L’EDITORIALE DEL VENERDI

 

di Arai Daniele

 

ASCENSIONE2DA GESÙ AGLI APOSTOLI

Il Vangelo di San Luca si chiude con L’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, Mistero essenziale nell’economia della Redenzione e parte del nostro Credo affinché si sia consciamente partecipi di tanta grazia. Ne segue la descrizione.

 

 

Ultime istruzioni ai Suoi

Gesù disse loro: «Questo che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna

che si adempia tutto ciò che di me sta scritto nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture. E aggiunse: «Così sta scritto: il Cristo doveva patire e il terzo giorno risuscitare dai morti, e che nel suo Nome si predicasse penitenza per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Voi siete testimoni di tutto questo. Ecco che Io rimetto in voi la promessa del Padre mio. Voi però restate in città, finché non sarete rivestiti di potenza dall’alto».

   

Ascensione di Gesù

Poi li condusse fuori, verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e si sollevò su nel cielo. Essi, dopo averlo adorato, se ne tornarono a Gerusalemme con grande gioia. E stavano sempre nel tempio a lodare e benedire Dio. Amem. (Lc 24, 44- 53)

   

È rilevante notare che agli Apostoli, «testimoni di tutto questo», il Signore parla della necessità di predicare la penitenza a «tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Quindi, i primi a ricevere la testimonianza degli Apostoli dovrebbero essere gli Ebrei. Il che ci fa capire che la loro conversione è principio del Papato e del vero Apostolato cattolico. Sarebbe una contraddizione religiosa credere che quanti hanno beneficiato dalla discesa dello Spirito Santo possano essere alieni a questa istruzione divina.

(Eppure, il Vaticano 2º e i suoi «papi» sono estranei – vedi contrari – a tale istruzione sulla necessità di predicare Gesù Cristo a «tutte le genti, cominciando da Gerusalemme» non ultimo Bergoglio nella sua visita a Gerusalemme, col più vergognoso tradimento!)

 

Gli Atti degli Apostoli sono la continuazione del Terzo Vangelo dell’Evangelista San Luca, compagno del grande Apostolo, ultimando mirabilmente quell’Opera. Vediamo:

“Il libro precedente l’ho dedicato, o Teofilo, a esporre tutto ciò che Gesù ha operato e insegnato dall’inizio fino al giorno in cui, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, s’innalzò in cielo. È a questi stessi apostoli che si era mostrato vivo dopo la sua passione, con molte prove convincenti: durante quaranta giorni era apparso loro e aveva parlato delle cose del regno di Dio. Stando con essi a tavola, diede loro ordine di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di aspettare la promessa del Padre, «che – disse – avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo di qui a non molti giorni». I convenuti lo interrogavano dicendo: «Signore, è questo il tempo in cui tu intendi restituire la potenza regale a Israele?». Egli rispose loro: «Non sta a voi il conoscere i tempi e le circostanze che il Padre ha determinato di propria autorità. Ma lo Spirito Santo verrà su di voi e riceverete da lui la forza per essermi testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, e la Samaria e fino all’estremità della terra». Dette queste cose, mentre essi lo stavano guardando, fu levato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Stavano con lo sguardo fisso verso il cielo, mentre egli se ne andava: ed ecco che due uomini in vesti bianche si presentarono loro dicendo: Uomini di Galilea, perché ve ne state guardando verso il cielo? Questo Gesù che s’innalzò di mezzo a voi verso il cielo, verrà così, in quel modo come lo avete visto andarsene in cielo». (Att I, 1-11)

 

I falsi cristi contrari alla conversione alla Chiesa dell’Ascensione

 

Nell’immensa foresta di carta elaborata dal Vaticano 2º non c’è traccia della parte finale del Vangelo di San Marco che testimonia l’Ascensione del Signore e il Suo mandato di conversioni, «a cominciare da Gerusalemme»; avrebbe reso impossibile le trovata inter religiose ecumenistiche elucubrate in questi tempi infausti di mega perversione clericale.

Rivediamo le parole del Signore (Mc 16, 9-16), che rende il piano conciliare gravemente incompatibile con la Sua divina Dottrina.

