L’INDIGNAZIONE “SINE GAUDIO NEC SPE” DEI “DOTTI” BARCOLLANTI NEL FUMO!

L’EDITORIALE DEL VENERDI di Arai Daniele

immagine di arai danielePerché Mario Palmaro e sodali provocano confusione 

Nel mio scritto di maggio 2012 dicevo che fu istruttiva la lettura del libro «La Bella Addormentata» (BA) di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro (Avamposti, Vallecchi, Firenze, 2011), sul «perché dopo il Vaticano 2º la Chiesa è entrata in crisi. Perché si risveglierà».

Allora esso non è apparso isolato, ma in seguito a altre prese di posizione come quelle di Mons. Gherardini, di Roberto de Mattei e delle testimonianze di alcuni vescovi.

 

A questi libri c’era da aggiungere altri, per esempio quelli di P. John O’Malley s.I., «Che cosa è successo nel Vaticano II (Vita e Pensiero, Milano, 2010); quello di don Andrea Mancinella, «1962 – Rivoluzione nella Chiesa», (Ed. Civiltà, Brescia, 2010), l’altro di don Luigi Villa, Vaticano II DIETRO FRONT, della stessa sua editrice, e «Cien años de modernismo, genealogia del Vaticano II» di P. Dominique Bourmaud (Ediciones Fundación San Pio X, Buenos Aires, 2006). E ancora altri in diverse lingue. Libri vicini ai quali i miei vecchi articoli e traduzioni in materia, così come il mio «L’Eclisse del Pensiero Cattolico», del 1997, hanno solo il pregio modesto dell’anticipo; ma forse pure il piccolo pregio dell’accento dato al gaudio della testimonianza cattolica dove risiede la speranza nella soluzione secondo la legge della Chiesa e i disegni divini per i nostri tempi – miravano alla presa di coscienza per l’auspicata «resilienza cattolica»!

Sembrava allora che lo spazio dato a qualche verità «mal ricordata» si dovesse allargare per giungere alle cause della persecuzione alla divina Tradizione. È passato, però, il tempo di Benedetto 16º e ora siamo a Bergoglio e cosa accadde? Si parla finalmente della causa di tanta desolazione? Vediamo la nuova uscita di Palmaro, beneficiato da una chiamata telefonica del suo papa, seguendo la sua recente indignata manifestazione perché è emblematica di come si possa convivere col fumo senza mettere il causa la sua rumorosa sorgente, anzi, riconoscendo «autorità apostolica» al «fumigatore mitrato».————————————————————————–

[1] Monsignor Brunero Gherardini, ha scritto «Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare», Frigento, Casa Mariana Editrice, 2009, e l’ha indirizzato al Vaticano, con la supplica di chiarire in maniera definitiva gli interrogativi che Il Vaticano 2º pone alla coscienza cattolica. Zero/zero!

Mario Palmaro e il fumo bergogliano nella Chiesa

Sull’ultimo appello di Mario Palmaro, reduce della telefonata, pubblicato da La bussola quotidiana, appaiono le solite superficiali reazioni di altri interlocutori. Possono convenire sul fatto che la situazione della Chiesa è drammatica e le cose volgono al peggio, ma l’arma per “reagire” non sarebbe nemmeno quella dell’invocata pubblica indignazione, ma solo quella della preghiera e della penitenza!

Non hanno ridotto tutto il contenuto profetico di Fatima a questo stesso discorsetto?

Dall’altra parte, l’appello perché i cattolici si alzino in piedi per gridare dai tetti tutta l’indignazione delle loro coscienze… prima che sia troppo tardi, manca di una vera direzione: della causa di tanto danno alla legge naturale e divina della Cristianità.

Ecco i parametri cattolici mancanti per una vera difesa della Fede nella società attuale. Invece, citano Paolo 6º che già aveva avvertito “il fumo di Satana entrato da qualche fessura nella Chiesa”! Sì, ma mentre lo diceva, spalancava le sue porte non solo al fumo! Oggi abbiamo a che fare con una decadenza e una barbarie estrema, per cui, non ci si può limitare alla preghiera e alla penitenza e continuare a subire in silenzio in un angolo, ma nemmeno ci si può mettere a gridare dai tetti, senza testimoniare i nomi dei sommi responsabili della rovina della Cristianità. E chi sono, se non le «autorità conciliari», responsabili della sostituzione dell’Ordine cristiano col nuovo disordine massonico! 

 Con tutta la pena dovuta alla persona di Mario Palmaro, provato da grande penitenza, non sembra logico il suo invito a “gridare dai tetti” sotto lo sguardo benevolo del «papa che non piace»; ma se è costui che parla come il drago per favorire il culto dell’uomo!

