Siria. I crimini dei “ribelli” sui profughi palestinesi

 Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

SYRIAdi Giovanni Sorbello

In Siria il conflitto ha travolto anche la già sofferente comunità dei profughi palestinesi, soprattutto i residenti del campo di Yarmouk, a sud di Damasco, coinvolti in violenti combattimenti con i “ribelli” siriani. Nelle ultime settimane si è tentato di raggiungere ad un accordo per permettere il rientro delle centinaia di famiglie fuggite dal campo a causa degli scontri, e permettere l’ingresso di rifornimenti di prima necessità per una popolazione ormai al collasso.

“Il cibo e la carenza di medici hanno ucciso almeno 41 persone negli ultimi tre mesi a Yarmouk, riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Proprio a seguito di questi accordi un gruppo di oltre trecento rifugiati malati doveva lasciare il campo di Yarmouk per ricevere cure e trattamenti, ma i cecchini “ribelli” gli hanno sparato contro impedendogli di lasciare il campo. I miliziani hanno aperto il fuoco anche contro i membri del comitato popolare del campo e i militanti palestinesi. I cecchini del gruppo terroristico Stato Islamico dell’Iraq e del Levante ha fatto fuoco contro i membri del comitato di soccorso popolare e del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale. Negli scontri sono rimaste ferite diverse persone, compresi dei medici.

Nel campo profughi palestinese di Yarmouk, il più grande nella regione, vivevano circa 170mila persone, ma decine di migliaia sono fuggiti dopo che i “ribelli” sono entrati nel campo compiendo ogni genere di atrocità contro i civili. La Siria è ufficialmente la patria di quasi 500mila profughi palestinesi, ma circa la metà sono fuggiti a causa del conflitto.

Solo negli ultimi giorni in seguito ad accordi raggiunti tra fazioni palestinesi e “ribelli” siriani i primi convogli di aiuti hanno avuto acceso al campo, grazie anche al coordinamento dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa).

 Articoli che potrebbero interessare

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *