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Migranti LGBTQIA(…), emergenza o business?

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 di Manuela Antoniacci

Era stato rinviato a data da destinarsi, a causa delle proteste di Lega e Casapound, il convegno sui profughi LGBTI organizzato all’università di Verona il 25 maggio scorso, invece, a sorpresa, è stato riprogrammato per ieri, 21 settembre.

Il seminario intitolato “Richiedenti asilo. Identità di genere e orientamento sessuale” sarà introdotto dal rettore dell’Università Nicola Sartor che, inizialmente, aveva sospeso l’evento perché, come aveva spiegato nel suo comunicato, «era uscito dall’ambito scientifico per diventare terreno di contrasto e soprattutto di ricerca di visibilità per diversi attivisti di varia estrazione».

Ma evidentemente adesso ci è rientrato, nell’ambito scientifico.

Il Magnifico rettore deve averci ripensato (forse spaventato dalla successiva ondata di polemiche del mondo LGBTQIA(…)?) tanto da aver mobilitato l’Ateneo, in cui non sono ancora ripartiti i corsi del nuovo anno accademico, appositamente per l’iniziativa in questione che si svolgerà nell’arco di un’intera giornata.

A quanto pare, il tema dei migranti LGBTI sembra essere diventato improvvisamente un argomento di studio importante perché considerato lo specchio di quella che, a detta di alcuni, sarebbe una vera e propria “emergenza”che il nostro paese starebbe prontamente fronteggiando.

Per capire di che si tratta basta dare un’occhiata al sito nazionale di Arcigay che fa riferimento ad un progetto creato su misura per presunti migranti LGBTQIA(…) denominato “Migranet” che prevede l’istituzione di sportelli, molti dei quali già attivi in diversi città italiane (tra cui spicca la Omphalos con i suoi sportelli a Perugia e Migranti Bo in Emilia Romagna) «grazie ai quali è possibile accompagnare numerosi migranti LGBTI nelle procedure di domanda d’asilo, spesso con esiti positivi». Tradotto dall’idioma del “politicamente corretto”, il progetto ha lo scopo di garantire lo status di “rifugiato” (con cui non si può essere respinti dal paese ospitante) agli immigrati che si dichiarano omosessuali perseguitati nel proprio paese d’origine.

Ma come nasce la questione dei migranti LGBTQIA(…) equiparati addirittura ai “rifugiati”?

Innanzitutto, secondo la Convenzione ONU di Ginevra del 1951, può ottenere lo status di rifugiato chiunque abbia «il giustificato timore» di essere perseguitato per «motivi di razza, religione, cittadinanza, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche». Poi, una Direttiva Qualifiche UE del 13 dicembre 2011, nel concetto di “gruppo sociale” fa rientrare anche l’orientamento sessuale.

La questione in realtà è tutt’altro che semplice in quanto pone una serie di legittimi dubbi ed interrogativi: innanzitutto in che modo sia possibile verificare l’orientamento sessuale del richiedente asilo e la sua storia personale.Infatti in molti casi viene chiesta la prova di una relazione gay senza che questa sia fornita. Insomma la “verifica” si basa quasi esclusivamente sul racconto del richiedente asilo.

Un esempio di “aspiranti rifugiati” piuttosto dubbio è quello di coloro che si dichiarano perseguitati in Gambia dove l’omosessualità è punita con il carcere, ma la cui situazione politica, in realtà, sta attraversando un momento di importante cambiamento per la fuga del dittatore Yahia Jammeh. Nonostante ciò continuano a proliferare le dichiarazioni di migranti che dichiarano di fuggire dal Gambia e, in sostanza, da un regime che non esiste più.

Insomma, un boom di “outing” e di iscritti all’Arcigay è quello a cui, guarda caso, si assiste ultimamente e che avrebbe giustificato, a detta del presidente Arcigay Modena Alberto Bignardi e del referente nazionale Arcigay per l’Immigrazione, Giorgio Dell’Amico, la messa a disposizione, insieme alla Cooperativa Caleidos, di un intero palazzoin via delle Costellazioni a Modena, per immigrati omosessuali e transgender.

