Articoli con tag +Europa

Roma: Bannon e Salvini ad Atreju

 Fine settimana intenso per alcuni di noi di Christus Rex-Traditio.

Chi a Poggibonsi (SI) per un importante giornata al castello de La Magione, chi a Roma per un colloquio personale con Steve Bannon. Tanta carne al fuoco…

Steve Bannon apre di nuovo un solco nel centrodestra, all’indomani del vertice a palazzo Grazioli Salvini-Berlusconi-Meloni che sembrava aver ricucito il fronte diviso dalla nascita del Governo Conte, con allarme e sirene spiegate per la maggioranza giallo-verde di cui la Lega fa parte, Fi è opposizione, Fdi si è messa nella zona franca dell’astensione.
Bannon è a Roma su invito di Giorgia Meloni che domani lo vedrà all’isola Tiberina protagonista con Matteo Salvini (che lo ha incontrato solo due settimane fa, il 7 settembre) di Atreju, la festa annuale dei giovani della destra italiana organizzata da Fratelli di Italia. “La presenza di Steve Bannon proietta certamente questa manifestazione – ha detto Giorgia Meloni aprendo Atreju- sul palcoscenico internazionale. Sicuramente – prosegue – la sua presenza e quindi il tema dell’adesione di Fratelli d’Italia a “The Movement” e a questa rete internazionale di movimenti identitari e sovranisti è un tema che io considero particolarmente centrale in questa edizione”.

Prosegui la lettura »

Tags: , , , , , , , , , , ,

Educazione sessuale globale: l’ONU contro i bambini

gender_ONU_Gaystapo_diritti-umani_matrimonio-gay_omosessualismo_gender

di Francesca Romana Poleggi

Sempre più invasiva, pressante e coercitiva è la propaganda e la diffusione dell’educazione sessuale precoce da parte degli organismi internazionali, che in teoria dovrebbero essere votati alla tutela dei veri diritti umani, soprattutto dei soggetti più deboli. Pochi sanno per esempio che già nel lontano 1999 l’UNICEF aveva pubblicato un manuale che spiegava che si può trarre piacere dal sesso con le cose, gli animali, i minori o con persone non consenzienti (cfr.: Taller de salud sexual y reproductiva para madres y embarazadas adolescentes – Programa para la prevencion y attencion integral del embarazo en adolescentes, pag.89).

A suo tempo abbiamo segnalato un documentario di Family Watch International dal titolo molto eloquente: La guerra contro i bambini: l’agenda ONU per un’educazione sessuale globale, la Comprehensive Sex Education (CSE). La CSE viene promossa alle Nazioni Unite da documenti tesi all’affermazione di ‘diritti sessuali’ quanto mai opinabili, specie laddove consistano in una ‘educazione’ sessuale radicale e spregiudicata anche per i bambini molto piccoli. Molti conoscono gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, pubblicati dall’OMS alcuni anni fa. Tra le diverse, gravi criticità c’è per esempio la pretesa di educare alla sessualità al di fuori e all’insaputa della famiglia, che è pregiudizialmente considerata incapace al riguardo; c’è la pretesa di trasmettere informazioni ai bambini nella fascia d’età 0-4 anni su “gioia e piacere nel toccare il proprio corpo – masturbazione infantile precoce”. Naturalmente gli esperti del mondo dell’infanzia sanno bene che l’atto di esplorare il proprio corpo, anche nell’area genitale, è naturale nei bambini. Tuttavia non è comprensibile perché ci debbano essere degli ‘specialisti’ che istruiscano i bambini – magari ‘in gruppo’ – su una pratica legata alla spontaneità infantile, senza tenere conto dell’intimità di ognuno e dei diversi gradi di sviluppo psicofisico. Prosegui la lettura »

Tags: , , , , , ,

L’immigrazione incontrollata e il rischio di una guerra civile in Europa

Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Lupo Glori

«La guerra civile sta arrivando in Europa». A scriverlo è il giornalista britannico James Delingpole in un articolo (https://www.breitbart.com/big-government/2018/09/16/delingpole-civil-war-is-coming-to-europe-warns-german-politician/) pubblicato sul portale di news statunitense breitbart.com, in cui l’autore riporta le parole testuali a lui riferite, come si dice in gergo giornalistico, “off-the-record”, da un politico tedesco che ha chiesto di rimanere anonimo.

