del Prof. Franco Damiani

 

TrinitaLettura del “Foglio” di giovedì 8 maggio. Comincio dalle “Controriforme” di Francesco Agnoli, su cui tornerò, e passo sulla colonna opposta a “Comizi” di Angiolo Bandinelli, tutto contento di aver assistito alla “Grande Missione in 100 piazze di Roma”, una specie di happening in stile “born again”, ovviamente però “con papa Francesco”, che gli ha fatto ricordare i suoi primi comizi in difesa della droga libera, con “i primi capelloni, i primi freaks, le prime femministe, i primi anticlericali e antimilitaristi”,  e con i camionisti che gridavano loro “Andé a lavurà”: grido che a mio avviso sarebbe perfetto anche per i neomissionari bergogliani di oggi.

 

 

Mi attira, in alto a p. 2, il pezzo di Alfonso Berardinelli “Severino dalla Gruber e Recalcati da Fazio, televendite finite male”, sull’ottantenne filosofo che anche in TV non sa far altro che parlare della “Tecnica che domina ormai il Capitale” anche di fronte a domande su Renzi e Grillo, e il secondo personaggio (Massimo Recalcati), che annuncia “il cuore del suo pensiero: per salvare i giovani, gli insegnanti devono trasformare ogni oggetto di studio in un ‘corpo erotico’ perché solo così si imparano le cose”. Evito, da insegnante, di commentare.

Parenzo. Più sotto si apprende che D.P., il noto intellettuale co-conduttore della “Zanzara”, tiene sul sito del “Corriere della Sera” la web-serie “Grazie Europa”, in cui ”scorrazza per scale mobili e bagni di Strasburgo alla ricerca di euroscettici ed euroconvinti”. L’ultima  malcapitata che è incappata in lui è nientemeno che Marine Le Pen, alla quale il nostro chiede: “Mi scusi signora, voi spesso quando parlate di Europa parlate di lobby, di banche… ma non le sembra un po’ un discorso da anni Trenta, da Germania nazista?” E quando la Le Pen ripete con veemenza “oh oui.. le banche, le lobby, le multinazionali..” P. provoca aggiungendo un “… gli ebrei?”. E la Le Pen (ma Marianna Rizzini, autrice dell’articolo, femministicamente non usa l’articolo) allora si inalbera scandalizzata: “E che c’entrano les juifs? L’ha detto lei, eh, solo lei… lei monsieur è un antisemita”. Commento della Rizzini: “E il cronista burlone se ne andava, ridacchiando al pensiero ‘di quell’antisemita di nome David’, per forza di cose straniero a se stesso”. Anche qui evito di commentare.

Intanto Camillo Langone, nella sua “Preghiera”, se la prende con Pigi Battista, “suffragetto del Corriere della Sera”, che ha scritto un libro sulla censura libraria affermando che i maschi censurano le letture femminili (osserva che Battista “chiaramente vive nel 1914. Chi vive nel 2014 sa che la situazione si è capovolta”),  mentre io mi bevo tutto d’un fiato lo stralcio del libro di Claudio Cerasa su “Cultura della sconfitta. Perché la sinistra ha paura di Checco Zalone”, dove si spiega benissimo come il nannimorettista “partito della cultura” ha ormai preso in mano la sinistra inalberando come nuova radiosa meta non il comunismo ma il “benecomunismo” (da Bene Comune, di cui essi sono i soli sacerdoti autorizzati). Il tutto occupando “manu militari” il romano Teatro Valle, di cui, con l’approvazione del Comune di Roma, non pagano le bollette (evasori sono gli altri).

Siamo arrivati a quello che secondo me è il “clou”. Un grande titolo a sei colonne, a p. IV, annuncia (a firma di Matteo Matzuzzi “La Trinità ha un suo perché”, del che tiriamo tutti un sospiro di sollievo. Si tratta della ferma risposta del “cardinale Muller” alle suore americane sul sacerdozio alle donne e  altri gravi problemi dottrinali. Detto così potrebbe sembrare un trionfo della “conservazione”, da mandare in brodo di giuggiole tutti i ratzingeriani, ma l’insidia si cela tra le righe. Ecco infatti che un’altra delle “star” vaticane, Walter Kasper, ridimensiona il conflitto affermando che “anche san Tommaso d’Aquino fu condannato dal suo vescovo”, elevando così inopinatamente suor Elizabeth Johnson a nuovo Dottore Angelico.

Poco da stare allegri, dunque. Però, come dicevo all’inizio, c’è Francesco Agnoli. Il quale nella sua rubrica si occupa oggi  della preghiera. Spiegando che “anche il credente che abbia poca dimestichezza con la preghiera, come il sottoscritto” capisce l’importanza di isolarsi per qualche tempo ogni giorno dagli affanni quotidiani per entrare in contatto diretto con Dio. Benissimo, direte voi. Certo, convengo io. Ma anche qui, “in cauda venenum”: con l’esempio di chi il Nostro illustra il valore della preghiera? Di di S. Alfonso de’ Liguori, di Padre Pio, di Santa Teresa del Bambin Gesù? Troppo banale e troppo poco bergogliano.   Lo illustra con l’esempio e con le parole di Madre Teresa di Calcutta, sì proprio di colei che si faceva un vanto di non aver mai battezzato nessuno e di aver incitato tutti a essere “migliori musulmani”, “migliori buddisti” e via ecumenizzando. E’ Agnoli  il nostro uomo “in partibus infidelium”? Giudicate voi.