Crimea al voto: le folli rappresaglie UE colpiranno gli europei

Segnalazione Quelsi

 di Max Ferrari

CRIMEA3Oggi la Crimea ha votato e domani la Ue dichiarerà guerra alla Russia: guerra commerciale ma pericolosa, soprattutto per chi provoca e aggredisce senza avere né ragioni né mezzi.

E’ il caso della cupola di Bruxelles che, dopo aver detto che Putin è un dittatore, ora lo accusa di aver promosso un libero referendum sull’autodeterminazione che invece la UE “in nome della democrazia” vorrebbe impedire. Ma il punto è un altro.

Dato che era già scontato che il risultato fosse una richiesta di annessione alla Russia, come in effetti confermano exit poll e primi risultati, Washington e Bruxelles hanno già fatto sapere che contro Mosca scatteranno sanzioni commerciali. Con una differenza: gli Stati Uniti, che a torto o ragione continuano a vedere nella Russia il loro naturale antagonista, sono una potenza energeticamente autosufficiente, con un basso interscambio commerciale con Mosca e possono permettersi di tornare alla Guerra Fredda, mentre l’Europa, che con una Russia alleata sarebbe diventata grande potenza, con Mosca nemica rischia il collasso. Sei Paesi tra i membri UE sono totalmente dipendenti dalla Russia per i rifornimenti energetici, altri 7 a partire dal colosso Germania viaggiano al 50% con “benzina” russa e l’Italia si attesta intorno a un considerevole 35%. Smettere di acquistare il gas sarà un danno più per noi che per i russi e chi sostiene che senza gli acquirenti UE la Russia sarà in ginocchio dice il falso: il Cremlino aumenterà i rifornimenti all’assetata Cina, alla Corea e al Giappone che dopo il disastro nucleare è completamente dipendente dall’estero. Mosca avrà un danno rimediabile mentre l’Europa si metterà nelle mani degli arabi con annessi e connessi (vedi Libia) e rischierà prezzi altissimi e collasso energetico.

Esagerazioni? Per niente: pensiamo al Turkmenistan che, corteggiato per anni dalla UE, ha deciso di vendere il suo gas ai cinesi provocando il fallimento del progetto del gasdotto Nabucco su cui UE e USA investivano da anni. Se il solo venir meno della produzione turkmena ha provocato tale sconquasso figuriamoci cosa può avvenire con la chiusura del rubinetto russo, ma Bruxelles addirittura rilancia e il ministro europeo per l’Energia ha detto che la UE bloccherà i negoziati sul gasdotto South Stream che dalla Russia dovrebbe portare nuova linfa all’Europa passando per i Balcani e per l’Italia.

Un progetto che Obama e Bruxelles han sempre ostacolato e cui Berlino è poco interessata (tanto la Merkel si tiene stretta l’altro gasdotto russo che, passando nel Baltico e saltando l’Ucraina arriva in Germania) ma che Roma impegnata fortemente nel progetto, con ENI protagonista, dovrebbe difendere. Dovrebbe.

Invece l’Italia si lancia nella disfida economica senza contare che se i russi contrattaccassero seriamente sarebbero dolori. Si dice che Mosca starebbe pensando di vendere i buoni del tesoro dei paesi ostili, di bloccare l’importazione delle merci non indispensabili, di interrompere i progetti industriali comuni e di rimpiazzare le riserve in euro con altre divise.

Oggi a Bruxelles ci si balocca con l’idea (tutta da verificare per tempi, modi e quantità) che il gas russo possa essere sostituito dallo shale gas americano (al momento non esportabile) ma nessuno dice come alcune già fragili economie della zona UE sopperiranno alla mancanza di export verso Mosca e alla mancanza di investimenti e turismo russo. Le sanzioni saranno una mazzata per tutti: da Lisbona a Mosca passando per Madrid e Roma, con una differenza: a dispetto di chi pensa di piegarli, i russi non molleranno. Si tratta di un popolo abituato a stringere la cinghia, forgiato alla resistenza, sanamente reazionario e coeso oggi come non mai dietro a Putin che proprio grazie ai subdoli attacchi congegnati prima in occasione delle Olimpiadi e poi in Ucraina, gode di un consenso mai visto ed è il vero comandante in capo di una nazione orgogliosa di sé. Dall’altra parte c’è un’Europa disabituata alle lotte e alle rinunce. Facile prevedere che chi crollerà psicologicamente di fronte alla crisi economica comune non sarà la Russia

Max Ferrari | marzo 16, 2014 alle 10:23 pm | URL: http://wp.me/p3RTK9-47e

 

 

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