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La sètta conciliare: una cloaca di impurità, una tana di pervertiti, un paradiso per gli invertiti

Segnalazione di www.unavox.it 

di Jérôme Bourbon

Articolo pubblicato sul settimanale francese Rivarol, n° 3342 del 5 settembre 2018

Orge omosessuali in Vaticano, scandali pedofili: non c’è un continente, non un angolo di terra che siano risparmiati dai crimini dei “preti” o dei “vescovi” modernisti, dall’Irlanda all’Australia, dagli Stati Uniti al Cile. Ogni tanto, la denuncia di un prete pedofilo riempie i titoli dei giornali. Poi il clamore indignato si spegne, la cosa viene dimenticata. Non appena viene fuori un altro episodio, ecco che ritornato i soliti discorsi: la colpa è del celibato, la colpa è del rifiuto della contraccezione, la colpa è del conservatorismo. Come se far sposare i preti risolvesse il problema della pedofilia… a meno che non si voglia considerare di farli sposare con dei ragazzi!

In tutti questi abominevoli scandali, non si tratta di casi isolati, di pecore nere, ma di un sistema mafioso, pedo-criminale, di reti di omosessuali e di pedomani che hanno l’appoggio, discreto ma reale, delle più alte autorità della setta conciliare. Non stiamo più parlando di un prete indegno, di una specie di verruca su un corpo globalmente sano, di sporcizia indesiderata negli ingranaggi ben oliati di una macchina in funzione. No, si tratta di un sistema criminale che non si può più dissimulare, tanto è gigantesco.

Uno scandalo inedito

Il 25 agosto 2018, una lettera di 11 pagine redatta da “Mons.” Carlo Maria Viganò, ex ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, chiama in causa i più alti gradi della “gerarchia” vaticana. La pedofilia è un sistema, camuffato da «reti omosessuali», e Bergoglio, lungi dal lottare contro questa “piovra”, fa parte della cospirazione. Ecco, in sintesi, cosa ci fa sapere Viganò con le sue accuse, prima di arrivare a chiedere le dimissioni di Francesco. Lo scandalo è inedito per la sua ampiezza.

Inedito, ma non del tutto inatteso. Fin dal 2017, si stringeva la morsa attorno ai debosciati, ai depravati e ai criminali che popolano il Vaticano e le alte cariche della Chiesa conciliare. Fu per primo George Pell, “arcivescovo” di Sydney, nominato nel 2014 “cardinale-prefetto” della Segreteria per l’Economia, ad essere coinvolto nelle accuse di violenza sessuale. Questa Segreteria era stata creata da Bergoglio; una bella ricompensa per Pell messo a questo nuovo posto, alle dirette di pendenze di Francesco, una bella prova di fiducia data da Bergoglio. Nel giugno 2017, la stampa australiana rivela l’indagine di cui è oggetto. Sarà processato in Australia. Era il numero tre in Vaticano. La vicenda avrà prodotto sicuramente i sudori freddi ai perversi prelati che affollano le strade di Roma. Ma questo non impedì la ripresa del ritmo delle orge. Francesco arrivò persino a difendere un “vescovo” che aveva soffocato degli scandali pedofili in Cile. Il 22 gennaio scorso, egli ha detto cinicamente ai giornalisti: “Voi, con buona volontà, mi dite che ci sono delle vittime, ma io non le ho viste, perché non si sono presentate”.

Nuovo errore. Oggi, le vittime hanno la sfortunata tendenza a rifiutarsi di tacere. In Cile, è una lettera di una vittima di un “prete” pedofilo che accusa Francesco: lo sapeva dal 2015. Sapeva che il “vescovo” che difendeva, Juan Barros, aveva assistito più volte alle aggressioni sessuali di “padre” Fernando Karadima. Juan Barros aveva coperto il “prete” pedofilo, e Francesco copriva il “vescovo”. “Sono convinto che sia innocente”, disse Francesco, se non con la mano sul cuore almeno con la sua solita aria bonacciona. Eppure lo sapeva da tre anni.

