Beata Mattia Nazzarei (1253-1319) clarissa di Matelica (Mc) e l’umore sanguigno che ne sgorga tuttora

 

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

 

mattia nazzareiMatelica, esce sangue dal corpo della Beata Mattia

Il fenomeno sul corpo della suora, vissuta nel XIII secolo, sarebbe iniziato un paio di giorni fa: preso d’assalto il Monastero.

 

http://www.youtube.com/watch?v=SsUpc3k0vqw 

Matelica, 24 maggio 2014 – Perde sangue dalla mano destra e dai piedi il corpo imbalsamato della Beata Mattia, suora vissuta a Matelica nel XIII secolo. Il fenomeno sarebbe iniziato un paio di giorni fa e ha attirato la curiosità di fedeli e curiosi che hanno preso d’assalto il monastero della Beata Mattia.

Le perdite di sangue non sono una novità assoluta, tanto che periodicamente le vesti della Beata vengono cambiate, perché sporche di sangue. Per le monache del Monastero, il sangue sarebbe un segnale che la Beata sta dando alla città.

“II prodigio di Matelica ha radici storiche,

la Beata sanguinò quando rientrò da Macerata”

La storica Fiorella Conti, già Sindaco della città di Mattei: “Numerosi gli episodi nel corso dei secoli, il più importante fu durante l’occupazione francese del 1811/12, quando la salma fu trafugata“. Il fondatore dell’Eni, devotissimo della Beata, salvò dal crollo il convento che ‘miracolosamente’, secondo i tecnici, si era tenuto in piedi fino ad allora. Teneva una reliquia nel suo portafoglio insieme con le ‘immaginette: furono quelle ad indicare la risoluzione, dopo decenni, di uno dei grandi tragici misteri d’Italia. Vent’anni fa la guarigione prodigiosa dal tumore osseo di un farmacista napoletano. […]

di Maurizio Verdenelli

 

è un segno positivissimo! E sangue è vivo, è presenza: in una parola è vita palpitante“. La professoressa Fiorella Conti, già sindaco di Matelica, che in lunghi anni di studi appassionati ed attraverso numerose pubblicazioni ha legato il proprio nome alla storia di Matelica e del monastero, è assolutamente sicura. Il prodigio di Matelica induce alla fiducia e alla speranza.

Scusi, professoressa, come fa a definire il ‘prodigio’ del sangue come di buon auspicio? In molti lo leggono come contestuale ad un periodo buio, pieno di rischi e pericoli, anche se rassicura la tradizionale protezione della Beata Mattia…

La mia fiducia ha solide radici storiche. Nel corso dei secoli le emissioni di umore sanguigno dal corpo della Beata sono state molteplici. Tuttavia la più copiosa si registrò in concomitanza di un evento, a lungo festeggiato dai matelicesi: il ritorno della Beata da Macerata dopo il trafugamento ad opera dei napoleonici, durante l’occupazione del 1811-1812…”

Come fu possibile ‘rubare’ il corpo della Beata?

Pensi che il paradosso, anzi il chiaro pretesto da parte dei francesi fu che una reliquia di tale importanza non potesse essere ben salvaguardata all’interno di un piccolo centro come Matelica. In realtà il governo napoleonico opprimeva con particolare durezza città e monastero che, anche allora e soprattutto, era nel cuore della popolazione. Ed aveva richiesto per ogni suora un ‘riscatto’ (chiamiamolo così) in denaro, oro e preziosi. Tanto che con grande dignità e fierezza, la badessa suor Livia Rosati – donna di grande cultura in rapporto con il grande Giuseppe Antonio Vogel che trascrisse numerosi documenti legati alla Beata – scrisse al Ministero dell’Interno, protestando che più di quello che aveva dato, la comunità delle Clarisse non poteva. Inoltre il Gonfaloniere ‘spinse’ perché fosse allentata una stretta che la città non avrebbe più a lungo potuto sopportare. Così furono ridate le corde alle campane del convento perché potessero tornare a suonare. Erano state infatti serrate perché i napoleonici temevano che quei rintocchi sarebbero potuti servire a chiamare il popolo alla rivolta“.

Come avvenne il trafugamento del corpo?

Di notte naturalmente, da parte di muratori camerinesi – ché mai nessun cittadino di Matelica sarebbe stato disposto ad una simile operazione. Questi demolirono il muretto sotto l’altare che ‘proteggeva’ la salma della Beata. Da Macerata tornò dopo alcuni mesi a Matelica… anche su segreta raccomandazione al proprio Governo da parte di alcuni Generali napoleonici che temevano un’insurrezione cittadina. Pensi che uno di questi Generali si ‘pentì’ – si direbbe oggi – passando dalla parte degli italiani. Un altro miracolo della Beata? Perché no?!”.

E quando la salma arrivò a Matelica?

Festeggiamenti pubblici per giorni e giorni intorno alla chiesa e al monastero. E ci fu l’emissione copiosissima di sangue, forse la più importante della storia del santuario. La Badessa, che non era più suor Livia (gli avvicendamenti sono frequenti e regolari, come da tradizione francescana) tamponò il sangue che fuoriusciva con pezzetti di lino che vennero distribuiti come reliquie ai fedeli. E ad ognuna di quelle pezze, la Superiora allegò una certificazione, da lei interamente scritta, con la quale si attestava l’autenticità della preziosa reliquia. Ecco perché si può assolutamente dire che l’evento cui oggi assistiamo è assolutamente da ascrivere come ‘felice’“.

