Banche tedesche: ma è proprio tutto oro ciò che luccica?

DEUTSCHE BANKdi Salvo Ardizzone

I Tedeschi, si sa, sono orgogliosi delle proprie banche, che vantano ad esempio di trasparenza, serietà e solidità: ma è proprio tutto oro quello che luccica? Prendiamo ad esempio la loro banca maggiore, la Deutsche Bank: ha appena annunciato una perdita di bilancio nel IV° trimestre di 1,15 mld di €; ma il dato, da solo, ha poco senso, anche perché s’è affrettata a comunicare pure che nel 2013 gli utili prima delle imposte saranno di 2,1 mld.

E allora? Il fatto è che quella perdita è il risultato di una serie di colossali contenziosi legali che si stanno aprendo su di lei uno dopo l’altro, con la crescente irritazione della Bafin (l’autorità di vigilanza); citiamo il caso Libor (manipolazione sulla determinazione dei tassi Libor), gestione “disinvolta” di derivati (si, ancora loro), contratti di dubbia correttezza e trasparenza con Monte Paschi e, da ultima, una “presunta” manipolazione dei mercati dei cambi che l’ha già costretta a far cadere alcune teste.

A questo si deve aggiungere che ci sono in corso (e tutt’altro che concluse) diverse operazioni di “pulizia” del bilancio, e, infine, per tagliar corto ad altre scuse, le attività di Corporate Banking (per capirci quelle tradizionali di banca) sono in calo (netto!).
La stampa tedesca s’è precipitata a buttar la croce sull’ex dirigente, l’ex Ceo Josef Ackermann, che aveva puntato troppo disinvoltamente sulle operazioni finanziarie di Investment Banking, ma, a quanto ci risulta, anche l’attuale dirigente Anshu Jain è visto male dalla Bafin, in quanto sospettato anch’esso d’essere responsabile dei vari disastri, e, inoltre, i contenziosi non sembrano affatto né finiti, né definiti.

Da qui alcune nostre considerazioni. Primo: come detto in un nostro precedente articolo, il sistema bancario tedesco ha scaricato oltre 500 mld di € di crediti dubbi sull’intera Eurozona, attraverso il sistema di pagamento della Bce Target 2; secondo: come illustrato in un altro articolo, Deutsche Bank era nettamente al di sotto dei coefficienti imposti da Basilea 3, prima che un forsennato pressing dei lobbisti non le consentisse una serie di deroghe alle regole precedenti, permettendole di far risalire il suo coefficiente dall’1,8% al 2,6%, ma comunque al di sotto del 3% previsto (ed altri colossi del credito tedeschi non stanno poi tanto meglio, senza parlare delle tantissime banche locali che son messe proprio peggio); terzo: ci piacerebbe (e tanto) che prima di voler dare lezioni di trasparenza e serietà agli altri, i signori di Berlino badassero prima a far pulizia in casa propria.

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