Gesù risorto, apparve dapprima a Maria Maddalena, «Ella andò ad annunciarlo ai Suoi seguaci, che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non le credettero. Dopo di ciò, apparve sotto altra forma a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anche questi tornarono indietro per annunciarlo agli altri; ma non neppure a essi vollero credere. Finalmente apparve agli Undici stessi mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, poiché non avevano creduto a coloro che lo avevano visto risuscitato. Poi disse loro: “Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura. Chi crederà e si farà battezzare sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. Questi poi sono i segni che accompagneranno i credenti: nel mio Nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualcosa di mortifero, non nuocerà loro, imporranno le mani agli infermi e questi saranno risanati”. Il Signore Gesù, dopo aver loro parlato, fu assunto in cielo e si assise alla destra di Dio. D’allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la parola con i segni che li accompagnavano. »

 

Queste parole di Gesù non sono nella miriade di testi del Vaticano 2º, ma in essi è incorporato, a richiesta del massone cardinal Liennart, il tenebroso discorso di Paolo 6º all’ONU, da lui ritenuta «l’ultima speranza» del mondo! Sì, per il battesimo del nuovo ordine mondialista che esclude il Cristianesimo!

Ora, i Papi, con la speranza di promuovere il vero bene dell’umanità, citavano il Vangelo, incluso il brano finale di Marco, che si vuol censurare. Esso è nell’Enciclica «Immortale Dei», come nella «Quanto conficiamur moerore» di Pio IX, che ripeteva: “Chi non crederà, sarà condannato” (Mc 16, 16); “Chi non crede à già giudicato” (Gv 3, 18); “Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, dissipa” (Lc 11, 23). Quindi, l’apostolo Paolo dice che tali uomini sono pervertiti e peccatori che si condannano da se stessi (Tt 3, 11), e il Principe degli Apostoli li chiama «maestri bugiardi, che introducono sètte perverse e rinnegano il Signore, tirandosi così addosso una pronta rovina» (II Pt 2, 1).  

Il brano è inoltre nelle Encicliche «Officio sanctissimo», «Caritatis studium» e «Satis cognitum», di Leone XIII. È nella Lettera apostolica di San Pio X «In Apostolicum sublecti» e pure nella Lettera enciclica «Rerum Ecclesiae», nell’Epistola «Ab ipsis Pontificatus primordiis», nell’Enciclica «Mortalium animos» e nella Costituzione apostolica «Deus scientiarum Dominus», di Pio XI. Anche Papa Pio XII ha citato questo passo evangelico, che possiamo indicare almeno nei Discorsi «Vivamente gradito» e «La elevatezza» e nella Lettera Enciclica «Mediator Dei et hominum».

 

A questo punto, simile omissione di un testo così fondamentale per la salvezza delle anime, per operare nel senso opposto – della salvezza in ogni credenza o miscredenza, indica la deliberata censura della Parola del Signore; significa portare un altro vangelo, contrario al Vero. L’evidenza di questa rottura si trova allora in quello che ogni cattolico, operaio o professore, massaia o studente conosce, anche senza indagare il Magistero o spulciare i Codici; pur senza rivolgersi a Dottori o leggere Monsignor Gherardini sull’insegnamento apostolico; si capisce direttamente da quanto rivelato.

 

Esiste un solo Vangelo, quello annunciato dagli Apostoli

Dalla Lettera ai Galati (1, 6-12) «Mi sorprende che così presto vi siate distaccati da Cristo, che vi aveva chiamati per la sua grazia, aderendo a un altro vangelo: non ne esiste un altro! Ma ci sono alcuni che mettono lo scompiglio fra voi e vogliono stravolgere il vangelo di Cristo. Ma se noi stessi o un angelo disceso dal cielo annunciasse a voi un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia votato alla maledizione divina! Come ho detto prima, anche in questo momento ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che voi riceveste, sia anatema! Infatti, cerco di ingannare gli uomini o Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora cercassi di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo. Vi dichiaro, fratelli, che il vangelo annunziato da me non è a misura di uomo: infatti né io l’ho ricevuto da un uomo né da un uomo sono stato ammaestrato, ma da parte di Gesù Cristo, attraverso una rivelazione.»

 

Certo, l’avversione a questi sacri brani evangelici che, dall’inizio, insegnano, come quello di Marco 16, sulla difficoltà umana di credere nella rivelazione del Signore risorto e della Sua unica Fede e Battesimo per salvare, precede il nostro tempo; viene dai primi attacchi dello gnosticismo contro l’essenza divina del Cristianesimo. Vediamo.

