Hiroshima, un crimine mai punito. Il giorno in cui morì l’umanità

Uno dei pochi edifici rimasti parzialmente in piedi a HiroshimaLa bomba atomica servì per fini politici, la guerra era ormai vinta

di FRANCO CARDINI

6 AGOSTO 1945. Settant’anni fa. Sembrano mille anni, oppure sembra ieri. L’orrore e i soliti esorcismi verbali non bastano. «Come fu possibile, in pieno XX secolo?». «Un salto nel buio, un balzo all’indietro?». Piantiamola. Hiroshima e Nagasaki sono cose nostre, ci appartengono: rappresentano appieno il Novecento con tutto il suo progresso scientifico, la sua straordinaria tecnologia, la sua spietata scintillante Volontà di Potenza.

LA GUERRA era finita. Tra il 7 e l’8 maggio i rappresentanti di quel che restava del Terzo Reich avevano firmato la resa incondizionata. Quanto al fronte estremo-orientale, il 19 febbraio le truppe statunitensi erano sbarcate in territorio giapponese, sulla spiaggia di Iwojima; l’aeronautica americana aveva da quasi due anni conquistato la superiorità aerea sui cieli nipponici e bombardava incessantemente città e installazioni industriali ormai in ginocchio.

Il 17 luglio si era riunita a Postdam la conferenza dei vincitori: erano presenti Churchill, Truman e Stalin. Il 26 gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, ai quali si era unita la Cina di Chiang Kai-shek, avevano indirizzato al governo giapponese un ultimatum esigendo la resa incondizionata e l’abdicazione dell’imperatore Hirohito. Ad esso non si era associato Stalin in quanto l’URSS non era in guerra contro il Giappone. Dal momento che da parte del governo nipponico non era giunta risposta, quello statunitense aveva preso la decisione di concludere il “progetto Manhattan”, al quale si stava lavorando dal 1942 (vale a dire da pochi mesi dopo l’ingresso degli USA in guerra). Prosegui la lettura »

Gender a scuola – Analizziamo il ddl Fedeli

gender a scuola

A proposito del gender a scuola, e in generale dell’insinuarsi dell’ideologia gender nel linguaggio e quindi in ogni ambito sociale, non solo nella scuola, è interessante l’analisi puntuale che fa Giovanni Lazzaretti, dell’ Osservatorio Internazionale Cardinale Van Tuan, del ddl Fedeli.

Una lettura da fare con calma, e meditare.

Vale la pena di analizzare il DDL Fedeli quando l’educazione di genere sembra ormai essersi infilata di straforo nel sistema scolastico, attraverso il voto di fiducia sulla cosiddetta “Buona Scuola”? Vale certamente la pena di analizzarlo. Prosegui la lettura »

Storicità dei Vangeli: una “diretta TV”…

Risultati immagini per I quattro evangelistidi Padre Romualdo Maria Lafitte

Documenti storici, scritti pochi anni dopo la morte di Cristo.
I testimoni erano vivi e potevano smentirli, ma non l’hanno fatto.

San Marco, San Matteo, San Luca, scrissero nelle anni dei fatti che raccontano, quando i contemporanei vivi potevano smentire, schiacciando come un uovo la neonata Religione.                                                               Questo, però, non è successo, nonostante l’odio contro la Fede. Chi scrisse i Vangeli sapeva che diceva cose vere e non temeva di essere sbugiardato. La datazione dei frammenti mostra come la vera Scienza non contraddica mai la Fede, e renda innegabile l’attendibilità storica di tali scritti.

San Marco. Fu ritrovato, nelle Grotte di Qumran, un Frammento di papiro con 20 lettere in greco, catalogato  “7Q5″, datato dal 50, che è un brano di San Marco 6, 52-53. Ne consegue che 17 anni dopo la morte di Gesù, il Vangelo di Marco era gia ricopiato. Dunque l’originale, in greco, fu redatto fra il 34 e il 49 d.C. San Marco ha scritto in epoca cosi vicina ai fatti da rendere impossibile inventare miracoli e dati. Il pericolo di essere smentito da testimoni era grande. Una vera cronaca Tv, quella di San Marco.

