Articoli con tag Costanza Miriano

Vi scrivo da giornalista l’incontro mondiale delle famiglie a Dublino

Anche in questo caso, invitiamo il lettore a cogliere il vulnus dell’articolo e le riflessioni, che sono interessanti e condivisibili, in gran parte, tralasciando il sedeplenismo dell’autrice, comunque arguta nell’analisi.

Segnalazione di Redazione BastaBugie

La situazione è grave se anche nella Chiesa (conciliare, n.d.r.) la lobby gay riesce a dettare l’agenda così spudoratamente
di Costanza Miriano

(LETTURA AUTOMATICA)

L’articolo di James Martin nel suo miglior travestimento – la vittima – mi costringe a fare qualche riflessione su questa dolorosissima vicenda degli abusi di McCarrick: il sacerdote gesuita, sempre più esplicito nella sua militanza omosessualista, lamenta la caccia alle streghe contro i sacerdoti “gay” in un articolo ritwittato da Spadaro, che peraltro supponevo “fedelissimo” di quel Papa che dice che gli omosessuali in seminario al minimo sospetto manco ci devono entrare. Purtroppo la lamentela e il vittimismo sono i cavalli di battaglia dei militanti (non a caso un tratto più spesso femminile che maschile della personalità). A forza di lamentarsi e di fare le vittime, a forza di parlare di discriminazione e non accoglienza, le persone omosessuali hanno al contrario con estrema aggressività e violenza ideologica imposto la loro agenda a tutti i livelli.

NON CHIEDONO DI NON ESSERE DISCRIMINATI, VOGLIONO COMANDARE
Prima ci sono riusciti con diversi governi, imponendo il loro ruolino di marcia, bloccando parlamenti per mesi, tradendo le priorità della realtà, inventando un mondo in cui le persone omosessuali sono vittime di cattiverie e violenze quotidiane ed è urgentissimo in nome dei diritti civili occuparsi di questo, più urgente della povertà, della scuola, della disoccupazione. Perché come dice Bret Easton Ellis, loro non chiedono di non essere discriminati, loro vogliono comandare. Un’agenda presumibilmente dettata da una regia che non so decriptare, ma i cui effetti sono lampanti (come altrimenti spiegare, per esempio, le parole di commiato di Gentiloni, la sua eredità politica: “sono fiero di aver guidato un governo che ha fatto le dat, e di essere di un partito che ha fatto le unioni civili”?). Adesso lo stanno facendo – occupare il centro della scena oscurando il resto – nella Chiesa, con la conseguenza che in questo momento anche tanti uomini di fede santa e dottrina solidissima non hanno più il coraggio di dire sull’omosessualità la verità, cioè che è un disordine, e che i rapporti omosessuali sono un peccato. O magari la dicono, ma durante la giornata contro l’omofobia, dunque piegandosi ai diktat di un’agenda imposta alla Chiesa dall’esterno, e totalmente non reale rispetto alle vere necessità dei fedeli (io ho bisogno di qualcuno che mi ricordi che il mio problema sono io, non gli altri che mi trattano male).
Come al solito la Chiesa arriva a saldi finiti, e mentre i preti omosessuali sono consultori di Dicasteri, fanno corsi per insegnare la fedeltà omosessuale, e poi su su salendo di grado fanno carriera e gestiscono immobili e soldi e porpore cardinalizie, dettano la scaletta dei giornali, la Chiesa sembra ancora credere alla bufala della sofferenza di coloro che non si sentono accettati. Magari alcuni ci credono sinceramente, ma perché non conoscono la realtà. Le persone con attrazione verso lo stesso sesso soffrono perché soffrono, non perché non accettati, cosa peraltro sempre più falsa (sto ancora aspettando che ci raccontino una storia vera su questo, di qualcuno maltrattato nella Chiesa per la sua inclinazione). Il magistero è rimasta la loro unica speranza di uscire dalla loro sofferenza, che non passa se tutti fanno pat pat sulla spalla. Non passa finché non viene affrontata.