Delingpole precisa tuttavia come quanto a lui confidato a microfoni spenti dal suo misterioso interlocutore rappresenti in realtà il pensiero di tantissimi cittadini tedeschi, sempre più preoccupati dalla sconsiderata politica di accoglienza della loro cancelliera Angela Merkel, che negli ultimi tempi ha aperto le porte del paese a circa tre milioni di immigrati, la maggior parte dei quali maschi in età da combattimento provenienti da paesi musulmani.

Secondo il giornalista inglese, che ha potuto constatare tutto ciò di persona, avendo recentemente trascorso in Germania due settimane, nelle quali ha potuto osservare e respirare da vicino l’attuale atmosfera tedesca in fatto di immigrazione, vi è una sorta di volontaria, quanto suicida, cecità della maggior parte della popolazione tedesca di fronte all’esistenza di un macroscopico problema di integrazione con gli immigrati musulmani. Prosegui la lettura »

Tags: , , , , , , ,

Banche, la Germania ammette 10 anni dopo: istituti marci, così vi abbiamo rovinato

Risultati immagini per MerkelA TEMPO AMPIAMENTE SCADUTO

Chissà: forse sarà perché ormai la presidenza della Bce è sfumata visto la preferenza di Angela Merkel per il comando della commissione Ue. O forse perché deve fronteggiare le crisi gemelle di Deutsche Bank e di Commerzbank. Resta il fatto che, per la prima volta il capo della BundesbankJens Weidmann ammette che i colossi tedeschi del credito non sono stati vittime della crisi del 2008. Casomai protagonisti. «Molte banche hanno assunto rischi che non potevano sostenere» dice in un’ intervista pubblicata da Bild, il più diffuso quotidiano tedesco.

CONTINUA SU:  https://www.liberoquotidiano.it/news/economia/13378804/banche-tedesche-marce-deutsche-bank-commerz-bank-non-valgono-piu-nulla-assieme-meno-di-unicredit.html Prosegui la lettura »

Tags: , , , , , , , , , , , ,

No, Steve Bannon non è l’uomo nero. Ma vincerà facile, contro l’Europa degli happy hour

Segnalazione Linkiesta

Image

No, Steve Bannon non è l’uomo nero. Ma vincerà facile, contro l’Europa degli happy hour

È vero, l’ex stratega della campagna elettorale di Trump vuole condizionare la politica mondiale (e perfino quella della Chiesa ufficiale). Ma il suo movimento è molto meno ricco e potente di altri movimenti pro-establishment. E se l’Occidente vira a destra è inutile gridare “al lupo al lupo”. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

Prosegui la lettura »

Tags: , , , , , , , ,

“Mer…” e sbatte il microfono. Insulti tra Salvini e Asselborn

Segnalazione di F.F.

Lite a Vienna all’incontro tra i ministri dell’Interno. “Basta importare migranti”. E il responsabile degli Esteri Ue sbotta

di Matteo Cartaldo

Matteo Salvini stava parlando delle sue politiche sull’immigrazione quando il responsabile lussemburghese degli Esteri e degli Affari europei, Jean Asselborn, lo ha interrotto, dando vita ad uno scambio duro di parole di fronte agli altri colleghi europei.

Il leghista è oggi a Vienna per il summit con i ministri dell’Ue e tra una stoccata e l’altra contro l’Onu ha dovuto pure far fronte ai borbotti dell’omologo lussemburghese.

Nel video (guarda) della relazione di Salvini, si sente il ministro dire che “ho sentito qualche collega dire che abbiamo bisogno di immigrati perché stiamo invecchiando. Ma io ho una prospettiva completamente diversa”. Il discorso del leghista è stato chiaro: “Io penso di essere al gtvoerno e pagato dai miei cittadini per aiutare i giovani per tornarli a fargli fare figli. E non per espiantare il meglio dei giovani africani e rimpiazzare i giovani eurpei”.