San Matteo. Tre frammenti di papiro, custoditi ad Oxford, datati dal 60 / 70 d.C., contengono versetti del Vangelo di San Matteo. Sono in greco, mentre il santo scrisse in aramaico. Ne consegue che San Matteo ha scritto insieme al suo collega San Marco, anch’egli senza timore di essere smentito da testimoni ancora vivi.    Prosegui la lettura »

Venezuela: il socialismo ha portato alla fame uno dei Paesi più ricchi del mondo

Segnalazione Quelsi

unnamedAlla fine di maggio del 1498 Cristoforo Colombo, al comando di una piccola flotta di sei velieri, gettò l’ancora al centro di uno splendido golfo dietro al quale si estendeva un territorio rigoglioso. Ancora una volta e senza saperlo, come gli era già successo quando arrivò in Nord America, Colombo aveva scoperto una nuova terra, quella che poi diverrà il Sud America. Una nuova distesa di terra che lui battezzò Tierra de Gracia. L’anno dopo, messo sull’avviso da Colombo, da quelle stesse parti arrivò in missione esplorativa Amerigo Vespucci il quale, notando che molti indigeni vivevano in zone lagunari su palafitte che emergevano dal mare, come fecero mille anni prima i veneti esuli di Aquileia per sfuggire ad Attila, ribattezzò quella terra Venezziola o Venezuola, un diminutivo poi forgiato in quello di Venezuela dalla lingua spagnola.

Da sempre colonia spagnola come tutto il Sud America con l’eccezione del Brasile, il Venezuela è famoso per avere dato i natali al Libertador, cioè a Simon Bolivar, che prima a capo di una rivolta, poi di una guerra d’indipendenza, nel 1821 liberò il Paese affrancandolo dal dominio straniero, così come poi fece anche con Panama, Colombia, Perù, Ecuador e Bolivia. Da allora il Venezuela è rimasto sepolto nell’anonimato, noto solo ai naturalisti per essere uno dei 17 Paesi del mondo ufficialmente caratterizzati da grande articolazione ecologica, con microclimi che vanno dal desertico al temperato, dal tropicale a quello alpino, dove al fresco allignano numerose e variopinte comunità di tedeschi. Il Venezuela balzò agli onori delle cronache perchè, dopo essere stato per secoli terra di cacao, tabacco, canna da zucchero, caffè, cannella, riso, mais, patate, manioca e banane, negli anni ’50 “ebbe la fortuna” di scoprire immensi giacimenti di idrocarburi nelle sue viscere.

Si avviò così l’estrazione di gas e petrolio su grande scala, il Venezuela divenne il quinto paese esportatore del mondo, e l’improvviso fiume di petro-dollari che travolse i venezuelani dette loro non solo la grande euforia peculiare dei “nuovi ricchi”, ma li consigliò di dismettere qualsiasi altra attività : al diavolo l’agricoltura, le fabbriche non ci servono: il petrolio basta ed avanza. Ma non avevano fatto i conti con la prorompente capacità disgregativa del socialismo reale, e quella petro-fortuna si tramutò nella disgrazia di una petro-dipendenza, per di più condizionata dall’incapacità politico-gestionale propria dei regimi filo-marxisti che rinnegano le leggi del libero mercato.

Da allora il Venezuela ha vissuto in pratica solo di petrolio. La foto ad oggi è che il Paese importa l’85 % di quello che consuma e che nel bilancio dello Stato la voce gettito da esportazione di idrocarburi pesa da sola per oltre il 96 %. Teoricamente una pacchia, perchè le riserve accertate ammontano ad 80 miliardi di barili, ma secondo le stime di Bp le riserve effettive ammontano a 298,3 miliardi di barili, più di quelle dell’Arabia Saudita, 266 miliardi, del Canada, 176 miliardi, ed addirittura sette volte superiori a quelle degli Usa pari a 44 miliardi di barili.

