Allarme polio: i conti non tornano. Cinquanta medici scrivono all’Oms

 Segnalazione di Ferdinando Donolato (Presidente Ass.ne CORVELVA)

 

OMSdi Eugenio Serravalle

 

Abbiamo analizzato gli scarsi dati disponibili, abbiamo preso atto degli allarmi scattati dopo i recenti dieci casi di poliomielite in Siria, abbiamo verificato numeri e coperture vaccinali e ci siamo resi conto che i conti non tornano. Per questo abbiamo deciso di scrivere all’Organizzazione Mondiale della Sanità chiedendo chiarimenti ma soprattutto informazioni, perché altrimenti si rischia di andare avanti dando tutto per scontato senza prendere atto della realtà”.



E’ la riflessione che ha indotto cinquanta medici e ricercatori a sottoscrivere un documento che pone una lunga serie di quesiti e soprattutto richiede dati e spiegazioni attualmente non disponibili; il documento è stato inviato all’Oms, ma anche alle altre autorità il cui impegno è quello di avere il polso della situazione come la Global Polio Eradication Initiative, il Centro Italiano di Sorveglianza Epidemiologica, l’Istituto Superiore di Sanità e la Cochrane Collaboration.

 

All’attenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Direttore Dr. Margaret Chan
Global Polio Eradication Initiative, coordinatore, dr. Bruce Aylward
p.c. Centro Nazionale Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, dott.ssa Stefania Salmaso
Istituto Superiore di Sanità, Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica, Dr. Donato Greco
Cochrane Collaboration, Infectious Diseases Group, responsabile, dott.ssa Anne-Marie Stephani
Centro Cochrane Italiano

OGGETTO: COPERTURE VACCINALI PER LA POLIO E CASI DI MALATTIA – RICHIESTA DI CHIARIMENTI

Rappresentiamo un gruppo di medici che da anni segue con grande attenzione l’incidenza delle malattie infettive soprattutto nella popolazione infantile in relazione all’andamento delle coperture vaccinali. Ad ottobre 2013 abbiamo appreso dei dieci casi accertati di poliomielite in Siria registrati dopo due anni di una guerra devastante che, stando ai dati Unicef, ha finora causato 100mila morti nel conflitto e due milioni di bambini sfollati. Abbiamo altresì seguito negli anni scorsi l’andamento delle epidemie nei paesi dove è scattata l’allerta Oms. Proprio questa attenzione ci ha portato a cercare di raccogliere dati e informazioni il più possibile completi, impresa questa che si è rivelata ardua poiché le informazioni spesso sono frammentarie. Peraltro abbiamo nel tempo individuato contraddizioni e anomalie alle quali non siamo riusciti a trovare spiegazione. Per questo ci rivolgiamo all’Organizzazione Mondiale della Sanità e alla Global Polio Eradication Initiative chiedendo di completare tutta una serie di informazioni e dati che non sono disponibili altrimenti. Abbiamo altresì ritenuto utile inviare la nostra richiesta anche ad altri autorevoli enti di controllo e ricerca, ai quali chiediamo di metterci a disposizione tutta la documentazione in loro possesso in modo da farne strumento di chiarezza e comprensione. Di seguito esposizione e richieste.

EPIDEMIE IERI E OGGI
Dal libro “A world geography. Poliomyelitis. Emergence to eradication” di Smallmann-Raynor e Cliff (Oxford University Press, 2006) (1) si evince chiaramente come, superata la fase endemica della polio nella maggior parte del mondo con il miglioramento delle condizioni igieniche e di vita, sia iniziata una fase epidemica già ben riscontrabile, attraverso ricostruzioni e testimonianze, nel 17° e 18° secolo, ma con numeri molto bassi riguardo i casi con manifestazioni cliniche. Si è avuta invece una sorta di emergenza epidemica a partire dal 1880 e fino al 1920, quindi prima delle campagne vaccinali, sia in Europa che in Nord America, America Latina e Oceania con epidemie circoscritte in singole zone di singole nazioni.

L’andamento epidemico della polio è rimasto tale anche dopo l’introduzione delle campagne di vaccinazione di massa, sebbene con numeri più ridotti. Se prima dell’introduzione delle vaccinazioni antipolio di routine, le epidemie arrivavano e se ne andavano all’improvviso, ciò è accaduto e continua ad accadere anche in tempi di vaccinazione di massa peraltro con coperture anche molto elevate (come dimostrano i casi riscontrati in alcuni paesi). Ci sarebbe, dunque, utile avere la dimostrazione che laddove si ha un’epidemia, sia la successiva tempestiva campagna di rivaccinazione a stroncarla e non solo a contenerla numericamente. La necessità di un chiarimento è giustificata dal fatto che la fine repentina del picco epidemico si osservava anche quando non si utilizzava la vaccinazione di massa. Questi dati possono fungere da controllo dal momento che manca (e capiamo le motivazioni etiche) un campione di popolazione in cui si decida di non intervenire per avere un riscontro sull’efficacia dell’intervento posto in atto. Analogamente, la comparsa repentina dell’epidemia come può essere dovuta, oggi, alla presenza di cluster di suscettibili non vaccinati, se tale comparsa repentina avveniva anche quando la popolazione non era vaccinata, quindi aveva il medesimo status vaccinale senza distinzioni?

Riportiamo, a titolo esemplificativo, un interessante grafico contenuto nel volume citato più sopra: riguarda l’Europa e si evince chiaramente che a fronte di casi prossimi allo zero o in quantità limitate, si sono però verificati picchi epidemici comparsi e scomparsi repentinamente. Lo stesso andamento è stato osservato nelle Americhe e in Oceania.

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