Agnoli, “Il Foglio” e la puerile illusione dei neocons

del Prof. Franco Damiani

Da quando ho letto l’attacco di Roberto Dal Bosco a Francesco Agnoli non perdo un numero del giovedì del “Foglio”, dove in seconda pagina sulla destra c’è l’articolo settimanale del Nostro per la rubrica “Controriforme”. Per la verità mi pare si tratti in genere di fervorini catechistici un po’ scontati, per esempio il 24 aprile sul Cireneo e sul dovere di ognuno di portare anche la croce degli altri. Quello che mi ha sconvolto è il resto della pagina: sulla sinistra la speculare colonnina di Angiolo Bandinelli verte oggi su “Natura e cultura” e vi si apprende che “E’ ora che (anche) la chiesa (sic) non parli più (solo) con la lingua o i concetti (o la “ragione”) europei, ma cominci ad ascoltare anche i – se si vuole – dialetti locali. Almeno così pare a un laico, senza pretese”. Cioè – a parte i fastidiosissimi incisi – la vecchia lotta (oggi sostenuta anche dal “cardinale” Caffarra, che tanto piace ai neocon) contro la dottrina cattolica, degradata a “scuola di teologia romana”: come se il cattolicesimo avesse finora spacciato una specifica cultura (“europea occidentale”) per “natura”.

Spostandoci al centro pagina, troviamo in alto un pezzo di Alfonso Berardinelli sui “Pensieri improvvisi” di Andrej Sinjavskij, in cui tra l’altro si apprende che “Bisogna – si noti l’imperativo categorico, ndr –  passare attraverso vergogna, peccato e patologia per avvicinarsi a Dio” (tipico motivo della gnosi spuria, fonte di devastanti conseguenze morali), il che fa passare, nonostante l’accattivante presentazione, la voglia di leggere questi taccuini giacché non basta essere un dissidente sovietico per meritare l’attenzione dei cattolici; al centro un articolo di Nicoletta Tiliacos sulla moda del congelamento degli ovociti, stratagemma escogitato a beneficio delle ricche signore (le spese sono elevatissime) ansiose di raggiungere la “parità” con gli uomini nel ritardare l’età della procreazione (e meno male che viene citato il biologo francese Jacques Testart che nel suo ultimo libro, “Faire des enfants demain”, parla di una ‘visione distorta’ dell’uguaglianza). Nella sua quotidiana “Preghiera” (piccolo riquadro) Camillo Langone deplora poi la tendenza a non rispettare il terzo comandamento, “Ricordati di santificare le feste” (Ipercoop della Spezia aperta il giorno di Pasquetta), il che naturalmente va benissimo ma mi pare un po’ debole di fronte alle picconate circostanti. Il taglio basso, affidato a Luigi Manconi, mi è riuscito illeggibile dopo la prima colonna, dove si attacca il “laicato cattolico intransigentista” per la sua “interpretazione naturalistico-biologista” – si noti l’insistenza sui suffissi –ismo e –ista, ndr – della famiglia, dei ruoli sessuali, della genitorialità e della filiazione. Un’interpretazione irrigidita e, alla resa dei conti, in-sensibile”.

Tuttavia, può pensare ingenuamente qualcuno, questi sono attacchi laicisti che trovano comunque dall’altra parte una solida barriera nella gerarchia cattolica. Ecco, infatti…. Completa la pagina un riquadro di medie dimensioni in cui si racconta della recentissima telefonata, che in Vaticano non smentiscono, di un tal “padre Bergoglio” a una signora argentina di nome Jaquelina Sabetta, la quale si era rivolta a lui per esporgli il suo dramma. “Sposata” civilmente a un divorziato, quel cattivone del suo parroco l’aveva esclusa dai sacramenti ricordandole che “vive costantemente nel peccato”.  Ma ecco il pronto intervento di “padre Bergoglio” che, sconfessando insieme il parroco, la dottrina cristiana e il diritto canonico, l’ha incoraggiata ad accostarsi “senza problemi” (leggasi “senza confessione”) alla comunione, “suggerendole altresì di recarsi in un’altra parrocchia”. E aggiungendo che la lettera inviatagli da Jaquelina Sabetta lo avrebbe aiutato a “comprendere meglio la questione”. Il che completa il quadro dandocene forse la chiave interpretativa: é la sempre più scandalosa latitanza di chi dovrebbe possedere ed esercitare l’Autorità la causa prima di tanto sfasciume.

In mezzo al quale probabilmente Agnoli si compiace di portare “una voce cattolica”, mentre mi sembra più probabile che finisca per essere la “sponda cattolica” destinata ad avallarlo.

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