Petizione contro la liberalizzazione della cannabis

Segnalazione del Centro Culturale Lepanto

 

MARIUANACari lettori,

chiediamo la Vostra massima attenzione e collaborazione con la firma ad una importante PETIZIONE lanciata dal Centro Culturale Lepanto sulla proposta di legge di imminente approvazione in Commissione Giustizia che vuole legalizzare la produzione e cessione di cannabis e hashish in Italia.

 Di seguito Le allego il testo della Petizione che speriamo vogliate far conoscere, oggi stesso, ai Vostri amici e conoscenti e pubblicizzare su siti, blog e social network.

 PETIZIONE

 al Presidente del Consiglio dei Ministri, con delega alle politiche antidroga, on. Enrico Letta

 A giorni sara’ votato in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati la proposta di legge C. 1203, (abbinato con C. 971) primo firmatario l’on. Daniele Farina, «in materia di coltivazione e cessione della cannabis indica e dei suoi derivati».

 La proposta di legge, nel primo articolo, prevede che non siano «punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e della cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore».

 Si potrebbe verificare quindi che maggiorenni, singoli o consorziati tra loro, mettano in piedi piantagioni di cannabis per farsi ampie provviste, per “uso personale”, in ambienti frequentati da minori o, all’aperto, vicino ad asili nido, scuole e parchi dove si potra’ anche apertamente consumare e distribuire, a maggiorenni, “piccoli quantitativi” di marijuana e suoi derivati come l’hashish.

 Anche al Senato e’ stata presentata una proposta analoga dal sen. Luigi Manconi (S. 1222).

 Queste iniziative sono la logica conseguenza della legalizzazione dell’uso di droga introdotta in Italia dalla legge n. 685 del 1975, allora con l’escamotage del “limite” della cd. “modica quantita’”.

 Una legge che determino’ una svolta antiproibizionista del nostro ordinamento e che venne costruita in collaborazione con i maggiori gruppi della sinistra che allora veniva chiamata ‘extraparlamentare’: Manifesto, Lotta continua, Avanguardia Operaia.

 Gli stessi ambienti politico-culturali da cui provengono l’on. Daniele Farina, noto esponente del Centro Sociale Leoncavallo di Milano, e il sen. Luigi Manconi, gia’ dirigente nazionale di Lotta Continua.

 Due anni dopo aver sancito il diritto all’uso di droga, nel 1977, si registro’ il primo morto per overdose nel nostro Paese insieme all’avvio clamoroso di tutti i drammi e problemi sociali conseguenza della diffusione dell’uso delle sostanze stupefacenti.

 Oggi come ieri le motivazioni addotte per le legalizzazioni sono risibili, come la pretesa di diminuire il traffico illegale di droga e la criminalita’ ad esso collegata.

 Ogni politica di legalizzazione ha infatti sempre creato un mercato “grigio”, che si origina a margine della filiera delle coltivazioni legali, oltre al mercato “nero”, a cui quello legale si affianca senza mai sostituirlo, ma il cui giro di affari aumenta con il diminuire della censura istituzionale.

 Un esempio?

 Nello stato del Kansas al traffico di droga proveniente dal Messico ora si e’ aggiunto quello dal vicino Colorado dove si produce legalmente marijuana, piu’ richiesta dai tossicomani perche’ piu’ potente di quella contrabbandata dai narcos messicani che pero’, essendo piu’ economica, trova una sua domanda da soddisfare.

 Anche le coltivazioni legali di cannabis con il vincolo dell’uso personale sono una opportunita’ per la criminalita’ organizzata.

 Se ne e’ reso conto il Canada che aveva concesso licenze per produrre in proprio la marijuana a persone autorizzate ad utilizzare la cannabis come medicina.

 Dopo l’infiltrazione della criminalità organizzata che ha approfittato delle coltivazioni casalinghe sparse in tutta la nazione, il Governo canadese le ha di nuovo vietate dando ordine che queste debbano essere tutte distrutte entro il mese di marzo prossimo.

 Egualmente il mito che la legalizzazione delle attivita’ legate alle droghe vedrebbe meno detenuti nelle strutture penitenziarie, va letta in senso opposto.

 Grazie alla severa legislazione antidroga in Svezia, dove un minore puo’ essere arrestato perche’ e’ sotto l’effetto di droga anche se non ne e’ in possesso, lo scorso dicembre sono state chiuse quattro carceri mentre in quelle aperte ci sono posti liberi rispetto alla capienza.

 Anche l’Islanda, l’unica nazione al mondo che basa le Politiche di Prevenzione su un sistema scientifico e con risultati straordinari, sanziona penalmente le condotte relative alle sostanze controllate e regolamentate dalle Convenzioni delle Nazioni Unite.

 Le sanzioni in quei paesi sono severe, e riguardano tutte le droghe, perche’ e’ dimostrato che a fronte di una diminuzione della disapprovazione sociale c’è contemporaneamente un aumento del consumo.

 «La piaga del narcotraffico, che favorisce violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società – ha esortato Papa Francesco nel suo viaggio in Brasile, ammonendo come – Non è con la liberalizzazione delle droghe, come si sta discutendo in varie parti dell’America Latina, che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica».

 Bloccare l’iter delle proposte di nuove legalizzazioni puo’ costituire un primo “atto di coraggio” utile per ritornare sul cammino che porta ad una società libera dall’uso di droga.

PER QUESTO CHIEDIAMO

– di bloccare l’iter delle proposte di legge alla Camera ed al Senato che pretendono dare tutela giuridica alla produzione ed alla cessione della cannabis e dei suoi derivati;

 – di abrogare ogni legittimazione da parte delle Istituzioni dell’uso di droga riformando la legge 685 del 1975;

 – di avviare politiche sociali nazionali su basi scientifiche, e non piu’ ideologiche, prendendo a modello quelle di grande successo elaborate in Islanda.

 

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