L’intervista di Bergoglio al Corriere della sera del 5 marzo 2014

Segnalazione e commento di Maurizio-G.Ruggiero

FRANCESCO SUPERSTARQualche parola sulle bergogliate ultime; evidenziate in rosso si trovano le frasi equivoche o cattive dell’intervista rilasciata a de Bortoli sul Corriere della sera del 5 marzo 2014; in verde si trovano le espressioni accettabili (basta vedere la differenza numerica, per constatare lo stacco fra le une e le altre).

 De Bortoli ci mette del suo, elogiando lo stile da mungicapre del nostro, in particolare il Buonasera, in luogo di Sia lodato Gesù Cristo; lo tratta coi guanti gialli (“Padre Santo”) scoprendosi cattolico, in realtà bergoglista; aizza l’intervistato con domande suggestive contro “i fanatismi”, ovvero contro quelli che, non essendo relativisti, alla religione ci credono e in modo serio ed esigente (i tradizionalisti); evoca maliziosamente lo pseudocardinale Kasper, che parla di un abisso che separa la dottrina naturale sulla famiglia da come si comportano realmente i malvissuti contemporanei, cristiani inclusi (dove la colpa è della dottrina, da cambiare, non di chi vive nel peccato); si profonde in leccate da provincialotto senza dignità alla grande Cina.

Quanto a Bergoglio, sono invece da rimarcare:

1 – la gravità delle sue affermazioni sulla presenza del “Papa in seconda”, Ratzinger (in realtà usurpatore al pari suo) sulla plancia di comando della Chiesa, con una sorta di direzione consolare, a due; afferma la “normalità” della figura degli emeriti, invenzione conciliare, Vescovi o Papi che siano; fa intendere che sia lui che Ratzinger concepiscono il Papato come l’organo elettivo di un’azienda, dove l’amministratore delegato può benissimo lasciare o essere sostituito o affiancato, in omaggio alla dottrina vaticanosecondista della collegialità; non a caso nel finale Bergoglio elogia il sinodalismo tipico degli scismatici orientali;

 2 – ribadisce narcisisticamente che la tenerezza e la misericordia di cui egli si fa vanto sono quelle evangeliche, dimenticando del tutto la Giustizia di Dio;

3 – conferma la desacralizzazione in atto da molto tempo ormai della figura del Sommo Pontefice, che è “un uomo normale”, così normale da citare Freud; un argentino come qualsiasi altro, tanto da rinnovare il passaporto del suo Paese d’origine; dimostrando così di non avere neppure colto la prospettiva universale, di Padre comune di tutti i battezzati e di tutte le Nazioni cristiane, che dovrebbe essere propria di un vero Papa;

4 – si dichiara non marxista, pur appartenendo alla corrente social-comunista della cosiddetta teologia della liberazione, col suo pauperismo (leggi: miserabilismo); e comunque elogia i marxisti “brave persone”, cosa impossibile, dal momento che, senza la Grazia, è impossibile osservare i Dieci Comandamenti e non incorrere nei peccati e vizi più turpi; i poveri sono per lui una categoria sociologica (chi ha di meno) letta in una prospettiva cristo-marxista, mentre l’insegnamento di Gesù Cristo è quello della santa povertà, intesa cioè come distacco dai beni materiali, e che dunque può essere di chi ha di meno come di chi ha di più, potendovi essere persone povere materialmente, ma attaccatissime ai beni di questa terra, e quindi “ricche”, cosa ch’egli non spiega mai;

5 – propugna una globalizzazione della Chiesa, che altro non è che relativismo culturale e indifferentismo religioso, sempre condannati dal Magistero ecclesiastico;

6 – su divorziati risposati dice poco ed è evasivo, adoperando il solito linguaggio fumoso (“vanno aiutati” in cosa? a convertirisi? a tornare all’unione legittima? non pare); parla di sofferenze dei figli, ma non le attribuisce mai ai peccati dei genitori (guai!);

7 – sembra aprire alle cosiddette “unioni civili”, che non sono il matrimonio, per carità!, ma (dopo il sub-matrimonio civile) un sub-sub matrimonio, che gli Stati promuovono — dice — per ragioni economiche (quando invece l’odio per l’istituto matrimoniale è ideologico e rimonta quanto meno all’epoca della Rivoluzione francese, se non al protestantesimo addirittura);

8 – vuole femminilizzare la Chiesa, anche qui secondo il cliché progressista, contrapponendo il principio mariano a quello petrino, la Madonna all’autorità di Papi e Vescovi; sta leggendo un libro sulla dimensione femminile della Chiesa (titolo: Pietro e Maddalena, poveri noi!); ancora una volta la Santissima Vergine è deturpata e declassata da religiosa e da Regina, nel senso di madre di Re, a rivendicazioni para-femministe;

9 – sul controllo del nascite Bergoglio apparentemente ribadisce la posizione tradizionale contro Malthus e i suoi seguaci, ma poi dice che si deve guardare alla morale della situazione, un luogo comune dei progressisti; in pratica contrappone la soluzione del caso concreto preso a sé, prescindendo dalla dottrina, che resta pura teoria; dissociando insomma, come fanno tutti i liberali, la tesi dall’ipotesi;

10 – in bioetica dice di non essere un esperto, mentre sul fine vita rimanda a quelli che sono competenti, cui bisogna affidarsi; dunque anche il principio evocato e tradizionale secondo cui non necessitano cure straordinarie, se sono inutili, viene svuotato nella pratica;

11 – sull’Europa, meglio sull’Unione Europea, si riserva d’intervenire e, probabilmente, farà danni anche lì.

Questo il Bergoglio-pensiero. Domine salva nos, perimus!

 

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