PSICHIATRIA, LA PAROLA CENSURATA
Il Papa lo ha accennato in aereo, da piccoli si può intervenire con la psichiatria. Lui poi ha aggiunto “intorno ai venti anni non più”, ma io conosco persone che hanno affrontato e vinto questa battaglia anche molto dopo i venti anni, perché hanno avuto al loro fianco qualcuno che ha detto loro la verità. Un cattolico. Perché il lavoro medico da solo non basta, serve anche quello spirituale.
La Sala Stampa nel bollettino ufficiale ha poi corretto l’affermazione, scrivendo “si possono fare tante cose” e togliendo la parola psichiatra. L’instancabile Martin arrampicandosi sugli specchi si è affrettato a spiegarci che il Papa intendeva dire che lo psichiatra serve ai bambini perché si sentono discriminati. Dopo i venti anni, allora, caro Martin, non c’è più discriminazione? Allora tutta la storia dell’omofobia dunque è falsa? Scegli. O ammetti che il Papa ha detto quello che ha detto – psichiatra, c’è la registrazione – proprio perché intendeva parlare di cura o ammetti che l’omofobia non esiste e quindi come dici tu non serve più lo psichiatra che serviva da bambini.
Non so perché questa correzione, e non so perché tutto questo avvenga, non sono brava con le trame. Forse il Papa nel mea culpa per gli abusi in Pennsylvania non ha nominato la parola omosessualità proprio per non offendere, non far sentire nessuno non accolto, per non gettare sale nella ferita dell’omosessualità che già fa male da sola. Forse voleva solo parlare degli abusi e non della piaga della Chiesa, perché non tutti gli omosessuali, certo, commettono abusi, e voleva evitare il rischio dell’identificazione dei due fenomeni. Certo, non tutti gli omosessuali commettono abusi, ma la stragrande maggioranza degli abusi è compiuta da omosessuali. E la pratica omosessuale tra preti adulti consenzienti è un abominio, indipendentemente dal consenso. E’ un abominio prima di tutto per chi la compie e un padre di quei sacerdoti deve condannarla, per il bene loro e della loro anima, per la loro salvezza eterna e per la loro vita qui. Se, come noi crediamo e annunciamo, l’omosessualità è un disordine, questo influisce su tutta la vita del sacerdote. Noi non siamo maschio o femmina solo a letto, lo siamo nel modo di guardare al mondo, nei giudizi, nell’affettività, nel modo di amare gli altri. Al sacerdote è richiesta una virilità persino superiore di quella che è richiesta a un laico, a uno sposato. Il sacerdote in confessionale ha bisogno di un sacco di testosterone. E anche nel suo darsi e morire per i fedeli come Gesù realizza la chiamata a essere profondamente uomo. Un sacerdote omosessuale che non combatte la propria inclinazione non può essere un buon sacerdote, e la Chiesa non deve avere paura di dirlo, e infatti il Papa lo dice: non devono neanche entrare in seminario. Non è che gli omosessuali non siano virili, è che si sentono feriti nella loro virilità, e vanno aiutati a tornare fieri di essere veri uomini, qualunque ferita abbiano subito. La vera accoglienza è dire la verità con dolcezza.

PERCHÉ TUTTA QUESTA CAUTELA?
Siamo tutti in un cammino di costante conversione. Siamo tutti peccatori e tutti ci confrontiamo con un disordine (magari uno solo!). I nostri disordini ci impediscono di essere uniti al Signore e di vivere in modo fecondo e ordinato la nostra vita. Quando per esempio si vive in una situazione di adulterio, tutta la vita entra in una sorta di schizofrenia, e non si riesce a fare nulla delle cose normali con il cuore indiviso. Tutta la vita diventa adultera, perché l’affettività è il nostro centro, e la Chiesa la custodisce con grande sapienza. Per questo il sesto comandamento, per questo Humanae Vitae, per questo l’indissolubilità.
Non so perché tutta questa cautela, ma se è per non allontanare nessuno, per far sentire tutti accolti, per non essere divisivi, forse vale la pena guardare cosa è successo a tutti i governi gayfriendly negli ultimi tempi. Sono stati quasi tutti cancellati, travolti, spariti. Una esilissima minoranza ha vinto risucchiando la scena, la maggioranza non l’ha sentita come una priorità, e ha votato di conseguenza. Comunque la si pensi, ciò che è chiaro nella percezione comune è che la causa omosessualista non può imporsi in questo modo ideologico e falso. Quindi, se l’obiettivo sono i consensi, mi pare che nella Chiesa stia un po’ succedendo quello che è successo negli scenari politici di molti paesi: Hollande, Cameron, Renzi, Zapatero, Hillary Clinton avevano tutti i media a favore, ma la percezione comune era molto lontana dalla loro narrazione imposta dall’alto. Nella Chiesa non si vota, e i suoi veri figli rimarranno amanti di questa madre per quanto sporche possano essere le sue vesti. Però tanti stanno attraversando uno smarrimento e una sofferenza: tante parole chiarissime e buone sono state dette, ma forse qualche gesto ha creato confusione.
Perché per esempio al posto di Martin a Dublino non è andato a parlare Fr. Mike Schmitz che ha scritto un meraviglioso libro sull’attrazione verso lo stesso, pieno di intelligenza e comprensione e delicatezza, ma in linea con il magistero? E’ lo stesso sacerdote che tiene corsi agli uomini sulla virilità, su come essere veri uomini cristiani, e che è amatissimo e seguitissimo, che sa infiammare i cuori con l’orgoglio di appartenere a Cristo, senza però mai attaccare nessuno. In più, come bonus, ha fatto anche due Ironman. Per me molti sacerdoti sono supereroi, ma se nuotano per 4 chilometri, pedalano per 180 e poi corrono una maratona, be’, lo sono anche di più.

Nota di BastaBugie: Lupo Glori nell’articolo seguente dal titolo “Non solo padre Martin, da Dublino indicazioni per una nuova pastorale LGBT” parla di ciò che è emerso dal recente incontro mondiale delle famiglie a Dublino… e non c’è da stare allegri.
Ecco l’articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 29 agosto 2018: Prosegui la lettura »

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Sai qual è il problema dell’Africa?

Segnalazione di Redazione BastaBugie
di Costanza Miriano
L’incredibile racconto di un mio amico appena tornato da un lungo viaggio

(LETTURA AUTOMATICA)

Sai qual è il principale problema dell’Africa?
Il mio amico appena tornato da un lungo viaggio mi interroga, ma io sono preparata. Ho già pronta la lezione sullo sfruttamento delle risorse da parte dell’uomo bianco, la so, non l’ho capita bene ma la so dire. Ma prima che possa partire si risponde da solo. “E’ la stregoneria”.
E parte a raccontarmi una realtà incredibile, un mondo primitivo in cui se grandina forte e il raccolto è distrutto lo stregone sgozza un pollo, ne osserva il sangue e in base a quello decide quale donna andrà punita. Perché, si sa, è sempre colpa di una donna. Se c’è un uomo che odi con tutto il cuore, auguragli di rinascere donna in Africa, mi dice (non odio nessuno così tanto, e non credo nella reincarnazione, ma certo uno stage da donna africana per due mesi a qualcuno lo auspicherei, quasi quasi). La donna individuata come responsabile verrà cacciata dal villaggio, bandita, oppure a volte messa viva nell’acqua bollente o buttata nel fiume coi coccodrilli (se sopravvive era innocente). In certi casi, se la colpa della grandinata o di qualsiasi altro evento negativo verrà attribuita con certezza a lei – secondo una cultura per cui nulla succede per motivi naturali o spiegabili scientificamente – verrà uccisa e le verrà mangiato il cuore. Prosegui la lettura »

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Costanza Miriano a “Famiglia cristiana”

Segnalazione del Blog di Maurizio Blondet

COSTANZA MIRIANO A "FAMIGLIA CRISTIANA"

COSTANZA MIRIANO A “FAMIGLIA CRISTIANA”

di Costanza Miriano   L’ordine e l’intelligenza delle cose per fare la volontà di Dio SU 27 LUGLIO 2018 DA COSTANZA MIRIANO Trovo abbastanza insopportabile il tono che sui mezzi di comunicazione, soprattutto quelli cattolici, ha preso la discussione sul tema dell’immigrazione. Dico quelli cattolici perché a me di cosa pensano Soros e Repubblica e l’Espresso della “carità” importa pochissimo. Ma di come mettermi …

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Il “prete” pro Sodoma al Meeting Famiglie oscurerà tutto il resto