Le parole del vicepremier italiano però non sono piaciute al ministro lussemburghese che era seduto al suo fianco. “Non so se in Lussemburgo ci sono queste esigenze, noi in Italia aiutiamo i nostri figli ad avere altri figli. Non ad avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più”. A quel punto, tolti qualche secondo di differita per via della traduzione, si sente Asselborn borbottare al microfono “Ale ale alè”, facendo il verso a Salvini: “bla, bla, bla…”

Nell’immediato Salvini si è limitato a rispondere che quelle sono le sue posizioni, legittime. Poi però è iniziato lo scontro verbale vero e proprio. “Io non l’ho interrotta cortesemente”, dice Salvini. Ma Asselborn perde la pazienza e sbotta: “In Lussemburgo, caro signore, avevamo migliaia di italiani che sono venuti a lavorare da noi, dei migranti, affinché voi in Italia poteste avere i soldi per i vostri figli”. E poi conclude con una espressione colorita: “Merde, alors”.

Prosegui la lettura »

Tags: , , , , , , , , , , , ,

Vienna, 12 settembre 1683 – la Cristianità respinge l’invasione islamica

Risultati immagini per la battaglia di ViennaSegnalazione del Centro Studi Federici

La battaglia di Vienna, Anno Domini 1683
Lo scenario politico-militare nella seconda metà del Seicento – secolo alquanto travagliato – appare oscuro e denso d’incertezze. La Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), devastante guerra di religione, fu anche un confronto politico-militare fra la Casa regnante francese dei Borbone e quella degli Asburgo. L’intento era quello di togliere agli Asburgo l’egemonia sulla Germania, che derivava loro dall’autorità imperiale. Per raggiungere questo scopo Armand du Plessis, meglio noto come cardinal Richelieu (1585-1642), inaugurando una politica fondata sul mero interesse nazionale a scapito di una visione europea e cattolica, si alleò con i principi protestanti. I Trattati di Westfalia del 1648 sancirono l’indebolimento definitivo del Sacro Romano Impero. È così che sulla Germania, devastata, divisa fra cattolici e protestanti e separata politicamente, si stabilisce l’egemonia del re di Francia, Luigi XIV (1638-1715). Egli non esita a cercare perfino l’alleanza dell’Impero ottomano, del tutto avverso ad ogni ideale cristiano ed europeo. Sul finire del secolo dunque l’Europa è prostrata, divisa in se stessa tra fazioni religiose e lotte dinastiche, con una crisi economica e demografica conseguente alla guerra, che la resero quanto mai vulnerabile.
 
L’offensiva islamica
L’impero ottomano, che aveva conquistato i paesi balcanici fino alla pianura ungherese, il 1° agosto 1664 era stato temporaneamente bloccato dagli eserciti imperiali guidati da Raimondo Montecuccoli (1609-1680) nella battaglia di San Gottardo, in Ungheria. Poco dopo però, sotto la guida strategica del Gran Visir Qara Mustafā (1634-1683), l’offensiva riprende, incoraggiata paradossalmente da Luigi XIV e dalla sua disinvolta politica anti-asburgica. Non poteva esserci momento più favorevole per una campagna vittoriosa e ormai il cuore dell’Europa era alla portata delle armate ottomane. Pressoché isolata, soltanto la Repubblica di Venezia impedisce ai Turchi di ottenere il dominio nell’Egeo, nella Grecia e nella Dalmazia. Si trattava però di una lotta ormai impari e, infatti, culminò nella perdita di Candia nel 1669, nonostante le eroiche gesta di Francesco Morosini (1618-1694). Nel 1672 la Podolia – una parte dell’attuale Ucraina – viene sottratta alla Polonia e nel gennaio del 1683, ad Istanbul, le armate ottomane volgono in direzione dell’Ungheria. È un immenso esercito quello che si mette in marcia verso il cuore dell’Europa, sotto la guida di Qara Mustafā e di Maometto IV (1641-1692). Il disegno che essi tentarono di realizzare era quello di una sorta di “grande Turchia europea e mussulmana” di cui Vienna doveva essere la futura capitale; una città che a sua volta sarebbe stata una testa di ponte verso il resto dell’Europa assediata e destinata alla sconfitta. Le poche forze imperiali rimaste – rinforzate dalle milizie ungheresi guidate dal duca Carlo V di Lorena (1643-1690) – tentarono invano di resistere. Il gran condottiero al servizio degli Asburgo prese il comando, benché reduce da una gravissima malattia, dalla quale – si disse – l’avevano salvato le preghiere di un padre cappuccino, noto a molti come padre Marco da Aviano. Padre Marco era stato inviato dal Papa Innocenzo XI presso l’Imperatore per perorare la causa della crociata anti-turca. Il primo atto di padre Marco fu quello di chiedere che in tutte le insegne imperiali fosse riportata l’immagine della Madre di Dio. Da allora le bandiere militari austriache porteranno sempre l’effigie della Madonna per i successivi due secoli e mezzo. Solo Adolf Hitler dopo la sua ascesa al potere le farà togliere.