Tutto ciò è stato possibile, neanche a dirlo, grazie a finanziamenti pubblici, così come ha dichiarato sgomento su Libero il capogruppo di Forza Italia nell’Area del Nord, Antonio Platis, il quale ha sottolineato come la proroga del contratto di gestione dei 1.051 migranti sottoscritto dalla Prefettura di Modena per i soli mesi di gennaio e febbraio è pari a 2.020.000 euro e la società aggiudicataria risulterebbe proprio la Cooperativa Sociale Caleidos Onlus.

Dal canto suo, Arcigay, sta portando avanti “Migranet” con un bilancio preventivo, riportato sulla sua pagina internet, di 74.430 euro, per il 2018 e con finanziamenti provenienti dalle casse dell’Unar.

Insomma, soldi pubblici che finanziano quella che non si può definire esattamente un’”emergenza” se pensiamo che solo il 2 % dei richiedenti asilo è riconosciuto come omosessuale perseguitato nel proprio paese d’origine.

Cifre talmente esigue che rendono difficile giustificare anche un’iniziativa come quella dell’università di Verona che, nell’evento del 21 settembre, vanta tra i relatori, Baldassarre Pastore, preside della facoltà di Giurisprudenza di Ferrara che, nel 2015 ottenne dal ministero dell’Istruzione 601.604 euro Prin (Progetti di ricerca di interesse nazionale) per studi riguardanti temi come la disabilità e l’inclusione sociale di cui 121.313 spettarono a Pastore, mentre la differenza venne distribuita tra gli atenei di Napoli, Salerno Enna, Firenze, Bologna, Milano, Padova, Modena, Reggio Emilia e Verona.

Quella dell’università di Verona sarà, insomma, una lunga tavola rotonda dedicata ad un tema che non riguarda nemmeno l’immigrazione in generale ma piuttosto un fenomeno migratorio “di nicchia” che di fatto si sta trasformando solo in un comodo escamotage da parte di chi ha intravisto un modo facile e poco impegnativo per introdursi nel nostro paese e usufruire di alcuni, non piccoli, privilegi e, per le Coop rosse, in un vero e proprio Eldorado.

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“Mer…” e sbatte il microfono. Insulti tra Salvini e Asselborn

Segnalazione di F.F.

Lite a Vienna all’incontro tra i ministri dell’Interno. “Basta importare migranti”. E il responsabile degli Esteri Ue sbotta

di Matteo Cartaldo

Matteo Salvini stava parlando delle sue politiche sull’immigrazione quando il responsabile lussemburghese degli Esteri e degli Affari europei, Jean Asselborn, lo ha interrotto, dando vita ad uno scambio duro di parole di fronte agli altri colleghi europei.

Il leghista è oggi a Vienna per il summit con i ministri dell’Ue e tra una stoccata e l’altra contro l’Onu ha dovuto pure far fronte ai borbotti dell’omologo lussemburghese.

Nel video (guarda) della relazione di Salvini, si sente il ministro dire che “ho sentito qualche collega dire che abbiamo bisogno di immigrati perché stiamo invecchiando. Ma io ho una prospettiva completamente diversa”. Il discorso del leghista è stato chiaro: “Io penso di essere al gtvoerno e pagato dai miei cittadini per aiutare i giovani per tornarli a fargli fare figli. E non per espiantare il meglio dei giovani africani e rimpiazzare i giovani eurpei”.

Le parole del vicepremier italiano però non sono piaciute al ministro lussemburghese che era seduto al suo fianco. “Non so se in Lussemburgo ci sono queste esigenze, noi in Italia aiutiamo i nostri figli ad avere altri figli. Non ad avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più”. A quel punto, tolti qualche secondo di differita per via della traduzione, si sente Asselborn borbottare al microfono “Ale ale alè”, facendo il verso a Salvini: “bla, bla, bla…”

Nell’immediato Salvini si è limitato a rispondere che quelle sono le sue posizioni, legittime. Poi però è iniziato lo scontro verbale vero e proprio. “Io non l’ho interrotta cortesemente”, dice Salvini. Ma Asselborn perde la pazienza e sbotta: “In Lussemburgo, caro signore, avevamo migliaia di italiani che sono venuti a lavorare da noi, dei migranti, affinché voi in Italia poteste avere i soldi per i vostri figli”. E poi conclude con una espressione colorita: “Merde, alors”.

