Qual è l’enigma dei «papi buoni» – della libertà che vi farà veri… ?

L’EDITORIALE DEL VENERDI  di Arai Daniele

PAPI ERETICI«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

La libertà ha per oggetto il bene conforme alla ragione. La libertà di errare «dimostra che siamo liberi, come la malattia, che siamo vivi, ma dell’umana libertà non è che difetto»; «Il poter peccare non è libertà, ma schiavitù», insegna san Tommaso.

Eppure, sembra sempre più un gesto carico di bontà quando chi detiene autorità, apre ad ogni libertà dell’«evoluto mondo moderno» infettato dalla libertà di errare e di mentire ai più alti livelli civili e clericali; in un’età che si ritiene adulta mentre è solo adultera.

La questione era ancora limitata nel tempo di Pio XII a quel mondo liberale educato dall’ingannevole scientismo odierno, ma ora è legata alle menzogne conciliari con inaudite conseguenze per l’intera sorte della vita umana in terra.

Così, se l’enigma dei «papi buoni» pare spuntare come un vertice clericale, in realtà esso è piuttosto la punta di un iceberg sorretto da una colossale piramide di poteri terreni poggiati su un mare di errori sinistri, di piani segreti e atroci delitti, diretti ad aggiornare la coscienza umana in vista di un «nuovo ordine mondiale»; processo terminale per svincolare le anime dall’Ordine della Verità incarnata nel mondo.

La questione chiave versa su una «libertà di coscienza» autonoma, proprio quella che, secondo i Papi e per Gregorio XVI, riguardava l’«apertura del pozzo dell’abisso».

Per decifrare un enigma di portata terminale occorre seguire le tappe secolari della ribellione umana divenuta poi rivoluzione dalla trasgressione primordiale riguardo alla scienza assoluta del bene e del male. Da allora, infatti, un mare d’idee avanzò per alterare la nozione stessa di libertà e di colpa; per abolire la verità sul peccato originale.

Eppure, fu per restaurare la natura umana indebolita da esso che il Redentore soffrì la Passione da cui nacque la Sua Chiesa. Essa, di fronte al tentato oscuramento operato mediante il falso concetto di libertà di coscienza, cruciale per la vita personale e sociale, si è sempre pronunciata invocando riparazione a simile male, accusando e condannando i pensieri devianti: dallo gnosticismo al modernismo.

L’enigma storico riguarda oggi il processo secolare d’adulterazioni dei termini della «libertà delle coscienze» di fronte alla Verità divina in «libertà di coscienza autonoma», che con visione ecumenista non esclude nemmeno un po’ di misticismo esoterico.

La prima questione, quindi, per decifrare l’enigma dei «papi buoni», riguarda il come e il quando questa “malattia” cominciò a infettare gli uomini della Chiesa confrontati con la confusione sul rapporto vitale per l’uomo nei tempi moderni tra la verità e la libertà; confusione che raggiungeva dimensioni sociali e religiose tali da richiamare un passo fatale del libro dell’Apocalisse per figurare la rovinosa realtà di aperture abissali al male.

 

L’inizio della profonda rivoluzione nella politica vaticana

L’attacco rivoluzionario contro la Chiesa avvenne su tutti i fronti: militare, diplomatico, politico, culturale e anche religioso, con le idee liberiste dell’abate Lamennais. Roma reagì subito, ma la visione globale del problema della «libertà di coscienza», a causa delle scelte politiche «cristiane» si è annebbiata in campo cattolico.

La questione era di sapere se la direzione del pensiero fedele orientava a soluzione oppure se i pesanti cambiamenti determinavano nuovi modi di pensare. Al Papa si intimava, per seguire i tempi, che si riconciliasi con le «libertà» del mondo moderno, ormai affermate come diritto assoluto nei cosiddetti “diritti dell’uomo”.

La missione cattolica implicava invece l’opera di confermazione dell’ordine naturale e divino, avversato dalla mentalità moderna. Per approfondire la questione, si legga il libro «Da Lamennais a Maritain» del dotto Padre Julio Meinvielle, edizione italiana curata da Padre Ennio Innocenti.