Nel 2015, fu l’“arcivescovo” di Boston in persona ad assicurare alla vittima che la sua testimonianza era stata trasmessa a Francesco, direttamente nelle sue mani. La testimonianza era inequivocabile. La vittima vi spiegava che i toccamenti sessuali di Karadima erano moneta corrente nel suo gruppo, di cui era una specie di guru. Juan Barros, al pari di altri quattro “vescovi” cileni, venivano da questa comunità. La colpevolezza di Barros è fuori dubbio. E quella di Francesco?

Sarebbe stato vittima di un accantonamento di informazioni da parte dell’“Arcivescovo” di Boston, Sean O’Malley, nel 2015? La “diocesi” di Boston è tristemente nota per aver organizzato la collocazione di “preti” pedofili di parrocchia in parrocchia, una strategia messa in luce da un gruppo di giornalisti del Boston Globe nel 2002. Quest’affare ha portato persino alla realizzazione di un film, Spotlight. Il cardinale Bernard Law, che ne era stato “arcivescovo” e aveva quindi permesso a diversi “preti” pedofili di prosperare, è morto pacificamente nel suo letto all’età di 86 anni alla fine del 2017. Come premio di consolazione per la perdita della “diocesi” di Boston, era diventato “arciprete” della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

Non a tutti i pastori coinvolti nella pedofilia è andata così bene. Il “padre” John Geoghan, della famosa “diocesi” di Boston, che era riuscito a fare 130 vittime (aggressioni sessuali e stupri di minori), è stato meno fortunato, perché fu strangolato nella sua cella dal suo compagno di detenzione. Alcuni vi scorsero la giustizia di Dio. Intanto, nel 2003, dopo le rivelazioni del Boston Globe. Law lasciò al suo successore, O’Malley, una diocesi finanziariamente fallita a causa dei milioni di dollari da pagare alle vittime. Sarebbe stato quindi l’uomo che è succeduto al famigerato Law a non aver parlato della testimonianza della vittima cilena a Francesco, se quest’ultimo dice il vero.
Ma possiamo credere a questo impostore?

Orge gay e droghe pesanti al “Sant’Uffizio”

L’orrore non finisce qui. Nell’aprile 2018, i gendarmi addetti al palazzo del “Sant’Uffizio”, interrompono una vera orgia. Il segretario di “Mons.” Coccopalmerio – attivo sostenitore di Bergoglio -, Luigi Capozzi, viene arrestato nel bel mezzo dei suoi sollazzi omosessuali con diversi compagni, sotto l’effetto di stupefacenti. La sua BMW d’ufficio gli serviva per trasportare in franchigia la polvere bianca. Cocaina, eroina? Non lo sapremo mai. Droghe pesanti. Il personaggio, “ordinato” nel 1992, stava per essere “consacrato” vescovo, con la benedizione di Coccopalmerio. Quest’ultimo, era a conoscenza della vita quantomeno disordinata del suo segretario? O era troppo occupato a promuovere l’“enciclica” Amoris Laetitia, in particolare il capitolo 8 a cui ha dedicato un suo lavoro? Nel suo libro, il “cardinale” (Presidente emerito del «Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi) spiega in maniera dotta che «la Chiesa potrebbe dunque ammettere alla Confessione e all’Eucaristia i fedeli che intrattengono un’unione non legittima, ma che assolvono due condizioni essenziali: desiderano cambiare la situazione ma non possono realizzare il loro desiderio[…] Questa intenzione è esattamente l’elemento teologico che permette l’assoluzione e l’accesso all’Eucaristia, sempre, lo ripetiamo, che ci si trovi nell’impossibilità di cambiareimmediatamente la situazione di peccato».
Quanto all’omosessualità, il suo segretario era senz’altro incoraggiato dalle affermazioni del suo patron, secondo il quale vi sono degli «aspetti positivi» nelle unioni omosessuali («Se io incontro una coppia di omosessuali, osservo subito che la loro relazione è illecita: questo dice la dottrina, che riaffermo con assoluta sicurezza. Tuttavia, se mi fermo alla dottrina, non guardo più le persone. Ma se constato che le due persone si vogliono veramente bene, fanno per esempio atti di carità verso i bisognosi… allora posso anche dire che, se la relazione resta illecita, nelle due persone emergono anche elementi positivi. Anziché chiudere gli occhi di fronte a tali realtà positive, le sottolineo. Si tratta di essere obiettivi e di riconoscere oggettivamente il positivo di una certa relazione, di per sé illecita.» – Intervista a Rossoporpora, del 23 ottobre 2014).

