LE DELIRANTI VISIONI STORICO-POLITICHE DEL “VENETISMO” ATEO, CHE STRIZZA L’OCCHIO AL PEGGIO DEL PEGGIO DELLA SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE

centri socialiSono espressione di necessità oggettive, grave pensare di chiuderli». Gallob: «Se vogliono farci la guerra noi siamo qui»

«I centri sociali sono espressione e concretizzazione di necessità oggettive. Trovo grave e poco confacente allo spirito della Repubblica Veneta l’idea del neo sindaco di chiuderli senza cercare il dialogo».

Franco Rocchetta, fondatore e ideologo della Liga Veneta, alza la bandiera dell’indipendentismo contro il proposito della nuova giunta di chiudere il Pedro. Ieri pomeriggio l’ex sottosegretario agli Esteri era davanti a palazzo Moroni con Tommaso Cacciari, Max Gallob, Vilma Mazza e altri ragazzi del Pedro. Una presenza che non deve stupire: nel 1999 Rocchetta (che nella sua lunga militanza politica è stato iscritto anche al Pri Veneto, al Pci e a Lotta Continua) ha partecipato alla missione «di pace e dialogo» a Belgrado e nel sud della Serbia organizzata da Beppe Caccia, Luca Casarini, don Vitaliano Della Sala e Gianfranco Bettin. Certo, solo un paio di mesi fa a difesa di Rocchetta e degli altri secessionisti veneti arrestati il 2 aprile con l’accusa di terrorismo e poi scarcerati, si era mobilitata l’intera Lega con il segretario Salvini in prima linea. Ma per il fondatore della Liga Veneta quella del Carroccio è una parentesi chiusa. «Un forza di liberazione non può diventare centralista».

Ed è così che dietro il gonfalone della Serenissima, ma dove il leone di San Marco ha un passamontagna calato sul muso di zapatista memoria, Rocchetta ha definito l’esperienza dei centri sociali «perfettamente in linea con la storia veneta» bollando come «grave» il proposito espresso da Bitonci. «Non capisco le ragioni del nuovo sindaco». Anche Cacciari e Gallob hanno fatto riferimento alla storia. Anche se più recente. «Se ci vogliono fare la guerra noi siamo qui» ha detto Gallob. «Bitonci sappia che noi c’eravamo (ha detto il portavoce del Pedro indicando una foto che ritrae la delegazione veneta che nel maggio del 2012 ha partecipato a occupy Francoforte, manifestazione contro l’Europa della finanza), ci siamo e ci saremo. Noi siamo per l’autonomia, l’indipendenza e la libertà. Queste elezioni non le ha vinte la Lega, ma le ha perse una sinistra arrogante e impositiva. Noi, invece, siamo sempre in basso a sinistra. Lo diciamo a Bitonci ma anche a Rossi o a chi verrà dopo di lui». E proprio a riguardo dell’ex sindaco reggente, Rocchetta ha rivelato: «Verso la fine del 2013 avevo raccomandato a Rossi, che stimavo e stimo, di valorizzare l’appuntamento del capodanno veneto tra fine febbraio e inizio marzo. Ha preferito seguire cose più importanti e alla fine ha perso il contatto con la città».

Anche sul tema dell’immigrazione Rocchetta segna la differenza: «La federazione veneta ha una storia di accoglienza. Certo serve misura e chiarezza. Il via libera del consiglio regionale al referendum per l’indipendenza del Veneto? Tardivo, rischia di essere un doppione. Una dichiarazione d’indipendenza da sola non è sufficiente, va seguita e costruita e deve accompagnarsi alle libertà».

                                                                                          Matteo Marian