Si voleva un «liberalismo cattolico»! Ma basta ricordare che il liberalismo in sostanza attribuisce priorità delle libertà umane sulle verità divine, per capire l’assurdità della questione, spiegata abbondantemente nei documenti dei pontefici di allora.

Era il liberalismo religioso che dal XIX secolo ha fatto grandi tentativi per asservire il pensiero cattolico e agguantare il timone della Chiesa pretendendo che questa gli si conformasse per “aggiornarsi” ai tempi.

Così, tale liberalismo è avanzato in mezzo a un clero decadente fino ad avere i suoi «papi» ed essere “battezzato” e introdotto in una dottrina che chiamarono «conciliare».

Si compiva la soluzione voluta dal mondo: conciliare Rivoluzione e Fede.

Nel campo detto «filosofico», ciò avvenne con Roncalli che convocò il Vaticano 2º e finalmente Montini, che convocò il laico Jacques Maritain come suo consulente.

Tale liberalismo fu dunque una tentazione dello stesso tenore del serpentino sussurro originale, quasi impercettibile ai più, ma sempre volto a “liberare” le coscienze dalla verità del Verbo divino. Mentalità riconoscibile perscrutando le ribellioni del pensiero umano lungo l’intero arco storico, errore le cui imprese approdarono a uno sfrenato abuso di ogni libertà nell’era post-rivoluzionaria. E il colmo fu raggiunto dalla «classe clericale» portatrice dei miasmi modernisti e massonici, ma riuscita a scalare e occupare il Vaticano. Con Bergoglio siamo al suo ultimo scampolo.

 

Come si arrivò a quest’ora della grande passione della cattolicità

Per l’abate Lamennais, aperto alle bontà dei diritti rivoluzionari, il diritto alla libertà è un fatto universale, in cui s’inseriva quello della libertà della Chiesa, come una specie nel proprio genere. Si trattava di quel progresso illuministico che poi col Vaticano 2º sarebbe incorporato alla dottrina conciliare, come dichiarò Ratzinger a V. Messori.

Tale posizione, quanto alla libertà religiosa, aveva per conseguenza logica la totale separazione tra Stato e Chiesa, perciò della legge degli uomini dalla Legge di Dio. Lamennais aveva pure una tendenza gnostica dimostrata nelle opere di P. Meinvielle, come di Etienne Couvert («La gnose contre la foi»). Il guaio è che tali tendenze erano dominanti negli ambienti clericali e così proprio nel nostro tempo i cattolici hanno visto riemergere, come da un profondissimo pozzo, quella marea di vecchi errori riaffermati, – horribile dictu – in nome della Chiesa e della sua autorità apostolica.

Ecco come la mentalità illuministica dei finti «buoni» è riuscita a condizionare il pensiero religioso detto cattolico col suo modernismo. È il grande enigma presente: la mentalità ribelle plasmata per operare l’inversione del senso della libertà umana ha assunto sovranità pontificale; proprio quella fondata sui principi della verità immutabile sembra messa a servizio dell’altra che si presenta per cambiare la Chiesa cattolica. Si tratta di un inganno smisurato, ma naturalmente la colpa è anche di chi lo accoglie in nome di una falsa devozione al Papato. Per farlo tutte le scuse servono da entrambi le parti. Un esempio: per mantenere l’apparenza cattolica, i «papi buoni» possono anche criticare il divorzio, l’aborto, le unioni omosessuali, la mentalità laicista. Ma, poiché approvano la libertà di religione e di coscienza come un diritto in foro esterno, con ciò approvano pure la volontà popolare espressa col «libero voto» capace di decidere che l’aborto volontario non sia più un male e quindi diviene un diritto e persino un «bene». Le aperture dei «papi buoni» non favoriscono in apparenza l’aborto, ma poiché servono a democratizzare la coscienza religiosa secondo pastorali aperte a ideologie dominanti, sostengono di fatto quel potere satanico diretto a laicizzare le società; a demolire quanto resta non solo dell’ordine cristiano, ma anche quello naturale ponendo in gravissimo rischio l’ordine in questo mondo e la salvezza nell’altro.