Gli amici di Palmaro si dicono preoccupati con la «cultura» imperversante del “Renzi che avanza” – Palmaro insorge: è davvero Renzi il nostro problema? “Cioè: noi davvero potevamo aspettarci che uno diventa segretario del Partito democratico, e poi si mette a difendere la famiglia naturale, la vita nascente, a combattere la fecondazione artificiale e l’aborto, a contrastare l’eutanasia? Ma, scusate lo avete presente l’elettorato del Pd, cattolici da consiglio pastorale, suore e parroci compresi? Secondo voi, quell’elettorato che cosa vuole da Renzi? Ma è ovvio: i matrimoni gay e le adozioni lesbicamente democratiche. Ma, scusate, avete mai ascoltato in pausa pranzo l’impiegato medio che vota a sinistra? Secondo voi, vuole la difesa del matrimonio naturale o vuole le case popolari per i nostri fratelli omosessuali, così orribilmente discriminati? Smettiamola di credere che il problema siano Niki Vendola o i comunisti estremisti brutti e cattivi, e che l’importante è essere moderati: qui i punti di riferimento dell’uomo medio sono Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, le coop e Gino Strada, Enzo Bianchi ed Eugenio Scalfari. Renzi mette dentro nel suo frullatore questi ingredienti essenziali del suo elettorato, miscelandoli con dosi omeopatiche di don Ciotti e don Gallo, e il risultato è il beverone perfetto che tiene insieme la parrocchietta democratica e l’Arcigay. Aspettarsi qualche cosa di diverso da lui sarebbe stupido.”

“Lo scandalo, scusate, è un altro. Di fronte a Renzi che fa il Segretario del Pd e strizza l’occhio ai gay, lo scandalo è ascoltare gli esponenti del Nuovo Centro Destra che dicono: “Le unioni civili non sono delle priorità del governo”. Capite bene? Non è che l’NCD salta come una molla e intima: noi queste unioni non le voteremo mai… Poi, ovviamente poi c’è il peggio: allo stesso Tg1 c’era Scelta Civica che intimava: dobbiamo difendere i diritti delle persone omosessuali. Scelta civica… credo si tratti di quello stesso partito che fu costruito a furor di Todi 1 e Todi 2, e che i vescovi italiani avevano eretto a nuovo baluardo dei valori non negoziabili dietro la cattolicissima leadership di Mario Monti. Poi c’è il peggio del peggio, e nello stesso Tg c’era una tizia di Forza Italia che trionfante annunciava che loro avrebbero miscelarlo le loro proposte sui diritti dei gay con quelle di Renzi. Ho udito qualche rudimentale rullo di tamburo contro le unioni civili dalle parti della Lega di Salvini, flebilmente da Fratelli d’Italia. Punto. No, caro direttore, il mio problema non è Matteo Renzi. Il mio problema è la Chiesa cattolica. Il problema è che in questa vicenda, in questo scatenamento planetario della lobby gay, la Chiesa tace. Tace dal Papa fino all’ultimo cappellano di periferia. E se parla, il giorno dopo Padre Lombardi deve rettificare, precisare, chiarire, distinguere. Prego astenersi dal rispolverare lettere e dichiarazioni fatte dal Cardinale Mario Jorge Bergoglio dieci anni fa: se io oggi scopro mio figlio che si droga, cosa gli dico: “vai a rileggerti la dichiarazione congiunta fatta da me e da tua madre sei anni fa in cui ti dicevamo di non drogarti”? O lo prendo di petto e cerco di scuoterlo, qui e ora, meglio che posso? Caro direttore, in questa battaglia, dov’è la conferenza episcopale, dove son i vescovi? Silenzio assordante. Anzi, no:  monsignor Domenico Mogavero – niente meno che canonista, vescovo di Mazara del Vallo ed ex sottosegretario della Cei – ha parlato, eccome se ha parlato: “La legge non può ignorare centinaia di migliaia di conviventi: senza creare omologazioni tra coppie di fatto e famiglie, è giusto che anche in Italia vengano riconosciute le unioni di fatto…E per la Chiesa, sul cui tema è stata già invitata a riflettere da papa Francesco, in vista del Sinodo straordinario sulla famiglia, “senza equipararle alle coppie sposate, non ci sono ostacoli alle unioni civili”. Amen… È l’arcivescovo di Milano che qualche settimana fa ha invitato nel nostro duomo l’arcivescovo di Vienna Schoenborn: siccome in Austria la Chiesa sta scomparendo, gli hanno chiesto di venire a spiegare ai preti della nostra diocesi come si ottiene tale risultato, qual è il segreto. Del tipo: questo allenatore ha portato la sua squadra alla retrocessione, noi lo mettiamo in cattedra a Coverciano. E guarda la coincidenza, fra le altre cose: Schonboern – che veste il saio che fu di San Domenico e di Tommaso d’Aquino – è venuto a spiegare ai preti ambrosiani che lui è personalmente intervenuto per proteggere la nomina in un consiglio parrocchiale di due conviventi omosessuali. Li ha incontrati e, dice Shonboern, “ho visto due giovani puri, anche se la loro convivenza non è ciò che l’ordine della creazione ha previsto”. Ecco, caro direttore, questa è la purezza secondo un principe della Chiesa all’alba del 2014. E il mio problema dovrebbe essere Matteo Renzi e il Pd?… Renzi che promuove le unioni civili è il prodotto fisiologico di un Papa che mentre viaggia in aereo si fa intervistare dai giornalisti e dichiara: “Chi sono io per giudicare” eccetera eccetera. Ovviamente, lo so anche io che non c’è perfetta identità fra le due questioni, che il Papa é contrario a queste cose e che certamente ne soffre, e che è animato da buone intenzioni. Però i fatti sono fatti. A fronte di quella frasetta epocale in bocca a un papa – “chi sono per giudicare”  – ovviamente si possono scrivere vagonate di articoli correttivi e riparatori, cosa che le truppe infaticabili di normalisti hanno fatto e stanno facendo da mesi per spiegare che va tutto ben madama la marchesa.