La capacità produttiva teorica del Paese è di 4,4 milioni di barili al giorno, ma con la presa del potere da parte del socialista Hugo Chavez, defunto due anni fa e sostituito dal suo delfino Nicolas Maduro, la produzione è ufficialmente scesa a 3,3 milioni secondo la propaganda governativa, ma di fatto si è ridotta a soli 2,7 milioni secondo i dati accertati dall’Opec. Quindi, in teoria a Caracas potrebbero dormire sonni tranquilli, perchè possono continuare ad estrarre petrolio per altri 160mila giorni, cioè per altri quattro secoli e 38 anni. In teoria. Perchè se non sai produrre, non sai vendere e per di più il prezzo del greggio si dimezza in meno di uno di quei 438 anni e, come non bastasse, adesso pure Obama si schiera per le energie pulite ed alternative, ecco che la pacchia si trasforma in una tragedia, perchè non hai più gli introiti che servono per acquistare quello che non produci, cioè in pratica tutto a parte caffè e banane.

Il defunto dittatore Chavez, che ha farcito di articoli populisti la Costituzione Venezuelana, incluso quello del diritto ad un cibo che nella “piccola Venezia” non si può più garantire a nessuno, ma che ha fatto sparire il limite dell’eleggibilità del presidente per più di due mandati consecutivi, (lui stava al terzo più uno) fece partire dalla PdVSA (Petroleos de Venezuela S.A.) la solita campagna di nazionalizzazioni dei regimi autoritari di sinistra. Quella politica statalista fece piombare il Venezuela in un regime di economia pianificata, quella abbandonata per chiusura fallimentare più di un decennio prima dai Paesi del cosiddetto Est Europeo, dall’URSS alla ex Germania Est, che l’avevano sperimentata con esisti disastrosi per oltre quattro decenni prima di decidere che Marx e Marcuse si sbagliavano e che Smith, Keynes e Nash avevano ragione.

Con la statalizzazione delle imprese, furono cacciati i tecnici europei e nordamericani e con loro se ne andarono know-how, tecnologie e capacità imprenditoriali ed organizzative; si cambiarono i modelli di gestione e di marketing con conduzioni improvvisate ed irrazionali fai-da-te, alla come-viene-viene, tipico di imprese statali in balia delle pratiche clientelari, dei prezzi politici, con imprese nè motivate, nè incentivate. Anzichè adeguarsi al mercato ed assecondarne le pratiche per rendersi competitivi si diede luogo ad una gestione politica del business che ha portato al fallimento del Paese. Da circa un anno, sembra incredibile, ma il depositario dei maggiori giacimenti di petrolio e gas del mondo è divenuto importatore esso stesso. Il petrolio per il Venezuela arriva dall’Algeria, varietà Saharan Blend, molto leggero e volatile, con il quale, secondo attendibili rapporti riservatissimi intercettati dalla Reuters, i venezuelani diluiscono il mare di greggio pesante, quasi bituminoso che estraggono dalla faglia dell’Orinoco, per renderlo commerciabile. Ed importano pure la nafta per i motori diesel perchè non sono in grado di produrla.

Nel 1999, quando Chavez divenne presidente, il petrolio valeva meno di 10 dollari al barile, prezzo che è sempre salito sino a raggiungere i 110 dollari un anno fa. Ma nonostante questo, invece che una fortuna il mare di greggio su cui galleggia si sta rivelando una disgrazia per il Venezuela. Oltre la metà di quello che producono lo regalano a Cuba e ad altri Paesi simpatizzanti del socialismo chaviano, un po’ lo consumano in casa, il resto va in Cina praticamente gratis a parziale compenso dell’enorme prestito in dollari ricevuto da Pechino che in pratica ha in mano le leve dell’economia venezuelana. Però gli imperialisti per Maduro sono gli americani. La bilancia del commercio estero è divenuta via via sempre più deficitaria, e siccome non si poteva esportare di più e non si sa produrre niente si è dovuti ricorrere al drastico taglio delle importazioni con le conseguenze per la popolazione che è facile immaginare.