Sono le insidie scordate dalle maggioranze religiose e politiche, ormai assuefatte a quel sussurro, oggi sotto forma di progresso sociale, scientifico, tecnico e religioso, per “liberare” le coscienze e poi i popoli dal Verbo divino.

 

La direzione del «buonismo conciliare»: un enigma storico?

Poiché tale mutazione per la liberazione religiosa delle coscienze iniziò insinuata come dottrina proprio da quel «papa buono» di funesta memoria, ecco l’aspetto allucinante dell’enigma storico: il volto del tentatore che coincide con quello buonista della nuova classe di «papi buoni», che vogliono ignorare il rapporto della «libertà di coscienza» con l’apertura degli abissi sigillati dal Sangue del Salvatore.

Il percorso di tale mutazione pareva mascherata, in materia religiosa, dai due termini evocati nella vita politica moderna: destra e sinistra. Che male ci sarebbe se il «papa buono» volesse una sterzata a sinistra? Il problema è che, mentre nel campo politico le posizioni possono variare, riguardo la verità, il modo religioso di pensare più che di posizioni si definisce da una direzione. E ci sono solo due: la direzione della fede e quella della gnosi – pistis o gnosis. La prima – la fede – comporta l’ossequio della ragione – rationabile obsequium – alle verità rivelate da Dio all’uomo, con tutte le loro conseguenze logiche. Qui l’uomo è rivolto verso Dio, ha in Dio il suo riferimento, ne esegue i comandi e ne segue le indicazioni. Questa è la conversione a Dio e non alle creature, pure in veste papale: conversio ad Deum et aversio a creaturis.

Nella seconda l’uomo volge le spalle al suo Creatore e fa riferimento a se stesso per rivolgersi ai suoi simili; il suo pensiero giudica del bene e del male (Bergoglio dixit).

Seguire questa seconda via, però, vuol dire andare aversio a Deo et conversio ad creaturas che è la definizione stessa di trasgressione, inganno e peccato. Tutto ciò, che comprende anche eventuali intuizioni o presunte ispirazioni dichiarate divine, come soleva fare Roncalli e poi i successori. Qui s’identificano in senso lato la direzione dello «gnosticismo». Quale altro nome dare all’operazione mentale che “aggiorna” la direzione del pensiero cristiano alle trovate e «pentecosti» dei nuovi tempi?

La direzione del «pensiero» dei «papi buoni» è davvero un enigma storico? Affatto, essi si dichiarano apertamente per la libertà di pensiero della direzione illuminista.

Allora il vero enigma è piuttosto l’altro che versa sulla vera autorità di chi segue e guida nella direzione del pensare secondo il mondo. Nella prima direzione del pensare, secondo la fede, si vive come si pensa e si pensa come si crede. Nel secondo caso si crede come si pensa e si pensa come si vive; la vita presente, con i suoi bisogni e preferenze determinerebbe il vero e il giusto per quel momento. Del resto il bene sarebbe in via di evoluzione verso un futuro, perché tutto cambia, spesso in meglio, secondo il credo rivoluzionario che è il nuovo potere mondiale. Tale pensiero in religione è il modernismo, a cui i «buonisti papali» aderirono allegri e, come si sa (lo dicono loro stessi), senza escludere le fonti oscure delle idee umanitariste, illuministe e  perfino antroposofiche degli iniziati all’esoterismo teosofico.

Può essere un enigma la definizione dell’autorità cattolica di un Vicario di Cristo?

Giovanni 23 usava dire che non importa da dove si viene, il passato – ma dove si va – il futuro. Ora, princìpi e fini sono legati all’inizio, quindi al passato della Tradizione. Un futuro slegato da essa si nutre solo di utopie. Ma un’autorità slegata dalla sua origine; dalla sua ragion d’essere, nel caso del Papa, al suo passato apostolico, che cos’è?

Per i modernisti la realizzazione di sogni chimerici, come descritti da San Pio X, sono l’obiettivo della vita sociale, quel «fine» che giustifica i mezzi, come siano le alleanze pericolose con ogni utopismo materialista o gnostico; quel «fine» così accarezzato dalle proprie idee, anche religiose, da giustificare perfino la simulazione, l’ipocrisia e lo spergiuro, mezzi per chi segue la carriera clericale che può portare al trono che giudica dei mutamenti del mondo!