 Caro Palmaro, il cattolico sa che il vero Papa è quello che sta sul Trono di Pietro per giudicare e perciò questa parlantina bergogliese non è solo deplorevole per chi appare come l’autorità apostolica, ma è emblematica di chi non ce l’ha.

Infatti, già nella famigerata «Dignitatis humanae», dichiarazione sulla libertà di coscienza e di religione in foro esterno, vi è una palese rinuncia all’autorità cattolica istituita dal Signore per «vincolare» e giudicare in rappresentanza della Sua Parola.

E poiché l’autorità vicaria, quale è quella pontificale, posa il suo «essere» sulla fedeltà all’azione per implementarla, anatematizzando chi la contraddice, qui si inferisce una contraddizione fondamentale con la stessa carica d’autorità divina, che è quella papale. 

La frase “chi sono io per giudicare” è una delle tante che dovrebbero servire ai cattolici per capire di essere davanti al becchino, al latore della “pietra tombale su qualunque combattimento politico e giuridico nel campo del riconoscimento dei diritti degli omosessuali” e tutti gli altri contrari alla Religione divina.

La frasetta di Bergoglio, quindi, malgrado lui, dice tutto: io non ho la Fede del Papa, né la carità di Francesco e se mi prendete per loro, potete solo aspettarvi le Babele della dissoluzione di un mondo acefalo. Si dovrebbe capire che con le sue umili frasette il «papa che non piace» infilza come baccalà tutti gli immemori della norma per cui prima di piacere o no agli uomini, vale la dimostrazione di fedeltà davanti a Dio, di Chi si dice vicario. Sennò, tutto continua a compiersi nel modo peggiore per i baccalà che si lasciano affumicare dal falso incenso conciliare e infilzare dall’anticristo di turno.

L’abominazione è troppo nera per sembrare vera? Per inquadrare i tempi profetizzati dal Signore stesso basta leggere la Bibbia o lo stesso Magistero; quello autentico, che condanna le nuove «teologie» moderniste conciliari, ora in atto.

Il complotto satanico non avviene solo attraverso il satanismo virulento o la perfidia delle logge; l’insidia reale arriva sempre di nuovo nel senso dell’inganno primordiale, del falso maestro del falso bene e delle forme più ingannatrici del falso profetismo di pace e sicurezza. È l’abbandono della lotta con l’inganno della «nuova coscienza» e «evangelizzazione» clericale, in tal modo il nemico è entrato nell’anima della Città santa per agire dal suo interno. Così, non è visto come nemico che demolisce la Fede, ma come «papa che non ci piace», soltanto questo? Si capisce, il Vaticano 2º coi suoi «papi» ha cominciato per spuntare le armi, anzi abolirle: perché “la Chiesa non ha nemici” (G23)! E il resto è venuto a galoppo!

 La vera agonia della Chiesa è nella finta lotta dei «dotti»

Le armi cristiane contro le potenze dell’inferno e i dominatori di questo mondo (cf. Ef 6, 12), non sono carnali (cf. 2Cor 10, 4), ma risiedono nel Santuario della fortezza e nel Sacrificio perpetuo (cf. Dn 11, 31). Ignorano i «dotti» che si è cercato di abolirlo col NOM? Ecco un segno lampante del tempo dei falsi profeti, che giustificano gli utopisti provenienti da elucubrazioni umane, che sopprimono pacificamente ogni segno divino dato per guidare nella traversata dell’oceano delle tragedie umane.

“Ingannano il mio popolo, dicendo: Pace! Pace! Mentre non vi è più pace (Ez 13, 10). Non vi è pace né giustizia nell’irenismo dei compromessi, ma nella vera lotta, che fa il nome dei nemici della Fede. Altro non fu il segno della Croce, e non diverso l’intervento di Maria. Invece qui il nome del demolitore è pronunciato – «una cum» – nel momento più solenne del Sacrificio. Abominio!

Rievocando che «ubi Veritas et Iustitia, ibi Caritas», quando l’inganno e la perfidia invadono proprio il Luogo santo, ogni virtù e impulso fedele può concentrarsi in un solo grido: anatema agli operatori di falsità nell’ordine cattolico dato da Dio per la salvezza; mai più la riverenza a prodotti di conclavi che eleggono epigoni del perfido Vaticano 2º della perdizione!

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