Flavio Tosi brusco risveglio dopo i grandi sogni da leader

di Redazione

 

TOSI BOSSIVerona naviga da anni a vista, con la prima banca cittadina che annuncia un bilancio in perdita per oltre 600 milioni, mentre sul governo Tosi non ha mai detto una sola parola.

Mica l’aveva pensata così il sindacoTosi. Il suo secondo mandato doveva filare liscio liscio: l’annuncio di qualche altro cantiere cementizio da aprirsi chissà quando (non per il traforo, perché ormai lo sanno tutti che non si farà), due o tre manifestazioni che l’informazione locale avrebbe senz’altro trasformato in grandi “eventi” con Verona immancabilmente “capitale mondiale” di chissà cosa e, mentre gli amici di giunta si sarebbero occupati del governo della città (in qualche caso, anche troppo), lui seguendo puntualmente la scaletta preparatagli dall’insostituibile Bolissi sarebbe lanciato alla conquista della leadership della destra nazionale.

Ma si sa, il diavolo fa le pentole e non i coperchi e all’improvviso tutto gli si è rivoltato contro: il consiglio AGEC decapitato, il braccio destroGiacino in galera con la moglie agli arresti domiciliari (quella contro cui magistratura e polizia si accaniscono perché “invidiose del mio bel fisico”), l’assessore Giorlo che si dimette e sparisce dopo un’intervista, il possibile rinforzo alla giunta, Venturi a processo, accuse a pioggia di favori a parenti e ad amici e altre indagini, mentre il governo della città è fermo e Verona naviga ormai da anni a vista, con la prima banca cittadina che annuncia con allegria un bilancio in perdita per oltre 600 milioni e un sanguinoso aumento di capitale dopo aver quasi azzerato il valore del risparmio azionario di migliaia di veronesi (ma sul governo Tosi non ha mai osato dire una sola parola).

Non bastasse tutto questo, ecco che nel momento in cui il sindaco aveva preso a vestire l’abito del moderato e perfino del sostenitore dell’euro, smettendo il colore verde da giacche, camicie e fazzoletti, Zaia ad est eSalvini ad ovest hanno indossato improvvisamente i panni degli incendiari, dei secessionisti, degli antieuropeisti e degli antitutto, facendogli mancare il terreno sotto i piedi proprio mentre i cortigiani più spudorati parlavano di lui quantomeno come di un futuro ministro, ma ancor più come del prossimo leader nazionale di un centrodestra che in realtà non l’ha mai preso in considerazione e che di un leaderino solo locale come lui non sa proprio che farsene.

Non sappiamo se Tosi uscirà personalmente indenne da queste bufere (possiamo anche augurarglielo, perché lo vediamo in pubblico sempre più mogio e ripiegato, fisicamente, su se stesso: le posture dicono molto degli umori delle persone). Ma quel che è certo è che le sue smisurate ambizioni subiranno un drastico ridimensionamento. Non verrà cancellato dalla scena politica, perché una qualche sistemazione, a mandato scaduto, se la troverà lui stesso o gliela troveranno per metterlo a tacere, perché nella politica italiana vale la legge del canederlo e non si butta mai via nulla.

Ma sarà proprio quel ritrovarsi a essere solo uno dei tanti del branco politico nazionale la sua pena maggiore per essersi circondato di modesti gregari sui quali imperare durante il suo grigio governo e per aver tentato un “folle volo” per cui non aveva i requisiti e gli strumenti necessari. E faccia molta attenzione nelle sue incursioni sullo stretto: le sirene dapprima ti incantano e promettono, poi ti fanno naufragare.

 

Fonte: http://www.verona-in.it/2014/04/05/flavio-tosi-brusco-risveglio-dopo-i-grandi-sogni-leader

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