I supermercati sono ormai completamente svuotati e per comprare un pezzo di pane occorre fare la fila a partire dal cuore della notte. Ci sono tecniche particolari: uscire di casa e mettersi in fila con del denaro in tasca significherebbe essere aggrediti e rapinati, spesso uccisi, per quattro bolivar fuerte, quelli che hanno introdotto di recente (1 euro = 7 bolivar fuerte) perchè i bolivar precedenti, col 65 % annuo di inflazione, erano diventati carta straccia. Per cui sono i familiari a fare da spola e portano i soldi che servono a chi sta in fila solo al momento in cui si sta per entrare in possesso della merce. Ormai, da un paio di anni siamo sulla media di quasi 50 omicidi al giorno, questo è il clima sociale creato dai progressisti tanto apprezzati pure a casa nostra, ed i “retro dei peggiori bar di Caracas” sono diventati luoghi sicuri e da educande rispetto alla virulenza di una criminalità capillarmente diffusa nella capitale.

Per trovare qualcosa da comprare, riso, latte, pane, farina, pannolini ed omogeneizzati, occorre rivolgersi al mercato nero. Per distribuire quel poco di cibo disponibile, Maduro è ricorso a varie misure. Ha varato una legge che imponeva prezzi politici abbordabili pure per i più indigenti. Risultato, generi di prima necessità e medicinali introvabili, letteralmente fatti sparire e campo libero a speculazioni ed aggiotaggio. Allora ha lasciato che i prezzi aumentassero quasi secondo le leggi del libero mercato, ma a quel punto sono arrivati ad un livello tale da fare sollevare l’intera popolazione, che ha assaltato mercati e negozi arraffando quello che si poteva con furia cieca e distruttiva. Morti a decine, arresti a migliaia soprattutto nelle fila dell’opposizione legalista, democratica e liberale, con il popolo che ormai ha completamente voltato le spalle a quel governo che per anni, fino a che il petrolio ha tenuto, aveva osannato.

Adesso si è arrivati ad introdurre un sistema di “rilevamento biometrico”, cioè un “sistema di raccolta di impronte digitali per la sicurezza e la sovranità alimentare del popolo” come viene propagandato in TV dal regime. Come ha spiegato l’esponente del governo Andres Eloy Mendez, il Sovrintendente dei Prezzi Giusti, ci sono “standard di consumo familiare, per cui si potranno identificare gli acquisti eccedenti gli standard, su cui poi si farà un controllo successivo”. L’opposizione ha già bollato come “olocausto biometrico” questa misura, mentre il deputato Luis Edgardo Mata l’ha definita come “l’ultima di una catena di umiliazioni cui si sta sottoponendo la popolazione, che ora verrà sottomessa anche dalla pancia”.

Maduro è frastornato ed incredulo. Da sempre, il regime chavista era salito sul carro della Rivoluzione Cubana, un ammirato e condiviso modello politico, economico e sociale che Chavez importò senza tentennamenti in Venezuela e che Maduro continua a coltivare. Dietro a Chavez ed a Maduro ci sono sempre stati i fratelli Castro, ma l’attuale presidente venezuelano ora è confuso e non sa più che pesci prendere dopo che Papa Francesco è stato ricevuto a Cuba in pompa magna appena un paio di mesi fa, che Raul Castro ha aperto amichevoli relazioni con gli Usa, sinora considerati il Satana della politica, i più nemici dei nemici, la centrale dell’imperialismo e dello sfruttamento colonialista dei popoli, nonchè le recenti aperture del mercato cubano al consumismo, avallate pare dal Lider Maximo in persona. I dubbi di Maduro aumentano, ma siccome non ha il carisma alla Renzi del suo predecessore che incantava con le chiacchiere, per rimanere in sella contro il volere di oltre l’80 % del popolo venezuelano deve ricorrere alle manieri forti: minacce, terrore, squadroni della morte, desaparecidos, uso militare della polizia. E Caracas ed altre città del Paese ridotte a fortini assediati della resistenza democratica contro il “socialismo” dal volto disumano.

Il capo politico dell’opposizione, il sindaco di Caracas Antonio Ledezma lo scorso febbraio è stato preso e sbattuto in galera con la risibile accusa di aver ordito un colpo di stato contro colui che vanta il pieno controllo dell’esercito, della polizia, dei tribunali, della stampa, della TV, delle banche, dei poteri forti. In una intervista rilasciata qualche mese fa ad un quotidiano torinese, Ledezma ha raccontato di lunghe file davanti alle farmacie, ai negozi di generi di prima necessità, della penuria di qualsiasi cosa che hanno fatto montare la protesta, con oltre 3000 manifestazioni nel Paese, spesso sfociate in durissime e sanguinose rivolte popolari, con tanto di scontri armati con esercito e polizia. Scontri che nascono spontaneamente dalla disperazione della gente, ma che il maoista, cattolico-sionista, nonchè induista Maduro attribuisce a manovre destabilizzanti degli imperialisti americani ed ai (soliti) gruppi fascisti e di bande criminali che portano avanti la strategia del golp continuo col quale vogliono far cadere il governo socialista.