A metà agosto 2018, i servizi del procuratore della Pennsylvania hanno pubblicato un’inchiesta che chiama in causa 300 (trecento!) «preti predatori» che hanno fatto un migliaio di vittime minorenni nel corso di 70 anni. L’inchiesta è durata due anni ed è contenuta in un rapporto di quasi 900 pagine: tra gli altri crimini, il Procuratore ha scoperto degli abusi sessuali commessi su ragazzi di meno di dieci anni. Ogni volta l’accaduto veniva nascosto, ma “preti” e vescovi” compilavano degli archivi segreti che venivano inviati in Vaticano. «Il Vaticano era al corrente degli abusi ed era implicato nel loro occultamento», rivela il rapporto, che ha avuto l’effetto di una bomba.

Bergoglio sperava indubbiamente di venir fuori da questa sequela di avvenimenti giocando ancora tardivamente e subdolamente la carta dell’indignazione e dell’umiltà. Così fece riconoscendo i suoi errori nel suo apprezzamento della situazione cilena! Così ha fatto recandosi a Dublino il 25 agosto scorso per il IX “Incontro Mondiale delle Famiglie” per esprimere la sua “sofferenza” e la sua “vergogna”!
Peraltro, in Irlanda, i casi di pedofilia non sono gli unici scandali che la setta conciliare ha dovuto coprire. Mentre i “preti” abusavano dei ragazzi, le religiose del «Convento  della Maddalena» (Magdalene Sisters) accoglievano le ragazze madri, vendevano i loro bambini agli Americani e facevano lavorare come schiave le ragazze nelle lavanderie dove le tenevano rinchiuse per anni. C’è qualcosa di marcio nel Regno d’Irlanda; e in Pennsylvania e a Boston e in Cile e in Australia e dovunque dei falsi pastori, dei criminali camuffati, degli incalliti modernisti senza fede né legge, hanno potuto abusare impunemente del nome di cristiano, dello status di consacrati, per commettere impurità sacrileghe e insozzare, sporcare a vita, bambini e minori innocenti.

“Eravamo la terra dei Santi… Ora sento che il paese sta perdendo la fede”, ha detto un cattolico irlandese alla vigilia della visita di Francesco. Cosa poteva aspettarsi da questo intruso, questo lupo travestito da pecora?
San Patrizio dava la caccia ai serpenti dell’Isola di Smeraldo; Francesco li scalda sul suo petto, ed è uno di loro, certamente il più velenoso. Mentre era occupato a fingere di simpatizzare con le sofferenze delle vittime, “Mons.” Viganò pubblicava la sua lettera di undici pagine, completata nella festa del Cuore Immacolato di Maria.
Questa volta, Francesco non può sfuggire all’obbròbio. Non sono solo quelli vicini a lui che vengono presi con le mani nel sacco, o meglio nei pantaloni; è lui, l’autoproclamatosi “vescovo di Roma” che è direttamente coinvolto.