[…] La Beata Mattia ha attraversato tutti i cuori, anche quelli ‘contro1. Non a caso sul libro-giornale della stessa comunità delle Clarisse c’è l’annotazione di una donazione di ben 500 lire d’allora da parte di un alto ufficiale tedesco, durante l’occupazione nell’ultima guerra. Nel ‘500 e nel ‘600, inoltre, all’interno del monastero operò un educandato che riuniva non solo ragazze del posto ma da tutte le Marche (in particolare da Ancona, Jesi e Treia) e perfino da San Marino. La giovani della nostra regione ebbero una solida formazione religiosa e culturale grazie alle clarisse della Beata matelicese. E voglio aggiungere che in queste ore, mentre cresce il pellegrinaggio in una chiesa ormai stracolma, tanti sono i giovani intorno a Lei“.

[…] Nel monastero […] c’è un’altra targa, significativa. Quella dedicata al grande benefattore Enrico Mattei, l’uomo che ricostruì a proprie spese (miliardi d’allora) il monastero. Fu definito un intervento “per cui ci voleva un cuore da leone” – disse il tecnico restauratore – e che ebbe del prodigioso. Per decenni intere capriate si erano rette fino ad allora quasi sul nulla addirittura, in un caso su un solo chiodo! Tanto che nel libro-giornale della Comunità si parlò, a proposito del mancato crollo, di un ‘miracolo’ della Beata. Uno dei tanti. Il restauro si realizzò completamente tanto che le buone suore francescane si crucciavano un po’ dei troppi agi (cucina modernissima, riscaldamento) per loro che avevano fatto voto di povertà. Tanto da rinunciare spesso a riscaldarsi così che il Presidente dell’Eni – che aveva avuto dal Vescovo l’autorizzazione d’entrare nella clausura – spesso controllava di persona se i radiatori fossero accesi. “Madre abbadessa, vi riscaldate? Non dica bugie… e questa cucina, suor Bernardina, la usa davvero?”. Alle suore chiedeva spesso di pregare per lui “perché ormai si riteneva vicino alla fine”. Nel portafoglio, Mattei aveva una reliquia della Beata e due ‘immaginette’. Tutto miracolosamente trovato intatto nel bosco di Bascapè quando di tre uomini – Mattei, McHale e il pilota Bertuzzi – furono trovati solo quattro, cinque piccoli frammenti ossei. E vicino, l’anello da sposa, di Angela Mattei, la madre adorata di Enrico, che sottoposto al carboni2 svelò a distanza di 33 anni da quel tragico 27 ottobre 1962, il primo dei grandi misteri italiani fino ad allora volutamente insoluto e delittuosamente ‘coperto’.

Abbiamo paura che questo evento [il fenomeno dell’emissione dell’umore sanguigno] possa bloccare l’iter ormai giunto alla conclusione, della santificazione” dice un assessore comunale, uscente, da sempre legata al culto della Beata. Fu lei, ormai, oltre vent’anni fa, a segnalare a chi scrive un evento che le autorità ecclesiastiche, a conclusione del lungo iter di prassi, hanno classificato tra quelli non spiegabili con la scienza umana. In una parola: un miracolo. Chi scrive, ricorda quel signore inagrissimo, dal viso scavato e pallidissimo, con addosso un loden verde, circondato da numerosi familiari, venuto a rendere ‘grazie’ alla Beata. Un signore di Napoli, un farmacista, malato di tumore osseo, con prognosi infausta. Un signore che non credeva, ma che poi credette seppure nelle dichiarazioni al ‘Messaggero’ volle essere prudente. Intorno a lui, quel giorno d’autunno pieno di sole, tutta la città, ‘abituata’ (anche chi scrive) alla mano provvidenziale della Beata e alle sue grazie.

Vengono da tutt’Italia, in particolare dalla Campania” ci dice un matelicese dirimpcttaio del monastero. “Noi qui ci sentiamo protetti grazie alla nostra Beata. Terremoti, bombardamenti (mancati come nell’ultima guerra, quando al posto della città videro nubi scuri e poi un prato in fiore) non ci possono far paura”. […]

 

Beata MATTIA NAZZAREI

Monaca clarissa di Matelica

1253-1319

LA PERLA DELLA BEATA: L’UMORE SANGUIGNO

I prodigi che la Beata andava operando le crearono una fama che varcò i confini della sua Matelica, e le procurarono un continuo accorrere di fedeli che riverenti e riconoscenti si prostravano dinanzi al suo sepolcro.

Nel 1536, dal luogo in cui era stato posto diciotto giorni dopo la sua morte, il Venerato Corpo fu messo in un luogo migliore e più comodo per i fedeli.

Il 22 dicembre 1758 fu trasportato sotto l’altare di Santa Cecilia, altare laterale destro della chiesa, che nel 1765, con la sua proclamazione a Beata e con il riconoscimento del culto, venne subito intitolato alla Beata.

Se si eccettua l’infelice parentesi dal 6 ottobre al 31 dicembre 1811, quando le soldatesche napoleoniche sacrilegamente lo asportarono dal suo Altare e lo portarono fino a Macerata, il Corpo della Beata è stato nella Sua chiesa, voluta e realizzata dal fuoco della sua carità.

Ora il fatto che costituisce la caratteristica fondamentale, è quel prodigioso Umore Sanguigno, che emana dal Suo Corpo e dalle Sue Reliquie.

Si legge infatti negli Atti di beatificazione che nella traslazione del 1536 ricominciò tosto a sudare tanto, che quelle Suore usavano asciugatoi di lino per asciugarlo.

