Marcia per la Vita: marciare per l’immanenza

 

di Pietro Ferrari

 

BURKETEMPI 14/05/12 : ” Il corteo con in testa il cardinale Raymond Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, costellato di famiglie, bambini, cattolici, protestanti, evangelici e buddisti era un popolo silenziosamente in festa.”

Adnkronos 2014 : ‘Gli organizzatori hanno voluto dare alla Marcia una caratteristica “non ecclesiale” per sottolineare l’autonomia dell’iniziativa dalle gerarchie ecclesiastiche, ma si professano credenti nella legge naturale e divina di cui la Chiesa è custode.

Gli stessi hanno anche ribadito che la Marcia non vuole essere un movimento pro-life, ma un evento, ossia una piattaforma che unisce sul campo, una volta l’anno, gruppi e associazioni diverse…’.

Vatican Insider 2014: “Come per gli anni passati, il Comitato organizzatore precisa che “si tratta di una manifestazione aconfessionale e apartitica”.

Notizie Provita 2014: ‘ La sacralità della Vita, il valore aconfessionale di questa battaglia che trascende ogni appartenenza religiosa.’

Gli organizzatori del sito C.d.M 2014: ” Al contempo, è davvero sciocco criticare la Marcia per la sua aconfessionalità. Ma scusate, signori, la difesa della vita non trascende forse l’appartenenza religiosa? “.

Non è il numero di acattolici ad essere importante ma il fatto che fossero tutti insieme, invitati non ad una processione o a pregare ma solo ‘per la comune battaglia’.

Di per sè non è affatto un male “marciare per la vita”, ma se domani inventano marce per “gli asili sicuri”, “la sicurezza stradale”, “il giusto processo”, “il sentimento religioso”, “l’altruismo”, “il rispetto per gli anziani”, “l’amore” staremmo sempre per strada…

Questo è il punto denunciato dalla ‘Notre charge apostolique’ di San Pio X e contraddetto dalle varie ‘Assisi’, da ‘Populorum Progressio’ di Montini e CV di Ratzinger : la “collaborazione tra cattolici e non, per l’edificazione della Città Futura”. Pertanto diventa pericoloso per la fede parteciparvi, almeno per la fede di San Pio X… Cosa può bilanciare una tale confusione spirituale ed un tale volontarismo non ecclesiale? Nulla. Almeno ci fossero chiari obbiettivi politici tipo abrogare la 194, per cui ben venga il supporto tattico degli acattolici…manco per niente.

Intanto il tema è equivocato dagli stessi cattolici in buona fede che marciano ma votano o sostengono la Legge 194 e la Legge 40. Ci sono persone che negano la esistenza del Limbo, la liceità della pena di morte o la scelta del martirio perché come ‘prolife’, la cosa li indigna.

Bisogna criticare la partecipazione “light” alla marcia per la vita di quei pochi veri cattolici presenti, perché il valore di per sè non basta se non è manifestato per dare gloria a Cristo Re. E non lo fai con gli acattolici.

In tempi di apostasia, la Religione si sfalda e si edulcora in fideismo o, invece, si conferma più forte. In tempi d’immoralità, l’etica si decompone e si scinde in diverse morali o, invece, si conferma integralmente. In tempi di confusione, Dottrina e Morale divorziano suicidandosi o, invece, ritrovano la pienezza dell’unione. In epoca laicista, ecumenica e aconfessionale (generata o alimentata dal “Concilio vaticano secondo”) o si marcia in massa a vele spiegate o, invece, si sceglie la verità del vento contrario. Ecco che, nella migliore deriva hegeliana, ai cattosinistri toccò inventarsi le marce per la “pace”, assolutizzando in questa “pace”, dottrina e morale in chiave acattolica e immanente: non era più la Pace del Vangelo, ma quella del mondo, effimera e falsa. Marce aperte ad atei e anticlericali, col bastevole equivoco pacifista come luogo comune, anzi come luogocomunismo. Cosa inventò il destino postcattolico a mo’ di bilancio per i cattodestri? Le marce per la Vita, laddove la Vita di per sé viene assolutizzata nell’immanenza, eludendo l’integrale visione evangelica per cui essa è dono e non fine a se stesso. Marce aperte a chiunque di qualsiasi credo o ‘non credo’, basta che vi sia la “vita” come valore minimo comune ma generalmente nella fase embrionale o terminale. In realtà non vi è vera Pace senza Cristo, né vera Vita senza Colui che è la Vita stessa. Cogliere solo un punto e farne un assoluto, estrapolare un aspetto minimizzando il Discorso integrale è tecnicamente ‘eresia’, quantomeno dall’etimo ellenico. Pertanto, la Pace si riduce a pretesa isterica e infantile di un mondo senza conflitti: il pacifista dimentica la Pace della propria anima con Dio, base della vera Pace; la Vita si riduce alla dimensione naturale da difendere sempre, dimenticando la liceità della pena di morte e la meravigliosa scelta del martirio. I cattosinistri sono l’ala progressista del postconcilio e glissano sul vizio di lussuria e su aborto ed eutanasia, laddove l’ala conservatrice glissa sull’avarizia in economia e sbadiglia sulla soppressione delle vite, infantili o adulte, nelle azioni militari omicide e devastatrici dell’Occidente. Entrambi divisi e in lotta interna tra visioni complessive, interessi e personalismi. Né gli uni né gli altri vogliono etichette “confessionali”, in questo mostrandosi come frutto pienamente realizzato della “rivoluzione conciliare”.

In relazione ai complimenti di Bergoglio circa la ecumenicità della marcia per la vita, occorre ricordare quanto egli ebbe a dire nell’ Angelus del 1 settembre 2013 per il digiuno pacifista sui fatti siriani: “E’ un forte e pressante invito che rivolgo all’intera Chiesa Cattolica, ma che estendo a tutti i cristiani di altre Confessioni, agli uomini e donne di ogni Religione e anche a quei fratelli e sorelle che non credono: la pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l’umanità……. e anche invito ad unirsi a questa iniziativa, nel modo che riterranno più opportuno, i fratelli cristiani non cattolici, gli appartenenti alle altre Religioni e gli uomini di buona volontà.” I valori generici scomposti dal Principio primo, diventano così strumenti di mobilitazione. Usare come analogìa aconfessionale il termine “vita” al posto di “pace”, non conferma forse la cifra dei nostri tempi? Il timbro di un’epoca ‘non ecclesiale’ che recede dal cristianesimo integrale con la paradossale ‘benedizione papale’ ?

 Il cerchio si chiude, il circo pure; ma i cattolici integrali continuano a preferire i pellegrinaggi.

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