La corruzione raggiunge i vertici della gerarchia modernista

Nella sua lettera, Viganò accusa direttamente Francesco di aver coperto gli abusi sessuali del “cardinale” americano Theodore McCarrick, commessi da diversi decenni. “La corruzione ha raggiunto i vertici della gerarchia della Chiesa”, scrive.
Di cosa è accusato McCarrick? Il “prelato” americano è un po’ il figlio spirituale di Luigi Capozzi, l’amante delle orge gay, e di George Pell, il pedomane. La legge vieta ormai di stabilire un collegamento tra omosessualità e pedofilia. Questo significa che la combinazione di questi due comportamenti sessuali è del tutto fortuito nella persona di McCarrick? Il fatto è che l’uomo è annoverato in tutti casi di cui può essere accusato un predatore sessuale. McCarrick, “arcivescovo” di Newark, New Jersey, dal 1986 al 2000, è felice proprietario di una casa al mare, ove trascorreva il fine settimana in compagnia di diversi seminaristi (a volte fino a cinque) con cui condivideva il suo letto. Impunemente, dalla fine degli anni 1980 al 1996, McCarrick ha corrotto, deviato e insozzato con orge omosessuali a ripetizione intere generazioni di seminaristi. Certuni di questi giovani sono stati “ordinati” per la diocesi di Newark.
Denunciato alla Santa Sede nel 2000 dall’allora Nunzio, “Mons.” Montalvo, McCarrick non è stato oggetto di alcuna sanzione da parte dello pseudo-san Giovanni Paolo II. È stato addirittura nominato “arcivescovo” di Washington nel 2000, e creato “cardinale” da Wojtyla nel 2001.

Nel 2006, il nuovo Nunzio, “Mons.” Sambi, trasmise alla “Santa Sede” una testimonianza di Gregory Littleton, un “prete” che raccontava di essere stato abusato da McCarrick… e che lui stesso era accusato di atti di pedofilia. Secondo Viganò, che era stato incaricato di redigere la nota che Sambi avrebbe inviato, «i fatti attribuiti a McCarrick da Littleton erano di una gravità e di una laidezza tali da causare nel lettore confusione, disgusto e profondo dolore e amarezza».
Si trattava di «delitti di adescamento, di sollecitazione dei seminaristi e dei preti a peccare contro il sesto comandamento, in maniera ripetuta, anche in maniera simultanea e in gruppo, di derisione di un giovane seminarista che cercava di resistere alle seduzioni dell’arcivescovo in presenza di altri due preti, di assoluzione del complice col quale venivano commessi gli atti impuri, di celebrazione sacrilega dell’Eucaristia insieme ad altri preti dopo aver commesso con loro atti impuri.»
Queste rivelazioni non ebbero alcun effetto su Benedetto XVI, lo pseudo-campione della trasparenza nei confronti agli scandali di pedofilia, e questo fino al 2009 o al 2010, quando infine il “cardinale” McCarrick venne moderatamente e tardivamente sanzionato: egli non poteva più «celebrare la Messa in pubblico, partecipare alle riunioni pubbliche, fare delle conferenze, viaggiare», e aveva «l’obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza». Ciò nonostante, egli continuò ad apparire in pubblico, anche al fianco di Benedetto XVI.

Da non dimenticare anche che nel maggio 2012, quando Viganò venne in possesso delle rivelazioni che oggi, sei anni dopo, ha reso pubbliche, egli salutava pubblicamente McCarrick nel corso di una serata di gala, parlando di lui come di uomo «molto amato da tutti noi». Il 10 maggio 2013, egli concelebrò la sinassi di Paolo VI con McCarrick. E’ per questo che il tentativo di Viganò di incriminare Francesco e alcuni prelati esonerando Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, non regge.
Gli ultimi occupanti modernisti della Sede di Pietro sono stati coinvolti tutti nella cospirazione che Viganò mette in luce, e lui stesso è compromesso con coloro che oggi accusa.

