L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Anni fa ho scritto un articolo sul gran dilemma dell’ora presente che riguarda l’egemonia degli Stati Uniti nel mondo. La questione era ed è: – corrisponde tale potente influenza nella vita internazionale a un valido modello di civiltà? Rappresenta esso un fattore di continuità o di abbandono del concetto d’ordine e di pace fondato su una verità vitale per l’uomo, come fu intesa dagli albori della storia?

L’articolo fu poi pubblicato da FdF (11 dicembre 2006) e ripreso da altri.

Ora il professore John Rao, già autore di uno studio sulla questione dell’americanismo, la ripropone con coraggio, poiché, anche lui adesso colpisce le radici del problema che oggi è diventato cruciale, cioè la «libertà religiosa» aggravato do molto col Vaticano 2º.

Vi è a proposito la presentazione e l’intervista all’Autore di Carmelo López-Arias:

«El profesor John Rao, norteamericano de origen siciliano, es doctor en Historia por la Universidadde Oxford, y desde 1979 enseña Historia de Europa en la Universidad St John de Nueva York, una de las grandes instituciones académicas católicas de Estados Unidos. Dirige además The Roman Forum, institución fundada en 1968 por el filósofo Dietrich von Hildebrand (1889-1977) para defender la doctrina y la cultura católicas. Acaba de publicarse en España un trabajo suyo, “La ilusión americanista”, incorporado al volumen Iglesia y política. Cambiar de paradigma (Itinerarios) que, coordinado por Bernard DumontMiguel Ayuso y Danilo Castellano, recoge doce aportaciones de pensadores católicos de todo el mundo, todos ellos profesores universitarios, con una perspectiva tradicional en torno a las relaciones entre el poder y la religión, la laicidad y el secularismo. Publicado simultáneamente en español, francés e italiano, y próximamente en inglés, el libro analiza las perspectivas introducidas por la declaración Dignitatis Humanae del Concilio Vaticano II, tanto en el momento de su promulgación en 1965 como en la celebración de su cincuentenario. La perspectiva de Rao es particularmente interesante por su desmitificación, teórica e histórica, de las relaciones entre Iglesia y Estado en Estados Unidos, consideradas con frecuencia como un ideal a seguir. Algo que parece más cuestionable que nunca a raíz del llamado “mandato abortista” de la Administración Obama, que obliga a todos los empleadores del país, instituciones católicas incluidas (como colegios y hospitales), a asegurar a sus trabajadores con una cobertura de prácticas anticonceptivas, de fecundación artificial e incluso aborto que la Iglesia rechaza. Los obispos norteamericanos han liderado un reacción social sin precedentes en defensa de la libertad religiosa así atacada. -¿Cómo es posible que en el país de la libertad religiosa esté ese derecho bajo amenaza tan grave?»

L’apparente paradosso di una «libertà religiosa» suicida!

Torno allora a quanto da me osservato come fatto certo: “sotto il dominio di un potere alieno da sani princìpi di civiltà, l’umanità intera è esposta, a dispetto d’ogni parvenza di benessere, a inesorabile degrado spirituale, che è pure causa di un letale squilibrio vitale.

Ciò si può verificare nel rapporto degli USA coi mezzi finanziari e, per conseguenza, con l’ambiente naturale, senza dubbio squilibrati in rapporto al resto del mondo.

Qui ci interessa, però, quanto è all’origine della tendenza, cioè il modo di pensare e ancora più, di credere, all’origine della visione del mondo americana per quanto concerne il rapporto ideale che deve sussistere tra civiltà, pace e amore per la verità; tra il potere materiale e una visione spirituale duratura, quale è quella cattolica.

Perché quando il corso democratico dello gnosticismo ecumenista, estraneo alla verità e al diritto naturale, avrà per braccio armato la nazione più potente della storia, gli Stati Uniti d’America, dove impera l’idea massonica, il mondo sarà privato di una vera civiltà ovvero del potere umano capace di far rispettare il vero ordine, potendo solo degenerare.

S’intende per civiltà quell’ordine teso alla perfezione del bene comune, non solo materiale, ma soprattutto spirituale, morale e intellettuale, da custodire osservando le leggi della natura e delle norme positive ispirate alla giustizia, con lo scopo precipuo di far crescere le coscienze dei popoli nella conoscenza del vero, nella ricerca del bene e nel rispetto del bello.

