Segnalazione Quelsi

 

by Davide Mura

 

AVVOCATI INGLESILa Camera ha approvato l’emendamento che introduce la responsabilità civile dei magistrati. Secondo questo emendamento, dunque, il magistrato che sbaglia risponde in solido con lo Stato dei danni arrecati al cittadino. Difficile comunque che diventerà legge, ma questo è un altro discorso.

 

 

 

La norma naturalmente non è piaciuta ai magistrati, da sempre contrari a qualsiasi principio di responsabilità civile personale. Secondo la loro prospettiva, deve pagare lo Stato e non il magistrato. Ma è chiaro che siamo davanti a qualcosa di profondamente errato. Del resto, ci si chiede perché un altro qualsiasi cittadino, che svolge qualsiasi altra professione (compresi i dipendenti pubblici) paga direttamente per gli errori commessi e non i magistrati?

La solfa è sempre la stessa. L’irresponsabilità civile garantisce l’indipendenza e l’automonia, e dunque la sua impermeabilità ai condizionamenti del potere legislativo ed esecutivo. Il che non è affatto vero, nonostante le rappresentanze della magistratura sostengano che in nessun altro ordinamento esiste qualcosa di simile.

Forse è così. Ma è anche vero che il sistema giudiziario italiano non assomiglia a nessun altro sistema giudiziario dei paesi europei o extraeuropei. Prima di tutto, nei paesi cosiddetti occidentali esiste la separazione delle carriere e delle funzioni. Pubblici Ministeri e Giudici non vanno a braccetto e non condividono gli stessi uffici e neanche lo stesso stabile. In secondo luogo, solo ai giudici viene garantita l’indipendenza e l’autonomia. Mentre la pubblica accusa è diretta promanazione del potere esecutivo. In Francia è così, e così pure è in Inghilterra. Eppure sono nazioni democratiche, e nessun Governo si sognerebbe mai di condizionare l’operato degli inquirenti.

Prendiamo la Gran Bretagna. I magistrati prima di diventare tali devono essere avvocati (Barrister per i giudici, Barrister o Solicitor per i pubblici ministeri) ed avere qualche anno di esperienza. Normalmente i giudici sono scelti tra i Queen Counsels, meglio noti come “QC”, che sono Barristers con almeno 12 anni di attività e che si sono distinti nell’esercizio della professione. I pubblici ministeri vengono assunti non per concorso, ma ogni qual volta si ritiene necessario, tramite un pubblico avviso. Gli interessati possono mandare il curriculum e se vengono selezionati vengono assunti  e inquadrati nel Crown Prosecution Service che riporta al Department of Public Prosecutors, che a sua volta riporta al governo.

In Francia invece solo ai giudici viene garantita l’indipendenza e l’autonomia, mentre i pubblici ministeri sono soggetti gerarchicamente al potere esecutivo. Naturalmente, vi è una netta separazione tra le due figure che non si sfiorano nemmeno.

Insomma, può essere anche vero che i magistrati delle altre nazioni occidentali non rispondano direttamente e civilmente dei loro errori (ma è un aspetto controverso). E’ certo però che negli altri paesi non esiste nemmeno quella assurda commistione tra carriera inquirente e carriera giudicante. Giudici e PM non possono né dovrebbero appartenere al medesimo ordine. Ne va della terzietà del giudice, della sua indipendenza e della sua autonomia, rispetto a quella che è naturalmente parte del processo: la pubblica accusa. Il che, non può che creare quel vulnus più volte denunciato a danno del cittadino, il quale ha il diritto costituzionalmente garantito a un equo processo dove accusa e difesa sono poste sullo stesso piano e sullo stesso piano si confrontano per far prevalere la verità processuale.

Davide Mura | giugno 13, 2014 alle 8:18 am | Categorie: Giustizia e Società | URL: http://wp.me/p3RTK9-4O8