Nel corso dell’udienza generale del 15 dicembre 2010, Benedetto XVI ha anche presentato a migliaia di fedeli riuniti nella sala Paolo VI in Vaticano, un numero acrobatico del Gay Circus, realizzato da degli uomini seminudi il cui obiettivo era apertamente quello di promuovere l’omosessualità.
http://resistance-catholique.org/articles_html/2011/01/RC_2011-01-24_un-spectacle-revelateur-au-vatican.html

Poco prima di questo spettacolo indecente e ripugnante, Benedetto XVI aveva giustificato pubblicamente l’uso «in certi casi» del preservativo, in particolare per un “prostituto” maschio! Affermazioni scandalose al pari di quelle del suo successore (chi sono io per giudicare i gay?); un Bergoglio che lo si è visto dare vistosamente la mano ad un prete omosessuale favorevole al matrimonio degli invertiti e all’ordinazione dei chierici sodomiti; un Bergoglio che ha ricevuto in Vaticano dei transessuali militanti, in compagnia dei quali si è compiaciuto di farsi fotografare; un Bergoglio che è andato a visitare molto ufficialmente delle organizzazioni della lobby LGBT, come quando nel corso del suo viaggio in Paraguay, nel luglio 2015, incontrò pubblicamente il rappresentante di “Somos gay”, un collettivo di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali!
In queste condizioni, ecco che ci si spiega come con l’elezione di Francesco nel 2013, McCarrick abbia potuto prosperare.

Bisogna dire che McCarrick e Bergoglio sono amici di lunga data. Nel 2014, McCarrick ebbe un malore mentre celebrava la “messa”, e venne portato in ospedale. Subito, suona il telefono: è Bergoglio che si fa vivo per la notizia. Scherzando, McCarrick dice di star bene. «Il tuo alloggio presso il diavolo non è ancora pronto», gli risponde Francesco. Una battuta che assume una colorazione particolarmente sinistra.
Nel maggio 2018, Bergoglio persiste e sottoscrive. L’uomo in bianco fa un viaggio in Terra Santa, McCarrick è della partita. Bergoglio lo vede e, affettuosamente, lo saluta dicendo: «L’erba cattiva non muore mai».
Questi non sono aneddoti tratti da una qualche fonte ostile ai modernisti in Vaticano, ma cose raccontate dallo stesso McCarrick ai giornalisti compiacenti, che redassero un articolo elogiativo del “cardinale” nel 2014, per il National Catholic Reporter.

Qui non si tratta di una certa cerchia che sarebbe corrotta, di un uomo in bianco lasciato nell’ignoranza, impedito a fare il bene che vorrebbe fare. Viganò punta il dito accusatore in direzione di Francesco, lo invita a dimettersi, poiché sa, per avergliene parlato personalmente, che Francesco conosceva perfettamente fin dalla sua elezione i crimini di McCarrick. Viganò scrive che «Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale. Occorre sradicare le reti di omosessuali esistenti nella Chiesa»
E l’accusa contro Francesco è violenta: «Se questa giustamente è da considerarsi una grave responsabilità morale per ogni fedele, quanto più grave lo è per il supremo pastore della Chiesa, il quale nel caso di McCarrick non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa! […] Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo.»

Il “cardinale” McCarrick, 88 anni, ha dato le dimissioni il 28 luglio 2018, quando è stato accusato di abusi sessuali su minori, perpetrati negli anni ‘70 quand’era solo prete a New York. Per la forma, Bergoglio ha rimesso in auge le solite sanzioni: ritirarsi in una vita di preghiera e di penitenza. Il suo caso è risolto, e d’altronde McCarrick non è l’obiettivo di Viganò. Le rivelazioni dell’ex Nunzio hanno un solo scopo: la caduta di Francesco, per ragioni proprie a Viganò e al suo ambiente. Bisognerebbe essere molto ingenui per credere che un rappresentante della setta conciliare sia guidato dall’amore per la verità.
Come reagisce alle accuse il principale interessato? Al rientro dalla sua visita demagogica in Irlanda, sull’aereo che lo riportava nel paese delle orge omosessuali e dell’uso di droghe, ai giornalisti che lo interrogarono sullo scandalo Viganò, l’uomo in bianco diede una risposta sorprendente: “Leggete attentamente il documento e giudicate voi stessi. Non dirò una parola al riguardo. Penso che il documento parli da solo. […] Quando passerà un po’ di tempo e avrete le vostre conclusioni, forse parlerò io.»