Si può anche definire «civiltà» uno stato di vita per cui la società è capace non solo di assicurare ai suoi membri l’insieme di beni occorrenti al perfezionamento temporale, ma di offrirli in dovizia secondo una giusta gerarchia, in cui i beni onesti (intellettuali, morali e religiosi) hanno la preminenza (Regis Jolivet, «Vocabolario di Filosofia»).

Ecco il processo civilizzatore operato dall’ordine cristiano che, pure di fronte alla povertà materiale genera il bene sociale, e non l’inverso, come voleva Calvino, per il quale il benessere materiale indicherebbe la predestinazione al bene e perciò al vero.

Gli USA rappresentano l’apice di tale benessere, ma non sembra che stiano costruendo una pace e una civiltà volta al vero, tanto meno alla spiritualità umana; la ricerca della sapienza non fa parte del prevalente modo di pensare americano.

Lo storico Arnold Toynbee, nella conclusione della sua introduzione al libro «The Gods of Revolution», dello storico Christopher Dawson, (Minerva Press, NY, 1975) sulla Rivoluzione americana associata a quella francese, dice: «L’estremo paradosso della Rivoluzione è che, nell’atto di rimuovere l’impianto del cristianesimo tradizionale, aprì la via per un ritorno all’idea atavica delle religioni pre-cristiane, ossia l’adorazione del potere collettivo umano, che fu la religione pagana dell’Impero Romano e delle città-Stato Greche, incorporate dall’Impero Romano. Tale adorazione del potere umano rappresenta il 99 % della religione di circa 99 % della presente generazione dell’umanità. Riusciremo a liberarcene? Ma dove ci porterà se rimarremo schiavizzati da essa?»

Si osservi, però, che quando Toynbee parla di religione del potere umano collettivo ovvero della democrazia, preoccupato com’è della decadenza delle civiltà, allude ad un potere virtuale che solo appare collettivo perché la stragrande maggioranza pensa di esercitarlo, ma che dietro il paravento della «sacra volontà popolare» cela in realtà un altro potere. Se così non fosse, perché auspicare che ci si dovrebbe ben liberare di tale schiavitù? L’asserzione dello studioso implica, infatti, la realtà di un centro di potere invisibile, massonico, di cui forse lui stesso fa parte in segreto che, lasciando la maggioranza convinta di dominarlo, la controlla. Ma se Toynbee si accorge di questo dilemma, altri studiosi di talento, come Karl Popper, affermarono che l’America è «la migliore società mai apparsa nella storia».

Sulla questione predomina, dunque, un inganno intellettuale senza precedenti che inganna gli stessi americani.

Vediamo un esempio che riguarda l’attuale democrazia americana.

Poiché è nella Costituzione di un Paese che sono scritte le regole del potere del suo governo, c’è da domandarsi quali siano oggi le basi della Costituzione americana, cui il mondo dovrebbe rifarsi.

Non vi è dubbio che i padri fondatori degli Stati Uniti hanno voluto scrivere una Costituzione secondo le loro convinzioni cristiane: di soggezione a Dio e al Decalogo. Era l’idea di Washington, di Thomas Jefferson e di altri. In tal modo, tra le Costituzioni repubblicane del mondo moderno, soltanto quella degli USA ha messo per scritto che la libertà del cittadino è soggetta alla Legge di Dio. Quindi, anche se la Rivoluzione americana del 1776 aveva idee simili a quella francese del 1789, la Costituzione che ne derivò non era interamente illuminista né volterriana, ma, per usare le parole di Herman Melville, il patriota americano autore di «Moby Dick»: «Fondamento di ogni progresso morale dell’umanità», una costituzione soggetta al «grande Iddio democratico», «centro e circonferenza di ogni democrazia… della nostra divina eguaglianza».

Accade, però, che: «Negli Stati Uniti d’oggi a guidare il governo non è più questa costituzione scritta. Infatti, nel marzo del 1991 il presidente Bush (padre), a Camere riunite, emanò la ‘Joint House Resolution 104, Public Law 102-14’, con cui la data di nascita di rabbi Menachem Schneerson fu dichiarata come ‘giorno dell’istruzione’ in USA. Nel preambolo della nuova legge, viene detto: ‘Il Congresso riconosce la tradizione storica di valori etici e di principi che sono la base della nostra società civile e su cui la nostra grande nazione è fondata’. Nel testo, ci si aspetterebbe l’evocazione della «tradizione storica» e dei «valori etici» americani, enunciati da Jefferson, da Washington e da Payne: libertà sotto Dio, uguaglianza, democrazia, ma, ecco il seguito. «Questi princìpi e valori etici sono stati la base della società fin dall’alba della civiltà, quando essi furono conosciuti come le sette leggi noachicche». «Il Congresso USA, perciò, dal 1991 ha per riferimento, come base sociale, le leggi dei tempi diluviani. In America non vige la Costituzione originale, ma le norme talmudiche riservate a noi goym». (Maurizio Blondet, «Chi comanda in America», EFFEDIEFFE, Milano, 2002)