Poiché questa è la direzione seguita dai «buoni papi» conciliari, sappiamo che non sono legati ai principi apostolici per rappresentare Nostro Signore Gesù Cristo, non sono veri papi, ma solo simulacri papali per servire l’avversario.

Ecco il grande enigma per cui i così detti «papi buoni» sono accolti nella Chiesa.

Non è servita nemmeno la visione del Segreto di Fatima raffigurante l’ora dell’estrema persecuzione con l’eccidio virtuale del Papa cattolico e il suo intero seguito fedele, visione che sarebbe più chiara precisamente nei primi anni di Giovanni 23.

Non è servito nemmeno il fatto di essere stato proprio lui a censurarlo il Messaggio della Madre di Dio allora, quando iniziava nell’ambito della Chiesa la sovversione conciliare contro la Fede, avvolta da somme falsità, dalle «nuove pentecosti» capaci di irretire gli stessi eletti, come profetizzato da Gesù.

L’esito della rivoluzione religiosa sotto il nome di aggiornamento della coscienza della Chiesa sembra oggi quasi impercettibile nel presente mondo scristianizzato. Eppure è clamorosa nella sfera spirituale come autentica perversione della coscienza umana in rapporto a Dio, quando viene messa a morte la Sua Autorità in terra.

Non è forse quel che fa vedere il Terzo Segreto di Fatima?

L’esito di tale inversione di rotta del pensiero cattolico non poteva che devastare la vita dei popoli e della Chiesa. Visti tali frutti, di conseguenze apocalittiche, può ancora essere un enigma il fatto di questa caduta dal Cielo sulla terra di quanti appaiono come «papi buoni», ma sono solo scampoli dell’Anticristo finale? No. L’enigma è ormai nella massa spensierata che li festeggia. La risposta su quale sia l’enigma dei «papi buoni» – della libertà che fa i scemi, non può essere altra che l’avvenuta grande apostasia profetizzata dal Signore.

 

 

7 Risposte

  • Arai Daniele non è italiano. Gli si può concedere un errore grammaticale che correggiamo. Quanto al Vangelo, non prendiamo certamente lezioni da uno come lei.

  • Rispondo a Genny domandando a quale lingua o grammatica corrisponda questo nome e a quale genere appartenga il suo/a titolare, che ringrazio per la correzione grammaticale corredata da una lunga spiegazione. Certo che m’interessa, anche perché versa su un dubbio (?) diffuso secondo l’interessante autore, citando quel che è certo «secondo quasi tutti gli autori» – non tutti. Di modo che di «grave» devo rilevare solo il suo livore e stupidità, quando su un argomento che riguarda la difesa della Fede, di fronte ai falsi profeti di turno, non ha di meglio da obiettare. Fa pena, in qualsiasi credenza e lingua!

  • Il principale problema della contemporaneità: gli errori grammaticali dei tradizionalisti !?! Che scandalo! Che sciagura!

  • Caro/a Genny, non capisco se siate uomo o donna, comunque l’articolo rispecchia la realtà, qual é ( ho scritto bene? ) il problema?

  • Genny, ci può cortesemente spiegare perché usa dettagliate spiegazioni per un errore grammaticale mentre per il richiamo alla rilettura del Santo Vangelo non usa alcun riferimento ? Dove l’errore ?

  • Leggo spesso gli articoli di Arai Daniele, che trovo chiari nella loro logica, anche se con difetti di punteggiatura che mi rendono ardua la lettura, alcune volte. Ciò avviene perchè le argomentazioni fornite sono sempre molto raffinate e profonde e necessiterebbero di una grammatica eccellente per una comprensione massima. Ma che un/a Genny abbia il “coraggio” di paragonare la conoscenza della lingua italiana con la conoscenza del Vangelo, mi fa veramente indignare.
    Grazie ad Arai Daniele per quanto scrive spesso e espone le sue idee molto condivisibili !

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