Segnalazione Redazione BastaBugie

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IL “PRETE” PRO LGBT AL MEETING DELLE FAMIGLIE OSCURERA’ TUTTO IL RESTO
“Padre” Martin come relatore a Dublino in agosto è stato invitato per ingenuità e ignoranza oppure perché tra gli organizzatori c’è qualcuno che odia le famiglie?
Autore: Costanza Miriano – Fonte: Blog di Costanza Miriano
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Verona, dove comanda l’estrema destra

LE “TRAME NERE” NELLE CONGETTURE DEI COMPAGNUCCI VERONESI

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Come la saldatura tra neofascismo, leghismo e cultura da stadio – «gioventù, ignoranza e testosterone» – hanno creato un contesto unico e pericoloso

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CIRCONDATA DA IMMIGRATI HO PROVATO PAURA

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Credo che avvertire vicinanza verso chi ci somiglia per storia e per cultura, e provare disagio o fastidio per chi potrebbe esserci ostile, sia assolutamente normale
di Costanza Miriano

(LETTURA AUTOMATICA)

Qualche giorno fa sono capitata in Centrale, la stazione di Milano, alle 5.30 di mattina, quando “Milano dorme ancora”. Ho attraversato il portico in mezzo a un nugolo di giovani uomini dalla pelle scura che scrutavano la gente che passava. Probabilmente non avevano cattive intenzioni, ma di certo non è piacevole essere una donna sola in quella situazione. Sì, lo ammetto, ho provato paura.
Sì, lo ammetto, ho pensato al mio telefono che sporgeva dalla tasca – è vero, ho un telefono costoso, me lo hanno regalato, come praticamente tutte le cose di valore che ho. Sì, lo ammetto, ho provato fastidio, perché non eravamo un gruppo di persone che andavano a prendere il treno, situazione in cui ovviamente non avrei fatto caso al colore della pelle. La situazione era donna bianca sola che va a prendere il treno, decine di uomini neri che non hanno apparentemente niente da fare e stanno in giro con il buio. Sono razzista? Probabilmente per gli standard della Boldrini sì. Prosegui la lettura »

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Il dramma di una generazione che rifiuta la fatica

Segnalazione di BastaBugie
Tra i motivi, oltre all’incapacità dei genitori di tollerare la frustrazione, il limite, la sofferenza dei propri figli, c’è anche la tecnologia che offre tutto e subito senza fatica
di Costanza Miriano

(LETTURA AUTOMATICA)
Qualche tempo fa, in una gelida mattina invernale, a Perugia, ho incontrato un gruppo di ragazzini delle medie. Correvano in un bosco – come me, peraltro -, incuranti della pioggia, del freddo, degli schizzi di fango. Da madre ho avuto un sussulto, poi mi sono ricordata che per tutta l’adolescenza, e a dire il vero per tutta la vita, l’ho fatto anche io: prendere freddo, bagnarmi, sudare, correre tra radici e rami sporgenti; le mie ginocchia piene di cicatrici lo testimoniano, ma insomma sono sopravvissuta.
Immersa in quei ricordi, quando ho visto sotto la pioggia il mio vecchio allenatore di atletica, non ho potuto fare a meno di violare il primo comandamento della corsa – mai fermarsi per nessun motivo al mondo, neanche in caso di rottura di arti -: ho dovuto abbracciarlo e scambiare due parole con lui. Così, ho avuto la conferma di ciò che vado pensando e dicendo da quando sono madre, e cioè che i ragazzi di oggi hanno una tolleranza alla fatica enormemente inferiore a quella delle precedenti generazioni. In certi momenti, a dire il vero, mi veniva il dubbio di essere vittima del disturbo che affligge un po’ tutti gli adulti di una generazione, la sindrome “aimieitempi” (aimieitempi sì che la vita era dura, aimieitempi sì che si studiava), e che a volte mi porta ad esagerare le asprezze della vita nei miei maldestri tentativi educativi (io non lasciavo mai avanzi sul piatto, io apparecchiavo e sparecchiavo sempre, io mi facevo il letto da sola: ragazzi, non è proprio esattamente vero, ma si chiamano bugie bianche).