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Diciotti, a Rocca di Papa non c’è più nessuno: sono fuggiti tutti i migranti

Diciotti, a Rocca di Papa non c’è più nessuno: sono fuggiti tutti i migrantidi Paolo Stutaro

La verità viene sempre fuori e il buonismo smascherato. A Rocca di Papa non c’è più traccia dei migranti, quelli della famosa Diciotti sono tutti fuggiti dal centro della Cei. L’accoglienza si è trasformata in uno strumento per mettere piede sul territorio italiano e dileguarsi. Come si legge sul Messaggero,a Rocca di Papa le stanze sono desolatamente vuote, nei corridoi non circola nessuno. Restano unicamente gli ospiti non eritrei.  Gli ultimi tre hanno lasciato il centro alla volta delle diocesi di Ascoli Piceno, ma oltre la metà erano già fuggiti per conto proprio.

In fuga da Rocca di Papa. In 34 sono stati intercettati dalla polizia a Ventimiglia mentre viaggiavano verso Campo Roja, il campo gestito dalla Croce Rossa. Erano a bordo di un pullman noleggiato dall’associazione Baobab experience di Roma, dove già in sedici erano stati individuati e fotosegnalati venerdì. Prosegui la lettura »

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Salvini ha annunciato entro l’autunno accordi di espulsione e rimpatrio di migranti

salvini migranti espulsione rimpatrioFOTO CREDITANDREAS SOLARO Matteo Salvini (Afp)

L’intervista del ministro dell’Interno a Rtl, dove ammette che per ora l’unico accordo che funziona è quello con la Tunisia. Ma non basta

“Stiamo lavorando per fare quello che in vent’anni non si è fatto: accordi di espulsione e rimpatrio assistito con tutti i Paesi di provenienza di questi ragazzi e di queste ragazze”. E sono Senegal, Pakistan, Bangladesh, Eritrea, Mali, Gambia, Costa d’Avorio, Sudan, Niger. Entro l’autunno “saprò dire quanti e di che tipo ne ho fatto”. Lo ha annunciato Matteo Salvini in un’intervista a ‘L’Indignato speciale’ su Rtl 102,5.

Un dossier “che ho sulla scrivania da tre mesi, da tre mesi stiamo aprendo cassetti, archivi, accordi verbali con alcuni Paesi africani del 1999, ma poi si è persa la firma, il capitolato, non si sa che fine abbiano fatto”. Per il ministro dell’Interno, attualmente quello che funziona “decentemente” è l’accordo con la Tunisia, “noi organizziamo due charter a settimana per un’ottantina di espulsioni. Se espelliamo ogni settimana tra tunisini, nigeriani ed altri cento, ci mettiamo ottant’anni a recuperare i cinque, sei, 700 mila immigrati entrati negli ultimi anni.

E quindi questo è un dossier su cui sto lavorando, su alcuni Paesi – dice ancora il leader leghista – siamo già abbastanza avanti,. In Tunisia ci andrò a settembre perché i tunisini sono arrivati in più di quattromila quest’anno ed è la nazionalità più presente. In Tunisia non c’è la guerra, non c’è la carestia, non c’è la peste bubbonica e quindi non si capisce perché questi ragazzi debbano scappare”. Prosegui la lettura »

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Perché alle organizzazioni internazionali piacciono tanto le migrazioni?

di Ilaria Bifarini

Perché alle organizzazioni internazionali piacciono tanto le migrazioni?

Fonte: Ereticamente

“La migrazione può essere utile per tutti nella costruzione di società più inclusive e sostenibili. Globalmente, il numero di migranti internazionali ha raggiunto circa 258 milioni nel 2017, rispetto ai 173 milioni del 2000. La migrazione contribuisce alla crescita e allo sviluppo economico inclusivo e sostenibile sia nei paesi di origine che di destinazione. Nel 2017, i flussi di rimesse verso Paesi a basso e medio reddito hanno raggiunto $ 466 miliardi, oltre tre volte l’importo di APS (Aiuti pubblici allo sviluppo) ricevuto nello stesso anno. Le rimesse costituiscono una fonte significativa del reddito familiare, migliorando la situazione delle famiglie e delle comunità attraverso investimenti in educazione, sanità, servizi igienico-sanitari, alloggi e infrastrutture. Anche i paesi di destinazione ne traggono beneficio, poiché i migranti spesso colmano le lacune del lavoro, creano posti di lavoro come imprenditori e pagano tasse e contributi di sicurezza sociale. Superando le avversità, molti migranti diventano i membri più dinamici della società, contribuendo allo sviluppo della scienza e della tecnologia e arricchendo le loro comunità di accoglienza attraverso la diversità culturale.”