Nella ricognizione giuridica del 1756, appena aperta la cassa, si effuse un soavissimo odore e il Corpo fu trovato intero: la carne era sì disseccata, ma intera; nell’occhio destro semichiuso si scorgeva la pupilla; nelle mani e nei piedi la carne si cominciava a consumare, ma la braccia erano flessibili; l’abito e il velo erano pure bene conservati.

Quando il 22 dicembre 1758, prima d’essere posta nella sua nuova sede, fu riaperta la cassa, si verificò allora quanto era avvenuto nel 1536: infatti la pezza di lino, più volte raddoppiata, che avvolgeva il Corpo della Beata, fu vista intrisa di Umore Sanguigno da tutto il popolo e lo attestarono i medici presenti.

L’Autorità Ecclesiastica, il 17 marzo 1759, in presenza di testimoni, aprì l’Urna e vide che dell’Umore Sanguigno erano macchiati i teli sui quali poggiavano le mani e i piedi; il viso trasudava ancora, fu ricoperto con un candido fazzoletto di lino: in meno di due minuti comparve chiazzato in più luoghi di Umore Sanguigno. A tal prodigio fu presente lo stesso vescovo mons. Francesco Viviani, ed il dottor Paolo Prosperi ne fece una dettagliata relazione, confermata con solenne giuramento da testimoni.

Il vescovo fece altra ricognizione, con assistenza di testimoni, il 13 maggio successivo. Il fenomeno fu sempre lo stesso: man mano che si cambiavano le pezzuole bagnate ed altre se ne sostituivano, tosto queste venivano ancora intrise da detto Umore. Il fatto si è ripetuto negli anni successivi.

          L’11 giugno 1921 il P. Raffaele  Tittoni, Guardiano dei Francescani e Confessore delle Clarisse, si avvide che la mano sinistra della Beata espandeva Umor Sanguigno da bagnare in tre giorni un purificatoio, sotto la stessa mano, ed il fenomeno si notò al piede destro: l’Umore, dapprima sbiadito, divenne poi assai colorito.

Informate le autorità ecclesiastiche, queste costatarono il nuovo prodigio assieme al dottor Conforti e ne fu esteso il regolare processo.

Fra i Sommi Pontefici piace ricordare Benedetto XV, che nel settembre del 1919 gradì e ammirò molto un artistico quadretto racchiudente una pezza intrisa di Umor Sanguigno e volle concorrere ai restauri della chiesa con una generosa offerta.

Potremmo citare numerose testimonianze; ne riportiamo solo alcune.

Nel gennaio del 1773 l’ARCIVESCOVO DI URBINO scriveva alla Badessa di Matelica che le pezze, intrise di sangue della Beata Mattia, benché tenute in somma custodia, tramandavano umidità tale come se fossero attualmente asperse di detto Umore.

Nel 1817 il P. PIERFRANCO DA MACERATA ebbe in regalo dalle monache di Matelica un pezzo di telo intriso e lo avvolse in un foglio bianco di carta. Nel luglio del 1820 trovò il foglio tutto inzuppato di Umor Sanguigno, che sembrava fosse stato tenuto in un catino di sangue da bagnare le dita di chi lo toccava.

Il PANTANETTI dell’Oratorio dei Filippini di Fermo nel 1831 vide per diverse volte le dette reliquie versare Umore. Verificato il prodigio dal cardinale Brancadoro, ottenne l’Ufficio liturgico della Beata per tutta l’Archidiocesi fermana.

Sorprendente è il fatto accaduto nel Monastero delle Carmelitane di Ferrara nel 1849. Il cardinale arcivescovo aveva ottenuto un pezzetto del telo e una reliquia per il Monastero. Erano intrisi di Umore, che aveva macchiato anche la seta su cui erano poggiati. Continuarono a emanare Umore, spandendo sempre un profumo delicatissimo. Molti furono i testimoni: primo lo stesso cardinale, che, per devozione alla Beata, ne ottenne l’Ufficio per tutta la diocesi.

Ci piace concludere questo capitolo dell’Umor Sanguigno con la risposta in data 13-9-1972 dell’ISTITUTO DI MEDICINA LEGALE  dell’Università degli Studi di Camerino che, a seguito di indagini ematologiche su cinque diversi reperti di detto Umore così riferisce: «Le macchie presenti in tutti i cinque reperti sono CERTAMENTE COSTITUITE DA SANGUE, piuttosto invecchiato».

LA BUONA SAMARITANA

Lungo il corso dei secoli Mattia ha avuto da Dio il delicato compito, come il buon samaritano, di accostare gli infermi e curarne le piaghe.

Sarebbe bello ed anche doveroso riportarli tutti, ma dobbiamo accontentarci di presentarne solo alcuni.

 Dopo la morte il primo prodigio già narrato.

“Nel mese di luglio del 1397 mastro Onofrio di S. Biagio da Perugia, caldaraio, abitante in Matelica, fu pubblicamente infamato d’aver condotto in Matelica la moneta falsa, d’averla quivi spesa e d’averla data a due matelicesi, che poi si recarono a Gualdo. Ora uno di questi, avendola davvero smerciata, fu bruciato vivo; mentre l’altro fu liberato con le preci rivolte al Signore, per intercessione della Beata Mattia, poiché non era in colpa. Il mastro Onofrio fu rinchiuso in oscura prigione. Pregò la Beata con impegno di convertirsi. Intanto si preparava per decapitarlo.