Bergoglio spera che nella nostra civiltà dell’istantanea altri scandali possano cancellare l’attuale e così lui possa sfuggire al giudizio? Siamo ancora di fronte allo spregio e al disprezzo che egli ha espresso al suo ritorno dal Cile. Al momento della sua “elezione”, su molti giornali venne riprodotto un disegno che lo rappresentava come un supereroe armato della sua valigia su cui stava scritta a lettere cubitali la parola “Valori”. In fatto di supereroi, abbiamo a che fare con un vero cattivo dei fumetti: malvagio, diabolico, machiavellico.

La setta conciliare è un vero lupanare di pederasti. I cattolici battezzati saranno scossi da questo marciume e da questo cinismo generalizzati? Purtroppo molti di quelli che lo saranno, rischiano di perdere la fede e di odiare una Chiesa cattolica che confondono a torto con la setta conciliare. Il torrente dell’apostasia, già in piena, rischia di straripare. Ma non è così che bisogna reagire: questi scandali abominevoli, che sono tutto tranne dei casi isolati, devono permettere ai cattolici di aprire gli occhi sull’impostura che è la setta conciliare. Se essa è una cloaca di impurità, non è il segno che non vi si predica la verità, non vi si insegna la vera fede, che non vi si dispensano i veri sacramenti? Come si può credere che possa essere Vicario di Cristo un uomo che non contento di bestemmiare e di ingannare i fedeli, promette il Cielo agli atei, incoraggia la fornicazione in una enciclica, riceve calorosamente dei sodomiti, distrugge l’indissolubilità del matrimonio?
Anche Viganò considera che Bergoglio è indegno della funzione che ha usurpato. Attenzione, non ci si inganni: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non erano certo meglio di Francesco. Anch’essi hanno apostato, hanno coperto i pedofili, hanno moltiplicato gli scandali, hanno visitato compiacenti le moschee e le sinagoghe, hanno ricevuto elogiativamente i B’nai B’rith, hanno fatto loro il falso culto umanista e olocaustiano. Costoro si canonizzano a gran velocità gli uni gli altri, mentre invece sono in realtà dei sostenitori dell’Inferno.

Queste storie clamorose e disgustose al massimo grado possono almeno permettere di aprire gli occhi dei fedeli sul fatto che, come ha annunciato la Santa Vergine a La Salette, «Roma ha perso la Fede ed è diventata la sede dell’Anticristo».
Non sorprende che coloro che hanno distrutto la Messa, il messale, il breviario, la fede, le costituzioni religiose, la dottrina e la morale cattoliche, che hanno gettato alle ortiche l’abito ecclesiastico, che hanno scelto il mondo e non Cristo, che combattono la verità conosciuta, uno dei peccati contro lo Spirito Santo, che promuovono in maniera ad un tempo larvata e aperta i crimini contro natura che il Catechismo di San Pio X insegna che gridano vendetta al cospetto Dio, si lascino andare alle peggiori abiezioni.

Il loro destino è già segnato: 
«Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.» (Matteo, XVIII, 6).

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Luoghi comuni, falsi, bufale

del Prof. Luciano Pranzetti

“Luoghi comuni, falsi, bufale”, edizione in proprio, 2018, pp. 155, si può richiedere all’autore: lucianopranzetti@alice.it

E’ sorprendente come in un piccolo libro possano trovarsi raccolti così tante osservazioni di carattere linguistico, letterario, storico e di costume.
E’ quello che si constata nel leggere l’ultimo lavoro che il Prof. Luciano Pranzetti ha dato alle stampe col titolo Luoghi comuni, Falsi, Bufale, in cui sono presentati in maniera magistrale considerazioni, commenti e documentate precisazioni che costituiscono altrettanti spunti per dare il via a riflessioni e ad approfondimenti che potrebbero di riempire interi volumi.

