La vittoria di Caifa: l’esodo dei cristiani dal Vicino Oriente

Segnalazione del Centro Studi Federici

 2590syrianmourn_00000001792Mons. Audo: noi cristiani viviamo nella paura in Siria, di Mons. Antoine Audo

La nostra fede è in pericolo mortale, in pericolo di essere condotta all’estinzione, lo stesso schema che abbiamo visto nel vicino Iraq (The Telegraph, 8 marzo 2014)

Oggi, la prima Domenica di Quaresima, si vedranno chiese affollate in tutto il mondo. Ma qui in Siria, dove San Paolo ha trovato la sua fede, molte chiese sono vuote, obiettivi per il bombardamento e la profanazione. Aleppo, dove sono stato vescovo per 25 anni, è devastata. Ci siamo abituati alla dose giornaliera di morte e distruzione, ma vivere in questa incertezza e paura esaurisce il corpo e la mente.

Sentiamo il tuono delle bombe e il crepitio degli spari, ma non sempre sappiamo cosa sta succedendo. E’ difficile descrivere quanto è caotico, terrificante e psicologicamente difficile quando non avete idea di cosa succederà dopo, o dove il prossimo razzo cadrà. Molti cristiani fanno fronte alla tensione diventando fatalisti: che tutto ciò che accade è volontà di Dio.

Fino a quando è iniziata la guerra, la Siria è stata una delle ultime roccaforti rimaste per il cristianesimo in Medio Oriente. Abbiamo 45 chiese di Aleppo. Ma ora la nostra fede è in pericolo mortale, in pericolo di essere condotta all’estinzione, lo stesso schema che abbiamo visto nel vicino Iraq.

La maggior parte dei cristiani che potevano permettersi di lasciare Aleppo sono già fuggiti per il Libano, in modo da trovare scuole per i loro figli. Quelli che restano sono per lo più di famiglie povere. Molti non possono mettere il cibo sul tavolo. L’anno scorso, anche in mezzo a intensi combattimenti, si poteva vedere la gente per le strade che correva all’infinito cercando di trovare il pane in uno dei negozi.

Il sistema sanitario è anche andato a pezzi. Negli ospedali, molti medici sono stati minacciati e costretti a fuggire, così la gente ha paura che se resta colpita non ci sarà nessuno a curarla. Ringrazio Dio per i pochi medici coraggiosi che sono rimasti.

La maggior parte delle persone qui sono ora disoccupate, e – senza lavoro – la vita quotidiana manca di uno scopo. Le persone non hanno modo di lavare e i loro vestiti sono laceri. Non abbiamo quasi elettricità, e la depressione regna nella notte. Ma quando arriva il buio, io prendo coraggio dal fatto che non è sempre stato così.

I Siriani hanno vissuto insieme per molti anni come un Paese, come una civiltà e una cultura senza odio o violenza. La maggior parte delle persone non è interessata a divisioni settarie. Vogliamo solo lavorare e vivere come abbiamo fatto prima della guerra, quando la gente di tutte le fedi coesisteva pacificamente.

I cristiani siriani possono affrontare un grande pericolo, ma abbiamo un ruolo cruciale da svolgere nel ripristinare la pace. Non abbiamo alcun interesse al potere, nessuna partecipazione in bottini di guerra, nessun obiettivo se non ricostruire la nostra società.

Come presidente della Caritas Cattolica (aiuti di carità), sono impegnato nel coordinamento degli aiuti di emergenza per decine di migliaia di persone di tutte le fedi, che disperatamente mancano di cibo, di cure mediche e riparo, lavoriamo in zone tenute sia dal governo che dai gruppi armati di opposizione. Abbiamo molti centri dove le persone vengono a ricevere aiuto, e i nostri volontari escono per trovare quelli troppo deboli, malati, vecchi o giovani per aiutare se stessi. Sosteniamo le persone di tutte le provenienze.

E’ un lavoro pericoloso. Cinque mesi fa, due razzi hanno colpito i nostri uffici, ed è stato davvero un miracolo che nessuno è stato ucciso.

Quanto a me, devo stare attento ad andare in giro per la città a causa del rischio di cecchini e di sequestro di persona. Il destino di due sacerdoti rapiti sulla strada da Aleppo a Damasco rimane sconosciuto. La gente ha paura per la mia sicurezza e mi dicono di disfarmi delle mie vesti di vescovo o nascondermi del tutto.

Ma non posso lavorare se non sono nelle strade per capire la situazione e la sofferenza del popolo. Sono sostenuto dai gesti quotidiani di solidarietà dai miei fratelli e sorelle di tutto il mondo – compresi quelli dalla Chiesa inglese e la sua agenzia di aiuti Cafod – con le loro preghiere e donazioni. E mentre cammino attraverso la polvere e le macerie, non ho paura.

Le virtù di San Paolo di fede, di speranza e di amore raramente sono state più necessarie, o sotto una maggiore pressione, mentre affrontiamo il quarto anno di questa guerra. Ma ho fiducia nella protezione di Dio, speranza per il nostro futuro, e il mio amore per questo paese e per tutti i suoi abitanti supereranno questa guerra. Devo crederlo, e io prego che voi in Gran Bretagna starete con noi fino a quando le nostre lotte dureranno.

 Mons. Antoine Audo è il vescovo caldeo di Aleppo.

http://www.telegraph.co.uk/news/religion/10684366/We-Christians-live-in-fear-in-Syria.html

 Traduzione pubblicata da: http://oraprosiria.blogspot.it/

 _______________________

 http://federiciblog.altervista.org/

2 Risposte

  • In effetti è un grosso problema. Distinguere tra chi ha vero ed evangelico diritto alla carità e chi non lo ha o semplicemente lo millanta è opera difficile, ma dovrebbe essere necessaria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *