Segnalazione Redazione BastaBugie

Per il trapianto d’organi vitali dobbiamo chiederci se fare l’espianto dopo la morte o morire a causa dell’espianto
di Alfredo de Matteo

(LETTURA AUTOMATICA)

La triste vicenda di Rebecca Braglia, la giovane e sfortunata rugbysta finita in coma in seguito ad un placcaggio di gioco, dichiarata cerebralmente morta e sottoposta all’espianto degli organi, è esemplificativa di come funziona la macchina dei trapianti.
Innanzitutto, essa ha il compito di utilizzare un linguaggio tecnico nebuloso, poco chiaro, in modo tale da far pensare che sia una questione valutabile dai soli addetti ai lavori; in secondo luogo, le informazioni sul caso specifico sono poche e frammentate; terzo, il nuovo criterio di accertamento della morte consente di “giocare” con la parola morte e di collocarla in un momento preciso, anche se in maniera del tutto arbitraria.
Sappiamo infatti che non è possibile conoscere il momento esatto della morte ma solamente quando essa è già avvenuta, ossia quando sono evidenti i segni inequivocabili della morte stessa (ad esempio il rigor mortis).
Di Rebecca si è a conoscenza del fatto che la giovane è entrata in coma in seguito ad un incidente di gioco, che le sue condizioni cliniche sono apparse subito gravissime ed in seguito giudicate irreversibili, che è stato avviato il protocollo per l’osservazione di morte propedeutico alla fatale constatazione del decesso e infine che è stata sottoposta alla procedura per l’espianto degli organi.
È interessante notare come la notizia dell’avvenuta morte della rugbysta sia stata diramata dai media assieme a quella dell’inizio dell’iter di osservazione della morte, la qual cosa appare come minimo contraddittoria. Prosegui la lettura »

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