Prosegui la lettura »

Tags: , , , , , , , , , , ,

Intervista al ministro leghista Fontana: “Alleanza identitaria per influenzare il Ppe a Strasburgo”

Foto: Tony Gentile/Reuters

“Dalla Svezia segnale importante: da ottobre parte il lavoro per le europee, puntiamo a essere il secondo gruppo al Parlamento Ue”

di Angela Mauro

“Il buon risultato dei Democratici svedesi è un segnale molto importante. A partire da ottobre avvieremo tavoli di lavoro con le altre forze identitarie europee per costruire insieme una piattaforma per le elezioni di maggio. Obiettivo realistico: diventare il secondo gruppo a Strasburgo e condizionare così le scelte del Parlamento europeo, magari costruendo una maggioranza con il Ppe per impedire che ce ne sia un’altra consociativa tra Popolari e socialisti”.

Lorenzo Fontana esulta per il risultato della destra di Jimmie Akesson alle politiche in Svezia. In questa intervista ad Huffpost, il ministro leghista, ex eurodeputato del Carroccio e mente della svolta sovranista della Lega, traccia le tappe del progetto politico di Matteo Salvini da qui alle europee di maggio 2019. Missione: conquistare Bruxelles e Strasburgo e cambiare i connotati all’Ue.

Partiamo dalla Svezia: l’exploit dei populisti non c’è stato, sebbene abbiano guadagnato consensi.

I sondaggi dell’ultima settimana li davano tra il 16 e il 19 per cento, direi che si sono rivelati giusti: i ‘Democratici svedesi’ sono andati oltre il 17 per cento, mentre i socialdemocratici sono in calo pure in Svezia, la patria della socialdemocrazia. E’ il trend degli ultimi dieci anni.

Ora che succede, da qui alle europee di maggio?

A breve, penso da ottobre, ci sarà una serie di tavoli di lavoro con le altre forze identitarie europee per costruire una piattaforma per le elezioni. Il primo dovrebbe essere a Vienna.

Per costruire un’alleanza… come la chiamate: sovranista? Populista? Identitaria? Prosegui la lettura »

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Orbán all’Europarlamento: “Non accettiamo minacce e ricatti. Non saremo patria di immigrazione”

Il premier ungherese interviene davanti alla plenaria di Strasburgo “per difendere l’Ungheria che da mille anni è membro della famiglia europea”

STRASBURGO – Dopo aver anticipato parzialmente il suo discorso con diversi post sul proprio profilo Facebook, il premier ungherese Viktor Orbán ha parlato oggi a Strasburgo al Parlamento europeo nell’audizione sul rapporto Sargentini in cui si deciderà se sanzionare o meno Budapest sulla violazione dello stato di diritto. “Voi vi siete fatti già un’idea su questa relazione, e il mio intervento non vi farà cambiare opinione, ma sono venuto lo stesso. Non condannerete un governo, ma l’Ungheria che da mille anni è membro della famiglia europea. Sono qui per difendere la mia patria”, ha detto il primo ministro ungherese, che ha difeso il proprio operato soprattutto per il largo consenso che il suo governo riscuote in patria. E proprio confortato dal consenso interno, Orban non ha avuto problemi a schierarsi direttamente contro le istituzioni europee: “L’Ungheria sarà condannata perché ha deciso che non sarà patria di immigrazione. Ma noi non accetteremo minacce e ricatti delle forze pro-immigrazione: difenderemo le nostre frontiere, fermeremo l’immigrazione clandestina anche contro di voi, se necessario”.  Il leader di Fidesz, che a Bruxelles fa parte della famiglia del Partito popolare europeo, ha affermato come le misure sull’immigrazione siano state prese sulla base della volontà espressa dal popolo ungherese: “Siamo noi a difendere le nostre frontiere e solo noi possiamo decidere con chi vivere. Abbiamo fermato centinaia e migliaia di migranti clandestini e abbiamo difeso l’Ungheria e l’Europa. Gli ungheresi hanno deciso che la nostra patria non sarà un paese di immigrazione”. Prosegui la lettura »