 

La «finale di Marco» (vv 9-­20) fa parte delle Scritture ispirate; è canonica. Il primo dubbio sollevato fu che non fosse redatto da San Marco. La sua appartenenza alla redazione del secondo Vangelo sembra che fosse messa in discussione da alcuni autori. Al posto della finale canonica, fu presentata una finale più corta che continua il v 8: «Esse raccontarono in breve ai compagni di Pietro ciò che era stato loro annunziato. In seguito Gesù stesso fece portare da loro, dall’oriente fino all’occidente, il messaggio sacro e incorruttibile della salvezza eterna». Quanti danno la finale lunga, intercalano tra il v 14 e il v 15 il brano seguente: «E costoro addussero a propria difesa: «Questo secolo di iniquità e di incredulità è sotto il dominio di Satana, il quale non permette che ciò che è sotto il giogo degli spiriti impuri concepisca la verità e la potenza di Dio; rivela dunque fin d’ora la tua giustizia». Questo dicevano a Cristo, che rispose loro: «Il termine degli anni del potere di Satana è colmo: e tuttavia altre cose terribili sono vicine. Ed io sono stato consegnato alla morte per coloro che hanno peccato, perché si convertano alla verità e non pecchino più, perché ereditino la gloria di giustizia spirituale e incorruttibile che è nel cielo…».

Ora, Ravasi dice che pure la tradizione patristica testimonia una certa oscillazione. «Aggiungiamo che tra v. 8 e il v. 9 c’è nel racconto soluzione di continuità. D’altronde si fatica ad accettare che il secon­do Vangelo nella prima redazione si arrestasse bruscamente ai v. 8. Da qui la supposizione che la finale originaria sia scomparsa per una causa a noi sconosciu­ta e che la finale attuale sia stata redatta per colmare la lacuna. Essa si presenta come un riassunto sommario delle appa­rizioni del Cristo risorto, la cui redazione è sensibilmente diversa dallo stile abitua­le di Marco, concreto e pittoresco. Tutta­via, l’attuale finale è stata conosciuta fin dal IIº sec… da sant’Ireneo e ha trovato posto nelia stragrande maggio­ranza dei testi greci e degli altri. Se non si può provare che ha avuto Marco per autore, resta sempre, secondo l’espres­sione di Swete, “una autentica reliquia della prima generazione cristiana” » (!).

Abbiamo qui un tipico commento della «nuova cultura religiosa». Si tratta di Ravasi Gianfranco, oggi cardinale e promotore del «cortile dei gentili» che, all’insegna del «coltissimo» Ratzinger, serve al dialogo culturale con gli atei in vista del nuovo ordine religioso mondiale, che è razionalista. Quindi, parlare di sacrificio, risurrezione, ascensione, giudizio e inferno, va evitato perché può solo «dividere». E ora, per il gran dialogo e unione ecumeno-mondialista, la chiesa conciliare dispone di questi «saggi»!

 

Quale il problema se costoro discutono e omettono testi canonici, come quello della Bibbia di Gerusalemme citato sopra? Quale rischio d’allargare l’indifferenza clericale con queste «dotte analisi», se ora c’è Bergoglio che dubita di tutto, anche in volo?

L’apostasia riguardante la Rivelazione, quietamente «costruita» su parole divine rese ambigue da Montini, Wojtyla, Ratzinger, Ravasi; solo per fare i nomi dei pezzi più grossi, ritocca apertamente il Vangelo coi lumi di una strana «scienza moderna».

Ecco il revisionismo biblico d’ordine terminale per la Fede, ma d’obbligo per gli adulatori dei potenti! Così si erse imponente la nuova teologia eretica della «redenzione universale», dei «cristiani anonimi», della falsa salvezza nel sentimento di buona volontà, esecrabile perfino per Lutero.

L’incredibile è che, per la maggioranza dei così detti cattolici, è ormai accettabile il «lieve ritocco verbale» nello stesso Sacrificio divino della Santa Messa fatto il nome del papa, con cui rimanere «una cum».

La misura dell’antinomia sacrilega sta nel fatto che tutti i poteri nella Chiesa Cattolica si poggiano solo sulle precise Parole di Gesù Cristo. Come possono quanti Le ritengono vaghe e riformabili presentarsi in Nome dell’infallibile Autorità di Dio; di vicari di Gesù Cristo? Ecco l’abuso sacrilego da esorcizzare al più presto! Ma come sarà possibile farlo in mezzo all’apostasia generale proprio della Parola di Dio?