Acca Larentia, l’agguato in un film «Racconto da destra gli anni ‘70»

 

Segnalazione Quelsi

 

by Redazione

 

ACCA LARENTIAUna ricostruzione a metà tra documentario e narrazione teatrale. Un uomo sulla sessantina che passeggia per le strade del quartiere Tuscolano, periferia di Roma, e a un tratto vede angoli di città, palazzi, il marmo di un numero civico. Che lo costringono a ricordare. Ma è tutto sfumato, dal colore si passa al bianco e nero. Quello degli anni di piombo. L’uomo intanto arriva in via Acca Larentia, dove il 7 gennaio 1978 vennero uccisi tre giovani attivisti del Fronte della Gioventù. Eccolo qui, l’inizio di un film che ha tutta l’intenzione di far discutere. Si chiama «Sangue sparso» e sarà presentato martedì sera a Roma GUARDA IL TRAILER.

Il videoracconto (da una prospettiva di destra)
Tutto è raccontato da una prospettiva di destra. A partire dalla biografia della regista, Emma Moriconi, 43 anni, giornalista (lavora al Giornale d’Italia, lo dirige Francesco Storace, ex governatore del Lazio e un passato che va da Msi alla Destra, transitando per An), documentarista, attrice. Il «copyright» della pellicola è interamente suo. All’inizio doveva essere una storia per il palcoscenico, ma strada facendo, dopo aver fatto altri lavori con la macchina da presa, «ho cambiato idea, e ho pensato al cinema: un mezzo di comunicazione più adatto».

Ricerca sugli atti giudiziari
Poi è stato un lavoro colossale di ricerca. Sugli atti giudiziari «letti e riletti, sui giornali dell’epoca, dal Secolo d’Italia a Lotta continua, gli unici in grado di raccontare cosa avessero in testa i giovani di quegli anni. Intendiamoci: è un film, ma è un film che cerca di avere il passo della rigorosità storica, sia pure raccontata con le emozioni che mi appartengono». E naturalmente interviste con chi quegli anni li aveva vissuti: da protagonista come Storace (giovanissimo militante Fdg e poi da giornalista al Secolo), da testimone, e da semplice comparsa. Un lavoro travasato nel film in sala dal 12 giugno.

Neri contro rossi
Poi il racconta di una storia, quella dell’eccidio di Acca Larentia, che secondo molti rappresentò lo snodo degli anni Settanta. Incrudelendoli sempre più. Neri contro rossi. Rossi contro neri. Agguati, uccisioni, faide, vendette. Come la sera di quel 7 gennaio: al Tuscolano cinque ragazzi si trovano fuori da una sezione missina per andare a svolgere servizio di volantinaggio. Alcuni uomini armati aprono il fuoco su di loro, uccidendone due: Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. La stessa sera muore Stefano Recchioni durante gli scontri scoppiati con le forze dell’ordine.

I misteri: quella Skorpion usata dalle Bierre
I colpevoli della strage, tra assoluzioni, suicidi in carcere, latitanze in Sud America, non si sono mai trovati. Senza contare i tanti misteri. Una delle armi utilizzate nell’agguato, una mitraglietta Skorpion, fu poi rinvenuta, nel 1988, in un covo delle Brigate Rosse, in via Dogali a Milano. Gli esami balistici svelarono poi che, quella stessa arma, fu utilizzata in altri tre omicidi firmati dalle BR: quello dell’economista Ezio Tarantelli nel 1985, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti nel 1986 e del senatore democristiano Roberto Ruffilli nel 1988. Nel 2013, a seguito di un’interpellanza parlamentare, venne ricostruita la provenienza iniziale dell’arma, che fu originariamente acquistata, nel 1971, dal cantante (e appassionato di armi) Jimmy Fontana e da questi venduta, nel 1977, ad un ispettore di polizia, lasciando però ignoto il modo in cui l’arma sia poi giunta nelle mani dei terroristi.

«Tutte quelle morti sono indistintamente una tragedia»
«Volevo raccontare queste storie viste dall’altra parte anche se per me – spiega la regista – quando muore un giovane, di destra o di sinistra, è sempre una tragedia. In questi casi sono tutte vittime innocenti, vittime per caso. Militanti che volevano combattere per un’idea». Di quegli anni, aggiunge, «si ricordano solo fatti come il caso Moro, la strage di Bologna. E di tante vittime invece non si parla mai. Certo – ci tiene a dire la Moricone – ci sono responsabilità anche da parte della destra che comunque ha governato per un periodo abbastanza lungo l’Italia. La cosa che, invece, mi inorgoglisce davvero è il riconoscimento del mio film come opera di interesse culturale da parte dei Beni Culturali, sono davvero grata al ministero. Vuol dire che non è mai troppo tardi riappropriarsi di una parte trascurata della storia».

di Alessandro Fulloni

Redazione | giugno 10, 2014 alle 7:27 am | Etichette: acca larentiafilmlarenziaSangue sparso | Categorie: Dall’Italia | URL: http://wp.me/p3RTK9-4N2

 

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