Il libro è presentato con una pregevole prefazione del Prof. Ferdinando Bianchi, che introduce il lettore alla prosa ricercata e caustica di Pranzetti, evidenziando che questi «con il suo spirito guascone, i formidabili cromatismi del suo esclusivo codice comunicativo, i paradigmi, i contrappunti, i simboli, le tautologie, il vigore del suo frasario, la seduzione – ad se ducere – e il fascino del suo singolare, antonomastico vocabolario, la esemplare efficacia e il rigore semantico del suo periodare, pagina dopo pagina demoliva, frantumava l’inconsulto e già poco solido edificio di una supponente, fiacca, spocchiosa, ripetitiva e talvolta acritica e conformistica comunicazione, i simulacri stolti di una convenzionale storiografia, l’implosione di un senso storico privo di vere fondamenta scientifiche, di una letteratura sovente incolta, persino insolente e povera, mercificata e gravida di balle mediatiche e di significati reconditi, estemporanei e sovente anche incomprensibili: anteprima di un suo nuovo profluvio di genialità. Gli appunti sono diventati volume…»

Da parte sua, l’Autore, nella sua nota introduttiva, delinea lo scopo a cui mira il suo relativamente piccolo – per quantità e non per qualità – componimento:

«Con questo lavoro di semplice svago, non accademico e certamente non nuovo nel suo genere letterario ma utile all’intelletto, intendiamo smentire e/o chiarire alcuni stereotipi e luoghi comuni, falsi integrali, bufale, comportamenti che, per essersi da tempo consolidati, tanto nel parlar quotidiano che negli templi della cultura – accademie, scuole, massmedia – come l’essenza della sapienza stessa, passano per inconcussa e conclamata verità.»
Il libro si legge tutto d’un fiato, e ne vale la pena: come si coglie dai seguenti esempii.

Di “luoghi comuni”

“Alpinista morto per colpa di una valanga – Perde la vita per colpa di un’onda anomala – ennesimo grave incidente sulla curva maledetta”, e via incolpando. E’ ormai, simile linguaggio, di frequenza quotidiana, praticato nei tg i cui cronisti, nel dare la notizia, poggiano anche tono e accento su “colpa”. Bischerrima operazione semantica che applica alle cose inanimate i criteri etici esclusivi  dell’uomo e pertinenti la sua condotta, la sua coscienza, la sua responsabilità.

Di “falsi”

“Ferdinando II di Borbone: Re Bomba – Vittorio Emanuele II di Savoia: Re Galantuomo”.
In Sicilia, […] sotto la regia dell’Inghilterra che vuole accaparrasi il monopolio dello zolfo isolano… gli insorti hanno occupato Palermo e Messina. Il re Ferdinando II ordina e dirige le operazioni di recupero […] la flotta, appoggiata da 4 compagnie di “pionieri” […] comincia a bombardare la postazione… fuori Messina, fornita di 12 cannoni [occupata la postazione] 6400 soldati si mettono in marcia verso Messina, occupano il porto scontrandosi con le truppe dei rivoltosi […] l’8 settembre la città è liberata.
Pertanto, niente bombardamenti e niente città devastata come i gazzettieri della propaganda liberale e inglese si affrettarono a pubblicizzare.
[…]
Di contro a un falso ‘Re Bomba’ … sta un altrettanto falso ‘Re Galantuomo’ – Vittorio Emanuele II – ma vero ‘bombarolo’ […] non ci attarderemo […] sulle stragi di GaetaCivitella del Tronto (ottobre 1860/marzo 1861), di Palermo (settembre 1866) […] [de] l’orrore di Pontelandolfo e di Calsaduni dati alle fiamme, [de] l’abiezione dei campi di prigionìa sabaudi quali San Maurizio e Savona, quale il forte di Fenestrelle (To), nella Val Chisone dove, […] migliaia di meridionali, soldati, civili e soldati pontifici trovarono la morte e la ‘damnatio memoriae’ – perdita dell’identità – dacché i loro cadaveri vennero sciolti nella calce viva.
[…] Ricordiamo, di passaggio, la strage, comandata dal ‘galantuomo’, di circa 80 torinesi, uccisi dall’esercito e dai carabinieri durante le giornate dei moti popolari – 21-22 settembre 1864…
[…] Non diremo a lungo dei sequestri di giovani donne a scopo di libidine che il ‘galantuomo’, assecondato da Cavour, affidava al commissario di Polizia, Filippo Curletti…
[…] Parleremo invece, come esempio paradigmatico di nuda verità, dei fattacci di Genova – aprile 1849 – e delle brigantesche e sporche gesta dei bersaglieri di Alfonso La Marmora (1804-1878) ivi commesse…