 Come Dio volle tutti cominciarono a trattare e ad indugiare la sua morte, anzi andarono nella prigione, dicendogli che non doveva patire quella morte, e lo cavarono fuori di prigione. Mastro Onofrio, fuori di prigione, volle adempiere il voto fatto.” (*Questo fatto è stato stralciato dall’opera, tradotta dalla lingua latina in volgare dal P. Tommaso, da Tullio Speranza, Lettore in Sacra Teologia nel 1576, manoscritto presso il monastero.)

 

          ANDREA DI DARIO DA VISSO soffriva da tempo colpito da eccessivi dolori. Consultò quanti  medici conosceva, applicò ogni rimedio: ma i dolori non cessavano. Alla fine si rivolse alla Beata Mattia e si sentì completamente sano. Subito si recò a venerare la tomba della Beata.

 

          AGNESE, moglie di Taddeo, aveva nel corpo una piaga profonda. Per quattro anni continui, vari medici tentarono di curarla; ma, rimanendo i rimedi sempre inutili, convennero unanimemente che la guarigione con mezzi umani era impossibile. L’inferma si rivolse con incrollabile fiducia alla Beata Mattia per essere liberata da quel tormento e vide come d’incanto rimarginarsi la piaga.

 

          MELUCCIO DI BERNARDO, dovendo andare a Roma, si unì ad altri tre compagni, che facevano il medesimo cammino. Strada facendo, i tre si avvidero che Meluccio aveva le tasche piene. Giunti ad un luogo solitario, si fecero sopra il malcapitato con cinque coltellate e credettero di averlo ucciso; gli presero quanto portava  e seguitarono la loro via. L’infelice Meluccio non era morto, ma sentiva venir meno le forze, da spirare da un momento all’altro. Si ricordò della Beata Mattia e Le si raccomandò. Gli apparve la Beata e «Non temere – disse dolcemente al ferito – ché niente ti accadrà di grave; sollevati, – indicandogli l’erba – prendi di quella, applicala alle tue ferite e guarirai. Ritornato però che sarai alla tua casa, vai al Monastero, ove giace il Mio Corpo, e racconta il fatto all’Abbadessa»; Meluccio, rialzatosi da terra colle ferite grondanti sangue, si appressò a raccogliere l’erba indicatagli che, applicata alle ferite, all’istante le risanò. Suo primo pensiero fu di recarsi dalla Badessa delle Clarisse per far conoscere a tutti il modo meraviglioso col quale la Beata Mattia lo aveva liberato da morte sicura.

 

          In Matelica una bambina, di nome FLESUCCIA, a diciotto mesi non dava ancora segno di parlare e, per giunta, faceva seriamente dubitare che non potesse nemmeno camminare. La madre andò alla chiesa di S. Maria Maddalena per pregare la Beata Mattia di ottenerle la tanto desiderata grazia. Ritornata a casa, trovò che la Beata l’aveva completamente esaudita, perché da quel giorno Flesuccia cominciò a parlare e camminare con grande consolazione della madre e di quanti seppero il fatto.

 

          Tagliando la legna con una scure, GIOVANNI FRANCESCO DI GIGLIO, si produsse una grave ferita al pollice della mano sinistra, che non voleva rimarginarsi. Passarono giorni e settimane; ricorse a molti rimedi, ma il male, anziché cessare, tendeva ad aggravarsi. Ebbe l’ispirazione di chiedere la guarigione alla Beata Mattia: si portò nella Sua chiesa per domandarLe grazia. Dopo aver fervorosamente pregato, grande fu la sua meraviglia allorché vide la ferita rimarginata.

          Singolare è poi il modo col quale la Beata Mattia avverte le religiose del Suo monastero e i Suoi devoti di un qualche fatto che loro incombe. Si sentono infatti nell’Urna, che racchiude il prezioso Corpo della Beata, o in qualche quadro, dove si trovano le Sue reliquie, forti colpi. Di ciò hanno sempre fatto fede le religiose defunte e le attuali monache Clarisse.

          Mentre si faceva in Matelica il processo sopra il culto della Beata, si udirono dall’Urna gagliardissimi colpi da mettere in agitazione le povere monache. Si cominciò ad osservare ogni angolo del monastero e si trovò che una trave, sopra il coro, era estremamente pericolante: sarebbero stati guai, se non vi si fosse posto sollecito rimedio. Subito la si sostituì e la Beata, quasi contenta del servizio reso alle consorelle, fece esalare per tutto il monastero un profumo consolantissimo.

 

          Non meno prodigioso è il fatto avvenuto nel 1851. Pericolando un muro del monastero, dovettero subito correre i muratori per rifare le fondamenta del muro cadente e si ricorse alla Beata per averne protezione, che non tardò a manifestarsi: infatti, mentre il muratore Raffaele Paternesi stava con un compagno nello scavo, sentì toccarsi e, rivolto al compagno, disse: «Chi mi tocca?» – «Nessuno!» rispose l’altro. Alzando gli occhi, il Paternesi vide che sopra di lui stava per rovesciarsi un ammasso di terra. Appena scostatosi, l’ammasso immediatamente precipitò: l’avrebbe senz’altro sepolto, se la Beata non fosse corsa ad avvisarlo.

 

La Beata talvolta “… appare anche al letto delle inferme per consolarle”, come si legge in autentiche deposizioni.

Suor M. TERESA SCASSELLATI del monastero di S. Margherita di Gualdo Tadino era affetta da grave malattia precordiale, che la tormentava dal 1823 al 1827 – come si legge nell’attestato del medico curante dott. Luigi Salusti. Pur con le premurose cure del detto medico e di altri, non poté avere alcuna guarigione. Risolse allora di rivolgersi alla Beata Mattia. Un giorno, prossimo alla festa della SS.ma Trinità, vide apparire la Beata Mattia che le disse che le aveva impetrata grazia della guarigione dalla SS.ma Trinità. E come la Beata le predisse, così avvenne: infatti suor M. Teresa visse altri dieci anni.

Nel 1758 ANGELA BARBARINI, domestica della famiglia Riposati di Camerino, cadde in sì malo modo dalle scale da rimanere per vario tempo in pericolo di vita. Si riebbe, ma la mano destra le rimase così rovinata da non potersene più servire. Volle recarsi a visitare il Corpo della Beata per implorarNe aiuto. Giunta che fu in chiesa, Le si raccomandò di guarirla. La Beata ascoltò la viva preghiera della Sua devota e all’istante la guarì.

Una certa MATTIA DI CESARE DA FIORENZUOLA viveva in Camerino ed era tormentata dal “mal di pietra”, o calcoli, da ritenersi necessaria l’operazione. Sia per la difficoltà dell’intervento e sia per i suoi sessanta anni, la povera Mattia non si poteva rassegnare; fervorosamente pregò la Beata omonima a salvarla, facendosi benedire con una reliquia della Stessa. Appena ricevuta la benedizione, la pietra uscì naturalmente. Ora detta pietra, con l’attestato medico in data 28 novembre 1759, si conserva in monastero.

La contessa TARQUINIA BENZI DI ASSISI, per quattro mesi straziata dai dolori, era ridotta a tal punto da essere dai medici giudicata in pericolo di vita. Andandola a visitare, l’amica Caterina Vannucci la incoraggiò consigliandole di rivolgersi alla Beata Mattia, di Cui le raccontò vari prodigi. Si appigliò allora l’inferma alla protezione della Beata e, fattasi benedire con una Reliquia del prodigioso Umor Sanguigno, restò all’istante libera da tutti i mali.

Tanta protezione usa Mattia per le Sue consorelle di Matelica. Lo sperimentò SUOR ROSALBA LUZIOLI, cui sotto il braccio destro crebbe un tumore maligno: non poteva riposare né di giorno né di notte e non si poteva trovare alcun rimedio, come affermava il chirurgo. Non vide allora suor Rosalba altra speranza che rivolgersi alla Beata: La pregò con fervore e, preso un telo che aveva toccato il Corpo della Beata, lo applicò alla parte inferma e così si pose a dormire. Da tanto tempo non aveva avuto un sonno più placido. Destandosi trovò scomparso il tumore.

 

          VINCENZA BERTINI DI CASTELPLANIO, cui si era disgraziatamente rovesciata una padella di lardo bollente, n’ebbe ustionato il viso con la perdita della vista dell’occhio sinistro. Una sorella più piccola, per ordine della madre, la segnò subito con la reliquia della Beata Mattia: all’istante sparve ogni cicatrice e ritornò la vista.

 

          FRANCESCA BROGLIANTE DI PIEVEBOVIGLIANA, dimorante in Matelica, per otto anni continui a letto, soffriva pene indicibili. Sapute le feste che si preparavano per solennizzare la beatificazione di Mattia, vi si dispose con una novena per potersi alzare di letto. Venne esaudita dalla Beata, che ottenne da Dio di tenerla ancora  in vita e di farla andare in chiesa per accostarsi ai Sacramenti.

 

          In Caldarola, nel 1808, la FAMIGLIA BETTI fu provata dalla sventura perché un bambino di diciassette mesi, già cieco, fu colto improvvisamente da convulsioni, che precedentemente avevano cagionato la morte ad altri due fratellini. L’infelice madre si rivolse alla Beata promettendoLe di condurre al Suo Sepolcro il figlio, qualora glielo avesse salvato. Fu sì grande la fede della povera donna che, appena fatto inghiottire al figlio un filo intriso dell’Umore della Beata, lo vide aprire gli occhi, libero dalle convulsioni. Madre e figlio non  tardarono ad adempiere la promessa, visitando il Sepolcro della Beata.

 

          La giovane MARIA MATTIOLI DI SENIGALLIA, nel 1812, era senza speranza di poter guarire da quell’inesorabile etisia che aveva troncato la vita ad altre sue due giovani sorelle. I medici l’avevano dichiarata incurabile. Un amico di famiglia inviò un pezzetto di pannolino intriso dell’Umore Sanguigno della Beata Mattia. Dopo messa addosso la reliquia alla povera malata e recitate da tutta la famiglia le preghiere alla Beata per ottenere la grazia, all’istante l’inferma riebbe la sanità.

          Il padre di Maria stese il racconto della prodigiosa guarigione della figlia che, autenticato dalla Curia vescovile di Senigallia, volle fosse a tutti noto.

 

          SUOR MARIA MICHELA DECANTI, Clarissa del monastero di Monte Giove, soffriva da cinque anni. Ridotta ad uno stato miserabile, il 12 luglio 1820 si credeva fosse l’ultimo giorno della sua vita. L’Abbadessa prese una piccola Reliquia dell’Umore Sanguigno della Beata Mattia e lo porse all’inferma. Presala si sentì sana. Il medico curante Pietro Savini attestò che ciò si doveva attribuire a vero prodigio della Beata Mattia Nazzarei.

