La beffa delle Province: costeranno più di prima

Gli enti non saranno aboliti, anche se non saranno più elettivi. Col meccanismo dei rimborsi si rinuncia a potenziali risparmi

di Franco Bechis – liberoquotidiano.it

 

ABOLIZIONE PROVINCEMatteo Renzi giulivo ieri sera ha twittato: «Se domani passa la nostra proposta sulle province, tremila politici smetteranno di ricevere un’indennità dagli italiani». Raro concentrato di bugie in sole 119 battute. Primo, «la nostra proposta sulle province» porta la firma di Enrico Letta. Secondo, gli amministratori provinciali esistenti citati da quel testo di legge sono 1.774, e quindi ne mancano all’appello 1.226 per raggiungere i 3 mila politici a cui Renzi dice di togliere lo stipendio.

 

Terzo: che il disegno di legge in discussione al Senato faccia risparmiare i contribuenti, è tutto da dimostrare. Anzi, secondo i tecnici del servizio bilancio del Senato «le riduzioni di spesa che si conseguirebbero nel lungo periodo risulterebbero incerte e potrebbero anzi determinarsi nuovi oneri». Quarto: non è manco dato per scontato che quel testo sulle province veda infine la luce: ieri per due volte il governo è andato sotto in Senato, con spaccature evidenti nei gruppi di centro (Popolari per l’Italia e Scelta civica). Davvero per un pelo non sono passate le pregiudiziali di costituzionalità che avrebbero chiuso ogni discorso. Renzi in questo caso deve dire grazie a una raffica di assenze pesanti (da Verdini a Maria Rosaria Rossi fino alla coppia Bondi- Repetti) in Forza Italia, che votava contro il disegno di legge e insieme al M5S. E in ogni caso l’aula deve ancora vedersela con 3 mila emendamenti presentati non solo dalle opposizioni.

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