“Il colpo di stato di banche e governi” – Recensione

Segnalazione Redazione Controcorrente Edizioni

GALLINOdi Luciano Gallino

“Il lavoro precede il capitale e non dipende da esso!” Come una dichiarazione di guerra questa frase, semplice ma “letale”, dal giorno in cui fu pronunciata ha provocato vittime e catastrofi. Un semplice pensiero di un politico in uno stato che stava scegliendo la strada da percorrere per arrivare allo scopo per cui era nato. L’uomo era il Presidente USA Lincoln, l’anno il 1861 e l’occasione era la richiesta al Congresso di emettere moneta “gratis” e non più agganciata al sistema bancario al quale riconoscere un agio di emissione. Soluzione semplice al secolare e vampirizzante “signoraggio bancario”. Oggi però gli USA sono il maggior debitore mondiale verso le banche.

Il crack del 1929 iniziò con il fallimento di una piccola banca austriaca di proprietà dei Rothschild che aveva nelle sue casse tutto il debito dello Stato ungherese. Oggi quella banca è dell’UNICREDIT.

Nel 1933 gli stessi USA tentarono di mettere rimedio all’errore fatto nel non aver previsto una netta separazione tra economia e finanza; tra banche speculative e banche depositarie. Non previdero la violenta  reazione delle banche e queste divennero sempre più grandi e aggressive.

Ovvio, “L’argent fait la guerre”, e le banche ne governano la durata, ma sono soltanto uno strumento nelle mani dei pochi “soci” di un circolo dall’innocuo nome … Bilderberg.

Il legame tra banche rivoluzioni, strategie della tensione e guerre è semplicemente evidente, ma verificarne i meccanismi è impresa di pochi. Tutt’altra storia modificare o impedire progetti e obiettivi pianificati nei consigli di amministrazione delle banche, il solo tentativo è da considerare atto “eroicamente suicida”.

Il saggio di Luciano Gallino è il coraggioso richiamo all’attenzione sull’orlo del baratro.

Pagine di chiarezza che tentano di diradare la nebbia che anestetizza le nostre menti con informazioni controllate e geneticamente modificate.

Scorrere le pagine di questo libro, produce quasi immediatamente uno stato di malessere, quello

che si prova nell’immediato risveglio di chi non vuole abbandonare il mondo dei sogni. Sonno indotto da psicofarmaci dai nomi strani, Fed, Bce, Wto, Piigs, Mes …. Il brutto risveglio disorienta

e provoca accidenti, ma rimette nel mondo reale. Il suggerimento dell’autore è identificato nella profonda differenza che esiste tra il vivere in un mondo tossicodipendente regolato dalla finanza, oppure affrontare una nuova era senz’altro più dura e faticosa,  ma vera e nuovamente basata sull’economia delle cose reali.

Giacinto Auriti, come il nostro autore, arriva alla conclusione che il capitalismo finanziario è al capolinea. Il liberismo occidentale essendo una teoria ma proponendosi come falsa “filosofia”, è caduto sulle sue stesse contraddizioni congenite. Era, e avrebbe dovuto rimanere nel suo teorico mondo originario usato solo come pragmatico moderatore di naturali cicli economici, comunque sempre per il raggiungimento del più elevato fine … benessere, equilibrio e felicità.

Tutti gli elementi vitali corrotti da una falsa filosofia, hanno da sempre prodotto mostruose creature che, distruggendosi al termine del loro ciclo di vita, provocano terribili momenti di smarrimento.

Questo libro tenta di risvegliare l’attenzione di chi ha distolto lo sguardo dai suoi beni, permettendo ad una organizzazione di borseggiatori di depredarlo. Il sistema economico infatti si è “evoluto” in finanziario, somigliando sempre di più alle organizzazioni criminali che, inquietanti anche nel loro modo di agire alla luce del sole, si muovono prepotenti per il raggiungimento del loro scopo di sopravvivenza, soldi per fare soldi, cercando di allontanarci dalla realtà. La missione di questo nuovo ordine mondiale è quindi diretta a modificare il senso della vita esclusivamente a vantaggio di chi controlla e gestisce il potere condizionando, fino a “commissariarne” i governi e  “democraticamente” depredarne le loro sovranità (Riunione del club 14-16 maggio 2009 Atene, Grecia).

 Il domani è già stato programmato in modo strisciante e lontano dall’ufficialità dei regi decreti e comunicati dittatoriali.  Usando la collaudata tecnica dell’utilizzo di “armi di distrazione di massa” arrogantemente ci annunciano che il futuro di noi tutti è stato  già disegnato nei consigli di amministrazione di gruppi bancari e a noi svelato bello e pronto nelle stesse loro “allegre” conventions.

Gerrit Zalm presidente dell’ABN AMBRO, tra le più grandi banche del mondo, nell’ultima assemblea ha presentato, tra i nostri distratti sorrisi, travestito da Drag Queen la visione che i nuovi padroni hanno per il nostro futuro… Ci prospettano un mondo di gentilissimi prostituti al servizio di vecchie organizzazioni criminali autoassoltesi perché autodefinitesi “entità finanziarie di rilevanza sistemica”: in piccole parole divinità troppo grandi per fallire! (too big to fail secondo il rapporto Liikanen alla Commissione europea). E anche qualora queste divinità dovessero essere in difficoltà, basta che quest’ultime vengano graziosamente “girate” su noi mortali contribuenti (vedi Merrill Lynch, Ubs, J.P. Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley MPS, Unicredit ecc).

A differenza di molte altre pubblicazioni di genere però, l’autore dedica molte pagine alla ricerca di reali soluzioni a questo vero e proprio attacco alle nostre vite,  sintetizzando un percorso che guarda all’evoluzione interrotta di quel sistema che, nato per la diffusione del benessere basato sul lavoro di tutti, ha finito per essere strumento di squilibrio sociale. Sottoponendoci le varie opzioni – ridimensionamento dei gruppi bancari, ritorno alla separazione netta tra banche di investimento e banche di deposito – ci rende partecipi di una guerra combattuta a suon di rapporti politici indipendenti e governativi, che ben ci fa sperare sul numero di cervelli ancora non ipnotizzati dalle divinità finanziarie e che cercano di rendere nuovamente noioso il sistema bancario richiudendo il vaso di Pandora aperto da illusi irresponsabili.

In una teorizzazione, uno dei padri degli studi economici moderni, John Maynard Keynes, si domandava se “nel momento in cui l’accumulazione di ricchezza cesserà di avere l’importanza sociale che le attribuiamo oggi, i nostri codici morali non saranno più gli stessi”. E se a prendere il posto del denaro fosse il buon senso?

Lo scrivere saggi di questo genere ma sopratutto leggerli è un atto politico di buon senso.

 Alessandro De Maio

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