Invece, sottolinea Ledezma, “quello che succede è conseguenza dell’incapacità di quanti non hanno saputo guidare l’economia del Paese, e hanno fatto i loro interessi, talvolta illeciti, con casi accertati di furti, ruberie e tangenti da parte dell’establishment e dei suoi affiliati”. Sono veramente impressionanti le analogie tra il Partito Socialista Unito ed il PD che governano entrambi da prepotenti perchè “hanno i numeri”, nonchè di quello che combina il governo venezuelano con quanto sta avvenendo in Italia ad opera dei Renzi, dei Padoan, delle ochette starnazzanti che contornano il premier, dei Marino, e dei Crocetta e dei sistemi di potere descritti da Buzzi, il guru delle cooperative rosse. Anche perchè poi Ledezma ha proseguito :”Il governo ha cooptato tutte le istituzioni che, come abbiamo già detto, sono state ridotte ad apparati della maggioranza che compiono abusi di potere. Si nega il diritto a protestare, si usa dispoticamente la polizia per reprimere, si attacca la libertà di espressione, si deteriora il diritto di proprietà. Abbiamo un debito esorbitante che ipoteca il futuro delle nuove generazioni (a chi lo dice…, ndr). La Banca per lo sviluppo cinese ha già concesso un fondo di diversi miliardi di dollari”.

“A ciò si aggiunge quanto dato dalla Russia: solo da ultimo, due miliardi di dollari. Questo denaro è già svanito. Ne deriva che la nazione sta ipotecando la produzione di petrolio per il proprio futuro (col rischio che se non cambiano le cose tra un po’ il petrolio venezuelano sarà tutto dei cinesi senza aspettare altri 437 anni, ndr). Il Governo inoltre sta per concludere un accordo per il finanziamento di Pdvsa per altri due miliardi di dollari, che saranno destinati al sostegno della produzione nella faglia petrolifera dell’Orinoco, la maggiore fonte di riserve di idrocarburi del mondo. Ma la gente si chiede dove sono e dove andranno i benefici di queste operazioni? Maduro sopravvive politicamente a forza di repressione e con i mezzi di cui dispone senza dar conto, perché non vi sono istituzioni di controllo che ne limitino le azioni (Sembra che parli di Renzi che disattende le sentenze della Consulta e va avanti a Parlamento ingessato, ma senza che nulla sul Colle si muova, ndr). Usa la forza della polizia e dei militari senza limiti, oltre a gruppi armati chiamati “Collettivi”, che non sono altro che fazioni paramilitari al servizio del governo, i cui crimini restano impuniti”.

Una volta si raccontava come il comunismo fosse una piaga da curare, che però aveva un pregio, quello di funzionare nei paesi molto poveri, dove rappresentava il minore dei mali, perchè non arricchiva nessuno (burocrati del partito a parte), ma faceva mangiare tutti. Adesso il socialismo alla Chavez e Maduro e la socialdemocrazia piddina alla Renzi si sono evoluti, sono cambiati, si sono aggiornati e, questa è la novità, hanno preso a funzionare al contrario : affamano o stanno affamando Paesi una volta ricchi e felici, come il Venezuela, come l’Italia. Ma Renzi qui e Maduro là sono sereni : va tutto bene e chi si lamenta fascista è.

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Prevosto e vicesindaco ospiti del centro islamico

SARONNO – Sono stati il vicesindaco Pierangela Vanzulli e l’assessore ai Servizi Sociali Gianangelo Tosi ad accettare, sabato sera, l’invito del centro culturale islamico per una visita alla struttura di via Grieg dove in questi giorni la comunità festeggia il Ramadan. Presente anche il prevosto della comunità pastorale del Crocifisso risorto monsignor Armando Cattaneo.

