Campagna europea per l’identificazione delle forze di polizia

Di Redazione

 

SBIRRYChiediamo alle associazioni, comitati, sindacati, realtà sociali di aderire alla campagna inviando una email a legalteamitalia@libero.it. A febbraio inizierà la raccolta di firme vera e propria.

 

 

Ecco il testo dell’appello:

Al Consiglio dei Ministri della Giustizia dell’Unione Europea
L’AED-EDL (Avvocati Europei Democratici)

Considerato che non esiste una legislazione europea in materia di identificazione delle forze di polizia.

Considerata la situazione creata dall’aumento delle proteste sociali e politiche che portano le autorità degli stati membri a far ricorso a una repressione di queste manifestazioni di malcontento sociale – di carattere spesso violento al di là di ciò che è permesso dalla legge – nel tentativo di ottenere l’impunità per le azioni degli agenti di polizia attraverso l’impossibilità di identificazione visibile sulle uniformi.
Considerata la necessità di lottare contro la criminalità da parte delle forze di polizia e dei loro responsabili amministrativi e politici.
Considerato che non esiste nella maggior parte delle legislazioni interne alcuna sanzione nei confronti dei responsabili della mancanza di identificazione sulle uniformi della polizia quando la legge impone l’identificazione.
Considerato che l’obbligo di identificazione mira a evitare l’impunità delle azioni di polizia contrarie al libero esercizione dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Unione – contenuti nella Carta, nei Trattati e nelle convenzioni – di riunione, di manifestazione, di libera circolazione in totale sicurezza, senza attacchi a tali diritti.
Considerato che l’assenza o l’insufficienza di definizione dei fatti tipici e dei loro limiti sono una minaccia al principio di legalità in materia penale che esige che ogni infrazione sia definita con una precisione sufficiente cosicchè ciascuno possa sapere, al momento in cui egli adotta o accerta un comportamento, se esso è punibile o no.

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2 Risposte

  • Non mi piace questa iniziativa, perché favorisce l’idea che l’ordine e il mantenimento della pace sociale sia sempre e comunque un errore politico, quale che sia l’orientamento politico e sociale che li genera. Sarebbe come aver chiesto a Mussolini di sopprimere milizie et similia perché ogni tanto ci scappava una cinquina di troppo.
    Il richiamo alla democrazia per difendere manifestanti radical-chic è disonesto: si pensi solo al caso di Genova.
    Se si tratta di punire derive, ci sono già gli strumenti nelle legislazioni nazionali, si provveda ad inserirli in quelle europee. E stop. Ma non dobbiamo dimenticare che il problema complessivo dell’ordine pubblico soprattutto sovranazionale riguarda le repressioni contro i veri mondialisti (cfr. Alba Dorata), mentre documenti come questo tentano di adeguare l’operato delle polizie verso la difesa degli estremisti anarchici e radical-chic, anzi meglio della loro completa libertà d’azione: favoriti da polizia e politica. In prospettiva, do fiducia alle forze dell’ordine nazionali perché, pur stando dalla parte ‘sbagliata’, assicurano un certo contenimento nei reati comuni di cui si macchiano i radical-chic che hanno parecheggiato la Mercedes di papà in zona non ‘pericolosa’ e, finita l’orgia di violenza, se ne vanno a bere e fumare canne. Altro che destra sociale, quella sì è in pericolo. Quando si tratta di uso politico, il discorso cambia. Finché non si opera questa distinzione che orienta il discorso sulle forze speciali non nazionali, allora ne riparleremo, ma sempre e solo “da destra”.

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