La deliberata demolizione di case palestinesi e l’espansione di insediamenti illegali: due facce della stessa medaglia

 Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

di Manuela Comito

ISRAELUn tribunale israeliano ha emesso un ordine di demolizione concernente numerose proprietà palestinesi ad Haifa, appartenenti ai 65 membri della famiglia Hamid ed ha ordinato che ciascuno dei proprietari versi la somma di 20 mila shekel israeliani (pari a circa 6 mila dollari) alle autorità israeliane per coprire le spese di demolizione.

 

La famiglia Hamid ha chiesto la sospensione della delibera ed ha esortato tutti i palestinesi residenti ad Haifa, Lod e Ramle a protestare contro i piani discriminatori del governo di Tel Aviv.

A Gerusalemme Est, nel quartiere di Beit Hanina, all’alba di mercoledì 19 marzo bulldozer israeliani hanno demolito l’abitazione di Badwan Salaymah, mentre lui e la sua famiglia erano assenti, lasciando anche un ordine di demolizione in cui richiedono il pagamento della somma di 110 mila shekel (32 mila dollari); la famiglia Salaymah aveva già dovuto subire la distruzione di due proprietà a maggio 2013, secondo quanto riportato da Ma’an.

Pressoché quotidianamente decine di famiglie palestinesi si trovano ad affrontare situazioni analoghe a quelle che hanno colpito la famiglia Hamid e la famiglia Salaymah. A gennaio, le autorità israeliane hanno emesso 12 ordini di demolizione a Al-Khalil riguardanti sei abitazioni e sei pozzi d’acqua, tutti di proprietà di famiglie palestinesi. A febbraio sono stati istituiti campi di protesta nella Valle del Giordano ad opera dei residenti palestinesi e di attivisti stranieri, per attirare l’attenzione a livello internazionale riguardo alla politica espansionistica israeliana, illegale e contraria alle leggi internazionali.

Nel corso del 2013, più di mille persone sono state sfollate in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, dopo che le loro abitazioni erano state distrutte e devastate per ordine delle autorità israeliane in quanto “prive di permesso”; permesso che, stando alle dichiarazioni di James Rawley, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite nei Territori Palestinesi Occupati, è praticamente impossibile da ottenere. Israele ha demolito più di 27 mila proprietà palestinesi, tra case e strutture, da quando ha occupato illegalmente la Cisgiordania nel 1967, secondo i dati in possesso dell’Israeli Committee Against House Demolitions.

Se da un lato Israele distrugge, dall’altro continua a edificare illegalmente, ampliando gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Secondo quanto riporta Al-Akhbar, sono stati approvati nuovi piani per l’edificazione di 186 nuove unità abitative a Gerusalemme Est, distribuite fra Pisgat Zeev, dove verranno costruite 40 case e Har Homa, dove ne verranno edificate 146. Per tutta la durata dei colloqui di pace con l’Autorità Palestinese, iniziati a luglio 2013 e ancora in corso, Israele non ha mostrato mai la minima intenzione di adeguarsi alle richieste della popolazione araba.

L’Alto Funzionario palestinese Hanan Ashrawi ha esortato la Comunità Internazionale ad intervenire per porre un freno alla politica israeliana di espansione. “E’ ormai evidente che Israele ha fatto tutto il possibile per il fallimento dei negoziati, provocando violenza ed estremismo in tutta la regione, così com’è evidente che sta deliberatamente violando la legge e le convenzioni internazionali. E’ tempo che tutti gli Stati attuino misure punitive per mettere Israele di fronte alle sue responsabilità”, ha dichiarato Ashrawi.

Dati provenienti dal Starts Israel’s Central Bureau of Statistics hanno rivelato che la costruzione di insediamenti illegali in Cisgiordania è aumentata del 123,7% nel corso del 2013. Il numero di coloni residenti è passato dai 360 mila del gennaio 2013 ai 375 mila di gennaio 2014. E’ chiaro che in questo contesto, tra le continue violazioni da parte di Israele, il silenzio-assenso della Comunità Internazionale e gli appelli inascoltati delle autorità palestinesi, i negoziati di pace, durati nove mesi e che termineranno a fine aprile, sono destinati all’ennesimo fallimento, con conseguenze gravissime per l’intera regione.

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