PRESTAZIONI ATTUALI INFERIORI AL PASSATO
Però quanto mi ha detto il mio allenatore mi ha confermato, in modo concretamente misurabile, quanto dicevo. Tra i ragazzi del suo team, alla stessa età che noi avevamo trenta anni fa, le prestazioni attuali sono di molto inferiori. E il cronometro dà dati oggettivi. Lo conferma il fatto che sono stati alzati i minimi per accedere alle gare nazionali di atletica. I record mondiali, è vero, si abbassano sempre di più, ma la massa dei praticanti – sempre più sottile, almeno in Italia – a livello agonistico serio, corre in media più lentamente, salta più corto e più basso, lancia più vicino. A parte che non siamo sostenitori delle teorie di Darwin, qui comunque non si tratta di evoluzione della specie, ma semplicemente di un fatto culturale. I ragazzi sono più sedentari, hanno meno voglia di muoversi e di faticare. E’ un dato di fatto oggettivo, con cui fare i conti.
Le cause? Non so, probabilmente una serie di elementi. Intanto adulti troppo protettivi: il mio allenatore ci lasciava a volte in un posto nel nulla, e ci diceva di andare a un paese a venti chilometri di distanza. Superfluo ricordare che non esistevano i cellulari, né i navigatori, né gli integratori salini. Si chiedeva la strada al contadino (senza fermarsi, urlando di corsa), e se era molto caldo magari gli si domandava il permesso di bere dal tubo con cui annaffiava. Se cadevi ti rialzavi e andavi avanti per rimanere attaccata al gruppo, sennò eri persa. I nostri genitori neanche sapevano dove fossimo, e l’allenatore ci aspettava all’arrivo col cronometro (e comunque ci avevamo sempre messo troppo tempo). Il criterio per stabilire se ti fossi allenato bene o no era il vomito: se ne sentivi lo stimolo, allora probabilmente ti eri allenato abbastanza. Ai miei interessava solo che mantenessi alta la media a scuola, non si preoccupavano troppo se prendessi freddo o caldo: finché ero in salute, significava che potevo farcela.

L’ILLUSIONE DELLA TECNICA E DELL’IPERCONTROLLO
I genitori di oggi ipercontrollano la salute e ogni movimento dei figli: tutto deve essere vagliato dal loro filtro, nell’illusione che la tecnica, l’informazione, il benessere economico possano proteggere da tutto questi bambini e poi ragazzi, sin dal grembo materno, con gravidanze continuamente esaminate (salvo eliminare i bambini se malati). Lo stesso atteggiamento protettivo i genitori ce lo hanno nei confronti della scuola: il professore è il nemico, non l’alleato, gli ostacoli vanno rimossi, la fatica evitata. Le interrogazioni vengono quasi sempre programmate, in modo che i ragazzi, se lo vogliono possano studiare solo per quel giorno, o comunque limitare al massimo la fatica. A una mia protesta una professoressa mi ha spiegato che è costretta a farlo pur di avere qualcuno all’interrogazione: l’alternativa è che tutti si giustifichino. “Le prometto che se lei rifiuta le giustificazioni e mette 2 a mio figlio io non protesto. Rimandate, bocciate se necessario. Io sono con voi qualunque cosa decidiate di fare”. La prof mi ha guardato come si guarda un elefante verde in una sala professori.
Quali sono le cause di questo cambiamento epocale? Oltre all’incapacità dei genitori di imporre o di tollerare la fatica, la frustrazione, il limite, anche la sofferenza a volte dei propri figli, aggiungerei anche altri elementi, come il modello di consumo nel quale viviamo immersi, e la cultura che ne consegue (suscitare bisogni falsi e convincerci che è necessario soddisfarli tutti, anche velocemente), e l’enorme peso che ha la tecnologia nelle nostre vite, e molto di più in quelle dei nostri figli, nativi digitali. Insomma, è sempre più difficile scollarli dai divani, dai letti, da tutte le superfici orizzontali sulle quali istintivamente si sdraierebbero se potessero, se attraverso quel coso che hanno in mano possono vedere di tutto, leggere, comunicare, scambiare una mole di informazioni che le precedenti generazioni neanche immaginavano pensabile.

