette in evidenza come i due paesi beneficeranno della crescita strutturale nel lungo termine di settori come viaggi, turismo, intrattenimento o healthcare. Il gestore ha aggiunto che la produzione di hardware tecnologico rimarrà probabilmente un fattore chiave per la regione.

“Nei prossimi dodici mesi è probabile che la crescita degli utili e dei dividendi prosegua in tutta la regione e il panorama politico dovrebbe essere più stabile”dice il gestore in una nota, specificando i due paesi risultano interessanti sia dal punto di vista delle valutazioni sia dal punto di vista dei bilanci solidi

Da un punto di vista macro, Pidcock sottolinea che: Prosegui la lettura »

Parte male il 2018 del Bitcoin: prezzi sotto $14 mila. Stockman: “finirà con un enorme crash”

Segnalazione di Wall Street Italia

di Mariangela Tessa

Parte male il 2018 per il Bitcoin. Nelle contrattazioni di ieri, la regina delle criptovalute ha esteso le perdite dal record di $19,511 toccato lo scorso 18 dicembre. Secondo i dati Bloomberg, ieri la divisa virtuale è scesa sotto la soglia dei 14 mila dollari (-4,8% da venerdì) a $13,624.56.

Non si arrestano intanto le critiche nei confronti del boom delle criptovalute che si sono lasciate alle spalle un anno, il 2017, da record. In un’intervista alla Cnbc, David  Stockman, ex Direttore dell’Ufficio per la gestione e il bilancio degli Stati Uniti, ha ammonito gli investitori dicendo chela crescita spettacolare dei prezzi delle criptovalute finirà male. Anzi malissimo.

Stockman non ha risparmiato le sue critiche nei confronti di chi investe in questi asset, definendoli “stupidi speculatori convinti che gli alberi crescono fino al cielo”.

Per Stockman, la febbre per i bitcoin si concluderà con un “crash spettacolare”. Ma le profezie negative di Stockman non riguardano solo il Bitcoin ma si estendono anche alle azioni. Ripetendo quanto già affermato lo scorso settembre, quando aveva anticipato un crollo tra il 40 e il 70%, l’economista ha detto di aspettarsi “una tempesta enorme finirà per travolgere l’azionario”.

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/parte-male-il-2018-del-bitcoin-prezzi-sotto-14-mila-stockman-finira-con-un-enorme-crash/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+WallStreetItalia&utm_content=02-01-2018+parte-male-il-2018-del-bitcoin-prezzi-sotto-14-mila-stockman-finir-con-un-enorme-crash+primo-piano

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I populisti fanno paura e la BCE libera lo spread

di Alessandro Montanari

I populisti fanno paura e la BCE libera lo spread

Fonte: Interesse Nazionale

Con la pigrizia intellettuale che la contraddistingue, la stampa italiana pare essersi rassegnata ad un compito di mera registrazione degli umori dei mercati, eccitadonsi per ciò che li eccita e preoccupandosi per ciò che li preoccupa. Credo che questa strana empatia abbia due disastrose conseguenze nella diffusa difficoltà a cogliere malizie, conflitti d’interesse e finalità recondite della speculazione finanziaria e nella desolante attitudine a bollare come complottista chiunque esca dalla fredda cronaca per azzardare interpretazioni un po’ meno idealistiche della realtà. D’altro canto oggi i poteri finanziari riescono ad abbattere e condizionare i governi e sarebbe ora che noi giornalisti ci dividessimo apertamente, davanti all’opinione pubblica, tra chi giudica normale e legittimo che ciò possa accadere e chi, come il sottoscritto, lo considera invece un attentato alla sovranità popolare.

Sarà forse per questa personale propensione a preferire l’autonomia della politica dalla finanza all’autonomia della finanza dalla politica che proprio non riesco a condividere l’acritico entusiasmo per le ultime decisioni della Bce, nelle quali scorgo molte più ombre che luci. Prosegui la lettura »

Banche ricche, imprese povere

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Segnalazione Linkiesta

Nel secondo trimestre dell’anno il credito a imprese e famiglie produttrici è sceso di 15 miliardi rispetto al primo trimestre. È l’altra faccia del risanamento delle banche, che ora hanno come priorità la ripulitura dei bilanci dai crediti in sofferenza (di Fabrizio Patti, LEGGI) Prosegui la lettura »

Elite Finanziaria ed il controllo globale

di Luciano Lago

Elite Finanziaria ed il controllo globale

Fonte: controinformazione

di Luciano Lago

Come altre volte abbiamo scritto, il processo di globalizzazione economica ha favorito negli ultimi decenni l’ascesa al potere di una elite finanziaria transnazionale che ha acquisito un potere di controllo di fatto sul sistema economico mondiale tramite il monopolio degli strumenti finanziari ed la supervisione sui principali organismi transnazionali che svolgono la funzione di regolatori dei mercati dei capitali e dei principali indici finanziari.

Si tratta del Fondo Monetario Internazionale, della Banca mondiale, del potentissimo WTO (commercio internazionale), della Banca dei Regolamenti Internazionali ( che rappresenta il vertice del cartello bancario delle Banche Centrali, un istituto che controlla l’offerta di moneta in tutto il globo), dell’ONU e delle sue più importanti agenzie, della Goldman Sachs e delle più importanti banche d’affari (dalla JP Morgan alla Black Rock, Morgan Stanley, Credit Suisse, ecc..). Prosegui la lettura »

Il Pentagono adesso verifica che l’Impero USA sta collassando

Un recente studio de Pentagono è arrivato a concludere che l’ordine mondiale programmato dagli USA e stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale sta franando e si trova al bordo di un collasso, cosa che porterà gli USA a perdere la loro preminenza negli affari globali.

Per mantenere il loro “accesso globale alle materie prime”, il Pentagono esorta a chegli USA procedano ad una espansione massiccia del complesso militare- industriale.

Lo studio si è basato su una ricerca di un anno fatta da consulenti con le principali agenzie del Dipartimento della Difesa e dell’Esercito degli USA: l’Istituto di Studi Strategici della Scuola di Guerra dell’Esercito USA con valutazione della politica di programmazione del Pentagono.

Nonostante il fatto di essere un “gigante militare, poliedrico ed economico”su scala globale,gli USA già non godono più di una posizione inespugnabile di fronte agli altri stati “competitors”.

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La crisi e i suoi derivati

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Dal 2013 al 2016 lo Stato italiano ha perso, a causa dei derivati, 23 miliardi di euro.

Da qui al 2021 bruceremo altri 24 miliardi.

Eppure tutto questo sembra non importare più a nessuno (di Fabrizio Patti,LEGGI)