Anita Ramelli, madre di Sergio, premiata dalla provincia di Milano

Segnalazione Quelsi

 di Riccardo Ghezzi

 

SERGIO RAMELLIAnita Ramelli, madre di Sergio, è scomparsa lo scorso 24 dicembre, vigilia di Natale, portando con sé la dignità e la compostezza con cui ha combattuto il dolore di questi ultimi 38 anni. La vile uccisione del figlio Sergio per motivi riconducibili all’odio politico, nel lontano 1975, da parte di un commando di otto studenti di Avanguardia Operaia, ha lasciato un segno indelebile nella memoria di una donna che ha lottato con coraggio e determinazione alla ricerca di una giustizia che non ha mai davvero avuto.

 


Oggi, però, la determinazione di un’altra donna permetterà ad Anita Ramelli di essere premiata con la massima onorificenza concessa dalla Provincia di Milano: il premio Isimbardi alla memoria.
Lo ha voluto fortemente, e ottenuto, Roberta Capotosti, consigliere di Fdi. Grazie alla sua insistenza, il presidente della provincia Guido Podestà premierà Anita Ramelli.
Ecco le motivazioni proposte da Roberta Capotosti:

La mamma di Sergio, Anita Pozzoli vedova Ramelli, era una donna coraggiosa che ha dovuto passare prove tremende. Trascorsi appena tre anni dalla morte del figlio, perse anche il marito, che non si era mai ripreso da quella tragedia. Ha cresciuto da sola gli altri due figli. Non è mai cambiata negli anni: quegli occhi gonfi di chi ha pianto troppo, quell’espressione fragile ma al tempo stesso decisa, a volte smarrita nell’immensità del dramma che l’ha colpita, a volte risoluta oltre ogni immaginazione nell’affrontarlo. E’ la stessa “mamma Ramelli” che si preoccupava dei ragazzi che vegliavano per suo figlio morto, la stessa che sembrava quasi nascondersi il giorno del funerale, la stessa che trovò la forza, dodici anni dopo, di deporre in tribunale per ricostruire non solo l’agonia del figlio, ma il martirio a cui tutta la famiglia fu sottoposta per opera dei compagni degli assassini. La stessa che ha rinunciato al cospicuo risarcimento economico stabilito dalla sentanza di condanna degli assassini del figlio. La stessa che non ha mai chiesto vendetta ma sempre e solo giustizia. Che ha avuto sempre fiducia, nonostante tutto, nella magistratura. La stessa che ha sofferto in silenzio tutta la vita e che, in silenzio, si è spenta.
Anita Pozzoli vedova Ramelli ha affrontato il dolore con dignità, invocando sin dal principio giustizia e non vendetta. La compostezza mostrata durante il processo agli assassini del figlio, celebrato nella seconda metà degli anni Ottanta, ne rivelano la caratura morale di una persona unica, indimenticabile. La scelta di continuare a vivere tutta la vita nella stessa casa dal cui balcone si vedeva il luogo del barbaro assassinio del figlio Sergio, dimostrano una forza difficilmente immaginabile ed equiparabile. Un Esempio per le giovani generazioni. Per quanti hanno avuto il privilegio di conoscerla. Per quanti ne sentiranno parlare in futuro. Per quanti verranno. Perché nessuno mai più provi così tanto dolore. Perché il suo dolore si ricordi per sempre
.”

Riccardo Ghezzi 

 

7 Risposte

  • Ricordo benissimo quel periodo in cui le menti di giovani frustrati,sconvolte dall’ideologia assassina , comunista, arrivavano ad uccidere con la convinzione di “punire il fascista” . Quello ritenuto tale !
    Ricordo benissimo l’orrore che provai alla notizia del pestaggio , con spranghe, del povero Ramelli.
    E ricordo ancora, con schifo,( è l’unica parola che mi viene) di aver saputo dai giornali che i responsabili dell’omicidio erano cresciuti tranquilli formandosi una famiglia, dopo aver studiato medicina e chirurgia. Prprio la facoltà che insegna (dovrebbe insegnare…)a rispettare la vita !
    Sono evidentemente i figli di una generazione perversa, quella delle stragi di migliaia di fascisti nl dopoguerra, così come ha descritto con il coraggio della verità Pansa nei sui libri sconvolgenti.
    Tranquillamente questi perversi hanno sposato e figliato senza avere avuto mai alcun scrupolo dopo aver massacrato Sergio Ramelli, fino a fargli fuoriuscire materia cerebrale. Sono stati scoperti dopo accurate e lunghe indagini. Loro mai si erano scoperti nel loro delitto !
    Ben venga dunque un’onorificenza a questa donna eccezionale; speriamo che la proposta diventi realtà !

  • I miei genitori donarono spontaneamente alla Patria – non al Fascio, perché non furono mai fascisti – le loro fedi nuziali.
    A guerra finita le hanno ricomprate, senza recriminare.

  • Genny esposito è il prezzemolo dei blog di tradizione cattolica. Chissà perchè arriva dove sente odore di santità cercata. Forse non la conosce e vuol sentirne almeno l’odore.
    Infatti da quanto scrive sempre è ripieno di veleno mortifero e cerca di buttarlo fuori appena può….e si legge !

  • x Genny Esposito.
    Sono stupito del suo cinismo e della sua incredulità nei miei confronti. Non vedo quali elementi lei abbia per mettere in dubbio l’operato effettivo dei miei defunti genitori. Ricordo perfettamente l’alto senso del dovere, dell’onestà e del rispetto per la Patria che essi coltivavano e hanno insegnato a noi figli. Non si tratta di leggenda o mitologia, ma la pura realtà, anche se riconosco che molti dei loro coetanei erano meno virtuosi. Ringrazio Dio di avermi dato tali genitori. Ricordo perfettamente, da bambino, la nostalgia che mia madre provava per la fede nuziale, un oggetto dal valore affettivo inestimabile, come dice lei, e la gioia immensa quando più tardi, raggranellati i sudati risparmi, poterono ricomprarne di nuove e le portarono al parroco per farle benedire: io c’ero. Non ricordo nessuna invettiva contro il governo o la patria che le aveva richieste. So per certo che prima della guerra fu offerto a mio padre un posto di lavoro importante, se solo avesse preso la tessera del fascio. Non la prese e rimase com’era.
    Questo in città era risaputo da molti, per cui dopo la guerra il nuovo partito dominante in Comune gli offrì un nuovo posto di lavoro più importante se…. avesse preso la tessera del PCI. Da uomo libero e onesto rifiutò anche quella. Da figlio, ne sono orgoglioso, per cui non capisco ( e mi dispiace molto per lei) il suo livore, la sua rabbia contro Dio e contro gli uomini diversi da lei, che la fanno dormire male e vivere meschinamente nell’autolesionismo.

  • Benedetto, finora abbiamo tollerato per carità cristiana ma ora calerà l’ “oscurantismo clericale” della legittima CENSURA nei confronti dei commenti di Gennaro Esposito perché è solamente un provocatore.
    Preghiamo per lui e i suoi simili in questo periodo quaresimale.

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