I due membri della Giunta del sindaco Alessandro Fagioli sono arrivati intorno alle 22,30 ed hanno avuto modo di assaggiare cous cous e dolci nordafricani. E’ seguito un incontro privato nel salottino del centro dove si è parlato dell’integrazione sorseggiando the alla menta.

Al termine della preghiera, intorno a mezzanotte, il prevosto don Armando Cattaneo e le autorità civili hanno incontrato i fedeli. Davanti a oltre 600 persone, il portavoce del centro Latif Chridi ha presentato il prevosto come “una persona di cuore che professa e vive i concetti di fratellanza e di rispetto reciproco”.

“Da sacerdote – ha esordito monsignor Armando Cattaneo – quando la mia chiesa è piena, tanto da avere gente costretta a restare in piedi in fondo, sono molto contento. Qui vedo tanta gente e mio cuore è contento come se questa fosse la mia chiesa. E’ una vera gioia vedervi così numerosi e concentrati nella preghiera ma soprattutto è bello vedere volti sorridenti e sereni”. Il religioso ha quindi letto alcuni stralci di un messaggio del candinale Angelo Scola che poi ha consegnato, tradotto in arabo, al portavoce del centro. Ed ha concluso: “Per tutti noi io sogno una piazza in cui poter pregare insieme per la pace”.

Terminato il discorso c’è stato un lungo abbraccio con l’imam Najib Al Bared.

Presentando gli ospiti istituzionali Latif Chridi ha ricordato l’impegno del centro islamico “che fin dalla sua fondazione nel 2000 lavora perchè ci sia conoscenza reciproca con la comunità saronnese e un processo di autentica integrazione”. Prosegui la lettura »

PressTV-Putin’s trust rating hits record high

Risultati immagini per Putin presidente amatoA poll shows trust for Russian President Vladimir Putin among his countrymen has reached a new record high amid his handling of the ongoing economic crisis and the conflict in neighboring Ukraine.

The survey conducted by Public Opinion Foundation and released on Friday revealed that Putin’s trust rating stands at 85 percent, up from 75 percent a year earlier.

The poll also showed that 84 percent approved of Putin’s work as the country’s leader and only seven percent were discontent.

In addition, the results showed that 74 percent of Russians would vote for Putin if presidential elections were held next weekend, compared to 45 percent in February 2014.

The head of the Russian Institute of Socio-Economic and Political Research, Dmitry Badovskiy, commented on the figures, linking the new surge in Putin’s ratings to his strong stance on the Ukrainian crisis as well as his ability to deal with the country’s ongoing financial problems.

The Russian economy is currently grappling with different problems. Russia has been hit over the past year with a series of sanctions imposed by the United States and the European Union, which accuse Moscow of supporting pro-Russia forces in eastern Ukraine. Russia categorically denies the allegation. Prosegui la lettura »

Costituzione e Massoneria

Risultati immagini per Costituzione e MassoneriaSegnalazione di Federico Prati

di Paolo Franceschetti

Sommario. 1. Premessa. 2. La prima falla: gli organi costituzionali. 3. La seconda falla. Il sistema dei referendum. 4. La terza falla: la Corte Costituzionale. 5. La quarta falla: i valori massonici della costituzione. 6. Il cosiddetto “diritto al lavoro”. 7. L’effettivo stato di cose. 8. Effetti della normativa a tutela dei lavoratori. 9. Considerazioni conclusive e di diritto comparato.

1. Premessa.
La nostra Costituzione è considerata dalla maggior parte dei costituzionalisti come una legge molto avanzata, fortemente protettiva delle classi deboli e con un bilanciamento quasi perfetto tra i vari poteri.
Rappresenta la legge fondamentale per la tutela dei diritti di qualunque cittadino, nonché il parametro di legittimità cui rapportare tutte le altre leggi.
All’ università questa era l’idea che mi ero fatta sui vari autori, Mortati, Martinez, Barile.
Solo da qualche anno ho cominciato a riflettere sul fatto che qualcosa non va nel modo in cui tutti ci presentano la Carta Costituzionale.
Vediamo cosa. Prosegui la lettura »

Gay Pride a Matera: “Tutti i sessi portano ai Sassi”

Segnalazione Quelsi

FullSizeRenderdi Gianni Rosa

L’ex Deputata Luxuria lancia il Gay Pride a Matera: “Tutti i sessi portano ai Sassi”. Matera, innalzata dall’Europa a Capitale della Cultura 2019, i Sassi, patrimonio UNESCO dal 1993, vilipesi da una rima, rigorosamente baciata, che più di cattivo gusto non poteva essere.

Ma, poi, non era meglio “Tutti i generi portano ai Sassi?”. Certo non avrebbe fatto rima ma la parola “sessi”, che indica il corredo genetico, l’insieme di caratteri biologici e fisici che producono il dualismo maschio/femmina, forse contrasta un po’ con le battaglie della comunità lgbtqi.

Invece, “lgbtqi correct” è stata lo sponsor della mozione Polese, Avv. Rapolla, candidata nella lista proprio di Polese, Socialist&Democrats, ed esponente dell’Arcigay lucana. Anche se la teoria gender non esiste, nel suo post l’aspirante Consigliera comunale abolisce i generi grammaticali. E così le parole “tante/i altre/i” diventano “tant* altr*”. Sarà anche primaver* lucan*, ma speriamo di non finire come la Libia. Durante quella araba, nessun’associazione per i diritti lbgtqi si è scandalizzata per gli eccidi compiuti dagli estremisti islamici ai danni della loro comunità.

Entrambe rendono merito al promotore della mozione, Polese, che, però, non riesce a tenere ferme le proprie posizioni e pur di salire alla ribalta nazionale espunge dal testo della suddetta mozione proprio le criticità che noi avevamo messo in rilievo: corsie preferenziali per l’inclusione lavorativa delle persone lbgtqi; gli ingenerosi, oltre che falsi, giudizi nei confronti della Regione Basilicata ed la passiva accettazione delle iniziative dell’Arcigay lucana, che scompare dal corpo dell’atto. Troppo evidenti le speculazioni e le ‘marchette elettorali’ che, in questo modo, il Consigliere Polese ha fatto pagare all’intero Consiglio.

Adesso ci auguriamo di vedere Polese al Gay Pride materano. Ovviamente, se De Magistris ha sfilato a quello napoletano con dei vistosi orecchini rossi, ci aspettiamo qualcosa di più dal giovane delfino del Presidente.

Redazione | luglio 31, 2015 alle 4:02 pm | Categorie: Uncategorized | URL: http://wp.me/p3RTK9-9NL

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La legge del Vaticano: “Via chi non ha il permesso”

Anche nello Stato governato da Bergoglio vige una legge che permette di respingere chi è senza permesso

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BERGOGLIADI: Immigrati: “Chi li respinge chieda perdono”

Bergoglio si scaglia contro le istituzioni e le persone che respingono i profughi.

di o

Papa Francesco torna a parlare di immigrazione. Dopo il viaggio a Lampedusa e dopo aver invitato i romani ad accogliere tutti i migranti, ecco che il Pontefice lancia un anatema contro coloro che si rifiutano di accogliere gli immigrati: “Vi invito tutti a pregare perche le persone e le istituzioni che respingono questi nostri fratelli chiedano perdono”.

Sabato prossimo, ha ricordato il pontefice durante l’Udienza Generale di oggi, “ricorrerà la Giornata mondiale del rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite. Preghiamo per tanti fratelli e sorelle che cercando rifugio lontano dalla loro terra, che cercano una casa dove poter vivere senza timore, perchè siano sempre rispettati nella loro dignità”.

Infine, Francesco ha incoraggiato “l’opera di quanti portano loro un aiuto e auspico che la comunità internazionale agisca in maniera concorde ed efficace per prevenire le cause delle migrazioni forzate”.

Alle parole del Papa ha respinto prontamente il leader della Lega Nord, Matteo Salvini: “Quanti rifugiati ci sono in Vaticano? Il problema è che i rifugiati sono un quarto di quelli che arrivano, noi non abbiamo bisogno di essere perdonati”.

Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2015/06/17/immigrati-la-strigliata-di-francesco-chi-li-respinge-chieda-perdono/1141540/

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