Articoli con tag Gaza

Gaza cristiana

Segnalazione del Centro Studi Federici

Gaza, sarà salvato il più antico monastero della Terra Santa
 
Grazie a fondi internazionali, è stato avviato un piano biennale per restaurare il monastero di sant’Ilarione e la chiesa di Jabaliya, monumenti di epoca bizantina. Con ricadute positive per la società civile palestinese.
 
L’enclave palestinese di Gaza cela un tesoro culturale inestimabile, in particolare cristiano, troppo poco conosciuto e protetto, spesso minacciato dal tempo, eventi climatici, sabbia, negligenza, urbanizzazione incontrollata e conflitti a ripetizione (tre solo nell’ultimo decennio). Poco è mancato perché scomparisse una delle più importanti testimonianze paleocristiane della Terra Santa. A Nuseirat, a una decina di chilometri a sud della città di Gaza, presso le dune costiere, si trova il più antico monastero della Terra Santa, dedicato a sant’Ilarione e risalente al IV secolo.
Gli scavi nel monastero sono iniziati negli anni Novanta e dal 2012 è inserito nella lista del World Monuments Fund dei siti più minacciati al mondo. Anche la chiesa bizantina di Jabaliya, scoperta nel 1996 a pochi chilometri a nord della città di Gaza, rischia la stessa sorte. Luogo di sosta per i pellegrini, è nota per un ricco mosaico, danneggiato durante la guerra del 2012. (…)

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Gaza e Siria: crimini veri e crimini presunti

A boy waves a Palestinian flag, at the Israel-Gaza border, during clashes with Israeli troops, at a protest where Palestinians demand the right to return to their homeland, east of Gaza City April 1, 2018. REUTERS/Mohammed Salem TPX IMAGES OF THE DAY

Segnalazione del Centro Studi Federici

Mentre l’amministrazione Trump cerca pretesti per colpire il legittimo governo siriano, gli Usa in particolare e l’Occidente in generale chiudono gli occhi davanti  ai crimini di chi da 70 anni occupa la Terra Santa.
 
Gaza: il duro j’accuse di B’tselem
La leadership di Israele sta gradualmente ammettendo una questione basilare di vita e di morte: il controllo permanente di Israele su milioni di palestinesi è impossibile senza commettere crimini di guerra. Questo il senso profondo del dominio su un altro popolo: non è “semplicemente” una questione di depredarlo della sua terra, di imporre un regime fatto di padroni e subordinati, di negare i diritti politici, o di dispiegare un labirinto infinito di norme burocratiche oppressive. È anche un problema di uccisioni reiterate.
Quando il leader di Bayit Yehudi, Naftali Bennett, nell’estate del 2014, allorché centinaia di palestinesi furono uccisi nella Striscia di Gaza dalle bombe “chirurgiche” israeliane, ha dichiarato in un’intervista alla CNN che “Hamas sta commettendo un auto-genocidio di massa”, argomentando in tal modo le effettive implicazioni di politiche fondate sull’uso della forza militare da parte di Israele. Tentò di rendere accettabile il crimine incolpando la vittima, ma il suo riconoscimento delle dimensioni del massacro – e ancor più il suo profondo significato – rifletteva un’interiorizzazione della realtà.

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