Articoli con tag Eurasia

Israele prepara la guerra?

di Alastair Crooke

Israele prepara la guerra?

Fonte: Aurora sito

Il generale Mattis dichiarava al Comitato delle forze armate del Senato degli Stati Uniti che crede che uno scontro militare tra Israele e Iran in Siria sia sempre più probabile: “Posso vedere come potrebbe iniziare, ma non sono sicuro quando o dove“. Questo non dovrebbe sorprendere. Chiunque sbirci attraverso la membrana della bolla occidentale, può vedere le principali dinamiche “colmarsi e rafforzarsi” in modo tale da chiudersi inesorabilmente su Israele. Diventa “inesorabile”: non tanto perché gli Stati del Medio Oriente desiderano la guerra (non la vogliono); ma perché Israele si sente culturalmente costretto a legarsi al presidente Trump e alla sua squadra di estremisti collocandosi a primo collaboratore nella “guerra” degli Stati Uniti per respingere Cina, Russia, Iran e farne del loro progetto commerciale un’entità inefficace ed indebolita. La retorica belluina di Pompeo e Bolton può sembrare un elisir inebriante per certi israeliani; ma semplicemente il Medio Oriente non è il posto in cui collaborare a tale nuova “guerra” ibrida statunitense contro le nuove dinamiche emergenti. Prosegui la lettura »

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L’Italia nemica di Putin per colpa della solidarietà atlantica a senso unico

di Alberto Negri

L’Italia nemica di Putin per colpa della solidarietà atlantica a senso unico

Fonte: Alberto Negri

Perché l’Italia dovrebbe fare la guerra fredda alla Russia? Uno dei ritornelli più consunti della politica internazionale che si leggono in queste ore sulla stampa italiana, dopo la scontata rielezione Putin alla presidenza russa e il caso Skripal, si chiama “solidarietà atlantica”. Ma per l’Italia in che cosa consiste? I termini militari questo: il nostro è il Paese della Nato con più ordigni nucleari americani in Europa anche se non li gestisce direttamente, oltre 70, di cui 20 nella base di Ghedi e 50 ad Aviano. Tra le testate ci sono anche bombe termonucleari della potenza di 50 chilotoni la cui presenza costituisce in caso di conflitto nucleare il motivo di un ipotetico attacco preventivo.

Se poi si passa alla politica, la cosiddetta “solidarietà atlantica” per l’Italia ha aspetti paradossali. Le atomiche degli Usa in Italia, come le basi o le “facilities” delle forze armate americane, sono quasi sempre per i politici italiani un argomento tabù, anche per quelli che hanno appena vinto le elezioni: non se ne parla mai perché il gradimento di Washington a un leader o a un partito resta un aspetto fondamentale. L’ombra di Sigonella, con lo scontro nel 1985 tra Craxi e gli Stati Uniti di Reagan sulla la sorte dei sequestratori della nave Achille Lauro, permane come una sorta di monito: prima o poi i conti con Washington si pagano. Nessuno vuole disturbare il manovratore della Nato, (cui per altro Donald Trump vorrebbe che gli europei contribuissero di più). Anche quando il manovratore non fa esattamente i nostri interessi: lo ha detto anche qualche tempo fa l’ex capo di stato maggiore Vincenzo Camporini quando Francia, Usa e Gran Bretagna decisero nel 2011 di bombardare la Libia Gheddafi senza neppure farci una telefonata. Ricordiamo che all’epoca la Russia si astenne sula risoluzione Onu che diede il via ai bombardamenti: “Se non avessimo concesso le basi italiane per i loro aerei le operazioni di bombardamento sarebbero state più lunghe e difficoltose”. Quindi, è il ragionamento del generale, opporsi era tecnicamente possibile, invece ci siamo anche accodati ai raid con una decisione presa essenzialmente dall’ex capo di stato Giorgio Napolitano.  Per quanto riguarda la Libia, l’Italia la “solidarietà atlantica” ed europea l’ha vista davvero poco: decine di miliardi persi, centinaia di migliaia di profughi mentre l’argomento immigrazione è stato decisivo nel determinare il nuovo quadro politico. Insomma Salvini e Di Maio devono in parte i loro voti anche al fallimento di questa “solidarietà atlantica” (ed europea), che l’Italia non ha mai visto, al contrario. Prosegui la lettura »

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