Quando Togliatti disse:«Dove c’è la pace, c’è Stalin»

 Segnalazione Quelsi

by Eugenio Cipolla

 

PALMIRO TOGLIATTI“Fu una lotta terribile nel corso della quale ho dovuto distruggere dieci milioni di vite. Fu qualcosa di spaventoso. Durò quattro anni ma fu assolutamente necessario». Rileggere la confessione che un giorno Josip Stalin fece al premier inglese Winston Churchill sulla gigantesca carestia prodotta artificialmente in Ucraina nei primi anni trenta del novecento per piegare i contadini, ai quali fu requisito il raccolto e proibita la vendita privata di qualunque prodotto, fa male. E poco importa che siano passati quasi settant’anni.

 

 

 

E’ per questo che ci siamo presi la briga di accompagnare le parole del dittatore georgiano, riportate dallo storico Simon Sebag Montefiore nel suo libro Gli uomini di Stalin, al “commuovente” elogio funebre che Palmiro Togliatti fece nell’aula di Montecitorio il 6 marzo 1953, all’indomani della morte di Stalin. Sarà il lettore a trarne le dovute conclusioni.

«Questa notte Giuseppe Stalin è morto. E’ difficile a me parlare, signor Presidente. L’anima è oppressa dall’angoscia per la scomparsa dell’uomo più che tutti gli altri venerato e amato, per la perdita del maestro, del compagno, dell’amico. Ma questa stessa angoscia, onorevoli colleghi, stringe oggi il cuore di diecine di milioni, anzi di centinaia e centinaia di milioni di uomini, da oriente ad occidente, nel mondo intero; stringe il cuore, anzi, di tutta l’umanità civile, perché non è necessario avere di Giuseppe Stalin condiviso le idee, esaltato le opere, per rimanere percossi, attoniti, nel momento in cui si chiude questa vita prodigiosa. Solo un animo meschino, cattivo, spregevole, potrebbe essere capace in questo momento di recriminazioni vane. Giuseppe Stalin è un gigante del pensiero, è un gigante dell’azione. Col suo nome verrà chiamato un secolo intero, il più drammatico forse, certo il più denso di eventi decisivi della storia faticosa e gloriosa del genere umano: è il secolo in cui finisce un ordine economico politico, muore una civiltà, e un ordine e una civiltà nuovi si generano e creano dal lavoro, dalla passione, dalle sofferenze anche, degli uomini. Stalin fu artefice geniale di questa creazione immane, capo riconosciuto della classe più avanzata che mai sia apparsa sulla scena della storia, guida di popoli sopra un cammino nuovo. Insieme con Lenin, Egli fu a capo della rivoluzione socialista dell’ottobre 1917, il più profondo rivolgimento politico e sociale che mai sia stato. Insieme con Lenin, Egli gettò le basi del nuovo ordinamento economico e politico, le fondamenta dello Stato socialista. A lui spettò poi affrontare, dibattere, risolvere i problemi formidabili, nuovi, assolutamente nuovi, posti dallo sviluppo e dal consolidamento di questo Stato.
Li risolse: superò le difficoltà oggettive, trionfò di tutti i nemici, di quelli di fuori, di quelli di dentro; il suo paese, il primo paese socialista, fu da lui portato al rinnovamento economico, al benessere, alla compatta unità interna, alla potenza. Oggi il primo nel mondo per lo slancio produttivo ininterrotto, per la fiducia profonda che anima i popoli che lo abitano, passati attraverso mille prove, oggi uniti nella sicurezza del loro avvenire. Stalin li ha guidati, Stalin continuerà a guidarli con il suo insegnamento immortale. Nella grande famiglia dei popoli e degli Stati che dall’inizio della prima guerra mondiale a oggi hanno vissuto e vivono ore di tragedia, lacerati, spinti gli uni contro gli altri in conflitti sanguinosi, ogni volta che viene pronunciata una parola di pace, ogni volta che si compie un atto che può assicurare la pace, ivi troviamo Stalin, la sua mente saggia, prudente, il suo animo sollecito di assicurare ai popoli quella che è necessità prima alla loro esistenza: la pace; e non solo per un giorno o per un anno, ma per un intero periodo della storia, una pace fondata su comprensione, tolleranza, collaborazione reciproche. Stalin fu l’alfiere della politica di sicurezza collettiva alla vigilia della seconda guerra mondiale.
Quando vide fallire questa politica davanti alla brutale offensiva fascista e alla doppiezza e pusillanimità di altri gruppi dirigenti, Stalin fece almeno tutto quello che poteva per salvare dal flagello della guerra fino all’ultimo i popoli sovietici. Quando i popoli sovietici, nonostante tutto, furono vilmente aggrediti, li condusse alla vittoria più grande che si potesse sperare. Durante tutta l’ultima guerra da Stalin venne a tutti i popoli amanti di libertà e di pace l’ammonimento severo ad unirsi, a combattere uniti perché questa era la sola via di vittoria. Perciò la vittoria militare sul fascismo avrà nella storia prima di tutto il nome di Stalin e il nome di Stalin ha oggi per tutti i popoli quella politica che vede e cerca nella pacifica convivenza fra sistemi economici e politici diversi la via sicura di una pace durevole per tutto il genere umano. Proposte di pace furono tutte quelle da Lui fatte nel corso degli anni più recenti fino all’ultima del Natale dell’anno scorso, che ha acceso tante speranze non ancora spente. Sicuri interpreti dell’animo del popolo italiano, onoriamo in Stalin il fondatore e capo dello Stato socialista, il vittorioso sul fascismo, l’alfiere della pace. Inchiniamoci all’uomo che ha incarnato in sé, difeso, portato al trionfo una causa che è nel cuore di tutti gli uomini semplici, la causa del progresso sociale, del socialismo, della fraternità fra tutte le nazioni. Onoriamolo come italiani. È stato Stalin – nessuno può averlo dimenticati – che nel terribile 1944 per primo tese al nostro popolo la mano.
Ricordo il colloquio con lui in quell’anno, prima del mio ritorno in Italia, per il nostro paese, che pure il fascismo aveva gettato contro la Russia in una guerra scellerata: Egli non ebbe che parole di comprensione, sollecitudine per il nostro avvenire, per la restaurazione completa dell’indipendenza del nostro popolo. Primo egli riconobbe, mentre ancora durava la guerra, la sovranità dello Stato italiano e ci offrì, con l’amicizia, una strada che sarebbe stata quella della salvezza totale e rapida non solo della sovranità, ma dell’integrità nostra. Inviamo l’espressione del nostro cordoglio al Governo sovietico, al partito comunista, ai popoli dell’unione Sovietica: Sappiamo quanto grave ed irreparabile sia per loro, come per noi, come per tutta l’umanità, la perdita di Stalin. Siamo certi che gli uomini e i popoli da lui educati e guidati sapranno andare avanti, fermi, sicuri di sé, sulla via di progresso e di pace da lui tracciata. L’eredità che egli lascia nella dottrina e nell’azione politica, la strada che egli ha impresso nella mente e nel cuore degli uomini è troppo profonda perché da essa ci si possa dipartire. Scompare l’uomo, si spegne la mente del pensatore intrepido, ha un termine la vita eroica del combattente vittorioso. La sua causa trionfa, la sua causa trionferà in tutto il mondo. Io le sarei grato, signor Presidente, se, a significare il nostro cordoglio, ella volesse disporre una sospensione della seduta
».

Eugenio Cipolla | aprile 8, 2014 alle 2:14 pm | URL: http://wp.me/p3RTK9-4gX

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