 

          Il vescovo di Macerata, con attestato del 23 giugno 1862, conferma la relazione di Suor Giustina, Superiora delle Giuseppine, e del medico dott. Severini, che narrano come SUOR EUGENIA, di ventitré anni, era agonizzante per tisi. Consigliata dallo stesso vescovo di fare un triduo alla Beata Mattia con la promessa di recarsi a venerarNe il sepolcro, appena finito il triduo, guarita, lasciò il letto con sorpresa di tutti.

 

          Nel 1863, nel monastero delle Benedettine di Sassoferrato, fu colta da gastroenterite DONNA CELESTE MADDALENA VICI. Si prevedeva la fine. L’inferma, allora, con fede invocò la Beata Mattia, prendendo alcuni fili intrisi del prodigioso Umore. Immediatamente cessarono i dolori e guarì perfettamente.

 

          Sorprendente è il doppio prodigio operato dalla Beata il 14 marzo 1874 a SUOR MARIA REDENTA NANNI nel monastero delle Clarisse di San Marino. Per ottantatré giorni continui fu assalita da febbre colliquativa, che le provocava tanto sudore da arrecarle un tale deperimento di forze da far seriamente temere. Inoltre, da un anno le si era formata nel dorso del piede sinistro una cisti che richiedeva l’operazione. L’inferma però sperava nella Beata Mattia e chiese ad una consorella la carità di benedirle il piede infermo con l’immagine della Beata Mattia, ché lei avrebbe sorbito un filo dell’Umore Sanguigno. Appena ingoiato, la consorella cominciò a scoprire il piede per benedirlo, ma la cisti era scomparsa senza lasciare traccia. A tale portento l’Abbadessa, in virtù d’ubbidienza, comandò all’inferma di chiedere alla Beata la grazia della cessazione della febbre. Ubbidì suor Maria Redenta. Con confidenza illimitata chiese alla Beata Mattia il prodigio e questo avvenne: infatti cessò il sudore e sparì la febbre.

 

          Nel 1874 SUOR PACIFICA AMORI, di trentanove anni, clarissa del monastero della Beata, aveva da cinque anni perduto completamente l’uso delle gambe. Afflitta per sé e per la Comunità, si rivolse con una novena a Maria SS.ma, a San Giuseppe e alla Beata Mattia per averne grazia. Terminata la novena, Suor Pacifica volle tentare di alzarsi dalla sedia in cui era inchiodata. Poté muoversi; il secondo giorno fece qualche passo, il terzo si recò da sé a baciare un’immagine della Beata che teneva appesa alla parete. La guarigione proseguiva. Si recò all’Urna che racchiudeva il Corpo della Beata, stentatamente vi si genufletté: all’istante sentì svanire ogni dolore e le gambe restarono libere.

 

          GIOVANNI BIGIARETTI DI MATELICA la sera del 1 Luglio 1911, fu assalito da forte febbre. Subito fu chiamato il medico. Questi riscontrò un complesso di mali: polmonite, pleurite, nefrite con minaccia di meningite; caso disperato. Il povero Giovanni, devoto com’era alla Beata Mattia, si rivolse a Lei e, animato da crescente fiducia, si sentiva sollevato. Alla mattina del 6 luglio, quando il medico si recò a visitarlo, trovandolo libero, dichiarò apertamente che si trattava di un prodigio della Beata.

 

          LEANDRO, figlio di LUCIA GIUSEPPETTI DI PESARO, da circa tre anni giaceva in una carrozzella, malato di coxite. I genitori, mancando ogni umana speranza di guarigione, lo raccomandarono alla Beata Mattia: usarono due delle Sue reliquie, ricevute dalle monache il 20 febbraio 1918; l’11 marzo successivo il piccolo scese dalla carrozzella: era perfettamente guarito.

 

          Nel 1920, all’apertura dell’Urna della Beata, era presente il DOTT. UMBERTO CONFORTI DI MATELICA, che con grande devozione Ne ripulì il viso e le mani. Nel 1921 il dottore venne colpito dal vaiolo e le sue condizioni si presentarono gravissime. Una notte gli apparve la Beata e gli disse: «Tu hai ripulito me, io vengo a ripulire te». Si verificò tale miglioramento da permettergli presto di riprendere le sue  ordinarie occupazioni. Il dottore lo confidò alla Badessa del monastero della Beata, Madre Giacinta Vecchi, e alla vicaria suor Maria Luisa Fiorani.

 

          ANNA MICCI DI AVACELLI D’ACERVIA, in un attestato, riferisce come, per uno sforzo fatto, ebbe sì malconcia la spina dorsale, da impedirle ogni movimento: non poteva alzarsi né vestirsi. Durò in tale stato per tre lunghi anni: ogni rimedio le acuiva il male. Le fu intanto suggerito di rivolgersi alla Beata Mattia. Così fece e promise di recarsi a visitare la Beata ottenendo da Dio la guarigione. Allora si sentì completamente libera ed il 2 maggio 1927 soddisfece il voto, percorrendo a piedi gli ultimi nove chilometri senza sentire il minimo disturbo.

 

          Secondo la dichiarazione rilasciata il 4 aprile 1931, la signora CELESTE PARI, di settantasette anni, da Rimini, colpita da complicazioni bronchiali e polmonari, era senza speranza di guarigione. Figli e nuore iniziarono un triduo alla Beata. Terminate le preghiere, l’ammalata si sentì subito sollevata; al terzo giorno scomparve la febbre e la signora Pari fu così completamente guarita.

 

          L’INFERMIERA, che aveva assistito al prodigio sopraddetto e che si trovava costernata per avere il marito disoccupato da due anni, concepì tale fiducia nel patrocinio della Beata Mattia da farLe un triduo per ottenere lavoro al marito. Al terzo giorno il brav’uomo ebbe l’occupazione e la prof.ssa Rosa Fabbri, testimone delle due grazie, ne diede la relazione.

 

          GUGLIELMO MANDOLESI DA TORRE DI PALME in una dichiarazione attesta che nel 1922 fu sorpreso da attacchi epilettici da rimanerne tramortito; per quanti rimedi avesse usato, non era mai riuscito a liberarsene. Si rivolse alla Beata Mattia, spargendo lungo il corpo alcuni piccoli fili intrisi d’Umore Sanguigno e recitando preghiere alla Beata che subito l’esaudì: egli infatti si sentì completamente libero dal mal caduco.

 

          La signora LEONILDE BOLDRINI, nel settembre 1939, inviò alla Badessa la testimonianza qui riportata in breve:

«Sento il dovere di ringraziare pubblicamente la potente taumaturga Beata Mattia. Dopo molti giorni di pene, si era deciso di sottoporre ad intervento chirurgico la mia figliola Maria Giuditta, la quale non ingoiava più cibo né articolava più parola per un enorme gonfiore alla tonsilla sinistra. Ricolmo il cuore di angoscia e di fede ricorro alla intercessione della Beata, di Cui altra volta ho sperimentato l’alta protezione. E mi raccomando alle preghiere della Madre Abbadessa, che mi favorisce una Reliquia. Somministro all’inferma alcuni fili del frammento di lino, intriso dell’Umore Sanguigno, emanato dal Corpo della Beata, e attendiamo in preghiera… Due ore dopo, la febbre scende da 39 gradi a 37; la malata può parlare, può ingoiare, cessa completamente ogni dolore: è guarita! Inutile descrivere la gioia e la commozione della famiglia e specialmente della graziata, che promette di non rendersi giammai indegna del favore ricevuto e della sua grande protettrice Beata Mattia».

 

          Nell’estate del 1941 CESARE GIORGI DI AVACELLI DI ARCEVIA insieme alla figlia veniva a Matelica a prostrarsi innanzi all’Urna, che racchiude il Corpo della Beata Mattia, pregandoLa fervidamente a liberarlo dalla gravissima malattia: sarcoma maligno alla spalla destra. Ordinò un triduo pubblico. Intanto egli prese la Reliquia intrisa di Umore Sanguigno e pregò fervorosamente. Da quel giorno si sentì meglio; i dolori cessarono e il gonfiore sparì. Visitato ai raggi, fu dichiarato guarito essendo scomparsa ogni traccia del terribile sarcoma.

 

          Ad una madre, nel 1972, si ammalò di meningite il suo piccolo di cinque anni, che, peggiorando sempre più, entrò in stato comatoso. La mamma pose sul guancialino del bimbo morente l’immaginetta della Beata e, con grande fede, pregò e fu esaudita. Il bimbo guarì perfettamente e tornò con gioia di tutti a giocare.

 

La signora MARIA GUBINELLI-MAGNATTI DI MATELICA dichiara che, trovandosi nell’agosto del 1954 ricoverata al Policlinico di Roma con prognosi: “tumore al cervelletto”, la notte precedente l’operazione in sogno le apparve la Beata Mattia, che, mettendole la mano sulla fronte le disse: «sei guarita». Svegliandosi, infatti, si sentì completamente guarita ed uscì subito dall’ospedale.

 

Questi e tanti altri prodigi sono i segni con i quali la Beata, ora che è nella Patria Celeste, continua ad operare a vantaggio dell’inferma umanità, che con tanta fiducia si rivolge alla Sua sicura protezione. […]

Fonte:  http://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/provincia/2014/05/24/1069774-matelica-sangue-beata-mattia.shtml#4

Fonte: http://www.cronachemaceratesi.it/2014/05/24/il-prodigio-di-matelica-ha-radici-storiche-la-beata-sanguino-quando-rientro-da-macerata/467999/

Fonte: http://www.lavocecattolica.it/lavoce.an.it/indice%20religione/BEATA%20MATTIA%20NAZZAREI.htm

 

17 Risposte

  • Sono gravemente malata e mi chiedevo se fosse possibile possibile trovare un’immagine della Beata Mattia ed eventualmente una preghiera di supplica per impretrare la mia guarigione. . . . . . grazie

  • Sono malata molto gravemente e suppongo che anche voi nelle mie condizioni,forse chiedereste la grazia della guarigione.Sapete quindi dirmi perche’la mia richiesta di poter giungere innanzi a questa beata ,non viene per nulla considerata?In fondo ho chiesto solo di poter conoscere una preghiera mirata.Ma che sito siete se non vi prendete a cuore i problemi di chi vi legge ,illudendosi che siate integralmente cattolici ?non vi importunero’piu’,perche’sono sfinita .

  • rollo, il trollo dei blog cattolici è un povero animale parlante. Perchè animale? Perchè il povero uomo non credente usa della possibilità di parola soltanto; il resto del cervello è privo della capacità ed umiltà di sapersi riconoscere creatura, quindi è al pari di un povero animale !

  • Condivido l’ottima analisi di Mardunolbo!
    Solo mentecatti con l’intelligenza di animali, davanti ai miracoli, invece di convertirsi, parlano di superstizione: la polmonite, la pleurite, la nefrite, la gastroenterite, le ustioni, i sarcomi, la meningite, la tisi e parecchie altre patologie sopra riportate non possono guarire per suggestione o altri motivi psicosomatici; non possono neppure guarire improvvisamente.
    Di fronte a tali fatti parecchi atei, anche medici, si sono convertiti, ma loro erano dotati di un’ onestà intelluale e di un raziocinio che evidentemante mancano a (t)rollo.

  • E voi sedevacantisti come li spiegate i miracoli che dovrebbero servire a confermare le persone nella fede. Quale quella conciliare? Visto che se di miracolo si tratta non è avvenuto nelle vostre cappelle.

  • Sono stato quest’oggi a Matelica per vedere e venerare il corpo della Beata Mattia. Senza saperlo, ho capito subito, entrando in paese, quale fosse la sua chiesa, perché una discreta folla vi si dirigeva speditamente. A metà pomeriggio la fila nella piccola chiesetta (una bomboniera di marmi, ori e stucchi dorati a profusione) per arrivare in presbiterio e transitare davanti all’altare maggiore durava una decina di minuti. Verso sera la minuscola chiesa era straboccante di fedeli e la fila cominciava da fuori, sulla piazzetta antistante, dove i vigili regolavano il traffico e il flusso di fedeli e curiosi. Ho potuto constatare la macchia di sangue rosso sulla mano destra, quella rivolta verso i fedeli, e le ossa dei piedi arrossate di sangue. Mi è sfuggito lo sguardo sulla mano sinistra, quella più interna all’urna, che più tardi alcuni mi hanno riferito essere ancora di più cosparsa di sangue. Il fenomeno dunque, sebbene non vistosissimo, è sicuro, ma il problema per me è un altro. Personalmente non ho alcuna preclusione verso i miracoli, anzi me ne rallegro, tuttavia mi sorge una domanda. Il Signore Dio non fa mai nulla senza una ragione, perciò non avrebbe senso che operasse questo prodigio fine a se stesso, tanto per fare sfoggio di potenza. Infatti i Vangeli e la Chiesa chiamano spesso i miracoli “segni”. Segni di che cosa, mi domando? Cosa vuole indicarci il Signore con questo fatto insolito? E’ un avvertimento di pericolo? Una minaccia condizionata? Un avvertimento di disapprovazione verso qualcosa o qualcuno? Qui sta il punto: manca il messaggio! Neppure mi va l’idea che ciascuno si debba interrogare personalmente su ciò che ha di negativo: saremmo nel soggettivismo più lontano dalla fede cattolica. Che rapporto ci potrebbe essere tra la vita o la presenza delle reliquie di questa beata con i visitatori? E’ forse solo un fatto locale, a beneficio dei marchigiani? Non credo: oggi la notizia sta facendo il giro d’Italia e non solo, a giudicare dai pulmann che vengono da molto lontano… CONTINUA

  • Mentre sostavo brevemente davanti alla Beata Mattia, incalzato dai fedeli successivi, pregavo lo Spirito Santo perché desse una risposta alle mie domande. Non per me, ovviamente, ma per la Chiesa intera. Quando mi sono rialzato dai gradini dell’altare e mi sono diretto a sinistra, verso l’uscita del presbiterio per ritornare nella navata, lo sguardo è caduto sulla lapide marmorea a fianco dell’altare. Decorata con bassorilievo dorato di Giovanni Paolo II, ricordava la sua visita a quelle reliquie avvenuta il 19 marzo 1991.
    Mi è venuto in mente che la trasudazione di sangue della Beata è avvenuta pochi giorni dopo la canonizzazione del papa visitatore. Esattamente negli stessi giorni in cui a Lourdes (la notizia ha avuto scarsissima risonanza, purtroppo) il fiume Gave ha esondato inondando e devastando la grotta della Santa Vergine, la terza volta in tre anni, dopo un secolare intervallo di tranquilla normalità e sicurezza. La prima volta la grotta si era allagata all’arrivo a Lourdes della reliquia del sangue di Wojtyla, la seconda, un anno fa, all’annuncio della futura canonizzazione del medesimo, la terza quest’anno, a canonizzazione avvenuta.
    D’istinto mi viene da pensare che la Madonna non abbia gradito molto la proclamazione del “Santo subito” e nemmeno la Beata Mattia.
    Voi, che ne pensate?

  • Per Sara, che chiede preghiere.
    Ho comprato nella portineria del monastero un libretto sulla Beata Mattia, edito da Shalom, con Preghiere, Triduo per una persona inferma, Triduo per ottenere grazie e cenni biografici. Costa solo un euro e cinquanta centesimi (€ 1,50) e lo si può richiedere all’Editrice Shalom.

  • Mille grazie Benedetto, di questa analisi ! Tante volte sfuggono le connessioni temporali e le situazioni reali, ma rileggendo quanto scritto sull’esondazione del Gave a Lourdes e sul fatto della trasudazione della Beata Mattia, mi sembra tutto chiaro !

  • Sì, l’avete pubblicato parzialmente, forse per non fare troppa pubblicità all’editrice, ma c’è. Del resto se Sara vuole pregare senza quel libretto, può trovare le preghiere giuste aprendo uno dei tre link che voi stessi avete postato sopra, in coda all’articolo:
    però bisogna leggerlo fino in fondo, dove ci sono le preghiere.
    Forse Sara non ci ha guardato!

  • Il Sig. “Rollo” è una vecchia conoscenza. Scrive e “opera” a Castellammare di Stabia. Il suo orientamento è noto… Ogni tanto riappare. Il suo “lavoro” in radio non deve portargli via molto tempo…

  • Dove possono procurare santini della Beata Suro Mattia – e sono possible di riceveri con posta. Grazzi

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