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Libia-Siria: per chi tifano, per chi tifare

di Fulvio Grimaldi
Amici, anche stavolta siamo lunghi. Perdono. Comunque per 15 giorni sono fuori e, dunque, c’è tempo per piano piano farcela. Se credete.

Diciamocelo: che bravi governanti sono quelli di Al Qaida e Isis!
Per chi tifano in Siria quelli là (non fatemeli nominare sennò Facebook mi banna e cancella il post) non è difficile saperlo: basta leggere il “New York Times”, standard aureo del giornalismo perennemente degno  dei riconoscimenti, se non di Pulitzer, di Reporters Sans Frontières (il corrispettivo mediatico di Medicins Sans Frontières e altrettanto cari a quelli là). Se pensavamo che nella provincia nord-occidentale di Idlib si fossero concentrati, accolti, nutriti e armati dai vecchi padrini turchi, tutti i tagliagole Isis e Al Qaida generosamente fatti evacuare dai territori e dalle città da loro abbellite con croci appesantite da infedeli, o con pelli di corpi scuoiati di dissidenti, la lettura del “New York Times” ci libera dall’intossicazione di simili fake news.
L’autorevole giornale che, se non fosse stato per l’assist della CNN, dei media di obbedienza atlantista con, nel nostro piccolo, il “manifesto”, ci avrebbe con le sue sole penne liberato da Milosevic, Saddam, Gheddafi, Assad e dai Taliban, rettifica quella che finora e per troppo tempo, quasi otto anni, è stata un’informazione falsa, bugiarda, truffaldina. Assad, con quegli hackers e troll delle ingerenze urbi et orbi russe, con quegli spiritati di flagellanti sciti, iraniani e hezbollah, voleva farci credere, col supporto di chilometri di audiovisivi fabbricati, raffiguranti giustizieri cha spellavano vivi innocenti, li incendiavano, o li annegavano in gabbie o li crocifiggevano, o ne sposavano a ore le donne, che il suo paese era stato invaaso, non da oppositori democratici assistiti dalla “comunità internazionale”, bensì da un branco di ossessi islamisti attivati da una “comunità internazionale” in preda a psicopatia stragista. Come pretendeva fosse successo in Libia e, poi di nuovo, in Iraq.
No, no, il NYT e i Pulitzer nostrani ci gratificano del privilegio della verità: E’ da far rabbrividire il destino “di combattenti ribelli e dei loro sostenitori civili che, oltre sette anni fa, si sollevarono per chiedere un cambio regime”. Deplorato che il vice primo ministro siriano si sia permesso di definire “terroristi” questi bravi combattenti, il giornale, al quale dobbiamo molto della credibilità delle armi di distruzione di massa di Saddam e del viagra fornito da Gheddafi ai suoi soldati perché stuprassero le connazionali, passa alla descrizione di come gli ingiustamente diffamati ribelli abbiano ben governato la provincia dai turchi loro affidata: “Si sono comportati da legittima autorità di governo e pubblica amministrazione, facilitando, tra l’altro, il commercio transfrontaliero con la Turchia e organizzando forniture di aiuti alla popolazione”. Visto che bravi, si preoccupano di nutrire la popolazione. Altro che Assad, che per principio l’affama.

Prosegui la lettura »

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Centro preferenze sulla privacy

Chiudi il tuo account?

Il tuo account verrà chiuso e tutti i dati verranno eliminati in modo permanente e non potranno essere recuperati. Sei sicuro?