In che mani è Verona?

di Matteo Castagna*

 

banner (2)All’inizio degli anni’80 la sfera della comunicazione politica appare trasformata negli strumenti e nel linguaggio. La comunicazione dei partiti si adatta ai modelli della televisione contraendo i tempi e basandosi sulla forza comunicativa delle immagini. 

L’immagine ribalta il suo rapporto di sudditanza e dipendenza dalla parola. Su questo ha costruito la sua potenza Berlusconi, ma anche Renzi (per questo sembrano così simili). Tosi non è da meno. E da politico di razza lo ha capito, ingaggiando un professionista di comunicazione pubblica, che gli ha cucito addosso, prima l’immagine dello Sceriffo modello Gentilini e poi quella del Democristiano modello Sboarina. A seconda delle interpretazioni pragmatiche del presunto sentire comune del momento. E’ l’adattamento del trasformismo di convenienza, che prima parla alla pancia, poi al portafoglio e infine al perbenismo ipocrita dell’italiano medio, a seconda delle circostanze. 

 Oggi Tosi, probabilmente vedendo trasformarsi il suo “Ricostruiamo il Paese” in “Riposi in Pace” tutto il faraonico progetto, sembra voler scegliere una candidatura alle elezioni europee, ufficialmente per aiutare una Lega ai minimi storici a prendere almeno un seggio in Veneto. Dando per scontato che la sua figura sia in grado di produrre questo risultato. Nella politica dell’immagine, però, il suo obiettivo non può essere quello di finire davvero nel cimitero dorato dei trombati più o meno illustri. E’ lui stesso a dirlo. In caso di elezione, lascerebbe il posto al primo dei non eletti, probabilmente l’uscente Lorenzo Fontana, che altrimenti avrebbe poche possibilità di riprendersi la poltrona a Bruxelles.

 Ma è solo questo? Tosi è il buon Samaritano della causa padana, in cui negli anni ha dimostrato di credere tanto quanto il suo amico Napolitano? Nella politica dell’immagine, egli ha bisogno di un test per se stesso e di uno per il suo partito. A fronte dei gravi scandali che hanno investito la sua Amministrazione, il buon Flavio deve sentire se è davvero riuscito a far passare il messaggio per cui sarebbe una sorta di “Santa Maria Goretti”, circondata da persone probabilmente sbagliate (seppur scelte o mantenute da lui nei ruoli che rivestono), oppure sia passata l’immagine del capo di un sistema di potere dal quadro inquietante, come denunciato pubblicamente, in primis dalla “destra” non rappresentata a Palazzo (Verona Pulita, Forza Nuova, Cattolici Tradizionalisti, Difesa Sociale, Comunità Identitaria ecc.).

 Per far questo, ha bisogno di presentarsi ad imminenti elezioni, ove vi siano le preferenze, per misurare il suo reale consenso. Contemporaneamente, qualora questo consenso rimanesse alto, dimostrerebbe al suo partito (ma non solo), in parte recalcitrante nei confronti della sua linea e dei suoi metodi, di essere ancora un cavallo vincente e non colui che ha affossato la Liga Veneta, come dirigenti e militanti gridano dai tetti, soprattutto del Veneto orientale, ma anche della Lombardia. E’ risaputo, infine, che l’eventuale elezione all’Europarlamento è incompatibile con la carica di sindaco e che, oltre ad un notevole stipendio, garantisce numerosi privilegi, tra cui l’immunità. 

Nel frattempo la città di Verona osserva i giochi di potere, legge delle svariate ambizioni del suo sindaco e dei guai che escono, oramai, anche dai tombini, chiedendosi chi si occupa e occuperà delle sue necessità e dei suoi problemi. Che sono molti, a partire dal lavoro e dal sociale, anche se troppi sembrano dimenticarlo.

 (Articolo pubblicato su www.lindipendenza.com del 26/4/2014, su Facebook e presto su due giornali) 

 

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