Se il riferimento alla «tradizione storica» e ai «valori etici» americani di libertà e uguaglianza sotto Dio, enunciato da Washington e da Jefferson, era cristiano, ora esso è «sostituito», in nome della democrazia, da una norma precedente a Cristo: le «sette leggi noachite». Ciò vuol dire che, in nome della democrazia, il potere dominante oggi può rivedere, non la Costituzione, che non è dogma, ma il «fondamento di ogni progresso morale dell’umanità»: il principio di civiltà. Esso può essere rivisto dai poteri presenti, nonostante ciò implichi una «revisione indietro» riguardo alla soggezione a Dio: dal perfezionamento della Legge in Cristo alle leggi elementari del tempo pagano di Noè! Che senso può avere questa «revisione»? 

Per ritornare al pensiero di Toynbee, constatiamo quanto sia vicino all’«adorazione del potere umano», che si manifesta con la lettura del passato e del futuro secondo i poteri oggi prevalenti. Mettono il nome di Dio avanti «in God we trust», per poi decidere la «fede» con cui fidarsi di Dio.

Come spiegare una tendenza così astrusa con parole semplici?

Per il pensiero cristiano formato nella visione del Bene = Vero, l’essere umano deve vivere come pensa e pensare come crede, cioè secondo la Verità rivelatagli per procedere nel bene ed evitare il male. Altrimenti cade nell’opposto: crede come pensa e pensa come vive ovvero forma il proprio pensiero secondo gli interessi economico-politici e le mode. E quanto è vero per le persone vale pure per il corpo sociale. Ma chi ha perso la visione cristiana si trova col dilemma: è lo spirito che deve guidare il corpo o il contrario?

Dal momento che la vita del mondo si svolge in mezzo a violenze, ingiustizie e corruzioni, la mentalità che si adegua all’impero del corpo materiale finisce per seguire illusioni, falsità ed errori che spingono a prendere per buone le soluzioni di ideologie materialiste per erigere un allettante «nuovo ordine». Finisce, in sostanza, per credere e pensare secondo la voga di vita mondana che è, come chiariva Pio XI,«l’intemperanza delle passioni, che così spesso si nascondono sotto le apparenze del bene pubblico e dell’amor patrio». Di questa ricorrente tentazione dei popoli oggi si fa portatrice la potenza americana: pensare come si vive nel presente. E tale modo di pensare diviene maestro di vita. È un problema grave che si può illustrare col gaio esempio delle telenovele, aggiornate per seguire le preferenze del pubblico; un «grande fratello», programmato per abolire i personaggi meno apprezzati nei sondaggi di gradimento! L’idea, proiettata nella vita reale, suscita la brama di mutare la vita sociale in una «fiction» secondo l’idea che la gente gradisce avere di sé. È lo strapotere dell’«io moderno», secondo il consumismo «culturale»; è il paradosso dell’uomo decaduto che si fa arbitro dell’ordine terreno, negando che ci sia l’ordine originale, anzi, lasciandosi convincere che a corrompere la naturale bontà dell’uomo sia proprio il credere in un ordine divino (Rousseau). Da tale «ipotesi», una nuova classe «dell’intellighentzia religiosa» ha ritenuto necessario creare un «nuovo ordine mondiale», mentale, morale, sociale e infine religioso, secondo lo gnosticismo dell’ora presente.

Ecco il «pensiero» dei nuovi santoni conciliari per l’«animazione spirituale della democrazia universale», dell’uguaglianza anche in religione, accelerata da Bergoglio per completare l’autodemolizione della Cristianità! Con essa svanisce pure il modello di civiltà che rappresenta un fattore di continuità nel concetto d’ordine e di pace fondato sul Diritto naturale e divino; Quindi, sarà sempre più un mondo di ingiustizie, caos e inganni sulla natura e fine ultimo dell’uomo. E non vi sarà più il «katechon» cattolico per impedirlo.

Pare sentire le parole del Signore: – Ciò che fai, fallo presto”! (Gv 13, 27)