UN PROBLEMA DI SENSO
Ma al fondo di tutto, il problema è un problema di senso. E’ il modello di uomo che ci viene proposto da tutti i canali che formano le nostre coscienze: la cultura, l’informazione, la scuola, l’intrattenimento, la comunicazione, e anche, dobbiamo dirlo, parte della Chiesa. Siamo immersi in una cultura che considera l’uomo come non bisognoso di cura, redenzione, salvezza. E’ la cultura che considera come degni di approvazione e giustificati tutti i moti interiori, viviamo nella palude, dove tutto è molle, modificabile, plasmabile, contrattabile, aggiustabile. La fatica è un’obiezione: se ti fa fatica fare una cosa, non è buona per te. Mentre per secoli anche la letteratura ci ha consegnato le immagini degli eroi che facevano viaggi pericolosi, affrontavano imprese, scommettevano – e a volte perdevano – la vita in prove rischiose, pur di ottenere l’obiettivo, oggi i libri, i film, le storie che popolano il nostro immaginario raccontano piccoli piaceri, piccole soddisfazioni, comode cucce calde che ci siamo aggiustati per vivere. Purtroppo anche in tante realtà della Chiesa si propone un Cristo amico che ti dà una pacca sulla spalla, e sostanzialmente ratifica la tua vita e le tue scelte. Dimenticando che la vita di un cristiano è un combattimento, una milizia nella quale si suda sangue anche, a volte. Anzi, se non succede, se non ti giochi tutto, vuol dire che Cristo non è tutto per te. Un combattimento nel quale il nemico è prima di tutto interiore: è il nostro peccato, che viene dalla nostra responsabilità e dalla ferita del peccato originale. So che sono discorsi fuori moda, che a certe orecchie suonano assurdi come lasciar correre dei ragazzini nel fango sotto la pioggia gelata, ma in gioco c’è la vita eterna, e se non combattiamo più ci prendiamo molto più che una febbriciattola (che poi a correre non viene mai, fidatevi!).

Nota di BastaBugie: per approfondire le motivazioni della situazione attuale, si può leggere il seguente articolo

MILLENNIALS: UNA GENERAZIONE IMPAZIENTE, E PER QUESTO INSODDISFATTA
I ragazzi di oggi sono pigri, social-dipendenti e incapaci di raggiungere una vera gratificazione (VIDEO: chi sono i Millennials)
di Nadia Ferrigo
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4861

Titolo originale: Benedetta fatica
Fonte: Il Timone, febbraio 2018

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Nella nostra scuola non abbiamo studenti disabili né stranieri

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Scoppia la polemica per questa frase di una preside di un liceo romano e il ministro Fedeli minaccia sanzioni per obbligare la scuola ad essere inclusiva e multitutto
di Costanza Miriano

(LETTURA AUTOMATICA)
L’isteria collettiva del politicamente correttissimo ormai fa sì che se una preside, Clara Rech del liceo classico Visconti di Roma per fare nomi e cognomi, scrive su un documento di autovalutazione un dato oggettivo – “non ci sono alunni stranieri né disabili” – scatta la damnatio su Repubblica, il ministro Fedeli minaccia provvedimenti perché la scuola deve essere inclusiva e multitutto.
Bene, vorrei dire che il ministro ha ragione, la scuola deve essere inclusiva, cioè dare a tutti le stesse possibilità. Il principio è sacrosanto, ma chiediamoci che significa, in concreto. Inclusivo per me vuol dire che chiunque decida di studiare seriamente, da qualunque paese o estrazione sociale provenga, possa avere le stesse possibilità. È un bellissimo programma, sarei d’accordo. Così davvero si permetterebbe la mobilità sociale, attualmente impossibile in Italia. Se sei figlio di professionista ma sei un deficiente, se sei una capra e soprattutto se non studi, per arrivare all’esame di abilitazione che ti permetterà di occupare il posticino preparato dai tuoi nel loro studio ci devi mettere almeno trentasei anni di studio, cioè ogni anno dei diciotto del percorso scolastico lo devi ripetere. Questa, una scuola che boccia e seleziona, sarebbe una scuola davvero inclusiva, dove anche il figlio del fruttivendolo del Bangladesh se si ammazza sui libri può diventare avvocato, mentre il figlio dell’avvocato che non ha voglia di studiare può comunque trovare posto al mercato; e adesso scatta anche per me l’accusa di essere classista, immagino. Chiariamo: il fruttivendolo è un lavoro nobilissimo, ma non serve studiare tanto. Punto. Prosegui la lettura »

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