E’ quanto si legge nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, a firma del cinese Liu Zhenmin, sottosegretario generale per gli affari economici e sociali ONU. Dunque, rispetto al 2000 le persone che hanno lasciato il proprio Paese di nascita e ora vivono in altre nazioni sono aumentate di circa il 50% per cento (il 49% per l’esattezza) con un trend di continua crescita. Al di là dei toni ottimistici e irrealistici usati nel documento programmatico, possiamo estrapolare il presunto modello economico di sviluppo sostenuto dai fautori delle attuali migrazioni, che, a differenza di quelle passate, hanno raggiunto livelli massivi e seguono nuove direttrici. A innescare un ipotizzato circolo virtuoso di crescita sarebbero da un lato l’offerta da parte dei migranti di forza lavoro per richieste non soddisfatte da parte dei lavoratori locali, dell’altro il flusso di denaro inviato ai Paesi di origine, che verrebbe utilizzato non solo per alleviare la povertà familiare, ma per investimenti produttivi nel tessuto economico nazionale. Un modello virtuoso e foriero di crescita, accompagnato da una convivenza felice, quasi simbiotica, tra migranti e cittadini dei Paese d’accoglienza. Prosegui la lettura »

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La polveriera Libia: rischiamo di perdere anche Tripoli. E il traffico di migranti è diventato una industria

di Alberto Negri

La polveriera Libia: rischiamo di perdere anche Tripoli. E il traffico di migranti è diventato una industria

Fonte: Alberto Negri

L’Italia rischia di perdere anche Tripoli? Il governo di Fayez Sarraj, appoggiato dalla brigate islamiste ma sotto attacco costante delle altre milizie _ nonostante l’ennesima e fragile tregua _ appare sempre più debole, il generale Khalifa Haftar in Cirenaica è sempre più minaccioso nei confronti dell’Italia, la Francia di Macron sempre più determinata a perseguire la sua agenda per convocare elezioni entro la fine dell’anno.
Ma qual è la politica italiana in Libia? Nessuno è in grado davvero di rispondere nonostante le visite di Salvini e Moavero a Tripoli. Anzi l’Italia sembra quasi isolata, nonostante il governo di Tripoli sia quello riconosciuto dalla comunità internazionale in contrapposizione al potere di Haftar, spalleggiato da Francia, Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti. In realtà anche l’appoggio americano alle posizioni italiane appare assai evanescente: l’impressione è che sulla Libia Trump abbia raccontato al premier Conte le stesse fesserie che Obama raccontava a Renzi, quello di un nostro ruolo preminente nelle faccende libiche che in concreto le altre potenze non ci riconoscono se non a parole. Anche la pubblicizzata conferenza sulla Libia a Roma, da tenersi in ottobre, appare incongruente se prevalesse la posizione francese e di Haftar per andare a nuove elezioni, anche solo presidenziali (senza le legislative e riforma costituzionale).  Prosegui la lettura »

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«Perché la Spagna può respingere i migranti, ma se lo fa l’Italia è razzista?» (video)

di Carlo Marini

ASSALTO A CEUTA, 100 IMMIGRATI SFONDANO LA FRONTIERA SPAGNOLA

Dopo aver superato il confine spagnolo a Ceuta e aggredito gli agenti di pattuglia, questi signori sono stati rimandati in Marocco grazie ad un accordo internazionale di vent’anni fa.Se lo fa la Spagna va bene, ma se lo propongo io allora sono razzista, fascista e disumano.Io vado avanti, alla faccia dei buonisti e radical chic di sinistra. #stopinvasione

Pubblicato da Matteo Salvini su Venerdì 24 agosto 2018

«Dopo aver superato il confine spagnolo a Ceuta e aggredito gli agenti di pattuglia, questi signori sono stati rimandati in Marocco grazie ad un accordo internazionale di vent’anni fa. Se lo fa la Spagna va bene, ma se lo propongo io allora sono razzista, fascista e disumano». Lo scrive su twitter il ministro dell’Interno Matteo Salvini postando un video con un gruppo di migranti.