Di “Bufale”

Il pittore Picasso era un appassionato frequentatore di corride … il 16 maggio 1920… il toro colpì mortalmente … il torero ‘Joselito’ […] Picasso, sconvolto dalla tragica morte del giovane idolatrato toreador, ne celebrò la memoria allestendo, immediatamente, una tela [7,77 metri per 3,49] zeppa di figure sghembe, dure, spigolose e asimmetriche… Terminata, la intitolò ‘Enmuerte del torero Joselito’.
[…] Nel 1937 infuriava, in Spagna, la guerra civile e il governo anarco-social-comunista chiese a Picasso di avere una sua opera da collocare nel padiglione repubblicano dell’Esposizione Universale che si sarebbe tenuta a Parigi nel 1938.
Picasso ebbe una trovata eccezionalmente scaltra: tirò fuori dal magazzino la vecchia tela, vi apportò qualche lieve variante, cancellandone l’originario nome, per uno più adatto alla richiesta governativa. E fu ‘Guernica’ – nome della cittadina basca bombardata il 26 aprile 1937 dall’aviazione italo-tedesca – tela che fu venduta al governo per l’astronomica cifra di 300.000 pesetas, corrispondente, più o meno, a circa un milione e mezzo di euri.
[…] Cuore a sinistra, portafoglio a destra.
Ed ecco l’elenco degli argomenti trattati dall’Autore.

LUOGHI COMUNI

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Conciliari in Brasile: diventati folli!

Segnalazione di www.unavox.it 

di Francesca de Villasmundo


Pubblicato sul sito Medias Presse Info

 

Dopo le vescovesse che consacrano durante una Messa di Paolo VI e dopo le dichiarazioni omofile del gesuita brasiliano Luis Corrêa Lima, ecco un’altra profanazione compiuta nel paese del sincretismo per eccellenza!

Nella parrocchia di San Gerardo Magela dell’arcidiocesi di Sorocoba, nello Stato di San Paolo, [alla vigilia di Pasqua] l’ostensorio contenente il Santissimo Sacramento è arrivato sulla «tavola» portato da un “drone”, mosso da un ragazzo con l’aiuto di una ragazza, tra gli evviva e gli applausi della folla dei fedeli in delirio.

Il parroco che permette un tale sacrilegio, crede nella Presenza Reale? Ha consacrato le specie del pane e del vino?
E’ più che concepibile che si abbiano dei seri dubbi sulla validità di tali cerimonie Novus Ordo, avvilenti spettacoli di un mondo conciliare diventato folle!

Il Concilio ha voluto aprire la Chiesa cattolica al mondo, adattare la fede ai «fratelli separati», parlare il linguaggio contemporaneo… il risultato è un’apostasia per niente silenziosa, ma rumorosa e volgare, sacrilega e blasfema.

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