Il mensile della FACI, il ”sindacato” dei preti conciliari, definisce ”bello e onesto” un romanzo con scene esplicite di sesso omosessuale

di Giano Colli

 

FACILa FACI, “Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia”, è una specie di “sindacato dei preti”, ovviamente con molte virgolette perché ad esempio non organizza mai nessuno sciopero, né cerca aumenti di stipendio. Più che altro stipula delle convenzioni con dei fornitori per ottenere prezzi scontati. Ad esempio, acquistando un’auto Fiat i tesserati godono di uno sconto dell’1%. Ovviamente pagando negli anni la tessera, questi benefici vengono praticamente restituiti attraverso il pagamento della tessera annuale.

 

 

 


Ora è accaduto che nel numero di maggio 2014 della rivista “L’amico del Clero”, che viene inviata appunto ai sacerdoti iscritti alla FACI, ci fosse nell’ultima pagina la recensione di un libro a dir poco, scandaloso. Per inquadrare la questione è da notare che normalmente questa rivista parla dell’attività del Papa, dei suoi discorsi, di fatti riguardanti l’attualità ecclesiale, nonché di aggiornamenti giuridici e fiscali che interessano i parroci e tutto ciò che gravita intorno alle parrocchie. Solo raramente ci sono recensioni di libri. Eppure questo numero de “L’amico del Clero” riporta un articolo di due pagine con foto della copertina del libro “Sei come sei” di Melania Mazzucco.
Per chi non lo sapesse, questo libro è stato al centro di numerose polemiche viste le oscenità di cui parla. Il romanzo narra infatti la vicenda di una ragazza, “figlia” di una coppia composta da due uomini. Ovviamente per averla hanno comprato un ovulo ed affittato l’utero di una donna. Già questo basterebbe per far gridare allo scandalo, ma per non lasciare nulla all’immaginazione, questo libro contiene la descrizione minuziosa di scene erotiche, ad esempio, di sesso orale tra maschi. Si capisce quindi perché abbia suscitato tante polemiche a livello nazionale quando in un liceo di Roma questo libro è stato imposto agli studenti per la lettura (per approfondire questa vicenda e per leggere una pagina tratta dal libro affinché ciascuno possa giudicare da sé:http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3262).
Ora, a questa triste vicenda, la rivista “L’amico del Clero” aggiunge un altro tassello. L’autrice della recensione, una certa Anna Bertini, descrive la trama del libro per circa metà dell’articolo. Poi passa a commentarlo senza però alcun giudizio morale sulla vicenda narrata o sull’opportunità di simili romanzi. Pone soltanto alcune riserve alla trama del romanzo definendola “incompiuta” perché “l’autrice mette sul piatto tante situazioni, che paiono però non concludersi”. Ora, con tutto il rispetto, resta da capire se si possa lamentare solo l’incompiutezza o non piuttosto la voglia di normalizzare ciò che normale non sarà mai in quanto contro natura. Rapporti omosessuali, adozioni da parte di gay, vendita di ovuli, uteri in affitto: di tutto questo parla il romanzo tentando di farli entrare nell’immaginario collettivo, soprattutto per i giovani a cui questo è diretto. Qui sta il problema del libro, non la sua presunta “incompiutezza”…
Poi l’articolo prosegue: “l’autrice, invece di scavare dentro l’abbandono, la rabbia, la colpa, la genitorialità… cerca di descrivere un tipo di famiglia che forse non siamo ancora in grado di capire”. Ora viene da chiedersi: quale sarebbe il tipo di famiglia che forse non siamo ancora in grado di capire? Pseudo “famiglie” formate da due uomini che affittano uteri per poter avere bambini? Donne che vendono ovuli e affittano uteri per disperazione? Quale sarebbe il tipo di famiglia che, per ora, “non siamo in grado di capire”? Forse un domani capiremo e allora tutto questo sarà normale? Anche noi poveri retrogradi lo capiremo, ma solo tra qualche anno?
L’auspicio dell’articolo è soltanto questo: “Speriamo almeno che il padre, anche se illegittimo, rimanga”. Ci si riferisce al fatto che il compagno del padre naturale una volta che lui è morto, non potendo avere in affidamento la figlia del compagno (che cattive queste leggi che non lo permettono, pare suggerire l’autrice), sceglie di andare a “vivere sull’Appennino troncando ogni rapporto”. Ma come? L’unica cosa desiderabile dopo la lettura del libro è che si ricomponga il quadro familiare felice? Fa nulla che questa “famiglia” dovrebbe essere composta non da padre, madre e figlia, ma da una bambina e dal compagno del padre defunto (che ha fatto una fecondazione artificiale con una donna pagata per questo e sempre pagando ha ottenuto un utero in affitto)? E questo sarebbe ciò che ci si aspetta per un desiderabile lieto fine?
Paradossale infine è come l’articolo si conclude dando la sua approvazione al romanzo: “Il libro è bello ed è onesto”! Ora mi chiedo: ma questa rivista per sacerdoti cosa vuole? Che dopo il liceo di Roma questo libro sia promosso anche nelle parrocchie? Magari che sia letto durante le ore di catechismo in modo da far “digerire” prima possibile ai bambini questi nuovi modelli di “famiglia”?
Va bene (si fa per dire) che il romanzo sia pubblicato nonostante sia evidentemente contrario alla decenza, va bene (si fa per dire) che in un liceo si obblighi gli studenti a leggerlo, ma ora che anche le riviste per sacerdoti si lancino in una pubblicità così spudorata per simili oscenità, ci pare davvero troppo. Possibile che non si possa far nulla per impedirlo? Nessun vescovo ha nulla da dire?
Eppure Papa Francesco l’11 aprile 2014 nell’incontro con l’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia ha detto chiaramente: “Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva. Ciò comporta al tempo stesso sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli. E a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio!”.
Da parte nostra porremo sempre attenzione a questi fatti che possono sembrare piccoli, ma che fanno capire il momento tremendo di sbandamento che stiamo vivendo nella Chiesa e nel mondo.

 

Fonte: Redazione di BastaBugie, 09/06/2014

Pubblicato su BastaBugie n. 353