La Spagna rivendica il diritto a cacciare i migranti Prosegui la lettura »

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Così l’ex pm Nordio smonta le accuse a Salvini: “Un paradosso”

Il magistrato Carlo Nordio sull’indagine contro Salvini: “L’idea che le Procure possano intervenire nelle scelte migratorie è non solo bizzarra, ma irrazionale e ingestibile”

di Claudio Cartaldo

Carlo Nordio è il magistrato che negli anni ’80, solo per citare un caso, condusse le indagini sulle Brigate rosse venete e sui sequestri di persona.

Di toghe e politica se ne intende, visto che negli anni ‘90 dovette pure interessarsi anche di Tangentopoli. Bene. Oggi Nordio firma un editoriale sul Messaggero che in qualche modo “smonta” l’indagine aperta dal pm Luigi Patronaggio contro Matteo Salvini.

Andiamo con ordine e, per quanto possibile, lasciamo che sia lo stesso ex magistrato a parlare. Innanzitutto Nordio fa notare che l’iscrizione nel registro degli indagati del ministro dell’Interno sarebbe arrivata dopo la deposizione dei funzionari del Viminale ascoltati a Roma dal procuratore di Agrigento. “La prima osservazione – scrive l’ex magistrato sul Messaggero – è che questi verbali dovrebbero esser segreti, come segreta dovrebbe esser tutta l’indagine“. Ma passiamo oltre. E entriamo nel merito della accuse rivolte a Salvini, indagato per sequestro di persona, arresto illegale e abuso di ufficio. Prosegui la lettura »

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La Spagna “rossa” spara sui migranti a Ceuta

Segnalazione di F.F.

di Roberto Pellegrino

Non sono ancora le 9 di mercoledì mattina, quando nella zona nord del confine marocchino, blindatissimo, che divide l’Europa dall’Africa, si materializzano circa 200 migranti provenienti dalla zona più povera del continente, quella subsahariana.

L’obiettivo è di scalare, sfondare, penetrare i sedici metri di filo spinato delle barricate che proteggono per un perimetro di 8 chilometri Ceuta. Per questa ondata di disperati, oltrepassare il muro controllato da 800 agenti della Guardia Civil, da decine di vedette con cecchini armati, significa ottenere lo status di rifugiato o, se va male, il rimpatrio forzato. Alla fine il bollettino è di guerra: sette agenti di polizia feriti, mentre i migranti hanno avuto la peggio. A decine sono precipitati dalla rete, respinti dai potenti getti d’acqua e proiettili di gomma.

http://m.ilgiornale.it/news/2018/08/23/la-spagna-rossa-spara-sui-migranti-a-ceuta/1567298/ Prosegui la lettura »

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Migranti, le rivelazioni di una gola profonda: “Mai salvato gente in pericolo, è un business a chi arriva prima” 

Migranti, le rivelazioni di una gola profonda: "Mai salvato gente in pericolo, è un business a chi arriva prima"La rivelazione shock a Quotidiano Nazionale di un addetto alla sicurezza, che vuole rimanere anonimo, impiegato su una nave di Save the Children: “I rapporti tra scafisti e molte organizzazioni sono evidenti”

“Ho visto pochi migranti in pericolo di vita, non abbiamo mai salvato qualcuno che stesse morendo in mare: sembrava più una gara a chi arrivava prima“. Ha gli effetti di una bomba l’intervista rilasciata a Quotidiano Nazionale Qn da un addetto alla sicurezza impiegato su Vos Hestia, una nave di Save the Children, che vuole mantenere l’anonimato. “Una volta abbiamo preso un battello con gente in buone condizioni -racconta. – A dieci minuti dalla costa libica, non in alto mare. Sono evidenti i rapporti tra scafisti e molte organizzazioni. Non importa a nessuno dei migranti, è un business“.

“Per me un problema di coscienza”“Forse qualche Ong è animata davvero da spirito umanitario. Ma questo discorso di andare sulle coste libiche non sta né in cielo né in terra. Su migliaia di persone soccorse forse solo il 20-25% era meritevole di aiuto“, prosegue l’anonimo testimone nell’intervista-shock a Qn. “Abbiamo caricato giovani magrebini che erano stati espulsi dall’Italia. Ma dico io, chi abbiamo portato in Italia? Non abbiamo portato i siriani disperati o quelli del Mali che scappano dalla fame. Per me è stato personalmente anche un problema di coscienza“.

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